Stasera a Rodi la presentazione del volume di Gianclaudio Petrucci: “Gli affreschi della chiesa di S. Maria di Devia”

Il 9 agosto a Rodi Garganico (FG) (Largo Cairoli, ore 20,30), il PROF. RAFFAELE CERA (presidente della Fondazione Pasquale e Angelo Soccio) e la prof.ssa Liana Bertoldi Lenoci, (presidente del Centro Studi Storici e Socio Religiosi in Puglia), presenteranno  il volume di GIANCLAUDIO PETRUCCI «Gli affreschi della chiesa di S. Maria di Devia» (Edizioni del Rosone – Foggia).

DEVIA

Ecco la presentazione della prof.ssa LIANA BERTOLDI LENOCI

“Il libro raccoglie gli esiti di una ricerca durata oltre dieci anni – condotta tenendo presenti sia le maggiori pubblicazioni relative all’argomento, sia inediti documenti d’archivio – e offre una visione comprensiva della città e della chiesa di Devia, testimonianza di una continuità cultuale dell’area garganica che persiste fino ai nostri giorni, e delle stratificazioni socio-devozionali e culturali avvicendatesi nello straordinario e multiforme contesto storico della penisola del Gargano. Il gioiello di Devia ci viene descritto, spiegato e presentato nella sua preziosità attraverso tre capitoli maggiori, che accompagnano il lettore in un percorso logico partendo dall’esame della geografia e della storia del territorio dall’epoca medievale – e in particolare dall’XI° secolo – fino alla modernità, per poi concentrarsi sulle varie fasi dei restauri che hanno interessato la basilica e terminare con un’analisi del programma decorativo degli interni, discusso con una analisi iconografica e iconologica alla luce della più illustre storiografia sull’argomento. Attraverso l’osservazione attenta degli spazi, dei colori, delle posture, delle proporzioni anatomiche, della caduta dei panneggi, si ipotizzano molteplici fasi di interventi a Devia da parte di artisti più o meno qualificati, la cui presenza si giustifica anche con la storia geopolitica, militare e sociale dei popoli del Mediterraneo e, conseguentemente, dell’Adriatico. Infine, l’opera si conclude con una originale riflessione dell’Autore sullo stato attuale del sito di Devia e della chiesa di Santa Maria e con proficue e preziose considerazioni sullo sviluppo dell’area in futuro. Per rendere l’opera più agile e apprezzabile agli occhi del pubblico, il testo è stato privato di eccessive descrizioni, lasciando invece spazio ad un ricco apparato di illustrazioni, in gran parte realizzato da fotografie dell’Autore, ma provenienti anche da altri archivi, privati e pubblici, che fornisce adeguato supporto visivo durante la lettura e, per la prima volta, presenta nei particolari il ciclo di affreschi dell’edificio, aggiungendovi anche pertinenti confronti con opere di altra provenienza. Nello stesso spirito si presenta un’importante sezione di documenti, qui riprodotti grazie all’attenzione degli archivi che ne hanno concesso i permessi di stampa e corredati da utili trascrizioni dell’Autore, evidenza della varietà di competenze acquisite e della sua acribia nello svolgimento delle ricerche.

Il lettore potrà apprezzare lo spirito critico, che contraddistingue Petrucci e lo hanno caratterizzato come un attento giovane studioso, puntuale e coraggioso nelle sue riflessioni. Inoltre, la sua raffinata penna, l’evidente passione per il territorio, nonché le diffuse citazioni dotte che testimoniano un’avida e brillante mente rendono il volume una stimolante lettura, capace di interessare studiosi, appassionati e lettori in genere per scoprire uno dei molti tesori nascosti del Gargano: uno di questi è appunto la chiesa di Devia, un monumento che, per la sua importanza storico-artistica, dovrebbe essere inserita nei percorsi turistici del Gargano, arricchendo così tutto il territorio dello sperone: mare, panorami, boschi, devozione, arte e storia. L’auspicio è che, anche grazie a questa raffinata ed articolata ricerca, la basilica di Devia possa uscire dalle tenebre dell’oblio e dell’indifferenza che l’hanno avvolta per tanto tempo!”.

LIANA BERTOLDI LENOCI

Devastazione a San Mauro (Sannicola Lecce)!

piemontese1 piemontese2 piemontese4 piemontese5

DENUNCIA DI DANILO SCORRANO E BENIAMINO PIEMONTESE

In esecuzione dei lavori inerenti il PROGETTO PER GLI INTERVENTI SULLA RETE DEI SENTIERI AL FINE DI FAVORIRE LO SVILUPPO DI PERCORSI ESCURSIONISTICI NEL COMUNE DI SANNICOLA, si rilevano situazioni del tutto allarmanti.

In una area di rilevante interesse storico, artistico, paesaggistico e archeologico in cui insiste l’abbazia bizantina di San Mauro dell’anno mille, recentemente oggetto di restauro degli affreschi interni testimonianza tra le più importanti del bacino del mediterraneo, con intorno una area archeologica, i cui resti sono addirittura affioranti dal terreno e necessitano di attenzione ed indagini accurate da parte degli studiosi, si è provveduto a “spianare” letteralmente alcune aree circostanti l’abbazia non tenendo conto nè del valore paesaggistico del sito nè della presenza certa di reperti di interesse storico.

Si è provveduto, addirittura, a creare un varco sventrando un antico muro della recinzione dell’area di pertinenza dell’abbazia, si sono effettuati scavi per sotterrare i cavi elettrici e si è posizionata a due passi dell’abbazia una  improbabili cabina elettrica.

Si è quindi creato, non un percorso escursionistico, ma un percorso carrabile. In pratica ora si può arrivare sotto l’antica chiesa di San Mauro in macchina.

Ho effettuato un sopralluogo presso il sito in questione nella mattinata di  mercoledì 5 agosto, in compagnia della dott.ssa Daniela Tansella della Soprintendenza Archeologica di Taranto, competente per territorio, che aveva ricevuto delle segnalazioni.

La dott.ssa Tansella dopo essersi resa conto che i lavori avevano compromesso seriamente l’intera area ha voluto visionare le carte in comune.

Dal dirigente dell’U.T.C e successivamente dal Sindaco abbiamo appurato che la Soprintendenza Archeologica non era stata assolutamente coinvolta nell’iter autorizzativo e quella per i beni Architettonici e Paesaggistici aveva dato un parere con prescrizioni, ma non ci è stata data la possibilità di visionarla.

La Dott.ssa Tansella per le sue competenze interesserà al caso  tutti gli organi competenti.

Quante battaglie e quanti sacrifici abbiamo fatto in passato per strappare quel bene ai privati ed investire in tutela e valorizzazione mettendolo al centro di iniziative culturali ed eventi, trovando le risorse per l’acquisto, il consolidamento statico ed il restauro degli affreschi della chiesa, il ripristino dell’area, della sua fauna e della sua flora, l’attenzione all’importante sito archeologico ancora bisognoso di studi ed approfondimenti.

Ora con 300.000 euro destinati a creare percorsi escursionistici in rispetto dell’ambiente, si sono spianati con le ruspe  mille anni della nostra storia, della nostra cultura.

Ho ritenuto necessario, pertanto, presentare una interrogazione urgente al sindaco ed indirizzarla anche alle soprintendenze interessate per capire che cosa effettivamente sia successo ed accedere agli atti, affinchè siano accertate eventuali responsabilità nell’esecuzione dei lavori.

Nel frattempo invitiamo a sospendere i lavori in attesa che siano effettuati tutti gli accertamenti del caso.

In allegato alcune foto dell’area dopo i lavori.

Danilo Scorrano

Consigliere Comunale  e provinciale– SEL

piemontese6 piemontese7

VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Con tutta la rabbia che ho in corpo

Per le abbazie bizantine di San Mauro, San Salvatore e l’abbazia di Santa Maria di Kàlena a Peschici per le quali mi sono impegnato per moltissimi anni, al tramonto di uno dei prossimi giorni suonerò col flicorno con tutta la rabbia che ho in corpo.

Questo è ciò che posso fare subito.

Abbracci

Beniamino Piemontese

Mi associo al vostro sdegno e alla vostra indignazione

Teresa Maria Rauzino

“Corre il tempo”, l’ultimo romanzo di Matteo Rivino, sarà presentato il 1 agosto a Vico del Gargano

rivino 2

rivino 2

Il 1 agosto, a Vico del Gargano (chiesa del Purgatorio ore 19.00), in apertura della Notte Bianca, sarà presentato  l’ultimo romanzo di Matteo Rivino: “Corre il tempo”.
Ai saluti di Michele Sementino (sindaco di Vico del Gargano) e Rocco Ruo (vicepresidente del Parco nazionale del Gargano), seguiranno le introduzioni di Giuseppe d’Avolio e Marco Trotta.
In seguito, dialogheranno con l’autore, coordinati da Piero Paciello (direttore de “L’Attacco); Domenico Afferrante. Anna Maria Cotugno, Luigi Damiani, Massimo Fiorentino, Menuccia Fontana, padre Massimo Montagano, Teresa Maria Rauzino.
“Corre il tempo”, edito da Schena narra le vicende di due famiglie, Peddanera e Ambrosio, e della comunità di Monte Sant’Angelo, Regno delle Due Sicilie, dal secondo decennio dell’ottocento fino ai giorni dell’Unità d’Italia e del brigantaggio postunitario, in un contesto storico riproposto con rigore. Il racconto prende le mosse da una sanguinosa spedizione di briganti, avutasi nel 1814, allorché si stava per concludere il decennio di dominio francese sul Regno di Napoli, e accompagna i protagonisti nel lungo cammino del Risorgimento, vissuto dall’angolo di un piccolo centro del Gargano, in quella che era chiamata Provincia di Capitanata. I fatti personali e familiari s’intrecciano con quelli collettivi, all’ombra della basilica di San Michele, al cui culto Monte Sant’Angelo deve la propria esistenza.
L’autore del romanzo, Matteo Rivino, nato a Monte Sant’Angelo, vive dal 1961 a Milano, dove ha trascorso l’intera vita lavorativa come dirigente di aziende industriali. Attaccatissimo al suo paese d’origine, dove trascorre ogni anno le vacanze estive, nel 2006 ha pubblicato “I virtuosi della trottola”, uno spaccato della vita quotidiana di Monte Sant’Angelo, visto con gli occhi nostalgici della prima gioventù. Nel 2007, in collaborazione con Francesco Corbellini, ex presidente dell’ENEL, Rivino scrive per la Sestante Edizioni di Bergamo un volume dedicato alla vita della società GIE, a suo tempo ai vertici mondiali nel campo dei grandi impianti di produzione e distribuzione di energia elettrica, e di cui è stato dirigente per 25 anni.
Nel 2010, sempre per la Sestante Edizioni di Bergamo, Rivino pubblica ” La vita da prete di don Francesco ” ( don “Ciccio” Ciuffreda ), parroco della Chiesetta e del rione Fosso di Monte Sant’Angelo, che ” ha umanizzato il soprannaturale a beneficio del prossimo, cui ha dedicato la vita “. Ancora nel 2010, per Seneca Edizioni di Torino, Matteo Rivino pubblica il suo primo romanzo “Ai confini del Reame”. Il romanzo narra la storia di due giovani, Luigino e Michele e delle loro rispettive famiglie, una dell’aristocrazia terriera, l’altra popolare, tra fine Settecento e inizio Ottocento. La vicenda si svolge a Monte Sant’Angelo ai confini, appunto, del regno di Napoli, al tempo di re Ferdinando IV di Borbone. Furono gli anni in cui, sull’onda della rivoluzione francese e sotto la spinta delle armate napoleoniche, ebbe inizio il tramonto del sistema feudale, che per secoli aveva immobilizzato la società e l’economia del Sud Italia, e la trasformazione della proprietà terriera feudale in proprietà terriera privata (borghese).

ELIA, IL SANTO PROTETTORE DI PESCHICI

In attesa della festa patronale di sant’Elia a Peschici (19-20-21 luglio) le immagini della novena. La chiesa matrice è addobbata di festoni e seta, come si usava nei tempi passati. Qui la tradizione è rimasta intatta, sia nella fervente devozione sia nei suggestivi canti ottocenteschi e negli inni in latino.

ELIA, IL SANTO PROTETTORE DI PESCHICI

La scelta dei Santi protettori è stata fatta nel Gargano sul modello degli uomini che lo abitano. Peschici, tutto proiettato dall’alto del roccione ferrigno, secondo logica avrebbe dovuto mettersi sotto la protezione dell’Evangelista Matteo, che fu pescatore, come lo sono gran parte degli uomini che popolano il bellissimo villaggio. Invece hanno scelto Elia, il Profeta che ha stretti rapporti col fuoco… A Peschici, quando lo festeggiano,gli dedicano luminarie fantastiche; l’ampio giro del golfo, le case, le barche i colli, splendono per le ghirlande di lampade, grandi falò divampano per la buia campagna, illuminando la notte. Inconsciamente, a Peschici ripetono ilmistero del carro di fuoco che rapì il profeta alla vista degli uomini per conservarlo in vita, nei misteriosi disegni della fede, fino al giorno del grande Giudizio”.
[Francesco Rosso, in “Gargano magico”]

IMG_0769IMG_0791

Con l’intronizzazione e la novena di Sant’Elia profeta Peschici, a partire dall’ 11 luglio, inizia a preparare la sua festa religiosa più coinvolgente, che si svolgerà nella classica tre giorni del 19 (vigilia), 20 (festa con processione) e 21 luglio.

L’origine del culto di Sant’Elia a Peschici si fa risalire al 970 d.C., quando una colonia slava di Schiavoni si insediò sul territorio dopo che il duce Sueripolo, per ordine dell’imperatore Ottone I, riuscì a scacciare i Saraceni dal Gargano. Pare che insieme agli slavi, i cittadini superstiti di Pesclizia (Peschici) si stabilissero in un casale nella zona cosiddetta “Canalicchio”, sotto la Rupe di Peschici.

In un opuscolo, curato nel 1915 dall’arciprete Antonio Carnevale e fatto ristampare (con l’approvazione ecclesiastica di F. Emanuele Bastardi) il 25 luglio 1968 dall’arciprete di Peschici don Fabrizio Losito, si accenna ad una suggestiva leggenda. Un nugolo immenso di cavallette oscurò ad un tratto il sole, distruggendo orti, uliveti, vigneti, campi; persino gli stessi cittadini non potevano uscire fuori di casa. Il clero ed i peschiciani,riunitisi in chiesa perché presi dallo spavento per il minaccioso avvenimento,decisero di indire una processione per implorare la protezione di Sant’Elia,onde liberasse il paese da questa calamità. Si rispolverò l’antica statua lignea del Santo, abbandonata nella cappella della Madonna delle Grazie, e tutti insieme si avviarono in processione verso il Castello, pregando e piangendo.

Era il mese di luglio e il caldo infuocato del libeccio bruciava il viso e non consentiva l’inoltrarsi della processione; i partecipanti decisero di ritirarsi a pregare in chiesa. Al mattino, sulla spiaggia giaceva «uno strato nero alto circa due palmi di cavallette e i dotti del paese, nel controllarle, scoprirono che, sulle ali erano incise le iniziali ‹I.D.› che interpretarono come ‹IRA DEI› (castigo di Dio). Il Signore aveva voluto punire un popolo avverso alla Chiesa e pertanto, da quel momento – si legge nell’opuscolo – alla fede si aggiunse una venerazione profonda per Sant’Elia: divenne unanime il desiderio che il Profeta fosse elevato a patrono e protettore dl Peschici.

L’invasione delle cavallette fu una delle piaghe piùterribili dell’agricoltura meridionale, un vecchio spauracchio dei contadini.Il miracolo di Elia fa parte di quella storia pre-borghese della terra, quando il contadino lottava per le sue esigenze vitali ed era incapace di abbandonare i propri campi. In economie depresse, sempre al limite della sussistenza e prive di ogni meccanismo di incentivazione, il nesso carestia-miseria-epidemia consentiva una sola libertà, dappertutto analoga: quella del miracolo, che rompeva, almeno per un giorno, il clima della condanna. Elia opera il miracolo,incidendo sotto le loro ali il segno della potenza di Jahvé. Siamo sul terreno della religione vissuta, che appartiene alla storia quotidiana del popolo e affannosa” dei campi, della penuria, della fame, delle epidemie.

Ancora oggi è consuetudine, la mattina dell’11 luglio, data di inizio della novena che termina il 19 a cui segue il 20 la solenne processione, porre la statua di Sant’Elia su un trono riccamente addobbato.Tutti i peschiciani si avvicendano ad onorare il santo e, come una volta, strofinano un fazzoletto che serve a tergere la fronte, il viso e il collo al parenti malati (ma anche ai sani) per auspicarne la guarigione o la preservazione dai mali grazie all’intercessione di Sant’Elia.
Durante la processione, si soleva sistemare i malati davanti alla porta di casa per ricevere la benedizione del santo e sperare nella grazia. Se qualche bambino scampava alla malattia, si confezionavano su misuraabiti, tipo saio di frate, dai colori giallo e marrone, riproducenti l’abbigliamento del santo, o si cucivano i cosiddetti “abitini” (sacchettini di stoffa contenenti immaginette sacre raffiguranti Sant’Elia) all’interno delle fasciature avvolgenti il corpo dei neonati.

Per ringraziare il santo era usanza donare oggetti di valore. In un documento datato 12 maggio 1920, il vicario curato Giovanni Attilio Ronghi sottoscrive per il sindaco Sante della Torre una nota che comprende gli oggetti d’oro e d’argento in dotazione alla statua di Sant’Elia. Essi comprendono: 82 anelli, 76 paia di orecchini, 44 tra lacci e collane, 61 oggetti vari, per un totale di 263 doni.

Negli anni che vanno dalla fine dell’Ottocento agli inizidel Novecento, la festa di Sant’Elia veniva organizzata e preparata da un anno all’altro e alle spese partecipavano tutti i peschiciani. Scrive Saverio La Sorsa: «A Peschici, durante l’anno, chiunque fa il pane, lascia volta per volta al forno un pezzo di pasta e questi pezzi vengono giorno per giorno uniti insieme, benché di farina eterogenea e ridotti in panetti, i quali sono venduti ad un prezzo più basso del normale; il ricavato è destinato alla festa di sant’Elia, che è il patrono del paese. Per la stessa festa, ognuno che trebbia il grano o frange le olive, o pigia l’uva, preleva dalla sua produzione un po’di grano, di olio o di mosto e l’offre al santo».

Negli anni ‘30 del Novecento, il Comune distribuiva alle famiglie più povere dei buoni individuali per ricevere gratuitamente un pane da 2 Kg.
In una nota spese, recuperata nell’archivio comunale e datata 20 luglio 1924, figuravano tra le spese: musica e regalie al maestro (lire 5185.00); albergo 5 solisti e vitto ed albergo Maestro (lire 281,50); fuochi pirotecnici lire 2.100,50; fitto illuminazione lire 600,00; energia elettrica lire 860,00;facchini per illuminazione e fuochi; lire 107,00. Il totale delle uscite ammontava a lire 11.109,40. Tra le voci relative alle entrate, figuravano: ricavato pane a tutto il 31 agosto compreso lire 161,90; una sottoscrizione di lire 3.505,50; posteggio al mercato con aumento di pesce e formaggio lire 595,10; aumento vino e carne lire 1541,00; posteggio forestieri lire 485,00;offerta durante la processione lire 165,20; ricavato dell’asta per la portata dei Santi lire 29,50; ricavato di circa 27 tomoli di grano 8 lire 1.059,65. Il totale delle entrate ammontava a lire 10.886,70; il resto di lire. 222,70, in dare, lo si recuperava con altre tassazioni entro il mese di settembre.
Per la festa di Sant’Elia, tutto il popolo concorreva alle spese e seppure nella miseria, ogni peschiciano garantiva al meglio il festeggiamento del santo patrono. La festa durava, come oggi, tre giorni (19, 20, 21 luglio).

Ancora oggi, con il rientro degli emigranti dall’estero, convenuti apposta per l’occasione, si ripetono di anno in anno dei riti che con semplice, ma efficace teatralità, esprimono i destini di questa terra garganica e la sua speranza di prosperità, nel solco di una tradizione secolare. Elementi culturali ed etnografici, non sempre avvertibili, concorrono a trasformare queste giornate in eventi religiosi dominati dalla coralità: Peschici, perduta nel mare dell’esistenza senza risposta, acquista soprattutto nel culto antico del santo profeta Elia che libera i suoi poveri, pochissimi abitanti, dalle cavallette, dalla siccità, dalle malattie e dalle incertezze della vita, la speranza di salvezza o quanto meno la speranza consolatrice di un futuro migliore. I modelli della società di massa e consumistici non hanno ancora scalfito questa realtà, consolidata da secoli: un modo di fare e di essere collegato, nella sua dimensione più profonda, alla misteriosa ricerca di sé, della propria identità, del minimo di garanzia vitale.

La religiosità popolare, come ci ha ricordato il nostro concittadino monsignor Domenico D’Ambrosio, è un mondo misterioso ed affascinante, al quale occorre avvicinarsi con atteggiamento cauto ed interlocutorio, in punta di piedi; vi si accede più facilmente formulando domande, anziché dando risposte. Va compresa nelle sue intenzioni, nel suo linguaggio, nella sua genesi e nelle sue mutazioni storiche. Molti sono i suoi valori, e occorre saper cogliere le sue dimensioni interiori. È innegabile la ricchezza interna, tematica, espressiva e d’ispirazione di questa forma di religiosità. Ma l’atteggiamento nei suoi confronti non può essere basato su approcci rudi, interpretazioni semplificate, accettazioni acritiche, spiantamenti violenti e immotivati. La religione in cui siamo stati educati alla fede merita da noi il massimo rispetto, per quello che ci ha dato e per quello che ancora può darci, ma soprattutto perché costituisce la saggezza del nostro popolo: è la sua matrice culturale.

Teresa Maria Rauzino

UNA STELLA NEL CUORE DELLA NOTTE di Grazia D’Altilia

big_img3297 capodogli_spiaggiati_puglia

“Soffia…soffia…soffia…!”
Trasportato dal vento è un grido di guerra.
Al grido di guerra poi segue l’attacco. Per ogni trenta centimetri di lunghezza, un respiro in superficie, un minuto sott’acqua alla successiva immersione.
È questa la regola empirica dei balenieri mentre scrutano l’acqua alla ricerca del mio sbruffo, per fare lesti un po’ di calcoli.
E se dopo al grido, ai calcoli arriva l’attacco, la nostra morte, seppure siamo giganti, s’appende anche ad altre esche.
Non c’è un grido, né una fiocina che sibila, ma mi sono ritrovato spiaggiato sul Gargano.
Era l’alba.
Mai vista l’alba da questa insolita posizione.
Sdraiato su di un fianco. Un occhio schiacciato sulla sabbia, un occhio rivolto al cielo.
Bei colori in questo cielo all’alba.
Respiro con fatica e nella mia quasi totale immobilità, fatta eccezione per la coda che cerco di sbandierare, mi sento addosso il mare che va a morire sulla spiaggia e la brezza che deve guidare il mare.
Non vedo un granché con un occhio solo.
Il cielo, però, sì. Via via diventa più chiaro e mi sembra proprio di emergere e di essere giunto alle ultime centinaia di metri dalla superficie, dove la luce riesce a penetrare e a sconfiggere il buio.
Con l’aumentare della luce, aumentano i rumori. Strani suoni emettono questi umani.
Si staranno organizzando.
Il tempo passa lento. Non sono abituato a restare a lungo fermo e il respiro…ah, cosa darei per uno sbruffo!!
Gli umani giungono numerosi.
Chissà se la vita, qui, è simile a quella negli abissi?!Se il più grande divora il più piccolo?!
È un sistema d’equilibrio giù nel mare.
Ma adesso questo sistema non vale.
Io sono approdato in un mondo che non è il mio.
Sono il più grande, ma in realtà riverso su di un fianco senza sbruffo e con un occhio affossato sono il più debole.
Che questi strani suoni umani stiano organizzando il mio salvataggio, in modo che non si guasti l’equilibrio del mio mondo e non disturbi quello della terra?!
Intanto la luce comincia a diminuire e immagino di inabissarmi.
Chiedo collaborazione al mio corpo; la coda non risponde ai comandi e resta fissa come una bandiera inamidata.
E allora mi aggrappo al ricordo e ai viaggi tra i profondi fondali, ai misteri abissali che questi umani credono di aver compreso e di poter governare… giusto per ignorare i flash delle macchine fotografiche che ho capito non servono affatto per la mia salvezza.
Quando l’occhio ritorna presente, si riempie di crepuscolo e di lì a poco il cielo pieno di luce si fa cielo pieno di buio.
E nel buio un piccolo piccolo puntino bianco mi fissa, immobile quanto me.
Ormai c’è poco movimento sulla spiaggia.
Il moto delle onde mi fa sentire a casa mia, nonostante qualcosa mi abbia cacciato sulla soglia.
Riportarmi dentro deve essere complicato o poco desiderato, altrimenti cosa ci farei ancora qui?!
Il puntino bianco brilla ancora uguale ed è ciò che vedo come ultimo ricordo.
Solo una stella nel cuore della notte
Grazia D’Altilia

PURA EMOZIONE (recensione di Lucia de Maio)

20150605_193125 20150624_153950 IMG-20150611-WA0015

La musica nasce dal silenzio

Ogni singola nota pareva sospesa nell’aria, trepidante nell’attesa che il tocco della mano di Andrea o il soffio della bocca di Giampi dessero il via alla successiva.

Poi, non solo note, ma accordi e la presenza serena e rassicurante delle maestre di piano e di sax che, al fianco dei due concertisti scandivano, sempre nel silenzio, il ritmo dei loro tanti incontri.

La musica è il canto dell’anima.

La si vedeva nascere dal sorriso di Carla Maria Bonomi e di Federica Petrosino, da un lieve gesto della mano, da un quasi impercettibile segno del capo. Una di fianco all’altro: la maestra e l’allievo, all’unisono. Le loro anime strette in un circuito d’amore che faceva battere i loro cuori insieme, al ritmo delle note. Indimenticabile esperienza.

Così straordinaria da sublimare la parola, anch’essa fatta musica.

Mattia, mamma di Giampi ha letto le parole che, non una mamma qualsiasi, ma la mamma di un figlio autistico, legge a suo figlio. E Francesca, sorellina di Andrea, ha letto le risposte, mai date, del figlio alla madre.

Cosa passa nell’animo di una donna che genera un figlio e, come tutte le mamme, vuole renderlo protagonista di una bella favola, la vita, di cui lui sia il principe azzurro?

L’amore con cui lo ha accolto lo riavvolge ogni giorno in un bozzolo nuovo, nell’attesa che diventi farfalla, che spuntino le ali, che nascano le parole.

Ma l’attesa si allunga troppo, inizia ad inciampare in tanti dubbi, a sospettare comportamenti “strani”. Finchè…la finestra si spalanca su una risposta conosciuta da sempre: Autismo. La diagnosi è ancora più colorita: “Disturbi pervasivi dello sviluppo”. Tanti bambini, altrettanti comportamenti “diversi”.

Grazia D’Altilia ha scritto in modo magistrale le emozioni di una madre e ha ideato questo spettacolo dal titolo “Autismo, tra prosa e musica”, mai pensato prima, ospitato al centro della manifestazione di fine anno del Liceo di Vico, di cui Andrea e Giampi sono magnifici alunni.

Mattia, Francesca e Grazia di lato a destra, sul palco, a bilanciare gli accordi delle note, con gli accordi della vita. Le fibre del cuore: “corde” che si intrecciano e fanno sgorgare, come musica, parole mai dette: “ero solo, figlio di un pianeta sconosciuto….”

“E svolazzavo in questo mondo a me misterioso, senza posarmi. Senza cercare nulla. In punta di piedi e agitando le braccia”…

(mamma) “Per calmarti, dovevo lasciarti annidare la faccia tra il mio collo e la spalla. E lì, in quel piccolo angolo di corpo, mi battevi le labbra contro, come a regalarmi un’infinità di baci”…

(figlio) “Mettevo in fila tutte le mie macchinine. Quando avevo finito, prendevo l’ultima e la facevo diventare prima e così via, avanti e indietro. In silenzio e nel silenzio rotto dalla voce dei miei genitori. I miei genitori che mi cercavano e io non mi trovavo per rispondere loro …”

(mamma)”Guarirà?” “Mi fissò dritto negli occhi e con la voce più dolce che potè articolare, senza fronzoli e raggiri, mi rispose: “Signora… è possibile dotarlo di un equipaggiamento affinchè il pianeta Terra non sia ostile e sconosciuto”…

(figlio) “E so tornare a casa. Come gli uccellini al proprio nido. I miei voli sono ancora brevi però. Da scuola a casa. E solo due volte a settimana, perché gli altri giorni mia madre viene a prendermi in macchina. Ho imparato il tragitto e ad attraversare la strada. Devo fermarmi. Guardare a destra e a sinistra. Se non arrivano macchine, posso passare io. Farò voli diversi e imparerò altri tragitti. Sono grande e i grandi sanno fare da soli”…

Autismo? Tutti siamo un po’ autistici. Se ripensiamo alcune fasi della nostra vita, ci vengono alla mente i nostri comportamenti “diversi”, i tic ad esempio, o alcune “manie”, o abitudini assolutamente irrinunciabili, la sicurezza di avere tutto in perfetto ordine o in perfetto caos. Chi non si sente a proprio agio con la diversità, la teme, perché non si accetta, finge di vivere in un mondo di “normali”, dove invece siamo tutti “diversi”.

Lucia de Maio

S.O.S. KALENA: SE NON ORA, QUANDO?

kalena 4 kalena 5 kalena martino

I monasteri benedettini del Gargano furono centri di vita e di spiritualità. I ruderi di questa civiltà, dimenticati tra i rovi e le ortiche, in questi ultimi anni sono stati rivisitati, e richiamati in vita per testimoniare il loro illustre passato, ma anche per richiamare l’attenzione dei tanti visitatori che affollano le spiagge del Gargano, nell’intento di limitare l’asimmetria economica tra i Comuni dell’interno e quelli rivieraschi. E così l’Abbazia di Pulsano, affacciata sul magnifico golfo, e l’Abbazia di Monte Sacro, in un’oasi di silenzio e di pace, compaiono negli itinerari culturali e spirituali del Gargano, insieme al Santuario di San Michele Arcangelo.
Manca all’appello l’Abbazia di Kàlena, in agro di Peschici (Foggia).
Finita nelle disponibilità di un patrimonio privato, l’Abbazia è al centro di un contenzioso che si trascina da anni tra la Proprietà e le Istituzioni dello Stato preposte alla sua tutela. Una Proprietà (la famiglia Martucci) che ha depositato qualche tempo fa in Soprintendenza e al Comune di Peschici un progetto per la trasformazione dell’Abbazia di Kàlena in un relais a cinque stelle, con annessi campo da golf e piscina. La notizia non sorprende nessuno vista la devastazione del paesaggio da Vieste a Peschici. Indigna, però, perché Càlena è l’unica e l’ultima reliquia storica, in un territorio sovraccarico di stelle cadenti che emanano fumo di pizze e panzerotti. Giuseppe Martella, un uomo di mare uscito da una pagina di Conrad, cui è stato titolato il nostro Centro Studi, passò gli ultimi anni della sua lunga vita, a Peschici, a indagare su Kàlena e sui trascorsi della Puglia con le terre illiriche, sicuro che le stelle della storia non saranno mai cadenti e continueranno a essere «coscienza critica della modernità».
E’ dal 1997 che stiamo sollecitando le istituzioni e la cittadinanza (non solo di Peschici ) a salvare
l’ abbazia, ma il nostro appello è rimasto in parte inascoltato. Mille promesse, i fatti pochi, anche se importanti rispetto al passato. L’abbazia oggi, al contrario del 1997, è totalmente vincolata, compresa una piccola area prospiciente (la cosiddetta area di rispetto). C’è stato un piccolo intervento della Soprintendenza per risanare le creste murarie, a spese della proprietà (chiamasi intervento a danno). La statuetta della Madonna di Kàlena è stata restaurata ed affidata alla Chiesa Matrice di sant’Elia profeta.
Ma il nostro sogno è di vedere l’abbazia restaurata nella sua interezza e restituita alla fruizione dei fedeli e dei cittadini del mondo, desiderosi di conoscere la nostra storia millenaria. Solo la volontà politica (che finora è stata velleitaria per non dire assente) potrebbe realizzare questo sogno. Basterebbe espropriare l’abbazia per pubblica utilità! Sarebbe veramente ora di fare questo passo decisivo! Altrimenti l’abbazia è persa! Ha raggiunto uno stato di degrado davvero inaccettabile per un monumento del IX secolo d.C.
Si spera che anche il FAI prenda a cuore le sorti di Kàlena, da noi segnalata nelle varie edizioni dei censimenti “I Luoghi del cuore”.

S.O.S. KALENA: SE NON ORA, QUANDO?

Teresa Maria Rauzino

presidente Centro Studi Martella di Peschici

Post Scriptum: Con il recentissimo caso di Villa Massoni, a Massa, si è creato un importante precedente per i casi di beni culturali di proprietà privata in precarie condizioni di conservazione.
“La Procura, in via assolutamente inedita, ha aperto un fascicolo a carico dei due proprietari […] i quali dovranno adesso rispondere dell’accusa di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, come previsto dell’articolo 733 del codice penale” (“La Nazione”). E la villa è stata posta sotto sequestro. La procura ha semplicemente applicato la legge, il dispositivo dell’art. 733 del Codice Penale che recita: “Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico, o artistico nazionale, con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda non inferiore a duemilasessantacinque EURO. Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata”.
Trattasi di reato proprio, in quanto può essere commesso solo dal proprietario e, secondo l’orientamento dottrinale ora maggioritario, anche dal possessore o dal detentore.

https://www.facebook.com/Mo6n9stre/posts/831430576949263?pnref=story