GLI SLAVI RIFONDANO PESCHICI DISTRUTTA DAI TURCHI

GLI SLAVI RIFONDANO PESCHICI DISTRUTTA DAI TURCHI

Autore: Teresa Maria Rauzino

 

Al tempo di Ottone I di Sassonia, sovrano del Sacro Romano Impero, i Saraceni assalirono il Gargano per depredare la grotta angelica di Monte Sant’Angelo dei beni offerti dai numerosi fedeli che vi accorrevano. Correva l’anno 970. Il principe longobardo Pandolfo, duca di Benevento, e Sueripolo capitano degli Slavi, alleati dell’imperatore, venuti in soccorso dei Garganici riuscirono ad evitare lo scempio del luogo sacro e a salvaguardarne l’incolumità, sconfiggendo gli assalitori. Per l’aiuto ricevuto Ottone donò ai soldati del condottiero slavo dei territori, nei quali sorsero le “colonie” di Vico e di Peschici.

Il litorale del Gargano Nord , con le sue coste ricche di cale e insenature, costituì sempre un facile bersaglio per i corsari turchi. La dinamica era la seguente: veloci navi da corsa scendevano improvvisamente a riva e irrompevano nelle campagne, operando sistematiche razzie di bestiame e soprattutto di giovani validi d’ambo i sessi, per cui era estremamente rischioso avventurarsi fuori dalle mura per attendere ai lavori dei campi. In quegli anni il pericolo di finire, da un giorno all’altro, schiavo nei mercati d’Oriente era reale; i turchi rappresentavano una minaccia perenne. 

Peschici subì le incursioni turche negli anni 1566, 1590, 1672, 1674, 1680. La più massiccia avvenne nel 1556; fu simile, se consideriamo la proporzione degli abitanti, al saccheggio che Vieste subì nel 1554 ad opera di Dragut. Solo così possiamo spiegarci il crollo quasi totale della popolazione peschiciana, che rispetto ai 207 fuochi del 1552, registra nel 1561 solo 13 fuochi. 

La «rifondazione» del centro abitato distrutto avvenne ad opera degli immigrati «Schiauoni o Morlacchj». Nell’arco di trentaquattro anni si passa, infatti, dai circa 65 abitanti del 1561 ai 930 abitanti del 1595. Due documenti, custoditi negli archivi di Stato di Venezia e di Foggia ci aiutano a far luce su questo fondamentale evento. 
Il Mainardi, nel suo Regesto del 1592, elencando i territori di s.to Elia di Peschici «Chiesa gouemata da Pretj schiauoni», a un certo punto afferma che, prima della rifondazione slava, avvenuta nel corso del millecinquecento, vi era solo la Torre dei Prigionieri e poche casette dentro Peschici vecchia: 

«In ditto anno 1592 ancora vi sono testimonij dj Vico quali diccono ricordarsj che a Peschici no vi era altro che la torre dellj Prigionieri et alcune poche casette dentro Peschicj vecchio, e che dalla porta della Piazza sino al Castello è statto fatto tutto nuouamente dallj Morlacchi et la Chiesja ditta di S.to Pietro in Peschicj, che chiammano le ragionj di Calena, si tiene da molti sia la Chiesia di s.to Elia, perchè in Peschicj veggio nò uj è altra Chiesia nè sito per altra Chiesia» .

Nel documento del 1618 presente nell’Archivio di Stato di Foggia, il sindaco di Peschici Matteo de Boscio, riferendosi agli Schjauoni e adventitij, li ritiene pienamente meritevoli del trattamento fiscale favorevole riservato loro da Alfonso 1 d’Aragona, perchè: «ha più d’anni cento che per loro e loro predecessori questa terra è abbitata, hanno fabricato le muraglie di essa, fatto la terra che prima non vi era sono stati sempre reali e fideli di Sua Maestà». 

Gli Schiavoni erano stati esentati dal pagamento dei fiscali per vent’anni da un privilegio di Carlo V, confermato da Filippo Il con la seguente motivazione: «in ogni occasione hanno dissacrato et ammazzato più turchi che andavano dipredando in queste marine» .
Questa “Terra” era quindi abitata dagli Schiavoni. Furono essi che nel Cinquecento fabbricarono le sue “muraglie” di cinta. 

Grazie a queste fortificazioni Peschici divenne il baluardo delle città vicine. I suoi abitanti slavi, prima che fossero edificate le torri di Montepucci, Calalunga ed Usmai, in collegamento con tutte le altre, avevano fatto di Peschici il fulcro difensivo delle marine vicine dagli attacchi saraceni. Nello Stato delle anime del 1792 fra le case fuori ordine, rinveniamo ancora i fulcri del sistema difensivo di Peschici: 

– Il Castello, con ben cinque residenze, di cui la principale risulta occupata dal governatore, le altre quattro ospitano i guardiani della casa marchesale, con le rispettive famiglie. 
– La Torre di Quadranova
– La torre di Montepucci.

Peschici è ancora tutta compresa nelle mura o difesa dalle Ripe, presidio naturale a picco sul mare: le Porte del Ponte e la Porta di basso, oltre a quella sotto il Castello, costruito a picco sull’inaccessibile Rupe, e fortificato nel Recinto baronale, realizzato nel 1500 rendevano la cittadella pressoché inespugnabile. 

La Torre del Ponte, sita affianco alla porta principale della città protetta da un fossato e ponte levatoio, oltre a permettere il passaparola con chi stava per entrare in città, permetteva di comunicare a destra, attraverso le torri di Manacore, Usmai e Calalunga con la città di Vieste, a sinistra, attraverso la Torre di Montepucci con la città di Rodi. In caso di assalto nemico, gli avvisi venivano comunicati con segnali di fumo. 

Teresa Maria Rauzino 

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