La cellula foggiana del Partito Liberal Socialista di Tommaso Fiore

 

 

Negli anni Trenta la Libreria “Pilone” di Foggia divenne punto di incontro di intellettuali come Oronzo Marangelli, Nicola Beccia, Benedetto Biagi, Romolo Caggese, Leone Mucci, Gerardo De Caro, Giovanni Raho, tutti liberali, socialisti o popolari accomunati dall’avversione o dalla “fronda” al fascismo.

Una libreria in cui si ritrovarono dal 1941 i prof. Antonio Vivoli e Francesco Perna, collegato tramite i fratelli Giuseppe e Raffaele Perna al gruppo antifascista barese che faceva capo a Tommaso Fiore.

Il 3 aprile 1943, Giuseppe Console, ispettore di Pubblica Sicurezza, comunicava all’Ovra  e al Ministero dell’Interno che nei primi giorni di gennaio 1942 si era avuta notizia, in via fiduciaria, dell’esistenza di “un occulto movimento liberal-socialista, sorto tra elementi intellettuali in varie città d’Italia e facente capo, in Puglia al prof. Tommaso Fiore”.

Tommaso Fiore era un intellettuale socialista che diventerà una figura carismatica delle lotte popolari per il riscatto del Mezzogiorno e per l’affermazione della giustizia sociale. Si era formato nelle assidue frequentazioni di casa Laterza a Bari, dove intorno alla figura di  Benedetto Croce si ritrovò sin dagli anni Trenta quel che restava della cultura democratica italiana.

Il gruppo di Fiore aveva finalità antifasciste e si proponeva di lottare con ogni mezzo, anche violento, per l’abbattimento del fascismo e per il ripristino in Italia delle essenziali libertà dei cittadini. L’elemento giovanile rappresentava la parte dinamica del movimento.

Tommaso Fiore manteneva rapporti con vari amici residenti in Puglia e in altri centri, tramite fiduciari di zona. A costoro inviava istruzioni e materiale di propaganda sotto forma di opuscoli dattiloscritti. Quelli intercettati dall’OVRA furono i seguenti: 1) Note sul concetto dello Stato; 2) Il liberal socialismo e l’ora presente; 3) decalogo del Partito Liberale Socialista; 4) Lettera aperta del cittadino Settembrini; 5) Il fronte della libertà; 6) Lo stato secondo libertà; 7) Il liberalismo storico; 8) Testamento antifascista di Lauro De Bosis.

Scritti che enunciavano principi etici, politici, e istituzionali su cui, dopo l’auspicato crollo del regime fascista, si sarebbe dovuto basare l’ordinamento del nuovo Stato.

A Foggia il fiduciario di Fiore era il prof. Antonio Vivoli, docente di Lettere latine nell’istituto magistrale “Carolina Sossio Poerio”, iscritto al PNF dal 1938; proveniva dal GUF. Vivoli aveva avuto qualche incarico di partito, tra cui quello di conferenziere presso il gruppo rionale fascista Falcone. Durante tale attività aveva avuto delle divergenze con l’insegnante elementare Specchio, comandante della GIL presso il gruppo Affatato, il quale  pretendeva che trattasse dinanzi ai giovani organizzati temi sui quali non aveva avuto tempo di prepararsi. Anche Francesco Perna, docente di Lettere nella scuola media annessa al Ginnasio “Vincenzo Lanza” ebbe analoghi motivi di lagnanza verso lo Specchio ed altri gerarchi. Perna,  di notori sentimenti antifascisti, nel maggio 1940 fu sottoposto a procedimento disciplinare dal Ministero dell’educazione nazionale, conclusosi con il provvedimento della sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio “per inopportuni accenni fatti in classe alla Germania d’altri tempi”.

Fu sospeso dall’insegnamento, perché dietro denuncia del figlio del vice Prefetto dell’epoca, gli era stato fatto l’addebito di aver manifestato durante le lezioni i suoi sentimenti contrari la Germania. Il preside della regia scuola media annessa al  liceo-ginnasio Lanza di allora era Guerrieri, che confermò in linea di massima quanto gli era stato addebitato. Successivamente, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Francesco Perna, parlando nella libreria Pilone al gruppo che solitamente la frequentava, asserì che l’Italia non doveva assolutamente associarsi con la Germania, dati i precedenti storici esistenti fra i due popoli. Attribuiva la colpa dell’alleanza italo-tedesca al governo fascista. Dall’inizio della guerra, il prof. Perna aveva manifestato costantemente sentimenti antifascisti, criticando l’operato del Duce, della condotta della guerra sia con il Pilone, sia con le altre persone, con le quali si intratteneva a conversare dentro e fuori la libreria. Al momento dell’apertura delle ostilità fra la Germania e la Norvegia, aveva disapprovato  la condotta della Germania, manifestando i suoi sentimenti ostili verso i tedeschi, ai quali attribuiva un basso grado di civiltà.

A Foggia, in quel periodo, nella Libreria Pilone in Piazza Lanza 73,  erano soliti riunirsi con il proprietario della cartoleria Giuseppe Pilone, il dottor Francesco Paolo Pedone, un medico pediatra sulla sessantina, e l’avv. Sipari, di circa quarant’anni. Commentavano, in senso avverso alle potenze del tripartito, gli avvenimenti politici e militari del giorno

Francesco Perna era l’elemento centrale del movimento di Foggia ed esplicava azione di propaganda tra i suoi amici ai quali dava in lettura opuscoli provenienti da Bari.

Il collegamento con Tommaso Fiore era effettuato da due fratelli di Francesco Perna: Raffaele, docente di lettere latine e greche al Liceo Ginnasio “Orazio Flacco”, strettamente legato alla famiglia di Tommaso Fiore (era padrino di cresima del figlio Vittore); Giuseppe, segretario comunale addetto alla Segreteria Generale del Comune di Bari.

Tommaso Fiore affidò a Giuseppe Perna il compito di recapitare al fratello Francesco, docente di lettere al Ginnasio del Liceo Lanza di Foggia, perché ne curasse la diffusione tra i colleghi, tre dattiloscritti, uno dei quali con titolo “Lettera aperta del cittadino Settembrini” di contenuto polemico in risposta al discorso tenuto a Praga dal capo dell’ufficio stampa del Reich, dott. Dietrich, in cui si affermava che la rivoluzione nazional socialista, lungi dal portare un incremento di libertà in confronto del liberalismo storico, non era altro che una manifestazione dell’ideologia di una razza superba e sopraffattrice protesa alla conquista del dominio mondiale. Il secondo opuscolo, probabilmente “Il Decalogo del  del Partito Liberale Socialista. conteneva spunti polemici contro la monarchia. Vi erano riassunti i postulati programmatici del movimento diretto a instaurare nelle forme tradizionali e con tendenza antimonarchica un regime di libertà politica, culturale ed economica tutelata da un nuovo organismo, la Corte costituzionale, per l’attuazione del socialismo. Una lettera accennava alle impreparazioni dell’esercito italiano e a metodi brutali usati dai soldati tedeschi contro la popolazione civile della Grecia.  Il terzo opuscolo, “Il fronte della libertà”, incitava affinché  tutti, al di là del loro orientamento politico e spirituale, si schierassero in un fronte unico per abbattere con ogni mezzo la tirannide Fascista, e restaurare in Italia le essenziali libertà dei cittadini.

Nel corso delle indagini, risultò che Tommaso Fiore era in rapporti inerenti al movimento con Tristano Codignola, con i professori Guido Calogero e Aldo Capitini. Tra i simpatizzanti del movimento c’erano anche il prof Ernesto de Martino, docente di storia e filosofia nel Regio Liceo scientifico “Scacchi” di Bari e l’avvocato Michele  Cifarelli. La febbrile opera di propaganda antifascista di Tommaso Fiore e i frequenti incontri politico-culturali nei diversi comuni della Puglia determinarono l’intervento dell’ OVRA (che arrestò i due figli) e la conseguente condanna al confino, da cui fu liberato dopo alcuni mesi. Il 6 aprile furono effettuate perquisizioni alla casa editrice Laterza. Da Foggia furono tradotti nelle carceri giudiziarie di Bari i professori Antonio Vivoli e Francesco Perna.

Poco prima della caduta del regime fascista, Tommaso Fiore fu nuovamente arrestato e rinchiuso nel carcere di Bari assieme a Calogero, De Ruggero, Cifarelli ed altri esponenti del movimento liberalsocialista barese. La sua scarcerazione avvenne il 28 luglio 1943; nello stesso giorno, ricevette la dolorosa notizia della morte del figlio Graziano, ucciso dalla polizia nel corso di una manifestazione pacifica per la scarcerazione dei prigionieri politici.

“Dopo il 25 luglio 1943, Tommaso Fiore rappresentò – come scrive Vito Antonio Leuzzi, nel  Dizionario biografico degli italiani – un punto di riferimento per la ripresa della vita politica, civile e culturale dell’intera regione. In prima linea nella lotta per il ripristino della libertà di stampa, contro i tentativi trasformistici messi in atto dalla monarchia e dal governo Badoglio per impedire ai partiti del Comitato di liberazione nazionale di svolgere un ruolo autonomo, divenne protagonista di una vivace esperienza politica nel Partito d’azione. Nominato provveditore agli studi di Bari nel 1944, Tommaso Fiore si impegnò a fondo nel processo di rinnovamento e defascistizzazione della scuola e della società contro il disegno di restaurazione autoritario delle forze monarchico-badogliane”.

 

TERESA MARIA RAUZINO 

 

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