S.O.S. KALENA: SE NON ORA, QUANDO?

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I monasteri benedettini del Gargano furono centri di vita e di spiritualità. I ruderi di questa civiltà, dimenticati tra i rovi e le ortiche, in questi ultimi anni sono stati rivisitati, e richiamati in vita per testimoniare il loro illustre passato, ma anche per richiamare l’attenzione dei tanti visitatori che affollano le spiagge del Gargano, nell’intento di limitare l’asimmetria economica tra i Comuni dell’interno e quelli rivieraschi. E così l’Abbazia di Pulsano, affacciata sul magnifico golfo, e l’Abbazia di Monte Sacro, in un’oasi di silenzio e di pace, compaiono negli itinerari culturali e spirituali del Gargano, insieme al Santuario di San Michele Arcangelo.
Manca all’appello l’Abbazia di Kàlena, in agro di Peschici (Foggia).
Finita nelle disponibilità di un patrimonio privato, l’Abbazia è al centro di un contenzioso che si trascina da anni tra la Proprietà e le Istituzioni dello Stato preposte alla sua tutela. Una Proprietà (la famiglia Martucci) che ha depositato qualche tempo fa in Soprintendenza e al Comune di Peschici un progetto per la trasformazione dell’Abbazia di Kàlena in un relais a cinque stelle, con annessi campo da golf e piscina. La notizia non sorprende nessuno vista la devastazione del paesaggio da Vieste a Peschici. Indigna, però, perché Càlena è l’unica e l’ultima reliquia storica, in un territorio sovraccarico di stelle cadenti che emanano fumo di pizze e panzerotti. Giuseppe Martella, un uomo di mare uscito da una pagina di Conrad, cui è stato titolato il nostro Centro Studi, passò gli ultimi anni della sua lunga vita, a Peschici, a indagare su Kàlena e sui trascorsi della Puglia con le terre illiriche, sicuro che le stelle della storia non saranno mai cadenti e continueranno a essere «coscienza critica della modernità».
E’ dal 1997 che stiamo sollecitando le istituzioni e la cittadinanza (non solo di Peschici ) a salvare
l’ abbazia, ma il nostro appello è rimasto in parte inascoltato. Mille promesse, i fatti pochi, anche se importanti rispetto al passato. L’abbazia oggi, al contrario del 1997, è totalmente vincolata, compresa una piccola area prospiciente (la cosiddetta area di rispetto). C’è stato un piccolo intervento della Soprintendenza per risanare le creste murarie, a spese della proprietà (chiamasi intervento a danno). La statuetta della Madonna di Kàlena è stata restaurata ed affidata alla Chiesa Matrice di sant’Elia profeta.
Ma il nostro sogno è di vedere l’abbazia restaurata nella sua interezza e restituita alla fruizione dei fedeli e dei cittadini del mondo, desiderosi di conoscere la nostra storia millenaria. Solo la volontà politica (che finora è stata velleitaria per non dire assente) potrebbe realizzare questo sogno. Basterebbe espropriare l’abbazia per pubblica utilità! Sarebbe veramente ora di fare questo passo decisivo! Altrimenti l’abbazia è persa! Ha raggiunto uno stato di degrado davvero inaccettabile per un monumento del IX secolo d.C.
Si spera che anche il FAI prenda a cuore le sorti di Kàlena, da noi segnalata nelle varie edizioni dei censimenti “I Luoghi del cuore”.

S.O.S. KALENA: SE NON ORA, QUANDO?

Teresa Maria Rauzino

presidente Centro Studi Martella di Peschici

Post Scriptum: Con il recentissimo caso di Villa Massoni, a Massa, si è creato un importante precedente per i casi di beni culturali di proprietà privata in precarie condizioni di conservazione.
“La Procura, in via assolutamente inedita, ha aperto un fascicolo a carico dei due proprietari […] i quali dovranno adesso rispondere dell’accusa di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, come previsto dell’articolo 733 del codice penale” (“La Nazione”). E la villa è stata posta sotto sequestro. La procura ha semplicemente applicato la legge, il dispositivo dell’art. 733 del Codice Penale che recita: “Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico, o artistico nazionale, con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda non inferiore a duemilasessantacinque EURO. Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata”.
Trattasi di reato proprio, in quanto può essere commesso solo dal proprietario e, secondo l’orientamento dottrinale ora maggioritario, anche dal possessore o dal detentore.

https://www.facebook.com/Mo6n9stre/posts/831430576949263?pnref=story

Il sogno infranto di chi è rimasto qui, sul Gargano, nella Terra dei padri

No, non e’ affatto giusto infrangere così i sogni di chi ha deciso di restare sul Gargano. Non si può tradire così chi ha deciso di creare innovazione nella terra dei propri avi.  In agro di Vico del Gargano.  
Come ha già fatto Domenico Sergio Antonacci, pubblico anch’io questo messaggio, inviato oggi dalla protagonista della vicenda, alla mia casella di posta riservata fb, sottoponendolo alla vostra attenzione:

Il caso  denota che i giovani garganici che hanno deciso di intraprendere attività imprenditoriali nel settore agro-turistico e commerciale sono molto preparati e svolgono con competenza il loro lavoro. E’ il contesto esterno che tarpa loro le ali. Parlerei piuttosto di mancata sicurezza (specie nelle campagne e nelle zone isolate, ma non solo) e di aiuti regionali che si rivelano spesso un boomerang, se chi fa i progetti non ha alle spalle una solida posizione finanziaria. Molti investimenti vanno anticipati e il finanziamento arriva con molto ritardo. In pratica si finisce per chiedere aiuti alle banche che non guardano in faccia a nessuno, se il giovane imprenditore non può restituire le somme erogate nei tempi previsti. Io rifletterei  soprattutto su questo.

“Ciao Teresa,
mi dispiace molto dire cose tristi a chi come te cerca sempre di mettere in mostra le bellezze del nostro Gargano, ma purtroppo è proprio vero che questa terra è… amara, a me fa tanto soffrire, dopo che in questi anni ho dato tutto il massimo e il meglio per lei, per pura passione, credendo di poter portare avanti la tradizione contadina dai miei nonni, passando per mio padre, aprendo all’innovazione, biologico, permacultura, turismo rurale, dopo tanti debiti con le banche che devo ancora pagare per gli investimenti che speravo potessero portare un po’ di reddito, tanto quanto basta per vivere e mantenere quello che ho, e in un anno, il 2015 che doveva essere l’avvio… mi ritrovo da maggio con due furti di attrezzature (forno, panchine, illuminazione) per 6.000 euro di danni, dopo 10 gg un’altra incursione, rubata la cucina industriale dell’agriturismo che avrei dovuto aprire. Ho cercato di farmi passare il magone, avendo la famiglia numerosa, 5 figli, avevo fatto l’orto biologico, ieri sera vado per innaffiare e trovo che mucche vaganti, (ma con proprietari gonfi di soldi che ricevono dall’Europa) hanno mangiato tutto, e poi… cacciatori che vengono in proprietà privata e recintata, sparano anche se c’è il raccolto e una casa a pochi metri, anche se è zona SIC O ZPS, anche se c’è un parco avventura per bambini…ho voglia di scappare via e mi pento amaramente di aver creduto di poter realizzare qui il mio sogno di vivere a stretto contatto con la natura…scusami per lo sfogo, ma mi sento tanto “sciocca ed ingenua ” nel non aver “visto” prima quello che mi dicevano altri: qui non esiste quel minimo di legalità e non ci può essere né sviluppo né futuro! eppure le leggi ci sono, ma nessuno sa farle rispettare.
Vorrei qualcuno che mi dicesse che mi sbaglio…
Un abbraccio”.

IL GARGANO E LA GRANDE GUERRA, BINOMIO SALDO

L’alunno Matteo Inglese dell’ Istituto superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico è stato premiato per aver ricostruito un’immagine non edulcorata del conflitto. Il concorso è stato bandito dalla Società di Storia Patria della Puglia, sezione Gargano.

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Il senso del concorso “Il Gargano e la Grande Guerra 1915-1918”, bandito dalla Società di Storia Patria per la Puglia Sezione Gargano, è quello di tenere viva la memoria dei “caduti per la Patria”, di ricordare i costi materiali e morali richiesti dalla guerra, di favorire la riflessione sull’importanza del dialogo preventivo volto a favorire la pace.

Significato che è stato compreso appieno dallo studente Matteo Inglese della classe 5° CAT, Istituto Superiore “Mauro Del Giudice” di Rodi Garganico, che il 3 giugno 2015 nell’Auditorium “Filippo Fiorentino” è stato premiato “per avere ricostruito un’immagine non edulcorata della guerra, portato alla luce i risvolti economici negativi vissuti dalla comunità rodiana durante gli anni del conflitto e consegnato alla memoria pagine di storia inedite, utilizzando in modo singolare fonti d’archivio e conoscenze”.

Un saggio che sviluppa la tesi della guerra-inutile strage, così come ha evidenziato già papa Benedetto XV, foriera di crisi, miseria e morte. Follia collettiva veicolata dagli intellettuali interventisti – Marinetti, D’Annunzio, Ungaretti – e che ha segnato la storia del Novecento.

Guerra che sarebbe servita a “forgiare gli italiani”  che ha prodotto al triste realtà di madri senza figli, figli senza padri, mogli senza mariti, promesse spose senza fidanzato.

Combattenti per lo più pastori e contadini celibi e analfabeti di età compresa tra i 16 e i 40 anni – ha ribadito la ricercatrice Leonarda Crisetti, presidente della Giuria – giovani che  non avevano messo il naso fuori dal proprio paese, strappati improvvisamente alla quotidianità – semina, pastorizia, raccolta pesca – precaria già prima della guerra, catapultati in una realtà ostile qual era il fronte italiano.

Un paesaggio bello- quello alpino – bello da visitare, ma difficile da vivere quando si è mal vestiti, male armati, mal comandati, impreparati, costipati nelle trincee scavate qua e là lungo una linea di confine non segnata da elementi etnografici che si snoda per 240 km dal Passo dello Stelvio al Carso attraverso altipiani, pianure, creste e cenge innevate, tagliando in due le popolazioni.

Molto interessanti le “Lettere dal fronte” del soldato vichese Giuseppe Vitillo di stanza a Zara, da cui traspare la necessità di stabilire un contatto con i propri cari per superare i momenti di solitudine e di angoscia, come attesta l’apertura [“caro figlio”/“caro padre … sono contento di sapere che tu stai bene ”] e la chiusa fatta di saluti e baci e tanti nomi. Dall’epistolario traspare anche il sentimento di speranza, [“dicono che tutti i figli soli e i figli dei vedovi saranno congedati”] che si alterna alla rassegnazione [Son fermo dinanzi alla morte].

Vitillo continuò a ricevere, dopo la guerra, amichevoli missive dalle suore austriache che lo avevano ospitato durante la guerra nell’esclusivo Educandato di San Demetrio di Zara, dove aveva svolto un competente lavoro volontario di giardiniere.

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Interessanti in particolare due lettere, che parlano dell’invasione di Zara da parte dei dannunziani che erano in quel periodo a Fiume, al comando del poeta Gabriele D’Annunzio. Per le suore di san Demetrio l’occupazione di Zara aveva comportato disagi e paura. Dopo il trattato di Rapallo, per scacciare i dannunziani da Zara, l’esercito italiano requisì il collegio. La madre superiora Salesia Toschen scrive a Giuseppe Vitillo. “Furono giorni inquieti causa i D’Annunziani che non volevano sottomettersi al trattato di Rapallo, così il Governo dovette procedere. La nostra scuola fu trasformata in caserma; ebbimo più di 600 soldati in casa, s’immagini!! Per fortuna l’azione ebbe felice esito, senza spargere molto sangue. Dio sia ringraziato che andò così bene. se avessero vinto gli altri, avrebbe avuto luogo un bombardamento dal mare, allora addio S. Demetrio!”. Le suore austriache in seguito, quando Zara divenne italiana, , decisero di lasciare, “per motivi politici”, il collegio. Dove andarono? Suor Schuvarzler e suor Mattea si trasferirono nella chiesa Madre a St. Pölten presso Vienna, suor Christen a Merano, suor Valeria a Bressanone, Madre Zamboni in Inghilterra e Salesia Toschen, la madre superiora a Roma.Al loro posto subentrarono le Mantellate, provenienti dalla Toscana. Il bellissimo collegio di san Demetrio fu distrutto durante la seconda guerra mondiale (1943-44),  durante i raid aerei Alleati che rasero al suolo la città di Zara.

Zara_-_San_Demetrio Le devastazioni intorno al collegio

Meritevole anche “L’elenco dei caduti del Gargano nella Grande Guerra”, desunto da L’Albo d’oro dei caduti e decorati della Terra di Capitanata [Tip. L. Cappetta, Lucera 1925] strappato all’oblio, che ci mette a parte dei 5000 morti per la Patria: 54 di Rodi Garganico, che conta 6 medaglie d’argento al valor militare e 7 di bronzo.

Come pure il quarto e ultimo lavoro presentato sempre dalla classe 5° C CAT stimolata e abilmente guidata dalla prof. Teresa Maria Rauzino, “La mobilitazione civile del Gargano durante la prima guerra mondiale”, incentrato sul social state, sui comitati civici di Monte  Sant’Angelo, Mattinata, Peschici, Vico, Cagnano, Carpino, Sannicandro, Apricena … nati per soccorrere le famiglie dei mobilitati e dei poveri, attivandosi per la corrispondenza, distribuzione di cibo, confezione di indumenti, aiuti in danaro.

Al convegno, cui hanno preso parte le classi del triennio, hanno preso la parola gli studenti Jessica Coccia, Cannarozzi Michele, Leonardo Vescera, Giuseppe Carisdeo, Pasquale Ercolino, Davide D’Avolio, Francesco Antonio Afferrante, Aurora Troccolo e Matteo Inglese dalla classe VC CAT autori delle ricerche, relazionando sui lavori presentati. Bello il videoclip sull’epistolario di Giuseppe Vitillo realizzato da Francesco Afferrante.

FOCUS: UNA PICCOLA MOSTRA IN RICORDO DEL FRATELLO GIUSEPPE (VITILLO)

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Durante la manifestazione, aperta dall’inno nazionale, sono inoltre intervenuti la prof. Maria Grazia Nargiso, dirigente scolastico dell’Istituto rodiano, che ha ringraziato la Società di storia patria per la Puglia per avere promosso l’iniziativa ed elogiato la classe che ha partecipato al concorso; l’assessore alla cultura del comune di Rodi, prof. Concetta Bisceglie, compiaciuta per questa celebrazione non retorica del centenario; Matteo Siena, presidente della Società di Storia Patria della Puglia sezione Gargano, le prof.sse Leonarda Crisetti e Teresa Maria Rauzino, socie della Società di Storia Patria della Puglia.

A ciascun partecipante è stato consegnato l’attestato di partecipazione; a Matteo Inglese vincitore del Concorso “Il Gargano e la Grande Guerra 1915-18″, una targa per la sua ricerca “singolare” dal titolo “La grande Guerra a Rodi Garganico nella pubblicistica e nelle fonti dell’archivio comunale”.

La famiglia Vitillo ha permesso di effettuare una piccola mostra, mettendo a disposizione della scuola rodiana le lettere e le cartoline postali dell’Epistolario, le medaglie con cui il soldato Giuseppe era stato decorato, oltre a capi di vestiario militare, scarponi e oggetti di uso quotidiano (gavette e secchielli di latta). Una mostra che ha attirato l’attenzione e la curiosità degli studenti e dei partecipanti al Convegno.

L’ATTACCO 6 giugno 2015

IL GARGANO DURANTE LA GRANDE GUERRA, SPUNTI PER LA RICERCA (di Jessica Coccia)

INTRODUZIONE AL CONVEGNO DI RODI GARGANICO

saluti da Rodi edizioni Moretti

All’inizio dell’anno scolastico, ci è venuto a trovare in classe il presidente della società di storia patria per la Puglia sezione Gargano, Matteo Siena. Ci ha proposto di partecipare al concorso sulla “Grande Guerra e le sue ripercussioni nei paesi garganici”, esortandoci ad attivarci a ricercare materiale su questo periodo negli archivi comunali, nella pubblicistica e negli archivi privati.

Il suo appello non è stato vano. Abbiamo cercato lettere, medaglie, e tutto ciò che riguardava i nostri antenati che avevano partecipato alla prima guerra mondiale.

Per quanto riguarda Rodi, è stato facile accedere alle fonti dell’archivio comunale, con la guida della prof.ssa Teresa Rauzino che ci ha aiutato a decodificare i documenti e le delibere della Giunta e del Consiglio comunale dell’epoca.

Per Vico del Gargano, abbiamo rinvenuto l’epistolario di un soldato, Giuseppe Vitillo, che dal fronte scriveva ai suoi parenti e amici, ricevendo molte risposte. Interessanti sono le corrispondenze che Giuseppe continuò a mantenere, dopo la guerra, con le suore che lo avevano ospitato durante la guerra nel convento di Zara, in cambio del suo lavoro di giardiniere e ortolano.

La famiglia Vitillo ci ha mostrato e fatto fotografare le medaglie di Cavaliere di Vittorio Veneto con cui Giuseppe era stato decorato.

Oltre a tutta questa documentazione inedita, abbiamo consultato il volume pubblicato da Giovanni Tancredi su “La Grande Guerra e il Gargano” e “l’Albo dei Decorati e dei caduti di Capitanata”.

Ne è venuto fuori uno spaccato significativo di tutti i paesi del Gargano durante la prima guerra mondiale e sull’attività svolta dai vari Comitati Civici, che erano stati creati per sostenere  lo sforzo bellico.

Tancredi vanta la grande mobilitazione civile durante quegli anni: dichiarata la guerra all’Austria in tutti i comuni d’Italia, dalla  popolosa Milano al villaggio più piccolo d’Italia sorsero comitati civici per soccorrere materialmente e moralmente le famiglie dei soldati combattenti.

Raccogliere fondi a beneficio della Croce Rossa Italiana non doveva essere considerato qualcosa di forzato, bisognava farlo con piacere.

Nel Gargano, a tenere alto lo spirito pubblico contribuirono gli sforzi di tutti.

Il 10 dicembre 1925 fu pubblicato, a cura dell’Amministrazione provinciale, “l’Albo d’oro dei decorati e dei caduti della Terra di Capitanata”; nel volume erano elencati tutti i nomi e riprodotte molte fotografie dei soldati morti per la patria, e raccolte dal capitano Umberto Vincitorio. Un atto d’amore e di gratitudine verso gli eroi morti e le loro famiglie ancora doloranti.

Gli eroi del Gargano erano circa cinquemila, provenienti sia dalle città sia dai più piccoli paesi. Eroi strappati allo studio, ai lavori dei campi, alle officine, nati da una terra ricca di intelligenze e povera di risorse, educati al lavoro e al culto dell’idea. Eroi morti per la Patria.

Jessica Coccia

classe VC CAT

IISS “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico

PESCHICI E LA GRANDE GUERRA (articolo di Pasquale Ercolino)

PESCHICI E LA GRANDE GUERRA

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La prima guerra mondiale fu chiamata “Grande guerra” perché fu una guerra “totale” che coinvolse oltre ai militari, la società civile di tanti paesi, tutti gli aspetti della società. Anche chi non stava in guerra fu coinvolto.

La Grande Guerra fu un evento di grande importanza per la nostra storia e per i nostri soldati partiti per la battaglia.  Questa importanza la si vede nelle lettere ritrovate e nelle medaglie al valor militare conferite  ai vari soldati che si erano battuti con grande onore e patriottismo.

Fra i documenti ritrovati e studiati, sicuramente si nota che in guerra vigeva patriottismo e desiderio di onorare la Patria.

Nei paesi ove c’erano coloro che aspettavano i soldati c’era molto rispetto, ansia e voglia di rincontrare i figli, i mariti, gli amici partiti per la grande guerra.

Ad esempio per il mio paese, Peschici, un piccolo paese del Gargano, anche se la guerra sembrava lontana non fu così perché già il primo giorno di guerra, il 24 maggio 1915, nelle acque dell’Adriatico di fronte a Vieste fu affondata un cacciatorpediniere italiano, il Turbine,  da parte degli Austriaci.

Dopo questo episodio, anche i peschiciani furono chiamati alle armi, e per assistere le famiglie dei soldati partiti, e non solo, fu istituito un Comitato di assistenza civile.

Il Comitato era così composto:

  • Il presidente: Vincenzo della Torre, che era sindaco di Peschici.
  • I componenti: Sante Vincenzo della Torre, Vincenzo Martella, Giovanni Ronghi (parroco del paese), il medico Vincenzo del Duca, il Notaio Giuseppe Giardino.
  • Cassiere: Giuseppe della Torre, tesoriere della Congregazione di carità.

Oltre ad assistere i soldati e le loro famiglie, il Comitato comunicava alla cittadinanza le sue attività, con vari manifesti affissi nel paese.

In particolare vorrei citare il manifesto redatto dal Sindaco Vincenzo della Torre prima della festa patronale di Sant’Elia profeta.

Il manifesto avvisava la popolazione peschiciana che la festa patronale di Sant’Elia profeta era sospesa per solidarietà e per restare uniti e vicini ai soldati, ma che comunque il giorno della festa sarebbe rimasto sempre un giorno di riposo e raccoglimento religioso.

Avvisa anche che, dopo la vittoria, la festa verrà ripristinata con “canti ed allegrezze” e tutti i vincitori ritorneranno protagonisti della festa patronale.

Le famiglie povere erano aiutate da questo Comitato di assistenza, che usò anche i soldi raccolti per la festa di Sant’Elia per ristorare le famiglie rimaste senza reddito, appunto perché il capo di famiglia era al Fronte, a combattere.

Vorrei parlare dei caduti peschiciani in battaglia, il numero complessivo fu quarantacinque, di cui sei erano sottoufficiali.

Importanti sono anche le medaglie ricevute dai soldati peschiciani: sono quattro d’argento e tre di bronzo. Le medaglie d’argento al valor militare furono consegnate a tre soldati di fanteria, e a un capitano d’artiglieria i quali si erano battuti con “onore e coraggio singolare”.

Invece le medaglie di bronzo furono consegnate a tre caporali di fanteria, i quali anche loro si distinsero per il loro coraggio, la loro caparbietà e il loro patriottismo.

In particolare mi ha colpito il caporal maggiore FRANTUMA RAFFAELE medaglia di bronzo al valor militare, che in battaglia fu il primo a lanciarsi contro gli avversari e fare una travolgente resistenza, in una lotta corpo a corpo dove rimase ferito gravemente.

Ho documentato con fotografie i cimeli della grande guerra che sono: una lapide murata sul pianerottolo interno del Municipio e due monumenti commemorativi, siti uno nella villa comunale, e l’altro nel cimitero di Peschici.

Pasquale Ercolino

Classe VC Cat

IISS Mauro del Giudice di Rodi Garganico

VIESTE DURANTE LA GRANDE GUERRA (articolo di Leonardo Vescera)

VIESTE DURANTE LA GRANDE GUERRA

 

Foto Archivio Michele delli Santi

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Vieste fu uno dei paesi protagonisti della prima guerra mondiale dal giorno in cui l’Italia entrò in conflitto contro l’Austria. Infatti a Vieste, il ventiquattro Maggio 1915, alle prime luci dell’alba della prima Guerra mondiale, nel tratto di mare che va dalla punta del faro Santa Eugenia a punta Molinella, ci fu uno scontro tra cinque unità della marina austriaca e il cacciatorpediniere “Turbine” della nostra regia marina.

L’equipaggio del “Turbine” era costituito da cinquantotto uomini, lo scontro era dunque impari e la vittoria fu degli austriaci, con l’affondamento della nave italiana. Durante lo scontro, tutti i cittadini viestani si erano riversati sulle alture del paese per assistere al combattimento navale. Dal feroce scontro uscirono quarantatre superstiti e quindici tra morti e prigionieri.

Prima dello scontro ci fu un cannoneggiamento del castello Svevo che diede il via alla battaglia. Si è conoscenza di questo avvenimento grazie allo storico Mimmo Alita, che fece una pubblicazione di un album nel 1988, grazie a cui i viestani, soprattutto quelle delle nuove generazioni, sono venuti a conoscenza del combattimento.

A Vieste su una lapide commemorativa posta sull’edificio della delegazione di spiaggia di Vieste si ricorda questo avvenimento. Inoltre fu dedicata anche una strada “Via Turbine” per ricordare il sacrificio del valoroso equipaggio capeggiato dal comandante Luigi Bianchi che difese strenuamente la nostra patria.

Anche lontano dal loro paese i viestani si dimostrarono valorosi con le sette medaglie d’argento e le nove medaglie di bronzo assegnate ai soldati viestani in  guerra nelle trincee. Ognuno di loro, nessuno escluso, ebbe una morte gloriosa combattendo per la patria senza tener conto della  loro stessa vita per onorare la loro nazione.

Una delle testimonianze più valorose fu quella di Chionchio Matteo (carabiniere addetto divisione fanteria) che, dopo una granata nemica di grosso calibro, che provocò un incendio in un deposito di munizioni, accorse sul posto, allontanando gli esplosivi finché non rimase ferito alla mano sinistra. A lui fu attribuita una medaglia d’argento.

Un’altra testimonianza importante fu quella di Nobile Antonio (tenente compagnia mitragliatrici) che si spinse arditamente fin sotto le linee nemiche saldamente apprestato a difesa e mentre vi prendeva posizione, fu travolto e contuso due volte dallo scoppio di granate che gli resero impossibile utilizzare l’arma. Egli mise numerosi uomini fuori combattimento, con calma e fermezza cooperò per respingere il contrattacco nemico. A lui venne attribuita la medaglia di bronzo.

Dalla guerra risultarono i seguenti caduti viestani:

  • Ottantatre soldati di fanteria
  • Ventitre soldati di fanteria dispersi
  • Un soldato di artiglieria di campagna
  • Un reale carabiniere
  • Un marinaio della regia marina
  • Un soldato mitragliere
  • Un soldato del genio

A questi caduti a Vieste, proprio nei pressi del castello Svevo, venne dedicato un “Parco della Rimembranza” in cui vennero piantati alberi per ogni caduto viestano della Grande Guerra.

Foto Archivio Michele delli Santi

Alberi che non attecchirono e di cui oggi non c’è più traccia. Solo una lapide, recuperata e murata sul vecchio Municipio, ne attesta l’esistenza.

Leonardo Vescera

Classe V C CAT dell’IISS Mauro del Giudice di Rodi Garganico