ANDAR PER “LUMI”

giannonegiannone2

ANDAR PER “LUMI”

ISCHITELLA, LUOGO DELLA MEMORIA DI PIETRO GIANNONE
In un ideale percorso del nostro ‘Gargano segreto’, a farci da indimenticabile guida, tanti anni fa, fu il prof. Filippo Fiorentino, della Società di Storia Patria della Puglia.Il ‘luogo della memoria’ ritrovato era la piccola Ischitella del tempo in cui Pietro Giannone vi nacque, nel 1676.Trent’anni prima, questo piccolo paese dell’entroterra garganico era stato quasi cancellato da un distruttivo terremoto. Pompeo Sarnelli, nella sua‘Cronologia dei vescovi et arcivescovi sipontini’ del 1680, attestò che in quel drammatico evento si registrarono 92 vittime. Solo 26 case rimasero in piedi. Il borgo, allora, era abitato da 1235 anime.
Giannone vi nacque da ‘buoni e onesti parenti’. Ad Ischitella visse per ben diciotto anni, ma le dedicò soltanto poche righe nella ‘Vita, scritta da lui medesimo’. Non sappiamo il perché dell’omissione.
Questo ‘poco attaccamento alla sua terra d’origine’ gli verrà rimproverato da Michelangelo Manicone che all’amato Gargano dedicò i cinque libri de ‘La Fisica Appula’. Un fatto che marcherà la differenza fra i due intellettuali.Ma Giannone ha segnato la storiografia: smascherò il potere religioso, mostrando la sua invasività in quindici lunghi secoli di potere. Di fatto, lo destrutturò. E, a causa di questo suo imperdonabile ‘peccato’, fu imprigionato e lasciato morire nelle fredde carceri sabaude, in un lontano giorno del 1748, dopo aver segnato il ristabilimento, nella Storia, delle ‘regole del gioco’.La sua ‘historia’ tutta civile, senza strepiti di battaglie, tutta nuova, di documentazione che sostiene una visione laica, fu espressione delle tesi dei ceti più avanzati del suo tempo. Il clima culturale della Napoli del 1714-48, lungi dall’essere stantio, espresse una vivacità intellettuale elitaria fra le più forti a livello europeo. Non fu affatto la cultura angustiante cui gli stereotipi l’hanno confinata.
Nel Settecento un vivace movimento di idee, al passo con l’Europa più avvertita, attraversò il regno di Napoli. Vi fu un vero e proprio movimento di unificazione della cultura e quella pugliese appare come complementare alla cultura della capitale e dei centri maggiori d’Europa. Giannone ne fu il capofila. Dal suo pensiero trarranno leva metodologica tutti coloro che vorranno combattere i poteri ‘forti’: la Chiesa e i Feudatari, contrari alla volontà popolare.

Dalla sua analisi emergerà soprattutto la tesi giurisdizionalista che farà scoppiare la grande contraddizione della Chiesa/Istituzione, ‘potere umano non legittimato né da Dio né dagli uomini, che gestiva i 4/5 del reddito dello Stato’.

Il pensiero del Giannone rispose ad una precisa esigenza storica: fornì le armi giuridiche sia al governo vicereale sia ai futuri principi riformatori, creatori dello stato moderno. Per abbattere definitivamente le prerogative dei ceti privilegiati e le concessioni d’origine feudale. Ecco perché, se da una parte Giannone venne esaltato come ‘apostolo’ della libertà dello Stato, dall’altra suscitò odi feroci, e fu costretto a lasciare l’Italia. Ingiustamente, venne ‘arrestato’ come un ladrone e incarcerato. Nel 1734 il Regno di Napoli passò sotto l’illuminato governo di Carlo III di Borbone, che però non riuscì nell’intento di farlo liberare dalle prigioni sabaude.

Nel 1769 Bernardo Tanucci assegnò una cospicua pensione al figlio di Pietro Giannone. Postuma. Fu il riconoscimento fattivo ‘al figlio dell’uomo più grande, più utile allo Stato, più ingiustamente perseguitato che il reame di Napoli abbia prodotto in questo secolo’.

IL CONVENTO DI ISCHITELLA OSPITÒ UN ALTRO ‘GENIO’ DELL’ILLUMINISMO: MICHELANGELO MANICONE.

Un luogo-simbolo della vicenda familiare di Pietro Giannone, per la presenza delle spoglie materne, era stato il convento francescano di Ischitella. Ma nelle bianche celle dei monaci francescani echeggiava un’eco di scrittura…che determinò emozioni produttrici di scrittura. Fu nei suoi ovattati silenzi, interrotti di tanto in tanto dalle preghiere e dai canti dei fraticelli minori, che trovò ispirazione un altro genio dell’illuminismo europeo: Michelangelo Manicone.

Egli amò la solitudine del cenobio ischitellano, in quegli anni è prostrato da una grave malattia, è costretto a rinunciare al piacere insito nel viaggio. Scriverà, a questo proposito, una sorta di vademecum per i viaggiatori del suo tempo: esalterà gli antichi, i cui libri additano la vera strada, riconoscerà il valore della tradizione storica, dirà che sono importanti gli ‘informi’, le informazioni altrui.
La sua cultura di frate francescano ‘cittadino del mondo’ si era formata viaggiando ed osservando. Una cultura estremamente aperta alle innovazioni, una cultura senza frontiere, universale. Dopo essersi laureato nelle varie Scienze mediche, fisiche e naturali, nelle Università di Vienna, Berlino, Bruxelles, Parigi e Londra, ed aver corrisposto con il grande Linneo, nel 1806 Michelangelo Manicone scrisse ‘La Fisica Appula’. Sistematizzò in modo scientifico le teorie/dottrine scientifiche più avanzate del suo tempo. E la sua opera diventò una specie di summa, l’ecologia ante litteram del Settecento.

Nel periodo in cui si operava per comparti stagni, organizzando il sapere in vari settori, egli impiantò una dottrina che metteva  insieme ambiti ecosistemici globali, da mantenere da parte degli uomini civili. In una realtà di massicci interventi di cesinazione, in un mondo agricolo sacrificato dalle leggi a favore della pastorizia, in cui il taglio degli alberi produce reddito liberando, nel contempo, il terreno da destinare alla pastura, egli sostenne che questa politica non era affatto ecosostenibile. ‘I pastori – come dirà poi il Galanti – sono l’immagine della conservazione della barbarie, gli agricoltori finiscono per essere perenni civilizzatori’.

Ne ‘La Fisica Appula’ di Michelangelo Manicone troviamo notazioni interessanti per ricostruire l’ambiente di tutta la Capitanata, com’era nello scorcio di fine Settecento. Con un’attenzione particolare a tante piccole curiosità, che suscitano il vivo interesse del lettore.

… Come quelle gastronomiche: ed ecco le ricette de il porco alla pampanella, profumato con erbe particolari ed aromatiche; e del ‘caffè del rusco’ o pungitopo seccato; dei ‘funghi di zappino al petrisinolo e alle acciughe’.

Ricette da provare in un gustoso percorso di slow food… alla ricerca dei sapori perduti del nostro Gargano Segreto.

Teresa Maria Rauzino

Annunci

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...