D’AMBROSIO DA PESCHICI A LECCE… CON KALENA NEL CUORE

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Seduta straordinaria del Consiglio Comunale per salutare l’Arcivescovo che va via
Un Consiglio Comunale straordinario per onorare la figura del figlio più illustre di Peschici, Monsignor Domenico D’Ambrosio, in partenza per la Diocesi di Lecce. Un Consiglio che inevitabilmente si è trasformato in una seduta monotematica sul degrado inaccettabile di un monumento secolare. Quale? …. Ma l’abbazia di Kàlena, naturalmente… “Un caso spinoso”, rimpallato da tutti senza che si arrivi alla parola fine. Un caso di ordinaria indifferenza che offusca l’immagine della Perla del Gargano e su cui l’Arcivescovo è intervenuto varie volte, da un decennio a questa parte, per sollecitare in modo “forte” l’attenzione delle Istituzioni di vario livello, oltre che della Cittadinanza tutta. D’Ambrosio si è lanciato sempre, lancia in resta con noi del Centro Studi Martella, in tutte le battaglie per salvare l’abbazia. Una volta, quando fummo querelati insieme ai giornalisti Antonio del Vecchio, Franco Mastropaolo, Enrico Ciccarelli, per aver posto il caso Kalena all’attenzione dei lettori, l’Arcivescovo non ci lasciò soli: lanciò un provocatorio: «E mi autoquerelo anch’io!». Lo fece sulle colonne de ”La Grande Provincia”, che stava sostenendo attivamente la causa di Kalena, ospitando gli interventi delle Associazioni e dei maggiori intellettuali di Capitanata, a cominciare dal prof. Filippo Fiorentino, che inviò un articolo da Napoli, dal suggestivo titolo: “Càlena, sostanza delle cose sperate” e volle che la pagina fosse illustrata dallo “scatto” di un altro grande innamorato della nostra abbazia, il pittore Romano Conversano”. Quasi un sogno, Kalena, vista dalla Grande Quercia… Kàlena, Kàlena, Kàlena. Croce, più che delizia, di tutti noi… innamorati “pazzi” e crociati di Kàlena, come Enzo D’Amato, autore del primo dossier/denuncia: Kalena, un’agonia di pietra… che dette il nome al primo libro del Centro Studi Martella, curato da un’altra “pasionaria”: Liana Bertoldi Lenoci. Kalena, sempre Kalena… Lo aveva detto varie volte, Monsignor D’Ambrosio, che se ne andava con un sogno … infranto da tante, troppe promesse! Ecco perché il nome dell’abbazia è stato evocato in tutti gli interventi dei membri del Consiglieri comunali di Peschici. Quasi a chiedergli scusa di non essere stati all’altezza della situazione. C’è chi ha evocato il nome di Kàlena per rimarcare i meriti dell’attuale amministrazione, che l’anno scorso ha firmato finalmente una convenzione con i “possessori” del Monumento, dopo tanti anni di rifiuti … ma soltanto per accedere ai fondi comunitari per il restauro. Fondi che non sono venuti, purtroppo, e che non si sa se verranno mai… Ma non è più possibile stare inerti… tra cittadinanza dormiente e titubanze reverenziali verso la “Proprietà”. Tra tutti, degno di rilievo, è emerso il fermo intento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, di risolvere il caso in modo drastico: «Visti gli ultimi episodi (il crollo del tetto, i lucchetti alle porte delle chiese, il degrado totale in cui versa il complesso abbadiale), l’unica via percorribile per un rapido intervento di risanamento e restauro è l’esproprio!». Esproprio. Anche questa parola fu evocata in tanti convegni dalla passata amministrazione…. L’Arcivescovo l’ha sentita tante volte, questa parola, lanciata sui giornali e nei pubblici convegni dall’ex sindaco Franco Tavaglione, dal 1999 fino al 2008! Ecco perché, dopo aver pazientemente ascoltato tutti gli interventi in suo onore, e salutando tutti prima della sua partenza per la Diocesi di Lecce, ha caldamente raccomandato alla Cittadinanza e ai nuovi amministratori di Peschici: «Kalena? Che dirvi? Non ho da aggiungere nulla a tutto quello che avete detto… però cercate di fare in modo che alle convenzioni, agli scritti, seguano i fatti… Kàlena non sia il chiodo fisso di alcuni “esaltati”, ma diventi veramente l’impegno per il recupero di una pagina di storia significativa, patrimonio di tutta la comunità. Questo impegno non c’è stato finora, bisogna dirlo! La stragrande maggioranza non se ne cura proprio di Kàlena… Se ci fosse stata una sensibilità comune, non si sarebbe arrivati a questo punto…». D’Ambrosio promette che seguirà il caso anche da Lecce: «Ce la metterò tutta, continuerò a fare quello che posso, ve lo garantisco. Non scriverò più sui giornali perché ho parlato troppo e ho visto anche troppo… E qui apro e chiudo… » «C’è stato un momento in cui mi sono impegnato io direttamente come vescovo, concordando una convenzione tra la Diocesi, che mi sembrava più logico, e la famiglia Martucci. Mi stava aiutando nella stesura il dr. Michele Di Bari ed eravamo arrivati a un punto buono… Sembrava che tutto potesse andare avanti ». Il riferimento è a quando si era appena insediato a Manfredonia e riunì gli eredi Martucci per avviare un “comodato d’uso” che permettesse alla Diocesi di operare fattivamente per il restauro. Ma tutto si bloccò: ci fu una “chiusura” della famiglia…. Poi si sa com’è andata…. Soldi stanziati dal Governo e mai spesi …850mila euro perduti… Anni e anni in cui il rimpallo di competenze e responsabilità ha aggravato in modo intollerabile il degrado di Kàlena, fino al recente crollo del tetto dell’abside della Chiesa Nuova, e ai lucchetti e le catene alle porte… per non mostrare al mondo lo scempio… La chiusa dell’Arcivescovo è un pacato j’accuse verso i “possessori”, di cui mette in dubbio la titolarità della proprietà: «Non è più tollerabile che un bene di tutti sia malmenato e maltrattato da pochi… ammesso che sia vero che il titolo di proprietà sia proprio quello giusto… I punti interrogativi ce li metto… sempre…. Adesso però la situazione è questa! ». La chiosa finale è un invito a persistere nella rivendicazione del restauro e della fruibilità del più importante monumento di Peschici, non lasciando andare avanti da soli, a condurre la battaglia, soltanto pochi Don Chisciotte, perché i mulini a vento ce ne sono sempre stati tanti, e in futuro non cambierà nulla… L’invito è all’attivo coinvolgimento di tutta Peschici: «Che sia veramente una battaglia combattuta da tutta la Comunità e non da pochi eroi, “innamorati” di Kàlena. Se si coinvolgerà la Comunità, siate pur certi che dei risultati si otterranno… Non demordete! Io sono con voi, non può essere che così…».
Teresa Maria Rauzino
L’articolo è stato pubblicato sul quotidiano “L’Attacco” 30 giugno 2009.
Attacco 30 giugno 2009
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