LIDIA CROCE:IL BAMBINO “IRRADIATO” E’ ANCHE TUO

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  1. La tela realizzata a "sanguigna" dalla scultrice Lidia Croce per il Convegno dell’AAG (Associazionismo Attivo Garganico; ndr) sulle navi dei veleni “a perdere” affondate al largo del Gargano, “Il bambino irradiato è anche tuo”, ha suscitato molta emozione. A interpretarla, le “parole” incisive ed efficaci della scrittrice toscana Elisabetta Bricca e della poetessa Rosanna Maria Santoro:"Da tempo abbiamo troncato il cordone ombelicale con la madre terra. Quel filo invisibile, ma forte, chiamato coscienza è stato spezzato. Chiamati uomini, noi, abbiamo calpestato l’incanto dell’innocenza. Non guardiamo più al mondo con gli occhi di un bambino, ma con la vista annebbiata di un vecchio. Cosa rimane dello stupore del mondo?“L’armonia, la bellezza, il rispetto non sono ormai che parole a perdere, come le navi affondate al largo del Gargano. Una catastrofe ambientale che dovrebbe richiamare l’attenzione sulla salvaguardia della salute pubblica e invece rimane un episodio da archiviare nelle nostri menti ormai sopite.“Il bambino irradiato è anche tuo” è la sanguigna della scultrice Lidia Croce che, con il suo tratto incisivo e grottesco, arriva come uno schiaffo violento. Un’opera che mette al centro un bambino colpito da frecce radioattive, come un agnello sacrificale sull’altare del cinismo, e riprende il danno ambientale e umano provocato dalle scorie diffuse. “Un ponte di degrado, sotto un sole malato, che unisce le navi, il bambino e la flora ittica in una ‘liaison’ pericolosa e mortale. Un’opera che è un appello a scuotere le menti, a superare gli individualismi, e a preservare ciò che di più prezioso ci appartiene: la vita.”Elisabetta Bricca“Io, questo Gargano lo conosco. Lo vivo nel cuore e lo vedo negli occhi di mio figlio. Questa è una terra che se non vedi, non ti fai scorrere nelle vene, non la capisci. Pensare al mio futuro, al futuro di mio figlio, ricordando che suo nonno è morto di leucemia, mi porta alla mente… una strana coincidenza. La “sanguigna” la sente chi vive su questa roccia. “Mi dispiace. Forse sono dura, ma avere un bambino di due anni che si bagna nelle acque di questo mare e poi scoprire che sono contaminate non è come vivere altrove e vederlo nella distanza senza esserci dentro. La cosa che mi atterrisce è sapere che questo non sarà un male non solo per il mio bambino, ma per tutti quelli a cui ho dato una carezza. “Assisto impotente a qualcosa che fra un po’ di tempo cadrà nel dimenticatoio. Perché ancora si farà silenzio, e quei pochi urlatori che continueranno, lo faranno senza ottenere nulla. La viltà sta nel silenzio di chi assiste a tutto facendo chiacchiere che non portano da nessuna parte. Il problema? Agire. Il problema? Gli interessi in gioco. “Applaudo l\’artista, ma il mio applauso sarebbe vero e avrebbe senso se quest\’opera servisse a smuovere gli animi e non a un mero atto di pubblicità e promozione. Scusatemi, ma io ho vissuto sulla mia pelle il sapore dell\’omertà e ho constatato che quando ci sono troppi interessi in gioco, nessuno si muove. Dopotutto, perché dovrei farlo io? “Me lo sono chiesta mille volte quando ho visto lo scempio di una terra meravigliosa di fronte all\’indifferenza dei suoi figli. Perché io, che sono di un altro posto, che non ci guadagno che emarginazione in un contesto in cui vigono regole a me estranee? “Perché io sono come tanti che hanno un figlio a cui vogliono dare non solo un mondo migliore, ma un esempio da seguire che non è quello di stare immobili a osservare, o dire. Sarebbe opportuno scendere in campo. Basta convegni e parole. Risultati tangibili da chi vuole il mio voto, non meri atti che sono polvere negli occhi.” Rosanna Maria Santoro

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