UNA VITA TUTTA DA RACCONTARE

“Festeggiata” in Comune la peschiciana Angela Ventura, “self-made-woman” che ha attraversato il ‘900 su una navicella di fatiche, lavoro, delusioni e “risalite” degne di una eroina 

  Una grande avventura di miglioramento e progresso individuali, che tende a essere un modello morale per l’intera collettività. E’ così che possiamo definire la vita dell’84enne peschiciana Angela Ventura, che ha illustrato il suo percorso dall’infanzia alla maturità in un manoscritto presentato il 5 novembre nell’aula consiliare del Comune di Peschici da Leonardo Di Miscia, assessore alla Cultura, e dalla prof. Teresa Maria Rauzino, presidente Centro Studi “G. Martella”.

Per Di Miscia, l’autrice non ha nessun pudore nel mettere a nudo se stessa, a dire ciò che è nel profondo.

“Angela Ventura – ha affermato – dice di essere ambiziosa, perché nella vita ha avuto un’insopprimibile voglia di sfondare. Per lei ambizione significa credere in se stessi. Dichiara di essere stata il somaro della famiglia e non ha alcuna vergogna interiore ad aggiungere di essere stata quella che in ambito familiare tira il carretto (e questa consapevolezza la dice lunga in una società patriarcale e maschilista come quella garganica della prima metà del ‘900; ndr).

“Era davvero innovativa – ha proseguito – l’idea che la Nostra ebbe nel 1950, in un contesto come quello garganico dove l’economia era legata all’agricoltura e alla pastorizia, allorquando decise di acquistare una macchina per fare le maglie, che poi rivendeva ai negozi. Siamo indubbiamente di fronte a un pensiero proteso alla creazione d’impresa, in anticipo sui tempi. Angela è poi una donna animata dalla voglia di studiare. Frequenta infatti i corsi della Scuola Radio “Elettra” di Torino e quelli di ricamo organizzati dalla Singer, impara a fare la sarta e a 65 anni prende la licenza di Scuola Media inferiore. Questo vuol dire avere il gusto dell’apprendere e la voglia di conservare il proprio cervello attivo. Quello che viene fuori dal manoscritto della Ventura – ha concluso l’assessore – è la forza vitale interna che spinge una persona non solo ad andare avanti e a sopravvivere, ma anche ad arrivare prima nella vita”.

La Rauzino (foto sotto con la nipote di Angela) ha sottolineato che il manoscritto della Ventura costituisce un’ottima occasione per i giovani di oggi (i quali vivono in prevalenza fuori dalla memoria storica) per conoscere le storie delle persone a loro vicine e per appassionarsi al passato storico.

“Angela Ventura – ha precisato – offre nelle sue pagine uno spaccato della vita di Peschici dal Ventennio fascista fino ai giorni nostri. Nel manoscritto notiamo come la microstoria individuale si collega alla storia nazionale. Vediamo, quindi (dopo il racconto di alcuni episodi dell’infanzia letti dalla nipote Fabrizia, foto 3), come Angela segue il marito andato sotto le armi prima a Taranto e poi a Napoli.

Ci rendiamo conto di come, nell’immediato dopoguerra, la coppia fosse rimasta vittima di una specie di congiura ordita da coloro i quali non volevano che il marito facesse il sindacalista, difendendo i diritti di contadini e operai.

“Successivamente – ha proseguito – assistiamo ai loro spostamenti per lavoro, prima a Biella, dove Angela si specializza nella maglieria, poi in Venezuela e in Germania. Non possiamo che ammirare il coraggio che la porta a lavorare per ventidue ore al giorno, per risalire la china, coprendo tutti i debiti e ponendo le condizioni per poter comperare una propria abitazione. Non possiamo che lodare l’entusiasmo con cui apprende le tecnologie più moderne ed amplia le proprie conoscenze. A coronamento di una vita di sacrifici, Angela apre infine a Peschici l’albergo “Panorama”, avvalendosi del contributo della Cassa del Mezzogiorno. Degna di ammirazione è dunque la forza d’animo da lei dimostrata nei momenti drammatici della sua vita”.

 

La serata si è conclusa con alcune riflessioni della signora Ventura, le congratulazioni a lei fatte direttamente dal numeroso pubblico presente e le fotografie di rito con la famiglia del sindaco Vecera, con le figlie e le nipoti.

 Gianluigi Cofano

www.puntodistella.it


Serata in onore di Angela Ventura nella sala consiliare del Comune di Peschici. L’universo poco conosciuto di una donna che è stata “suffragetta” senza sapere di esserlo  

 

“VECCHIA DI ANNI, MA NON IO”

 

  

Terry sciorina le (dis)avventure esistenziali di Angela.

 L’ascolto ma guardo lei, Angela Ventura, l’84.enne peschiciana, ma cittadina del mondo, forgiata nell’acciaio, testimone di un’epoca “triste”, quando le donne erano regine, ma solo della casa, perché dalla casa non si muovevano mai e al di fuori chi comandava era il marito. Lei, invece, ha dimostrato che anche le donne di anni non precisamente “luminosi” per loro, almeno a certi livelli sociali, possedevano la capacità di reggere le redini, impegnarsi, inventarsi e reinventarsi, gestire una conduzione familiare anche o specialmente quando il perno rotante di un “modus vivendi” fosse venuto meno.

La guardo mentre Terry – la relatrice della serata – snocciola episodi, avvenimenti, aneddoti, memorie, non sempre belle e gratificanti, riportati con fedeltà storica nella autobiografia della 84.enne e stampati in poche copie da distribuire ai parenti affinché i ricordi non muoiano. Terry è Teresa Maria Rauzino e affianca Angela in questa avventura culturale voluta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Peschici per onorare una rappresentante del gentil sesso che ha fatto del proprio sesso una bandiera: di vita, di esperienze, di impennate e improvvise voragini, di salite e discese incontrate lungo un percorso duro, quasi mai appagante, meno che nei momenti in cui occorreva rialzare la testa e venir fuori da situazioni che se fossero diventate una briciola più disastrose avrebbero precipitato tutti nel nulla.

Terry parla di vita, di morte, di acqua alla gola, di tradimenti sociali, di carcere, di ricatti, di guerra, ma anche di fidanzamenti, matrimoni, nascite, viaggi, titoli di studio conquistati in tarda età, voglia di partecipare agli altri il personale vissuto tanto da imparare a usare il pc, desiderio di non cristallizzare i neuroni e favorire le sinapsi al limite delle proprie capacità. Terry dipana un vissuto da saga, da pellicola cinematografica, debordante dalla consueta quotidianità di una donna del Sud e straripante in evoluzioni mercantili degne del miglior manager-maschio… e io guardo lei, Angela. E dietro gli eleganti occhiali, vedo palpebre abbassate in un innato esercizio di modestia velata dalle scene che le si vanno presentando nella memoria quasi le rivivesse nel medesimo istante della narrazione.

 Non un cenno della testa ad assentire o accompagnare la rievocazione, quasi gli eventi siano lontani da lei o a lei non appartenenti. Eppure tutto del suo viso denuncia quanto li stia ripercorrendo: l’incarnato leggermente arrossato dall’emozione, il sorriso appena accennato su labbra di giovinetta, ma soprattutto i suoi occhi protetti da palpebre che non si spalancano mai fino a quando il racconto disvela le sue ambasce di fanciulla chiamata a un dovere più grande di lei, o le fibrillazioni cardiache per uno sguardo maschile, o il panico di un naufragio e la morte vicina che sta per ghermirla, o il distacco traumatico e violento dalla carne della sua carne e il prematuro addio al sangue del suo sangue, o il terrore di non rispettare i patti di un acquisto rateale, o la soddisfazione di risollevare le sorti di una famiglia, la sua, minacciata dall’animalesca brutalità umana con un colpo di genio che la fa inventrice di se stessa e di chi le sta accanto.

E mentre la osservo da lei partono raggi di vitalità quieta, dominata e quasi frenata da esperienze irripetibili, guidata dalla saggezza di anni veramente quanto intimamente vissuti e non strascicati nel tempo dal consolidamento di una tradizione tutta meridionale. Da lei esplodono in un silenzio assordante le energie di una donna che non si è lasciata travolgere dalle violenze della vita, mai abbandonandosi allo scoramento. Così lei appare ai miei occhi come un vulcano spento ma ancora e sempre pronto a manifestare e dimostrare la propria possanza. Angela Ventura, che nel nome ha per intero tutta la sua essenza e nel cognome la personale realtà, vive il suo momento di gloria con la stessa semplicità usata nel raccontarsi, aliena dal drammatizzare anche quando i segmenti dei suoi anni giovanili stavano per affondare nella totale distruzione, senza avere autentica cognizione delle gravità che stavano per travolgerla, un po’ perché ormai superate, molto perché sorretta da una forza d’animo intrinseca al suo temperamento.

Angela Ventura è vecchia di anni, come afferma, ma non è vecchia lei. Ed è difficile non volerle bene. Come altrettanto difficile è augurarle “cento di questi giorni”, perché sono pochi, sono troppo pochi per chi si è conquistata l’eternità nella memoria dei suoi congiunti e di chi l’abbia conosciuta a fondo. Angela Ventura vive e vivrà per sempre.

Piero Giannini 

 su www.puntodistella.it

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