Forza e paura nelle tele sanguigne di Lidia Croce

L’incendio di Peschici  e altre storie in  mostra  nel centro garganico

 

                                  

Lidia Croce, di origini canosine, ma senese di adozione, è artista davvero eclettica: oltre ad un segno grafico deciso, dipinge oli su tela e scolpisce soggetti a carattere sacro e mitico, con predilezione per la materia bronzea. Specie negli ultimi tempi, le sue grafiche ad inchiostro e sanguigna altro non sono altro che un incessante, febbrile e immaginifico studio per realizzare opere ispirate ai topos della Montagna sacra. Il suo sogno è di realizzare sculture en plein air in luoghi emblematici del Gargano.

Dopo il Diomede realizzato qualche anno fa a Peschici, Lidia Croce non è riuscita a concretizzare altri “bronzei” sogni.  Ma non demorde.

La sua vita artistica si svolge tra Siena, Margherita di Savoia e Peschici, suo “luogo dell’anima” preferito.

Attualmente è a Peschici,  per esporre, i prossimi giorni, in una personale a Palazzo di città, tre quadri: l’Ecologo, il Diomede e una grafica (una sanguigna) dedicata ad un evento traumatico di cui l’artista è stata diretta testimone: l’incendio del 24 luglio 2007.


Uno studio per un’eventuale scultura. Non essendo il bozzetto tridimensionale, la Croce ha dovuto dispiegare il soggetto in una teoria superficiale larga. Prospettica sì, ma non tridimensionale. Immaginiamo tutto questo in un blocco rotondeggiante ed alto in cui tutte le forme presenti si sintetizzino: gli elementi sono la pineta che brucia, le tre vittime, tra cui il fratello e la sorella fusi nell’ultimo abbraccio, una macchina che brucia. Ma ci sono anche volti stilizzati di tante altre persone che fuggono o cercano di scampare dalle fiamme crepitanti della pineta.

Il secondo quadro della scena è il trabucco di san Nicola, il clou dell’incendio. Attraverso le maglie della rete del trabucco si intravede Peschici in rosa, illuminata dal riflesso di fuoco. Queste maglie così dolci, così tortuose, mosse dal vento, sinuose, sono puntellate dai pali infissi nella roccia: una ferita che squarcia il quadro, un’arma obliqua in mezzo a cui si gettano i bagnanti, i turisti in pericolo, per salvarsi nelle acque accoglienti e sicure del mare.

Il triangolo in basso è tutto occupato, oltre che dai pescatori, dai volti dei naufraghi contratti in spasmodica, ansiosa corsa verso la salvezza (vi sono 60 personaggi, alcuni appena stilizzati).

Lo spazio dell’acqua è saturo. Un’auto viene spinta giù, per non finire nel rogo. Al centro del quadro si intravedono forme indistinte che si intersecano tra di loro per rappresentare il caos della visione di quel drammatico momento: persone che si abbracciano, persone che si spingono, persone in acqua, persone che sorreggono i  bambini, li spingono e portano in salvo verso le barche dei  pescatori, che tendono le braccia per accoglierli. Dal promontorio di Peschici  si irradiano linee astratte, ondate che si materializzano nelle barche dei pescatori che giungono a salvare i naufraghi, fanno il pieno e poi tornano indietro.

I pescatori diventano metafora di salvezza: la rete del trabucco e le loro reti da pesca si incurvano fino a diventare grandi ali. Ali salvifiche di angeli.

Il centro del quadro è dominato dalla rete che si proietta in alto, verso Peschici, e diventa quasi un triangolo, una visione astratta. Com’è giusto che sia nell’arte contemporanea.

Questo bozzetto di Lidia Croce potrebbe diventare una grande tela ad olio, olio su tela. Immaginate una grandezza quasi naturale 2×5: 10 metri quadri, come la Francigena. Oppure una scultura in bronzo a tutto tondo in cui tutte queste figurazioni  diventino fluide, fondendosi l’una nell’altra in un discorso unitario.

Nello studio preparatorio, per forza di cose, tutto è più piatto, il tutto è rappresentato in un unico momento lineare.

Cosa c’è di particolare in questo quadro? Sono proprio le linee. Tutte le infinite possibilità delle linee geometriche. C’è quella obliqua dei pali del trabucco che affondano dentro l’acqua, c’è la retta astratta che diventa una grande vela, c’è quella a semicerchio, c’è quella fluidissima con tutte le forme possibili. Ci sono le linee che separano i vari quadri. Il triangolo dei pescatori.

E’ la varietà delle linee la peculiarità di Lidia Croce che ci ipnotizza di più in questo bozzetto “dedicato ai pescatori di Peschici”.

 

Teresa Rauzino

L’Attacco 9 ottobre 2008

 

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