ELOGIO DELL’INDEFINITO

ELOGIO DELL’INDEFINITO

 

Non sognavo la gloria ,

Non sognavo la folla,

Non sognavo i plausi…

Sognavo di vedere tanti ragazzi, sognavo d’ intravedere più amici.

Non per Dovere,  ma per sentire cosa avevo da raccontare.

Sognavo di vedere gli architetti, i geometri, qualche assessore con voglia di cultura ..

Avvocati in cerca di serenità, medici e dentisti con voglia di altro

Aspettavano forse il mio invito…non ce n’era bisogno …. ascoltare un pittore lo possono fare tutti…

Non sognavo di trovare la Sala chiusa… non sognavo che l’amico che pensava di darmi una mano con il suo 3 ruote non rispondesse alla mia chiamata..

Non sognavo di trovare il salone congelato…

SOGNAVO…

La vita mi ha abituato a tante peripezie, cosi tanto che tutto questo mi sembrava quasi normale, sopportabile .

Stamane, nella fredda umidità del dopo pioggia , sono andato alla ricerca dei residui della serata rimasti prigionieri nella sala comunale. Un viaggio dopo l’altro, cavalletti e tele… pensavo che …forse c’è qualcosa che non va.

Tutti mi salutano. Tutti mi danno rispetto e io contraccambio di cuore … Se chiedo qualcosa cercano di darmelo …Forse hanno simpatia per me che non ho mai rotto le scatole a nessuno.

Forse mi accettano perché li ho sempre accettati senza la superbia dei cittadini… senza l’arroganza di chi ha avuto la fortuna di acquisire il sapere.

L’aria era pungente, è vero,  ma non era un orario proibitivo. Non  c’erano partite di calcio ..l INTER dei longobardi aveva travolto il Milan, con la grande gioia di mezzo meridione, come se l’ INTER fosse una squadra del profondo Sud…  Forse per L’Italia Unita…

Così ho immaginato di avere la sala colma e nel freddo pungente della Sala Consigliare del comune di Peschici … ho iniziato il mio raccontare…

Mi chiamo Trinh Dinh Day, sono nato a Parigi durante la guerra , la seconda guerra mondiale naturalmente…

Come mi sono guadagnato questo nome ? Non è un nome d’arte e non si riferisce ad una ricorrenza Day,  come pensa qualche turista. Mia madre era Francese di Nizza, mio padre era del Viet Nam  allora Indocina, colonia Francese… E’ arrivato nella Parigi de la Belle Epoque per studiare la pittura.

Sembra un nome che non finisce mai… ma in fondo sono solo tre sillabe a ricordare gli ideogrammi dell’alfabeto cinese che i vietnamiti hanno dimenticato con gioia usando le lettere latine dato la loro poca simpatia per l ‘Empire du Milieu che li ha occupati nel bene e nel male per sette secoli.

Trinh è il cognome… come negli antichi Romani … la Gens. Qui a Peschici usano dare un sopranome per distinguere i differenti rami  di uno stesso cognome.

Dinh adesso fa parte del cognome per sbaglio o incomprensione anagrafica … serviva a riconoscere una generazione di fratelli e cugini di 1° grado

Day è il mio nome.

Sono solo 3 sillabe non è cosi lungo, neanche difficile da ricordare. A Cinecittà dove ho lavorato per tanti anni mi chiamavano Rintintin.. Non mi dava fastidio, tanto amavo questo cane.

Maria Antonietta Tavaglione è ben più lungo da dire.. 10 sillabe …

Eravamo 9 figli. Da piccolo mio padre mi aveva già designato come erede, vedendo forse il mio pasticciare con i colori. Tu sarai  pittore !...

Noi vivevamo d’arte nell’abbondanza della povertà e per me voleva dire un futuro nero …e io dicevoNo…Voglio fare il cantante…sono riuscito ad andare a corsi di musica e canto comunale Avenue d’Alesia …quasi gratis …nella mia ingenuità non mi rendevo neanche conto che non mi offriva un futuro più rosa…

Per mia fortuna può darsi, problemi di polipi alla gola, la cui asportazione comportava un’operazione abbastanza costosa che la mia famiglia non poteva sostenere, hanno interrotto precocemente la mia carriera di cantante.

Vivevamo in un complesso con una ventina di studi d’artista, tutti intorno ad un grande cortile con in mezzo un bellissimo albero che dicevano venisse dal Giappone, ci regalava in primavera bellissimi fiorellini viola per la disgrazia del portiere.

Il nostro studio doveva essere solo uno studio per pittore con una grande vetrata sopra, una davanti e una  dietro per dare la massima luce. Invece ci vivevamo dentro tutta una famiglia.

Era una ghiacciaia , passavamo di una bronchite all’altra ..

Ma quanto era fantastico questo cortile: pittori , musicisti, scultori, incisori,  grafici…un ex pilota US airforce, un rilegatore all’ancienne. Andavo da per tutto … il giovane incisore Travers mi faceva fare della piccole incisioni usando il metallo delle scatole di conserva …andato in vacanze sulla Manica benché buon nuotatore si è fatto riacciuffare dalla Marea Alta …

Il suo studio è stato comprato da un pittore americano astrattista in contratto con grandi gallerie di New York …tornavano gli americani dopo la fuga della guerra.

Arrivavano con idee nuove, sogni nuovi. Tutto il cortile era in fermento. Dipingevano quadri enormi aggiungendo all’infinito pennellate che non rappresentavano niente… quante critiche ..

Alla Picasso … pique Assiette…

A me piacevano tanto, il loro spazio era infinito e nelle macchie ci vedevo tutto…. mi davano emozione…

Cosi ho cominciato a capire che la realtà non era primordiale nel dipingere.

Ma PERCHÉ dipingo ?

Veramente, non lo so ….o forse non lo voglio sapere…

Perché lascio sui miei dipinti tante zone bianche ?

Il BIANCO per me è un colore,  rappresenta la LUCE…

AMO NON DEFINIRE

AMO L’INFINITO INDEFINITO

AMO NON DARE STATICITÀ

AMO NON AVERE SEMPRE LA STESSO POSIZIONE IN RAPPORTO ALLA TERRA E ALL’ORIZZONTE COME STARE SU UNA GRU CINEMATOGRAFICA …

AMO DIPINGERE IL MIO RICORDARE LA REALTÀ

AMO NON DIPINGERE MAI CON LA RAGIONE…

QUANDO BALLATE MICA USATE LA RAGIONE…

Non ho scoperto io il sottile sapore dell’indefinito …Grandi l’hanno usato in occidente e soprattutto in oriente. Ma non mi sembra che sia stato mai codificato in teorie … forse è meglio .

Michelangelo con la sua Pietà Rondanini cosi indefinita sul dietro dietro e cosi contraria al suo stile aveva forse capito la potenza del non definire tutto…  dava spazio all’immaginazione.

Cosa spinge l’Uomo al dipingere?

18.000 anni fa circa un uomo o forse una donna ha segnato la parete di una caverna con la sua mano…  Perché?

Cosa voleva trasmettere ? la presa di coscienza del suo IO ?… Cosa spingeva  i nostri antenati ad imbrattare le parete delle caverne ? bovini… scene di caccia, gazzelle … Volevano favorire la caccia, raccontare la cronaca di un momento straordinario ? Idolatrare le prede nel rispetto della natura..? Lasciare traccia del presente  e mandarlo nel futuro in atto creativo quasi simile alla procreazione.

Ci sono riusciti… dopo 180 secoli i loro figli sono ancora presenti…come lo siamo noi … siamo anche noi i lori figli..

Di sicuro sapevano fare musica e danzare, ma i suoni sono spariti nel vento …i loro dipinti no.

Erano, in genere,  primitivi, naif, un po’ come disegnano i bambini …per loro erano belli , e lo è anche per noi anche se non seguono canone di bellezza estetica … E il bello dell’anima umane.

Il BELLO !

Quello degli Egizi, quello dei greci , dei Romani , degli Etruschi…quello del medioevo, del rinascimento, quello  dell’arte moderna,  fino ad oggi … Il BELLO ha cambiato mille canoni,  seguiva giustamente il gusto e la filosofia del proprio tempo.

Pitagora famoso matematico greco dell’antichità con la sua scuola è andato alla ricerca di regole di proporzione rintracciate in matematica, in una magia di numeri e rapporti che permettono di ritrovare sempre lo stesso coefficiente… leggi naturali  che danno un senso di divino e di universalità.

Ne furono grandi stimatori, Botticelli, Piero della Francesca , soprattutto Leonardo.

L’800 lo esalto e lo chiamo SEZIONE AUREA.

l’Uso dà un senso di grande equilibrio alle composizione, una sensazione di armonia,forse perchè rispetta le regole della natura.

Ma è soltanto un mezzo, come la prospettiva , l’armonia dei colori, la poesia, e tanti altri componenti che se tutto va bene danno forza e l’anima alle grandi opere dell’uomo..

Bloccato qui per la forza degli avvenimenti, per non parlare del destino …  diversi amici mi hanno chiesto di dare lezione di pittura…

Ero titubante. Cosa potevo insegnare io, se dipingo in questo modo cosi particolare?

ALLA FINE, HO CAPITO CHE NON DEVO INSEGNARE LA MIA PITTURA, MA  IL DISEGNO, LA PITTURA devono aiutare a trovare la propria via, la libertà nel dipingere.

DA QUESTA SETTIMANA INIZIERÀ UN CORSO  DI PITTURA.

Un’esperienza nuova per chi deciderà di illuminare con i colori questi lunghi pomeriggi e serate d’inverno…

Vi aspetto!

Day Trinh Dinh 

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