Dare ascolto alle comunità del Gargano per la nomina del nuovo Presidente del Parco

La petizione su change.org, diretta a Regione Puglia ed al ministro dell’Ambiente, è stata già sottoscritta, in neppure tre giorni, da 350 sostenitori

Dare ascolto alle comunità del Gargano per la nomina del nuovo Presidente del Parco

Petizione sottoscritta da Cittadini del Gargano

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A Marzo ci sarà la nomina del nuovo Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano. Le possibili scelte appaiono frutto esclusivo di intese e accordi politici, che non rappresentano pienamente l’interesse dei cittadini e della Comunità del Parco. Per questo ci appelliamo al Presidente della Regione Emiliano, al Ministro dell’Ambiente Galletti perché questa volta possano soddisfare la nostra esigenza, ricercando una figura anche espressione del Popolo di questo territorio, da troppo tempo inascoltato. Una persona competente e stimata, non solo dalla politica, ma dagli abitanti che vivono il Parco con disagio, loro malgrado, augurando per questo territorio una migliore organizzazione delle attività dell’Ente quale motore dello sviluppo socio, economico, culturale e ambientale. Un Presidente capace di creare con noi la rete di supporto necessaria per una più autentica azione di tutela e valorizzazione dell’area protetta, un degno rappresentante dei valori autentici del Gargano, Parco Nazionale.

Questa petizione sarà consegnata a:

  • Regione Puglia
  • Ministro dell’ambiente

ECCO LE RAGIONI DI CHI HA FIRMATO

Federico Fiorentino, Italia

Competenza ambientale nella funzione e conoscenza del Gargano e dei suoi problemi. Effettivo funzionamento del parco nazionale.

Antonella D’Arnese, Italia

Perchè mi auguro che con persone motivate, che non abbiamo sono fini politici, il nostro amatissimo Parco ,possa finalmente decollare!

Michele Lauriola, Italia

Questa firma è posta in rappresentanza di RETE Territoriale Sistema Produttivo Agricolo Capitanata. Facciamo anche nostra la richiesta di Gaetano Berthoud per integrare la rete di supporto auspicata “per una più autentica azione di tutela e valorizzazione” che non sia solo dell’area protetta del Parco nazionale del Gargano”, ma dell’intero territorio della Capitanata. In questo Territorio esistono altre aree di particolare pregio naturalistico come il Parco Regionale del Bosco Incoronata, il corridoio ecologico del Cervaro, molte zone dei Monti Dauni. Esiste un patrimonio naturalistico inestimabile di rara bellezza che non può essere visto in modo asettico e avulso dallo sviluppo e dall’economia di questo territorio, ovviamente sostenibile e strategico. Esistono altri patrimoni, tra cui l’agricoltura, che vanno pure salvaguardati. Per sostenere tutto questo serve un progetto Pro Capitanata, un piano industriale territoriale, serve un sistema produttivo che faccia rete territoriale, serve un sistema politico meno debole, serve che emerga il sistema sociale meno “fragile”. Tutto questo per far si che i politici, chiamati a governare il Parco del Gargano come di altri Enti, abbiano merito, capacità, coraggio, determinazione e non siano espressione di accordi tra politici.

Anna Maria Zampino, Foggia, Italia

Io c’ero quando il Parco é stato creato ed ho conosciuto Matteo Fusilli, che lo ha fatto crescere e lo ha fatto conoscere! basta distruggere ciò che é costato tanto costruire!

Udc Cera, Italia

Per una giusta causa

Gianluca Gaggiano

Il popolo è sovrano. 

 Angelo Cera, Italia

Qualsiasi iniziativa nata dal popolo fa bene per crescere. Giusto così. Firmo convinto

Luigi Lombardi, Italia

Io firmo perché ritengo giusta la causa e perché tengo al Parco quale volano della nostra economia turistica!

Luigi Gravina, Italia

I soldi sperperati con approcci effimeri sono troppi e le forme di tutela economica, fonti anche per turismo naturalistico e di qualità, non hanno trovato le dovute attenzioni. I pastori, le poche aziende rurali presenti, ……… paesaggio e qualità tutelate da uomini che vivono di stenti debbono diventare fonti e risorse per prospettive di lavoro, di qualità dei prodotti e di …….. nuovo turismo. Il pascolo naturale, per esempio, deve diventare qualità ed eccellenza.

Luca Bottega, Italia

Elezione presidente parco del Gargano

Maria Grazia Giuliani, Italia

Voglio un presidente migliore

Domenico Ottaviano, Italia

Un ente strategico per questo territorio che va depoliticizzato e riconsegnato al Gargano. Manfredonia ha monopolizzato la carica per 15 anni, è ora di cambiare.

Matteo Prencipe, Italia

Vorrei una persona competente, conoscitore del territorio, in poche parole, un escursionista!

Daniela Tardio, Italia

Sto firmando questa petizione per solidarietà con gli abitanti del territorio

Natale Ruggieri, Italia

Abbiamo bisogno di gente competente ed onesta che conosca ed ami il nostro territorio, possibilmente lontana dai noti potentati politici. Dove la troviamo?

Gaetano Carriere, Italia

Un posto meraviglioso con tanti ricordi

 Mattea Lamargese, Italia

Amo il mio territorio e vorrei vederlo crescere!

Domenico Tancredi, Italia
 Sono un cittadino non un burattino
Nazario Peluso, Italia
 Perché è tempo che la politica vada incontro al territorio

Anna Rita Disanti, Torino, Italia

Amo il mio Gargano!

Luigi D’Arenzo, Italia

Il Parco deve essere l’espressione dei comuni appartenenti alla comunità del parco stesso e nn essere lontano da queste realtà .purtroppo ci si ricorda delle nostre comunità solo a scadenza del mandato presidenziale. Noi vogliamo un presidente che rappresenti il Gargano e che sia garganico

Pasquale Alessio Scirocco, Italia

È giusto così!

Donato Saldarella, Bari, Italia

È opportuno tenere sempre ben presente la visione delle popolazioni locali

Giuseppina Cutolo, Italia

Ricordo che il primo e sicuramente il miglior presidente, Matteo Fusilli, era garganico e profondo conoscitore del territorio.

Raffaele Carrassi, Italia

E’ una petizione giusta.

Alessandro Del Zompo, Italia

Dignità al Gargano

Alberto Ceccarini, Italia

A parte che sia una persona che si interessi del Gargano

Alfredo Bronda, San Nicandro, Italia

Per un parco migliore. Amici votate questa petizione e amiamo la nostra terra.

Alfio Nicotra, Italia

E’ giusto

Martino Nazario Specchiulli, Apricena, Italia

Il Gargano ai Garganici , giovani, non brontosauri politici riciclati!!!

Donatella Delli Muti, Italia

Firmo perché condivido le finalità perseguite!

Francesco Paolo La Torre, Italia

Firmo perché ci sia un degno Rappresentante del Parco, e con la consapevolezza di essere “cittadino fruitore”, attivo nel rispetto quotidiano di questa straordinaria risorsa.

Silvia Bressa, Italia

Voglio salvaguardare il parco nel migliore dei modi

Carla d’Addetta, Italia

Firmo perché tengo molto al parco

Maria Antonietta Di Viesti, Carpino, Italia

Firmo perché “voglio” una rivalutazione del nostro territorio e delle sue peculiarità innanzitutto a livello provinciale, quindi a seguire a livello regionale, nazionale e internazionale.

Donatella Delli Muti, Italia

Condivido pienamente le finalità perseguite

Francesco Pennelli, Italia

Perché il nostro territorio merita di più

Michele Eugenio Di Carlo, Italia

Perché ritengo che le logiche politiche che producono la nomina a presidente del Parco del Gargano non rispondono alle esigenze di tutela ambientale e di sviluppo del Gargano.

Gaetano De Perna, Italia

A noi il parco,risorsa fondamentale per rilanciare il turismo sul Gargano!!

Donato Amelii, Italia

Ritengo giusta questa cosa.

Matteo Ciavarella, Italia

Per superare la logica di una scelta solo di occupazione politica e non di merito

Salvatore Cesareo, Italia

Perché occorre nominare una persona che abbia alta sensibilità per le tematiche ambientali, che sia un politico anime, che abbia competenze specifiche e che ben rappresenti il territorio interessato dal parco.

Giuseppe Maselli, Mesagne, Italia

Amo la mia terra

Roberto Pagliara, Italia

Firmo perché il territorio è di chi lo abita ed è giusto che abbiano voce in capitolo su chi deve gestirlo

Rosella Vigilante, Italia

Perché è giusto cambiare per rinnovare: promozione, progetti e nuove idee per il parco del Gargano ringraziando sempre il vecchio Presidente per quello che ha fatto

Martina Russi, Italia

Il Presidente del Parco deve amarlo e averlo vissuto.

Michele de Pasquale, San Severo, Italia

… il nostro Gargano è una risorsa troppo importante, delicata, bella da essere lasciata nelle mani di politicanti: non si possono dare le perle ai porci (Gesù)

Valentino Piccolo, Italia

Anna Lucia Sticozzi, Sannicandro Garganico, Italia

No alle nomine politiche e piú voce alla comunità locale per le scelte strategiche che riguardano lo sviluppo del territorio

Raffaele Niro, Italia

Il Gargano è una Comunità, non una poltrona da spartire…

MICHELE PLACENTINO, Italia

Perché il PNG torni ad essere motore e non carrozzone

Michele Scirocco, Italia

Vogliamo persone nuove e piene di idee nuove che vivono il parco giorno per giorno

Michele Simone, Monte Sant Angelo, Italia

Firmo perché non si può chiedere unione dal basso con un nominato dall’alto.

Michele, Pio Di Leo, Italia

Perché il Parco deve essere un Ente degnamente rappresentato da noi Garganici e non da lobby politiche.

Enza Di Bari, Italia

FIRMO perché amo la mia terra!

Giovanna Amedei, Italia

Perché vorrei competenza professionale unita alla conoscenza vera del territorio e delle sue problematiche per far emergere quanto di più bello abbiamo

Antonio Rendina, Italia

Perché è importante connettere il parco con il popolo del Gargano.

Valeria Labellarte, Italia

Perché basta

Nazario Bizzarri, San Nicandro Garganico Italia

Gianfranco Pazienza, Italia

Perché il Parco è un bene comune.

Teresa Rauzino, Rodi Garganico, Italia

Il Parco del Gargano non può essere gestito da lobby politiche autoreferenziali. È ben altro e noi cittadini garganici lo rivendichiamo!

Michele Mangano, Italia

Concordo con le idee della petizione

Isabella Damiani, Italia

……la aspettavo da tempo!

Domenico Sergio Antonacci, Carpino, Italia

Firmo perché voglio restare

Angy Sciscio, Italia

Solo chi conosce bene il Gargano può svolgere un lavoro adeguato!!!

Tommaso Pio dell’Aquila, Vico del Gargano, Italia

La presidenza del Parco nazionale del Gargano non può essere determinata da logiche consociative o di posizionamento partitico. Abbiamo bisogno di una persona competente e capace di progettare un piano di valorizzazione del Parco coinvolgendo la cittadinanza nella sua realizzazione.

Marirosa Di Nardo, Italia

Il Gargano è un territorio che va valorizzato al meglio

Francesco Disanti, Buttigliera Alta, Italia

Il parco del Gargano deve essere gestito da chi conosce il posto, ma sopratutto da chi lo ama.

Dario Altomare, Italia

Noi per la nostra terra

FIRMA ANCHE TU!

https://www.change.org/p/regione-puglia-dare-ascolto-alle-comunit%C3%A0-del-gargano-per-la-nomina-del-nuovo-presidente-del-parco-65151102-eaee-4316-b227-127edd0040a4

Le pitture del Prayer nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Foggia (saggio di Lucia Lopriore)

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Le notizie storiche sull’Opera S. Michele e sui dipinti di Mario Prayer emergono dalla documentazione custodita presso l’Archivio Storico dell’Opera S. Michele. Va purtroppo considerato il fatto che tale Archivio negli ultimi anni ha subito un notevole depauperamento con il conseguente smarrimento della documentazione relativa al periodo in cui furono realizzate le opere pittoriche dall’autore. Tutto ciò ha consentito solo in parte di poter visionare direttamente i documenti relativi a quel periodo, ed anche le carte custodite nell’Archivio Storico della Diocesi di Foggia non riportano nulla di tutto ciò, se non qualche frammentaria notizia che emerge dall’elenco degli arredi sacri della chiesa. Nel presente studio, sono riportate solo le notizie storiche di maggiore rilievo rinvenute durante l’esame dei documenti archivistici dell’Opera S. Michele. Si ringraziano per la disponibilità prestata durante la presente ricerca: il Rettore dell’Opera S. Michele, don Cesare Cotemme; don Franco Conte, responsabile dell’Archivio Storico della Diocesi di Foggia-Bovino ed il parroco della chiesa di S. Tommaso Apostolo, don Luigi Lallo.

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La chiesa sotto il titolo di S. Michele Arcangelo fu fondata per opera del Vescovo di Foggia Mons. Fortunato Maria Farina, con voto favorevole del Capitolo della Cattedrale deliberato il 3 novembre 1929. Essa fu edificata dopo la demolizione dell’antica chiesa di S. Angelo, già elevata a parrocchia ed affidata nel 1930 ai PP. Giuseppini del Murialdo già presenti a Foggia. Ai padri fu affidata anche la cura della chiesa di S. Chiara ed in seguito quella di S. Agostino. 1 I Padri Giuseppini avevano concepito la realizzazione della chiesa con una struttura annessa che potesse soddisfare le esigenze dei numerosi fedeli. Il terreno su cui dovevano sorgere la chiesa e l’Opera omonima fu acquistato da Mons. Salvatore Bella, predecessore di Mons. Farina, con atto rogato dal notaio De Angelis il 15 giugno 1915. Per la realizzazione dell’Opera fu stipulata una convenzione fra Mons. Farina e la Pia Società Torinese di S. Giuseppe; il terreno, acquistato con l’obolo dei fedeli, aveva un’estensione complessiva di circa 13000 mq. ed era situato in Via Capozzi. Oltre alla chiesa, i padri Giuseppini prevedevano anche la realizzazione della casa e degli uffici parrocchiali, l’oratorio il ricreatorio catechistico ed altre opere assistenziali per “[…] i figli del popolo e la gioventù in genere […]”2 Nella convenzione il Vescovo si impegnava a versare un contributo per concorrere alle spese per la realizzazione dell’Opera alla Pia Società Torinese di S. Giuseppe per l’importo di L. 600.000, detratti gli anticipi già versati per i progetti ed altre spese inerenti a tale realizzazione. Il contributo sarebbe stato versato alle seguenti condizioni:

– L. 150.000 ad ultimazione delle opere in cemento armato;

– L. 150.000 ad ultimazione delle mura di riempimento;

– L. 100.000 dedotti gli anticipi al completamento delle opere di capitolato.

La rimanente somma sarebbe stata versata in rate da L. 50.000 nei quattro anni successivi alla consegna del lavoro. Mons. Farina concesse alla Pia Società tutto il materiale utilizzabile per la costruzione depositato sul terreno e ricavato dalla demolizione della chiesa di S. Lazzaro e locali annessi.3

Il vescovo, infine, accordò alla Pia Società che fossero raccolte le offerte per l’erezione dell’Opera sotto forma di lotterie, collette ecc., nonché l’enfiteusi del terreno della Parrocchia per la costruzione di altre opere giovanili secondo il programma della Pia Società ed indipendenti dalla Parrocchia stessa.4 Fu contattato l’Arch. Concezio Petrucci5 per la realizzazione del progetto che doveva essere modesto, secondo quanto stabilito dalla casa generale dei padri. I primi contatti con il progettista furono intrapresi dal Rettore dell’Opera padre Pietro Fipaldini.

Nell’archivio storico dell’Opera S. Michele tra la corrispondenza è custodita la minuta della lettera inviata da padre Fipladini che chiedeva al Petrucci, di progettare l’Opera con una spesa minima in quanto le disponibilità finanziarie della parrocchia erano esigue e tutta la realizzazione del progetto sarebbe stata effettuata con l’obolo dei fedeli. La chiesa avrebbe dovuto avere dimensioni modeste al massimo le proporzioni sarebbero state di m. 15 x 36, né avrebbe dovuto avere carattere monumentale, anzi nella sua semplicità avrebbe avuto i “[…] caratteri intonati agli stili locali (romanico) […]”.

Nella lettera il Rettore si raccomandava di realizzare il progetto al più presto in quanto la comunità era priva di una parrocchia propria.6 Il 30 maggio 1932 l’Arch. Petrucci rispose al Rettore dell’Opera ringraziandolo dell’invito rivoltogli e che avrebbe accettato volentieri di progettare l’opera soprattutto perché era legato a Mons. Farina da grande stima perché questi era strato il suo Padre Spirituale; per tale ragione assunse l’incarico promettendo che sarebbe giunto a Foggia il 10 giugno di quell’anno, e non prima dell’approvazione del Piano Regolatore della città di Catania, poiché era membro della commissione giudicatrice.

L’arch. Petrucci aveva accettato di progettare gratuitamente l’opera. Dopo la sua venuta a Foggia, l’arch. Petrucci scrisse a Padre Fipaldini pregandolo di inviargli lo stralcio del Piano Regolatore della zona in cui sarebbe sorto l’Istituto affinché esaminatolo potesse cominciare il progetto al più presto.

Nella lettera assicurava che il complesso “[…] oltre a rispondere perfettamente alle necessità fissate durante la ns/ conversazione, risponde contemporaneamente ai requisiti di economia e di bellezza quale nobile tema richiede […]”.7 La chiesa ad una sola navata a croce latina prevedeva l’abside e due altari minori. Il progetto fu esposto a Bruxelles alla Mostra Internazionale di architettura ed urbanistica organizzata dalla Triennale di Milano in accordo con l’arch. Piacentini.

Ultimato il progetto, la costruzione dell’opera fu affidata alla ditta PROVERA CARRASSI & C. di Roma, mentre per la fornitura dei marmi di rivestimento e per la pavimentazione si tenne conto dell’offerta della Soc. Generale Marmi e Pietre d’Italia. In quello stesso anno la casa generale di Roma dell’Opera S. Giuseppe, sollecitava il Rettore affinché i fedeli donassero altro danaro per completare al più presto i lavori.

Nel 1936 erano state spese per la realizzazione dell’opera lire 451.460,50 restava un saldo da versare per l’importo di lire 148.539,50. La cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 29 settembre 1934 ed infine la chiesa e l’annessa Opera furono inaugurate il 30 giugno 1936. In seguito nel campanile, dedicato ai caduti in guerra, fu installato il piancampanario concerto di 22 campane, donato dall’avv. Guido Lo Re ed inaugurato il 16 maggio 1943 nel corso della ricorrenza del 70° della fondazione della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo.

Per la realizzazione dei dipinti della chiesa tra il 1939 ed il 1940 fu contattato il pittore Mario Prayer, al quale fu affidato l’incarico; le pitture furono eseguite dall’autore tra il 1940 ed il 1942.8

Il pittore, attivo a Foggia in tale periodo realizzò contemporaneamente anche altri lavori come i dipinti per la chiesa di S. Tommaso Apostolo raffiguranti S. Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Il lavoro gli fu commissionato dal parroco don Mario Aquilino nel 1942.9 La prima opera eseguita nella chiesa di S. Michele Arcangelo è collocata al centro dell’altare maggiore nell’abside.

E’ una pala raffigurante S. Michele Arcangelo nell’atto di sconfiggere Lucifero. Fu eseguita dall’autore nel 1940 con l’obolo del benefattore sig. Sebastiano Di Giorgio; l’icona è circondata da una fascia in legno di abete.10

Sulle pareti dello stesso abside sono raffigurati i Cori Angelici come segue: rivolti verso l’abside, in basso a sinistra: Troni e Dominazioni; in alto: Serafini, Cherubini e S. Raffaele; in basso a destra: Angeli e Principati; in alto: S. Gabriele Arcangelo, Virtù, Potestà. La sacra effigie riporta la seguente iscrizione:

Sancte Micael Arch. Et omnes Sancti Angeli orate pro nobis

Nella relazione progettuale e nell’allegato preventivo di spesa, indirizzato al parroco della chiesa dall’autore si legge:

“[…] – 1° – Nel fondo: L’immagine dell’Arcangelo S. Michele eseguita all’encausto (A) sul fondo […] dorato, su tutta la superficie libera da figurazioni, con fogli d’oro zecchino 24 K., la prefazione della superficie totale di questa grande icona sarà fatta con sottostrato in minio puro […] in modo da renderla insensibile a qualunque manifestazione umida – (superficie totale mq. 42). Il preventivo di spesa per detto lavoro è di L. 5.500.

2° – Il catino dell’abside […] è previsto eseguito ad encausto, per le figurazioni rappresentanti le altre otto gerarchie di Angeli, […] mentre la superficie piana sarà trattata con gelatinite ruvida in tono avorio, […] il prezzo per questa parte di lavoro è di L. 8.000 in ragione di L. 2.000 per ogni gruppo, fondo compreso (superficie totale mq. 90).[…]”

Oltre al Coro degli Angeli l’autore dipinse anche il quadro della Madonna di Pompei, il Sacro Cuore, la Madonna del Santo Carmelo e delle Anime Sante del Purgatorio, le 14 tele della Via Crucis, S. Giuseppe, gli affreschi nelle cappelle laterali e quello nell’ingresso della chiesa sulla cantoria dedicato a Cristo Re degli Apostoli. 11 L’autore compilò anche i bozzetti per la realizzazione dei banchi con inginocchiatoi e dei candelieri in ottone dorato per l’altare maggiore e per quello dedicato a S. Lucia.12 I quadri della Via Crucis, collocati nella navata unica, fino al 1957 erano racchiusi nelle cornici di marmo.13

LUCIA LOPRIORE

 

 

L’articolo integrale “Le pitture del Prayer nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Foggia” di Lucia Lopriore), comprensivo delle note,  è leggibile in PDF e scaricabile qui:

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E se non fosse stato Sueripolo a fondare Peschici (e Vico)?

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” .. E se non fosse stato Sueripolo, con i suoi compagni d’arme, a fondare Peschici (e Vico) nel 970 d.c., come riferito dal Sarnelli (che non cita alcuna fonte specifica), ma gruppi familiari in fuga dall’isola di Lastovo (distante solo 100 km da Peschici) dopo l’attacco condotto dai Veneziani (intorno all’anno mille e con il beneplacito dei bizantini) che distrussero l’isola in quanto i suoi abitanti, dediti a sistematici atti di pirateria, avevano messo in seria crisi le rotte commerciali della Repubblica veneta?”. La croata Lastovo (oggi chiamata Làgosta), un’isola della Dalmazia, è posta in mezzo all’Adriatico meridionale, non lontano dalle Tremiti.

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Questa nuova ipotesi sulla fondazione di Peschici è contenuta in un interessante saggio di Nikolić Jakus Zrinka dal titolo “Slavi ma non schiavi”.
L’autrice porta a sostegno della sua tesi la circostanza che dai cartolari dell’ abbazia di Tremiti del 1023 e 1043, che fanno riferimento a donazioni di abitanti slavi di Peschici e Devia, emerge l’esistenza di una comunità fortemente strutturata con a capo anche uno zupan (di Devia).
Nikolić Jakus Zrinka è una docente associata del Dipartimento di Storia – Facoltà di scienza umanistiche e sociali – dell’Università di Zagabria, presso cui tiene corsi di storia medievale della Croazia e sulle famiglie e la nobiltà croata di quel periodo storico.

Il saggio, segnalato alla nostra attenzione dal colonnello Vincenzo Tedeschi, è stato tradotto (dall’inglese in italiano) da Day Gilles Trinh Dinh.
Grazie ad ambedue!

Ecco il saggio in Inglese

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e in Italiano

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Una storia secolare, quella dell’origine slava di Peschici, culminata nel vocabolario Latino-Croato,  opera di Giacomo Micaglia,  nativo del piccolo paese garganico, che i gesuiti usarono per portare la Controriforma in Croazia 

QUANDO A PESCHICI GLI SLAVI ERANO DI CASA

Armando Petrucci, nell’introduzione al “Codice diplomatico di Tremiti”, afferma che fra il X e XI secolo il mare Adriatico fu un elemento unificante, una sorta di ponte per le opposte sponde del Gargano e della Dalmazia: i contatti e gli scambi commerciali delle popolazioni che le abitavano erano frequentissimi.

E’ certa l’esistenza, fin dal VII secolo, di una via marittima avaro-sklavena dalla Dalmazia al Gargano, trafficata ancora nel X sec.; al 962 risale la presa di Siponto da parte del rex sclavorum Michele Visevic.

Una conquista pacifica perchè gli Slavi dalmati avevano stabilito sul Promontorio delle vere e proprie colonie a Peschici e a Devia (tra i laghi di Lesina e Varano).

Il nome di Peschici del resto significa “sabbia fine”; il toponimo slavo Pjeskusa indica un suolo sabbioso (sulla costa dalmata la lunga penisola di Pelisac era chiamata in italiano Sabbioncello).

Il dialetto ha conservato vocaboli illirici, individuati già nel 1956 dal glottologo tedesco Gerhard Rohlfs.

La colonia di Devia era costituita da un gruppo di piccoli proprietari guidati da uno iuppano (ancora negli anni Cinquanta lo zupan era il capo- villaggio in molte regioni della ex Iugoslavia); di fatto indipendente dall’imperatore bizantino.

Questa comunità prosperò fino alla dominazione normanna, intrattenendo ottimi rapporti con gli slavi di Peschici e soprattutto col monastero di Tremiti.

I benedettini fondarono, proprio in quel periodo, numerosi monasteri sulle isole antistanti la costa dalmata: la Dalmazia e la Puglia adottarono lo stesso tipo di scrittura, la beneventana di Bari, o dalmata, grazie alla diffusione che ne fecero i monaci tremitesi.

Ma gli slavi tornarono e in massa a Peschici e nel Gargano più tardi, verso la fine del Quattrocento, per sfuggire all’incombente dominazione turca.

Nel 1592 il canonico lateranense Timoteo Mainardi, nel regesto “Raggioni di Santa Maria di Tremiti”, parlando di Peschici affermò che, prima della rifondazione slava, avvenuta nel 1500, vi erano solo la Torre dellj Prigionieri e poche casette dentro Peschici vecchia. L’intero nucleo abitativo fu dunque ricostruito d della Piazza sino al Castello.

I Morlacchi ( gli slavi erano chiamati così) vi fabbricarono anche poderose mura di cinta e Peschici divenne il baluardo dei paesi vicini contro gli attacchi saraceni, prima che fossero edificate le torri di Montepucci, Calulunga ed Usmai, in collegamento con tutte le altre del sistema difensivo pugliese.

In un documento del 1618 presente nell’Archivio di Stato di Foggia, il sindaco di Peschici Matteo de Boscio, riferendosi agli Schiavoni e adventitij, li ritiene pienamente meritevoli del favorevole trattamento fiscale riservato loro da Alfonso I d’Aragona, “perché ha più d’anni cento che per loro e loro predecessori questa terra  abbitata, hanno fabricato le muraglie di essa, fatto la terra che prima non vi era, sono stati sempre reali e fideli di Sua Maestà”.

I Morlacchi erano stati esentati per venti anni dal pagamento dei fiscali da un privilegio di Carlo V, confermato da Filippo Il con la seguente motivazione: Peschici era stata il baluardo delle Terre vicine  e “I suoi abitanti, prima che fossero edificate le torri viceregnali, in ogni occasione avevano “ammazzato più turchi che andavano dipredando in queste marine”.

Non casualmente dunque il primo dizionario latino-italiano-croato pervenutoci è opera di Giacomo Micaglia, un gesuita nativo del piccolo paese garganico, e probabile antenato di Pietro Giannone. Egli si definiva slavo di lingua, italiano di nazionalità ed originario, appunto, di Peschici; un religioso pronto a utilizzare la propria conoscenza della lingua per collaborare a un’iniziativa che, da una colonia, tornava alla madrepatria. Il dizionario servì infatti ai Gesuiti per la riconquista cattolica della Croazia: fu pubblicato nel 1649-51, in piena Controriforma.

Erano gli anni in cui a Peschici e a Vieste furono istituiti dei consolati, che mantennero dal XVI al XVIII secolo rapporti e collegamenti diplomatici tra le comunità slave in esse presenti e la città di Ragusa (Dubrovnik).

Solo la fine delle libertà ragusee con l’annessione all’impero napoleonico nel 1804, e la lenta progressiva assimilazione delle comunità slave del Gargano, misero fine a questa storia. Che sopravvive nei toponimi: dove se non a Peschici possiamo ancora trovare nella toponomastica i nomi di Sarbiche e Cruateche?

TERESA MARIA RAUZINO

Torre di Belloluogo (Lecce) ridotta a discarica. L’appello-denuncia di Beniamino Piemontese

18 ottobre 2016

APPELLO-DENUNCIA

S.O.S. TORRE DI BELLOLUOGO

A Lecce, la Torre di Belloluogo non ha pace… e nemmeno io!!!

 

di Beniamino Piemontese

(socio fondatore dell’Osservatorio Torre di Belloluogo)

 

La Torre di Belloluogo a Lecce

 

APPELLO-DENUNCIA

S.O.S. TORRE DI BELLOLUOGO

A Lecce, la Torre di Belloluogo non ha pace… e nemmeno io!!!

 

di Beniamino PIEMONTESE

(socio fondatore dell’Osservatorio Torre di Belloluogo)

 

La Torre di Belloluogo non ha pace… e nemmeno io!!!

Da pochissimi mesi il Comune di Lecce ha affidato ad una società privata  (anzi, esattamente, ad una a.t.i. associazione temporanea di imprese) l’intero complesso monumentale della Torre di Belloluogo, di proprietà pubblica comunale, comprendente oltre allo splendido monumento trecentesco più importante della città, e persino dell’intero Salento, qual è la Torre di Belloluogo, appunto, anche gli altri edifici storici che costituiscono le sue pertinenze, come anche il grande Parco di Belloluogo che si stende intorno alla stessa Torre per circa 12 ettari (almeno questa è l’area verde complessiva di proprietà del Comune di Lecce).

Nel mio sopralluogo effettuato nella serata di ieri, lunedì 17 ottobre 2016, ho avuto la disgrazia di trovarmi di fronte ad un gravissimo scempio compiuto da ignoti (???), da vandali sciagurati ed irresponsabili (oltre che ignoranti) che hanno riversato nel fossato circostante la Torre di Belloluogo una enorme quantità di materiali di ogni sorta, tonnellate e tonnellate di rifiuti (pietre, mattoni, terra, alberi e rami secchi, cancellate di ferro e tanto altro ancora…), materiali provenienti da chissà dove, forse persino dall’area del Parco attorno alla Torre, trasformando in una fetida ed immonda DISCARICA il suggestivo ed imponente fossato che dall’epoca della fondazione della Torre di Belloluogo, quindi da circa 7 secoli, è sempre stato pieno delle acque sorgive di una prodigiosa falda acquifera che contribuisce, e non di poco, a rendere ancora più affascinante, suggestiva ed unica la bellezza di questa Torre e del suo complesso monumentale.

Non servono altre parole per esprimere il mio disgusto e la mia rabbia per questa situazione allucinante, incredibile a vedersi ed anche a dirsi, tant’è orribile.

Le dieci fotografie che fanno seguito a queste mie parole (e che allego al mio APPELLO-DENUNCIA) sono la documentazione inoppugnabile di quanto dico e che valgono più di ogni altra cosa a rappresentare lo scempio compiuto presso la Torre di Belloluogo, sono state da me scattate ieri sera nel corso del mio allucinante sopralluogo.

Queste immagini fotografiche costituiscono una parte integrante del mio presente ed accorato appello-denuncia.

Contro gli ignoti (fino a questo momento) responsabili di tanto scempio va la mia più ferma netta e sdegnata condanna per questo gesto di inaudita gravità.

A tutte le autorità competenti, ed in primo luogo al Sig. Sindaco di Lecce che rappresenta il Comune di Lecce che è il proprietario del bene pubblico monumentale artistico, storico e culturale della Torre di Belloluogo, rivolgo il mio pressante ed urgente appello perché venga fermato immediatamente questo scempio e possano essere nel più breve tempo possibile, individuati e puniti i responsabili.

Beniamino Piemontese

(socio fondatore dell’Osservatorio Torre di Belloluogo)

Lecce, 18 ottobre 2016

 

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Torre di Belloluogo  – Lecce, 17 ottobre 2016

Foto di Beniamino Piemontese

 

 

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Torre di Belloluogo (17 ottobre 2016)

Foto di Beniamino Piemontese

LECCE

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Kàlena. La storia di quello che siamo (articolo di Francesco A. P. Saggese)

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A qualche settimana dalla conclusione del censimento 2016 dei “Luoghi del Cuore del Fondo Ambientale Italiano” e a qualche migliaio di voti dal podio, riprendo carta e penna per parlarvi dell’abbazia di Kàlena. Non credo nei miracoli, ma ritengo che le cose possano cambiare quando i cittadini lo vogliono davvero.

Ho già scritto dell’importanza di questa ‘battaglia culturale’ di fronte all’immobilismo pubblico e privato, come pure dell’importanza di questa battaglia tutta garganica, perché credo – come tanti – che questo patrimonio, sito nell’agro di Peschici, appartenga al Gargano intero.

E sono in tanti a sostenere questa battaglia: lo hanno fatto e lo fanno ciascuno a modo proprio, con l’intento comune di ridare vita all’abbazia; da ultimo si è aggiunto l’appello lanciato su Striscia la Notizia da Teresa Maria Rauzino, tenace sentinella dell’abbazia.

Sono tanti i sostenitori, dicevo, ma ne servono di più, ancora di più. Serve il sostegno di ognuno. Mentre vi scrivo l’abbazia è collocata al 80° posto della classica totale dei “Luoghi del Cuore F.A.I. 2016” – comprendente i voti on-line e cartacei – con 1852 voti, e al 34° posto per i voti web con 777 voti.

E mentre vi scrivo l’abbazia se ne sta lì nella sua piana, con le porte chiuse, sola, abbandonata alle incurie del tempo, alla noncuranza degli uomini, agonizzante.

Abbiamo già perso quasi tutto degli altari, delle cripte, dell’abside, delle sue antichissime campane, i cui rintocchi “erano segnali di gioia, di dolore, di pericolo e di momenti di raccoglimento e servirono per unire e formare la nostra piccola comunità nella fede e nella cultura” come scrive Enzo D’Amato in Salviamo Kàlena. Un’agonia di pietra ( Atti del convegno di Studi 8 settembre 2002 – Peschici, a cura di Liana Bertoldi Lenoci, Edizioni del Parco, p. 100): abbiamo così anche perso la sua voce.

Ora siamo rimasti noi, la nostra voce, le nostre azioni, la nostra buona volontà. Sta a noi sciogliere il nodo peggiore di questa lunga storia, quello dell’indifferenza.

A scalare la classifica dei “Luoghi del Cuore del F.A.I.” ci sono tutte quelle persone che vorrebbero vedere difesi, valorizzati e recuperati i luoghi abbandonati come Kàlena.

Sul Gargano quanti siamo? Un mistico indiano ricorda che diventeremo ciò che cerchiamo continuamente di essere. E noi che ci definiamo ‘garganici’, cosa vogliamo essere e quanto siamo disposti ad adoperarci per cominciare a scrivere il finale che Kàlena – insieme a tanti altri ‘luoghi’ abbandonati – si merita, ridando così a questo luogo il posto giusto nella storia.

“Sarebbe certo un grave errore lasciarlo cadere nell’oblio per ignoranza o per ignavia, quasi che fosse una terra senza storia” (Pasquale Corsi in Salviamo Kàlena, p. 66). Ha detto bene Corsi. Kàlena è da troppo tempo vittima e prigioniera d’inettitudine, di carte bollate, di assenze, di inciviltà, e la sua liberazione sarà un contributo alla ricchezza di un territorio e alla sua stessa civiltà.

Dobbiamo allora ritornare a sensibilizzare cittadini, associazioni e istituzioni sulla tutela e sulla valorizzazione di questo immenso patrimonio storico e artistico.

Ricordatevi che tutto ciò è ancora possibile, anche attraverso un voto ai LUOGHI DEL CUORE DEL F.A.I. 2016 fino al 30 novembre.

Un voto che si può esercitare in due modi: sul web a questo indirizzo: http://iluoghidelcuore.it/luoghi/4248 (una volta cliccato sul link è necessario registrarsi e confermare la registrazione sulla propria posta elettronica e poi votare, non basta quindi un semplice ‘mi piace’); attraverso la sottoscrizione degli appositi moduli predisposti dal F.A.I.

L’Abbazia di Kàlena ha scritto la storia di quello che un tempo siamo stati, di quello che siamo, di quello che saremo, non dimentichiamolo mai.

Francesco A. P. Saggese

Vota ABBAZIA DI KALENA, PESCHICI (FOGGIA) – I Luoghi del Cuore  http://iluoghidelcuore.it/luoghi/4248
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A Cagnano un centro antiviolenza dedicato ad Antonietta Caruso (articolo di Leonarda Crisetti)

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Dal 22 ottobre 2016 il comune di Cagnano Varano si dota di uno sportello centro antiviolenza (CAV) che sarà d’aiuto sia alle donne del Gargano segnate dalla violenza fisica e verbale, sia ai figli delle donne maltrattate e persino uccise, che vivono la violenza di riflesso. È intestato ad Antonietta Caruso, che rappresenta il primo caso di femminicidio nel Gargano che si ricordi: nel 1965 all’età di 23 anni, la giovane donna peschiciana è stata infatti uccisa per mano del “fidanzato”- padre del bambino che probabilmente aveva l’età di 4 anni, gettata in mare da una rupe. Lo sportello, sito al palazzo municipale, apre una volta a settimana, di giovedì, dalle ore 16.00 alle ore 19.00 – fa sapere l’assessora alle politiche sociali, insegnante Mariella Scanzano, che dà inizio alla cerimonia d’inaugurazione, poco dopo le ore 17,30, con un brevissimo e suggestivo video che, attraverso immagini in movimento, suono e versi, narra la condizione sofferta della donna soprattutto di colore, condizione che però non ha impedito a diverse donne di emergere e di offrire il proprio contributo al progresso dell’umanità.

Lo sportello – precisa Beatrice Cannarozzi intervenuta in qualità di presidente del CAV “Antonietta Caruso” – intende sensibilizzare, prevenire, informare sulla violenza, promuovere la cultura della non-violenza, sostenere le donne nel percorso di autoemancipazione, aiutandole ad uscire dalla condizione di inferiorità. Si avvale del contributo delle istituzioni, di personale specializzato (psicologi, legali, assistenti sociali …), delle forze dell’ordine e di ogni persona sensibile alla condizione di inferiorità della donna.

L’amministrazione comunale ha aderito ai programmi antiviolenza della regione Puglia [L. R. 29/1014]– che sotto questo profilo può dirsi all’avanguardia in Italia insieme a poche altre regioni – e deciso di attivare questo servizio d’ambito di zona per la precisa motivazione di contrastare ogni forma di violenza sulle donne e sui minori attraverso la prevenzione e la sanzione, collaborando con i paesi viciniori e utilizzando le risorse che la legge mette in campo – informa il sindaco Claudio Costanzucci Paolino, la cui amministrazione, avendo già inaugurato un circolo per anziani intestandolo a “Carmelo Palladino” – che è stato tra i primi ad individuare nella questione sociale il vero problema dell neonato stato italiano -, dimostra di prestare attenzione ai problemi delle fasce più deboli della popolazione.

Non tutti i comuni hanno risposto all’appello della regione – puntualizza l’avvocatessa Maria Pia Vigilante, presidente dalla “GIRAFFAH!” Onlus di Bari che collabvora al progetto – perché la necessità di avere un servizio per contrastare la violenza di genere è sottovalutata e di fatto a dominare nella società è ancora il maschio. I dati ISTAT dicono invece che in Puglia ogni giorno viene violentata una donna su tre, che le donne subiscono ogni forma di violenza, che la violenza attraversa ogni ceto sociale e si fa subdola e sottile nelle sfere più elevate. Aggiunge che chiunque, in qualsiasi ora del giorno, può chiedere aiuto per sé e per gli altri, chiamando il 1522; che le donne che si rivolgono al CAV sono coraggiose perché decidono di interrompere il circuito della violenza per sé e per i propri figli, costretti a subire indirettamente la violenza nel teatro della propria cosa, perché è dentro le pareti domestiche che spesso la violenza si consuma.

Sul mondo dell’infanzia costretta a subire la violenza riflessa fa il punto infine l’assessora alle politiche sociali, la quale ama immaginare un mondo di adulti che si fanno abbraccio intorno ai bambini, posti al centro di un cerchio di persone che li curano e si premurano di insegnare loro i valori della vita. Affinché tale mondo diventi una realtà è però necessario promuovere una cultura nuova, che dia spazio al dialogo e alla collaborazione, valorizzi l’educazione di genere, non permetta che le bambine vengano messe a zittire, insegni alle donne il rispetto di se stesse. Per questa ragione l’amministrazione comunale di Cagnano dei progetti visionati ha deciso di privilegiare i punti che riguardano la prevenzione e l’attenzione al mondo dei bambini, dei fanciulli e degli adolescenti.

È duqnue importante che le donne maltrattate, molestate, picchiate, stuprate, offese, insultate, denigrate, private del diritto di parola, … violentate, sappino che, se lo desiderano, potranno essere accompagnate nel percorso che le condurrà fuori dalla violenza; che il CAV con sede a Cagnano offre servizio di prima accoglienza (ascoltando e sostenendo le richieste d’aiuto), di sostegno psicologico (qualora ne facciano richiesta), di consulenza legale (se c’è necessità di denunciare, chiedere la separazione o altro), di orientamento nel mondo sociale e lavorativo, per aiutarle a recuperare l’autostima e la fiducia in sé e ad essere indipendenti economicamente.

A impreziosire la serata d’inaugurazione del circolo antiviolenza, i contributi di giovani artisti talentuosi di Cagnano Varano: Carolina Tancredi al sax, Francesco Monaco al piano, Alida Zogli che declamaversi declinati al femminile, Carmel Aurora Bocale che cantato la condizione femminile con la sua bellissima voce.

Tutti i convenuti danno spazio infine all’ottimismo e contagiano il pubblico presente in sala, alimentando la convinzione che dalla violenza si può uscire, a patto che si cominci a costruire una “nuova grammatica” fatta di regole condivise dalle mamme e dai papà, dalle associazioni e dalle istituzioni, … con il contributo indispensabile degli uomini.

Leonarda Crisetti 

TERRE & TERRITORIO: UN CONVEGNO PER PREVENIRE I RISCHI IDROGEOLOGICI DEL GARGANO

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Il Convegno “Terre & Territorio: Inchieste o Prevenzione?”, organizzato il 22 ottobre dagli Ordini dei Geologi, degli Avvocati e degli Architetti pugliesi nell’Auditorium dell’Istituto superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico, è iniziato con un breve video di intenso impatto emozionale. Immagini tragiche dell’incendio di Peschici del 2007, dell’alluvione del Gargano del 2014, fino agli ultimi preoccupanti eventi dell’estate 2016 a Lido del Sole, hanno ricordato al pubblico presente l’estrema fragilità del Gargano. Un territorio violato da eventi catastrofici in cui l’uomo è stato spesso corresponsabile, con interventi che non hanno affatto rispettato l’ambiente. Eventi che hanno avuto costi pesanti, e che non vanno rimossi dalla memoria collettiva. Per non dimenticare mai le persone che, in quelle tragiche circostanze, hanno perso la vita.
“Il Gargano è un territorio che evidenzia un’estrema vulnerabilità, e non soltanto dal punto di vista idrogeologico – ha spiegato la geologa Giovanna Amedei, coordinatrice dell’evento – Spesso dimentichiamo che il nostro promontorio è anche una zona ad altissimo rischio sismico”.
Dopo i saluti dei presidenti degli Ordini professionali (l’arch. Gaetano Centra, l’avv. Domenico Afferrante e il geologo Domenico Impagnatiello), che hanno ribadito la necessaria sinergia tra le diverse figure professionali per efficaci interventi di sistemazione idrogeologica, ma anche l’importanza della celerità dei lavori di ripristino da realizzarsi, ci sono state varie relazioni di carattere tecnico.
Gianluca Ursitti, presidente della Camera Penale di Foggia, con una incisiva esposizione supportata da ampia casistica, ha spiegato come la Legge, oggi più che in passato, venga in difesa del Territorio con l’introduzione di reati prima impuniti come il reato ambientale. Ma tutto questo non può bastare perché, con il tempo, potrebbero scoprirsi criticità insospettate; basti pensare al largo utilizzo, consentito in passato, dell’amianto, oggi rivelatosi cancerogeno. Certamente le Inchieste sono utili come mezzo per individuare le eventuali responsabilità a tutela del territorio, ma alla luce degli ultimi eventi la prevenzione è più che mai necessaria.
Il presidente del Consorzio di Bonifica del Gargano, Giovanni Terrenzio, ha illustrato l’interesse dell’Ente alla tutela e prevenzione del territorio, evidenziando, con dati alla mano, a che punto siano le progettazioni e le gare espletate, ammettendo però che alcuni lavori non potranno essere avviati prima di sei mesi, per i lunghi tempi necessari a ultimare tutti gli adempimenti burocratici previsti dalla normativa.
Altrettanto utile ed esaustivo l’intervento dell’arch. Gianfranco Merafina della Regione Puglia che, con delle efficaci slide, ha illustrato i dati aggiornati degli abusi edilizi sul Gargano: nel 2014 sono stati 174 i casi denunciati, 159 nel 2015, e 147 fino al mese di settembre del 2016. I dati del triennio 2014-2016 sono abbastanza confortanti per l’area garganica, perché di fatto evidenziano una diminuzione dell’abusivismo proprio nelle località interessate dall’alluvione del 2014, ad eccezione di una città, che detiene la “maglia nera”: l’unico incremento che si è avuto finora nel 2016 si è registrato a Vieste. Un maggiore controllo del territorio, nonché la consapevolezza di alcuni privati che di fatto hanno provveduto spontaneamente ad alcuni abbattimenti, hanno creato una piccola riduzione del fenomeno, ma bisogna sicuramente fare di più.
Barbara Valenzano (direttrice del dipartimento mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della Regione Puglia), ha precisato, nel suo intervento, come i fondi stanziati per eseguire i lavori di ripristino e messa in sicurezza idrogeologica non siano ancora stati spesi. Di fatto, a due anni dall’alluvione del 2014, mancano ancora le progettazioni esecutive per poter dare corso agli stanziamenti, che ammontano a ben 212 milioni di euro! Un vero peccato perché se da parte degli Uffici tecnici comunali non verranno accelerati i tempi di consegna degli elaborati richiesti, molti finanziamenti rischiano di tornare al mittente, con ulteriori danni (e tagli in termini economici) per eventuali altre tranche di finanziamento da parte della Unione Europea. La Valenzano ha sottolineato che gli uffici tecnici regionali sono a disposizione per venire incontro alle esigenze dei Comuni, e che i fondi succitati (cui si sono aggiunti stanziamenti per altre emergenze) sono ancora pienamente disponibili.
Tra i rappresentanti politici, da registrare la presenza e gli interventi dei consiglieri regionali Giannicola De Leonardis e Rosa Barone; entrambi hanno manifestato la piena disponibilità ad intraprendere nuove strategie per evitare la perdita dei finanziamenti, nonché la necessità di creare un clima di collaborazione generale. Rivolgendosi agli studenti del Corso CAT (Costruzioni, Ambiente e Territorio) e alle ragazze del corso Iter dell’Istituto superiore ospitante il Convegno, Rosa Barone ha ribadito la necessità di una nuova cultura della legalità. Bisogna imparare a farlo ripartendo dai più giovani, che devono comprendere l’importanza di preservare questi luoghi bellissimi, che possono dare certezza lavoro e futuro proprio alle nuove generazioni, oggi costrette ad emigrare all’estero come i loro nonni e a spendere lì la loro professionalità.
Presenti al Convegno anche l’associazione FARE AMBIENTE, con Marcello Amoroso, e il movimento NO TRIV, con Raffaele Vigilante; entrambi i rappresentanti ambientalisti hanno manifestato la loro vicinanza all’idea della prevenzione e ribadito la necessità di vigilare sempre sul territorio, e di non snobbare, come è stato fatto recentemente, lo strumento dei referendum popolari, specie quando sono in atto azioni altamente lesive dell’integrità ambientale del nostro mare e del nostro territorio. Vigilante ha ricordato come proprio il Gargano, in cui pure il movimento contro le trivellazioni era molto forte, abbia avuto la più bassa percentuale di votanti al referendum No Triv, impedendo di raggiungere il quorum.
Sponsor dell’evento la Fasso Bortolo, la cui mission aziendale è stata presentata al pubblico dal responsabile tecnico commerciale Paolo Catalano.
Giovanna Amedei, su richiesta dei presenti, ha invitato tutti al prossimo anno, auspicando la qualificata presenza di altri ordini professionali che hanno già manifestato la piena disponibilità alla collaborazione.

Teresa M. Rauzino