“Novelle di questi e d’altri tempi” di Oronzo Marangelli

“Novelle di questi e d’altri tempi” di Oronzo Marangelli

Autore: Teresa Maria Rauzino

Durante gli anni del regime fascista, Oronzo Marangelli, grazie ad un’ispezione ministeriale sollecitata dai “presidi-duce” del Lanza e del Poerio, viene allontanato da Foggia e confinato a Benevento perché personaggio ritenuto “pericoloso” per la scuola. Chi la pensava in modo diverso dall’ideologia dominante non poteva insegnare nel “Palazzo degli Studi”, allineato su strette posizioni governative. Esperto paleografo, autore di opere elogiate dal Kehr, Marangelli era stato già allontanato dalla Biblioteca Minuziano di San Severo a causa delle sue idee politiche: nei suoi articoli sul «Popolo nuovo» parlando dell’importanza dell’Acquedotto Pugliese per “l’arsa Puglia”. si era permesso di “ignorare” i meriti del fascismo e di Postiglione. Confinato a Benevento, non riuscendo a sopportare tale situazione, Marangelli pur di ritornare a Foggia dalla sua famiglia, si era imposto di “rientrare nei ranghi”… ma tutto fu inutile. Dovette rifare il concorso nazionale (risultò primo) per tornare ad insegnare in Puglia.
Negli anni in cui vive a Benevento non resta inerte e si dedica, oltre che alle ricerche paleografiche, alla narrativa. La raccolta “Novelle di questi e d’altri tempi” di Oronzo Marangelli (riproposta recentemente, con altri scritti inediti a cura di Luigi Pietro Marangelli, ne “L’ultimo rifugio”, Editrice Parnaso, Foggia) fu pubblicata per la prima volta il 10 aprile 1941 dall’editore beneventano Fallarino. L’evento fu festeggiato in casa dell’industriale Guido Alberti: il salotto più “in” della città, ritrovo degli intellettuali del Sannio. Alberti, attore di teatro, cultore di storia medievale, era il proprietario della nota ditta di liquori che nel 1947 sponsorizzerà il Premio Strega, ancora oggi il più prestigioso riconoscimento letterario italiano. 

Oronzo Marangelli, la sera della presentazione delle “Novelle di questi e d’altri tempi”, intervenne in casa Alberti con tutta la sua famiglia, che da Foggia, dopo due anni di lontananza, lo aveva finalmente raggiunto a Benevento. Quella sera fu al centro dell’attenzione perché accompagnò al pianoforte un soprano “dalle splendide fattezze creole”, che cantò romanze in suo onore.

Una giornata diversa, questa di Marangelli, rispetto alle solite che lo vedevano impegnato a tempo pieno nell’Istituto Magistrale “Guacci” diventato, in assenza della sua famiglia, la sua prima casa. Dopo i primi momenti “tragici” segnati dall’allontanamento forzato da Foggia, e soprattutto dal lutto familiare che gli aveva portato via il figlioletto più piccolo, “fiore del suo giardino”, Marangelli aveva trovato un ambiente accogliente sia a scuola dove il preside Mundo e i colleghi lo onoravano della loro stima sia negli ambienti frequentati dall’intellighentia sannita dove si respirava odore di fronda al fascismo. Qui aveva conosciuto Alfredo Zazo, docente di paleografia latina e diplomatica all’Università di Napoli, fondatore e direttore di Samnium, che lo invitò a pubblicare i suoi saggi sulla sua prestigiosa rivista. Per il paleografo Marangelli, la città di Benevento, ricca di vestigia medievali come la chiesa di Santa Sofia, era una continua scoperta. Trascrisse tutti i documenti che attestavano contatti con la Puglia ed in particolare la preziosa pergamena, risalente al luglio 1114, in cui veniva citato per la prima volta il nome della città di San Severo.

Un ambiente, quello di Benevento, stimolante sotto tutti i punti di vista. Oronzo vi attinse linfa vitale per “estraniarsi” dal ricordo quasi ossessivo dei responsabili del suo forzato allontanamento da Foggia. In che modo? Sublimando Aluisio Polemio e Flaviano nel ruolo di protagonisti delle sue “Novelle di questi e d’altri tempi”. Dietro il nome grecizzante Aluisio Polemio ritroviamo, nella veste di vittima, l’integerrimo ex collega e preside del Lanza Matteo Luigi Guerrieri, che diventa bersaglio di uno scherzo irriverente di un suo alunno. Marangelli delinea con tratto felice la figura di Alfredo Bono, fantasioso studente ogni anno alle prese con i docenti di latino e greco da “studiare” nei loro punti di debolezza, per ottenere alla fine dell’anno l‘agognata “seificazione”, cioè il fatidico sei. Gli permetterà di passare alla classe superiore, nonostante l’insufficienza in due materie fondamentali del liceo-ginnasio.

Alfredo Bono diventa insuperabile nel capire la psicologia dei suoi docenti più ostici. Il professore ha la “simpatica” abitudine di pescare la pagina bianca del libro, che presuppone non sia stata mai studiata dall’alunno? E lui sottolinea tutte le pagine mai studiate, ad eccezione dell’unica pagina di cui ha imparato a memoria lettura, traduzione e commento. Il gioco è fatto… e puntualmente arriva la “meritata” promozione. Ma ogni anno Bono ha la sfortuna di cambiare i professori. Ed ogni anno deve iniziare tutto daccapo, superando se stesso. E’ una sfida che lo vede impegnato da anni: dalla prima ginnasiale per schivare la bocciatura in latino, dal IV ginnasio per superare l’arduo scoglio del greco.

Finchè in terza liceo accade l’imprevisto! È il secondo anno di guerra, mancano i professori. I vuoti vanno colmati ed il preside Aluisio Polemio assume l’insegnamento del latino e del greco proprio nella terza liceale frequentata da Alfredo Bono. Che fare? Il signor preside è l’incorruttibilità personificata, e boccia senza pietà soprattutto chi si va a raccomandare!

Anche se non è una cima, gode fama di essere “terribile, terribilmente terribile, intransigente con gli alunni, severo, abilissimo a non farsela fare “capacissimo di bocciare anche per il solo greco”. Afferma spesso che “chi non sa il greco non può fare neanche il facchino!”. Sì, perché dalle sue parti facchino si dice “vastaso” che, se proprio si vuole scomodare l’etimologia, deriva dal termine greco “bastazo”. Comincia l’anno e si avverano le più nere previsioni di Alfredo: vede fioccare i due e i tre nel primo trimestre. Quei voti negativi sono un’aperta sfida alla sua intelligenza! Scopre subito il tallone d’Achille di Aluisio Polemio. Durante le lezioni costui parla continuamente dei razionamenti alimentari cui si era forzatamente sottoposti nel periodo di guerra. Olio, pasta e zucchine mancano sulle tavole degli italiani, per non parlare del risotto alla milanese. Certo c’è la guerra; Trento, Trieste. Ma intanto si muore di fame e il governo non provvede in alcun modo. L’ amor di patria del preside comincia pian piano a vacillare … per non parlare del suo “colore politico”, che sembra orientarsi, in vista delle elezioni postbelliche, in direzione opposta a quello “ufficialmente” proclamato.

Ed Alfredo Bono che fa? Comincia a presentarsi … infagottato di ogni ben di Dio a casa del preside: e l’inflessibilità personificata alza ineluttabilmente bandiera bianca. Lo studente viene “seificato” anche per quell’ultimo anno. Finalmente può concedersi una soddisfazione che negli anni precedenti ha assaporato soltanto silenziosamente. Il trionfo stavolta sarà plateale: infierirà crudelmente sulla sua vittima. Manda l’ufficiale giudiziario a casa del Preside. Alla ferale notifica del debito, Aluisio Polemio riacquisterà tutta la sua dignità: con un volitivo moto d’orgoglio inoltrerà a Bono un minaccioso redde rationem, insieme al danaro richiesto.

Nella seconda novella, dal titolo “Flaviano”, che evoca il nome di Flaviano Pilla, preside del Poerio, Oronzo Marangelli ci trasporta in un mondo agreste dove il protagonista disabile psichico, viene crudelmente bersagliato da tutta la comunità. La padroncina, i bambini, le donne e gli uomini ridono di lui, provocandolo con le loro domande ed i loro scherzi di cattivo gusto. E lui gode di trovarsi al centro dell’attenzione generale quando, novello samurai, ingaggia sanguinose battaglie con un coltello, che sa lanciare con precisione millimetrica contro nemici visibili ed invisibili. Il suo idolo è la padroncina Maria. Ella non lo schiva, ma si ferma ogni volta con suo veloce calessino per sorridere delle sue smorfie e parlare con lui. Inconsciamente Flaviano diventerà il suo protettore, una sorta di giustiziere della notte, eliminando un pericolo che si profila minaccioso all’orizzonte.

La novella si snoda con un ritmo incalzante, con felici incursioni “visionarie” e surreali. La risata folle di Flaviano echeggia nella notte mentre egli combatte solitario contro le ombre lunghe che si profilano sul paesaggio della campagna …

Le altre due novelle di Marangelli si inseriscono nell’atmosfera di fiducia che avvolge l’Italia nel 1941, anno in cui le sorti della guerra sembrano propizie alle forze dell’Asse. Emergono gli echi dell’intensa campagna propagandistica con cui da anni si incitano gli italiani a sottrarre il Mediterraneo all’egemonia inglese, a rivendicare i diritti millenari di Roma, e quindi dell’Italia, sul mare Mediterraneo, enfatizzandone l’importanza vitale per il territorio nazionale. La propaganda bellica incita “all’odio contro i nemici per i loro secolari soprusi”.
Ripete ossessivamente che dal Convegno di Plombiéres all’occupazione di Tunisi, dall’arbitrario possesso di Malta a Versailles, dalla Guerra d’Africa fino a quella attuale, Francia e Inghilterra hanno sempre tradito l’Italia, ostacolato il suo cammino, intralciato il suo progresso. L’implacabile guerra sottomarina che i sommergibili del tripartito conducono su tutte le rotte del nemico, il valore della marina, dell’esercito e dell’eroica aviazione, sono viste come garanzia di successo. La vittoria toccherà finalmente all’Italia. Ne sono tutti convinti. Oronzo Marangelli, da sempre allergico alla retorica guerrafondaia del Regime fascista, ne prenderà spunto per creare due originali situazioni narrative. In “Louis Warrier”, il conflitto che contrappone l’Italia alla nazione che da secoli esplica la sua massima potenza sui mari, “la perfida Albione”, si somatizza nella rottura di un rapporto familiare profondo, che lega un vecchio ufficiale della marina inglese al nipote Angelo Mari, giovane guardiamarina della flotta italiana. Un rapporto quasi filiale che si incrina profondamente appena l’Italia entra in conflitto con l’Inghilterra. La profonda venerazione che Angelo nutre per il nonno si trasforma in gelida freddezza che porterà l’anziano ufficiale a spegnersi lentamente, fino alla tragica fine. La notizia dell’affondamento della sua nave, simbolo dell’orgoglio di un’intera vita, porrà fine a una lenta agonia…

“Il voto” ha per tema l’eterna rivalità che contrappone gli italiani ai “cugini” francesi. La trama si può riassumere in poche battute. Un alto ufficiale, dopo aver subito durante la prima guerra mondiale un disonorevole affronto da parte di un ufficiale francese, si ritira in convento sotto mentite spoglie per meditare vendetta. Esce allo scoperto soltanto molti anni dopo, dopo l’entrata in guerra dell’Italia contro la Francia. Dopo il regolamento del conto in sospeso con la signora Francia, sedata finalmente la sua inquietudine, decide di ritornare nel sereno silenzio del chiostro, schivando ogni onore.

La raccolta “Novelle di questi e d’altri tempi” è stata ripubblicata a cura di L. P. Marangelli, ne “L’ultimo rifugio” di Oronzo Marangelli Editrice Parnaso, 2006 Foggia , € 15.00

Teresa Maria Rauzino

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