Ampezzo di Cadore e l’Europa del ‘500 a confronto. La presa del Castello di Botestagno, 1511

Convegno storico internazionale Italia-Austria, organizzato da Liana Bertoldi Lenoci a Cortina d’Ampezzo il 29-30 agosto 2011

 Ampezzo di Cadore e l’Europa del ‘500 a confronto 

La presa del Castello di Botestagno, 1511

 

Convegno storico internazionale Italia – Austria – Cortina d’Ampezzo 29-30 agosto 2011

Grand Hotel Savoia     

 

 
Matthias Burglechner. Innsbuck, Museum Ferdinandeum. Il castello di Botestagno

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” ( art. 9 Costituzione Italiana).

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art. 33, comma 1, Costituzione Italiana).
 

Ispirandosi a questi principi, che sono tra i principi fondamentali della Costituzione Repubblicana e che hanno indotto la dottrina a considerare lo Stato italiano uno “Stato di cultura”, i promotori hanno organizzato il convegno storico internazionale Italia-Austria “La presa del Castello di Botestagno. 1511”.

I promotori di questo importante incontro culturale sono onorati per il conferimento di una medaglia di partecipazione del Presidente della Repubblica, on. dott. Giorgio Napolitano, che ha apprezzato il programma del convegno. Storia di un territorio montagnoso di confine del quale dobbiamo e ci fa piacere raccontare le tappe narrative e  il percorso storico.

 

Può sembrare strano  che la disastrata Europa  del secolo XVI, periodo denso di avvenimenti fondamentali per la storia europea e di tutto il mondo conosciuto di allora, abbia coinvolto  anche una piccola valle di montagna, la valle d’Ampezzo,  ultimo settore di quel Cadore che inizia alle sorgenti del torrente Boite per concludersi alla sua confluenza con il fiume Piave. Quest’aspetto riguarda però, principalmente, la geologia.  Questa, non va dimenticato, perché è quella parte della storia dei luoghi che ne condiziona ineluttabilmente il futuro economico e la storia sociale, la storia nella sua totalità. Infatti, una valle, attraversata da un torrente nel quale confluiscono da destra e da sinistra diversi corsi d’acqua non può essere che fertile e, pertanto, l’uomo vi si stanzierà, la renderà produttiva. Ne consegue che, prima muovendosi lungo i torrenti, strade primordiali, poi costruendo sentieri percorribili a piedi o con cavalli, l’uomo creerà le prime rudimentali reti stradali.

Questi percorsi commerciali di breve respiro rappresentano una prima rete stradale che inserisce la valle d’Ampezzo nella storica, successiva rete stradale romana, lungo la quale camminano oggi tante delle nostre strade asfaltate. Gli eserciti di tutto il mondo hanno sempre marciato, oltre che sulle strade militari, anche sui percorsi commerciali, soprattutto se rappresentavano delle scorciatoie, forse militarmente sguarnite o quasi. La strada, che da Dobbiaco andava a Pieve di Cadore e poi Venezia, era una di queste scorciatoie per raggiungere i territori veneziani, evitando l’importante e presidiata valle dell’Adige. Per questo motivo, Massimiliano I° d’Asburgo scelse questo percorso, sia nel 1508 che nel 1511. Questa sua scelta di comodo coinvolse Ampezzo di Cadore nella storia europea e le conseguenze che ne derivarono modificheranno la posizione del confine. Ampezzo di Cadore sarà aggregata all’Impero asburgico il cui ruolo, nella scacchiera degli equilibri politici europei,  era di notevole rilevanza  e tale resterà fino alla fine della prima guerra mondiale.

 

Di quanto accadde nel 1508 è stato ampiamente riferito nel convegno italo-austriaco organizzato dalla Fondazione Tiziano Vecellio e Cadore, nel 2008, con la pubblicazione di un corposo volume di Atti. Di quanto accadde ad Ampezzo di Cadore, nel 2011, riferiranno studiosi italiani e austriaci a confronto, il 29 e 30 agosto 2011, a Cortina, ospiti del Grand Hotel Savoia, grazie alla cortese e saggia disponibilità del dott. Santino Galbiati, da decenni molto attento nel promuovere cultura di alto livello scientifico a Cortina. Questo secondo appuntamento sulla storia del Cadore è promosso sempre dalla Fondazione e dalla Sezione Veneta del Centro Studi Storici e Socio-Religiosi in Puglia: la Puglia e il Veneto condividono una storia secolare tutta da studiare. Castel del Monte, la Corona di Puglia, è stato costruito da Federico, imperatore germanico, Venezia alleverà i cavalli arabi da combattimento nella “Cavallerizza”, masseria di Conversano in Puglia. Forse, gli stipendi dei capitani veneti di Botestagno o Podestagno erano pagati con denaro proveniente dai guadagni dei mercati pugliesi: una piccola-grande storia tutta ancora da scrivere! 

 

Le relazioni porranno particolare attenzione agli avvenimenti dell’epoca evidenziando appunto il contesto europeo, sconvolto sia sul piano degli equilibri politici, che sul piano degli equilibri religiosi. Equilibri, che saranno messi in discussione da Lutero, 1517, quasi in coincidenza con la morte di Massimiliano I°, 1519. Sono quelle tesi che spezzeranno per sempre il monopolio cattolico innescando scontri religiosi inenarrabili e crudeltà inaudite, che si protrarranno nei secoli successivi. Ampezzo di Cadore sarà coinvolta, anche sotto quest’aspetto, con un processo a una strega nei primi anni del ‘600. Un ‘500 allungato.

 

Ovviamente la lungimiranza diplomatica degli Asburgo, usata con tutti i popoli sottomessi dell’Impero, riconobbe le libertà locali e i privilegi ampezzani. Questo garantiva la fedeltà delle popolazioni sottomesse di tutto l’Impero e garantirà anche quella della popolazione ampezzana e il suo futuro quieto vivere. Soprattutto la libertà di commerci del legname con Venezia. Fondamentali sotto quest’aspetto le secolari istituzioni regoliere. Tutti questi aspetti saranno esposti nelle diverse relazioni del convegno di Cortina.

 

Un convegno scandito secondo tappe precise, che rispondono alle domande, cui dovrebbe rispondere l’articolo di un giornale, nel riferire un avvenimento, in questo caso ,”la presa del Castello di Botestagno,1511”; “quando”, “dove”, “chi”, “perché”, con quali conseguenze. Il “quando” riguarda l’Europa e i suoi conflitti come accennato in precedenza; il “dove” riguarda l’ultima delle roccaforti venete sul confine a Nord e che finisce un percorso di castelli e castellieri che parte da Venezia e si snoda nella terraferma di pianura, collinare, pedemontana e montana.

Il “chi” accende i fari sui due protagonisti che si scontrano: uno vince, Massimiliano I°, l’altro perde, il doge Manin. Su una montagna di morti, poi, patteggeranno e concluderanno. Il “perché” sarà già in parte analizzato studiando la personalità di Massimiliano I° e il suo pressante bisogno di denaro. Il boccone appetitoso dei ricchi commerci veneziani,  per sua sfortuna, gli andrà di traverso.

 

Sulla strada di questi due giganti si trova,  volente o nolente,  Ampezzo di Cadore che, capitolando, diventerà parte dell’Impero asburgico nell’area del Tirolo e tale rimarrà fino alla fine della prima guerra mondiale. Durante questi secoli di dominazione asburgica, gli ampezzani manterranno i loro i loro usi e costumi ma soprattutto la loro lingua, come tutti i popoli sottomessi dell’Impero. Importantissimo il rispetto per la normativa regoliera, prestigiosa istituzione per tutte le valli alpine che adottarono la gestione comunitaria delle loro valli. In effetti, cambiò poco: in Ampezzo si continuò a parlare ampezzano, le delibere comunali continuarono ad essere scritte in italiano e in latino; quelle che arrivavano dalla capitale erano in doppia lingua. Le suppliche e le istanze viaggiavano verso Vienna o Innsbruck anziché andare a Pieve di Cadore e a Venezia. Il legname via Boite-Piave continuerà ad andare a Venezia, unico mercato interessato al legname per le sue flotte. I contrabbandieri di sale, vino e tabacco continueranno i loro traffici collegandosi a Brunico con quelli che venivano dalla Valle dell’Adige, attraverso la Val di Fassa.

 

La difesa della valle fu affidata non più alla cernida, cento uomini armati di armi da taglio e…forconi, ma da fucilieri, gli “schutzen”. Non dobbiamo dimenticare che le armi da fuoco, agli inizi del ‘500, sono ancora rare, anche se abbiamo testimonianze che già, nel 1491, ogni cernida aveva almeno dieci moschetti. Diventeranno trenta nel 1513(1), quando Ampezzo è ormai degli Asburgo. L’ultima sezione del convegno riguarda specificatamente Ampezzo economicamente uguale a prima, sempre grazie all’istituzione regoliera. Geograficamente sempre allo stesso posto, sottoposta alle leggi imperiali, non diversamente da quanto non lo fosse prima con la Serenissima. Rapporti di dipendenza,  rapporti economici, gestione del quotidiano nei rapporti con l’Imperatore si stemperarono tranquillamente nel tempo. Poco in effetti, tanto che Massimiliano, vicino alla morte, vorrà offrire alla città di Dobbiaco una Via Crucis, le cui stazioni, partendo dalla Parrocchiale, costeggiando il cimitero, giungeranno fino alla collinetta della Crocefissione e alla cappella del Sepolcro sulla via per San Candido. Forse voleva farsi perdonare i duemila pusteresi massacrati a Rù Secco, nel 1508, e gli altri nelle successive spedizioni.

L’Imperatore morirà, nel 1519, senza vedere questo suo dono espiatorio eretto, non prima però di aver ottenuto dal Papa le indulgenze per quanti l’avessero percorsa pregando, magari anche per lui. Lutero aveva denunciato lo scandalo della vendita delle indulgenze con le sue 95 tesi nel 1517. Tuttavia, è importante inserire questa Via Crucis di Dobbiaco e il suo committente, aggiungendola alle migliaia presenti in tutta l’Europa cristiana; affrescate nelle chiese, erette nelle piazze, rappresentate nelle sacre rappresentazioni processionali per insegnare, attraverso le immagini, ai devoti semplici ed illetterati il dramma della Passione di Gesù e della sua Resurrezione per la loro salvezza. L’immagine insegnò e insegna più della parola.

 

La scelta di una collaborazione tra istituzioni culturali di aree geografiche lontane sottolinea come la cultura non abbia e non possa avere assolutamente confini geografici. Gli studiosi italiani ed austriaci si confronteranno fonti alla mano. Gli avvenimenti del passato saranno letti in funzione di un futuro sempre mutante che dovrà avere come obiettivo la pace delle future generazioni: il grande sogno dell’umanità a tutte le latitudini. L’importante iniziativa culturale intende accendere i fari, a livello internazionale, sulla storia di un territorio di confine, il Cadore, area di transito per gli eserciti provenienti dal Nord, in particolare in quel tragico secolo che sconvolse l’Europa: il ‘500. Ampezzo di Cadore, oggi Cortina, attraverso le sue vicissitudini, testimonia l’universalità della teoria del grande storico francese Fernand Braudel sulla “grande storia”, formata da infinite “microstorie” con valenze locali, ma soprattutto come tasselli della grande storia mondiale: la storia delle trasformazioni grandi e piccole del cammino della civiltà.
Già nel 1949, in un discorso dal titolo “Meditazioni sull’Europa”, pronunciato a Berlino,  José Ortega y Gasset aveva affermato: “L’Europa come società esiste anteriormente all’esistenza delle nazioni europee. La comunità di vita sotto un sistema di usi può avere i gradi più diversi di densità. In questo senso, le nazioni dell’Occidente si sono andate formando a poco a poco come nuclei ‘più densi’ entro la più ampia società europea che preesisteva ad esse. Questo spazio storico impregnato di usi in buona parte comuni fu creato dall’impero romano (…) L’uomo europeo è vissuto sempre, nello stesso tempo, in due spazi storici, in due società, una meno densa ma più ampia, l’Europa, un’altra più densa ma territorialmente più ridotta, cioè l’area di ogni nazione. E’ quindi un errore pensare che l’Europa sia una figura utopistica che forse nel futuro si riuscirà a realizzare? No: l’Europa non è soltanto futuro ma anche qualcosa che è già lì da un passato remoto, e per di più l’Europa esiste prima delle nazioni. Lungi dall’essere l’unità europea un mero programma politico per l’immediato avvenire, è l’unico principio per capire l’Occidente”.
Questi concetti, fondamentali per l’Europa contemporanea, furono ribaditi da Otto d’Asburgo, parlamentare europeo, a Cortina, nel 2005. Dopo le carneficine della seconda guerra mondiale, si è tentato di costruire una Europa di pace. Quell’Europa economica che deve garantire la pace nel futuro.
Un futuro nel quale Ampezzo di Cadore, oggi Cortina d’Ampezzo, è la piccola ”densità” nella grande Europa di oggi, come lo era nel ‘500. Una piccola densità economica agro pastorale e boschiva alla quale in tempi recenti si è sommata una nuova forza economica, il turismo. Partendo dal lontano passato di una storia economica del ‘500, sommiamo e concludiamo. La Valle d’Ampezzo è sempre splendida. Le “Regole d’Ampezzo” continuano a
gestire e tutelare il patrimonio boschivo e la pastorizia stanziale e transumante come nel ‘500.

In questo felice contesto, la nuova forza economica  rappresentata appunto dal turismo internazionale, speriamo non devastante, che si alimenta e deve essere alimentato con iniziative culturali di alto livello scientifico. La cultura dovrebbe essere l’ossigeno dei popoli, pur sempre tenendo conto della cultura e delle tradizioni locali dagli orizzonti aperti a ogni apporto esterno, nell’ottica della moderna integrazione culturale dei cittadini d’Europa. Questo è lo scopo fondamentale che i promotori vogliono perseguire grazie alla collaborazione degli studiosi italiani e austriaci, che ringraziamo per l’importante contributo offerto alla storia del territorio veneto, bellunese, cadorino ed ampezzano nell’Europa di oggi, con i loro studi e le loro ricerche.

 

Liana Bertoldi Lenoci

 

 

INVITO E PROGRAMMA CONVEGNO: 

https://rauzino.files.wordpress.com/2011/08/programma-invito-definitivo.pdf

 

 

 

Immagini tratte da “Il castello di Botestagno in Ampezzo”, G. Richebuono, Regole d’Ampezzo, 1994


Pianta del castello di Botestagno. L. Breid, 1755. Wien, Kriegsarchiv, Genie und Planarchiv


Runk, Wien, Kunstakademie

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