I PRIMI SCEMPI DI MONTE SANT’ANGELO VISTI DA CESARE BRANDI

I PRIMI SCEMPI DI MONTE SANT’ANGELO VISTI DA CESARE BRANDI

Autore: Teresa Maria Rauzino

 
 

I PRIMI SCEMPI DI MONTE SANT’ANGELO VISTI DAL “PELLEGRINO DI PUGLIA” (CESARE BRANDI)

“Vandali”, di Stella e Rizzo (autori della “Casta”) , è la serrata denuncia di uno scempio. Le uniche ricchezze che abbiamo, il paesaggio, i siti archeologici, i musei, i borghi medievali, la bellezza, sono sotto attacco. Un incubo culturale, un’angoscia economica. 
Ma già nel 1960, in “Pellegrino di Puglia”, Cesare Brandi, in viaggio a Monte Sant’Angelo, denunciava la presenza di un corpo di fabbrica celestino, con finestre finto-gotiche, addossato alla Basilica e che deturpava la bellezza dell’intera area. Era la Casa del Pellegrino, costruita da Monsignor P. (Quitadamo?) per incrementare il turismo religioso. Brandi gusta le pietanze in una delle trattorie del centro storico, destinate ad essere soppiantate dalla commerciale slavata “cucina di convento” che sarebbe stata propinata ai pellegrini ospitati nella nuova costruzione… 
Cesare Brandi (1906-1988) fu un insigne storico dell’arte, il primo ad aver colto, in tutta la sua portata, la centralità e il significato del restauro. Firma prestigiosa del “Corriere della Sera”, pubblicò un gran numero di volumi, tra cui tanti diari di viaggio. “Brandi viaggiatore è un ‘visionario’ – scrive Elisabetta Rasy – ma di una specie del tutto particolare: mette a fuoco non la terra del viaggio, ma lo stile del viaggiatore. I luoghi cambiano per dare forma a una particolare geografia, la geografia della Bellezza, e a un particolare paese, il Paese della Visione”. L’incipit di “Pellegrino di Puglia” (Laterza 1960) è una vera e propria dichiarazione d’amore di Brandi per la nostra regione: “Questo viaggio non è un viaggio, ma tanti viaggi. Eppure è un solo Viaggio, per l’amore che io porto a una terra, che non mi ha visto nascere, che non mi ha visto fanciullo e neppure fu teatro di un primo amore”. La scoperta non si arresta al primo né al secondo, né al terzo viaggio: non finirà mai, “perché è un paese, la Puglia, come il mattino, un mattino limpido, un mattino di sole liquido. Il mattino sarà sempre lo stesso, ma non viene mai a noia. E ha sempre qualcosa di nuovo, nel suo spettacolo sempiterno”…
Qui di seguito, pubblichiamo il testo di Brandi su Monte sant’Angelo… 
(Teresa M. Rauzino) 

MONTE SANT’ANGELO VISTO DA CESARE BRANDI

Dire che sulle prime, tanto atteso e desiderato, Montesantangelo mi entusiasmasse, sarebbe una bugia. La «celeste» Basilica, così si chiama dal cielo, in cui risiede l’Arcangelo, non dal colore, anche se il terreno rappresentante dell’Arcangelo, il sorprendente Monsignor P., ha fatto di tutto per metterci un grigio che pende al celeste in quell’orrido corpo di fabbrica che ha voluto addossare alla Basilica. E ce l’ha addossato per amore e per curare gli interessi del Santo, che è ancora molto visitato, ma poi la gente non sa dove andare. Allora il nostro Monsignore gliel’ha tirata su la casa, a questa gente che ha strisciato per terra, ha fatto le croci con la lingua e tante altre scemenze, dopo di che è umano che debba rifocillarsi. Ci voleva dunque la casa, ma quelle finestracce in finto gotico, Monsignore mio, chi vi ce l’ha fatte fare? Possibile che tutto il vostro amore e tutto il vostro entusiasmo e tutti i vostri milioncini debbano risolversi in una bruttura senza pari, e per il Santo celeste e per la Basilica che idolatrate? Io ve lo dico col cuore in mano, come Sant’Antonio, Monsignore mio: perché se superai la delusione di questa Basilica dove s’entra come in un cavatappi, e di quella grotta umida e nera, lo dovetti proprio al vostro entusiasmo. 

Sicché mi domandavo talvolta, se, date le imperscrutabili preferenze dell’Arcangelo in fatto di apparizioni – e qui, si sa, apparve come un toro – non avesse voluto questa volta umiliarsi fino ad apparire vestito da prete… il che non vuole suonare come offesa alla veste. Vi ho preso proprio per San Michele in incognito, prima di vedere le finestre in falso gotico, e la figura, da voi scoperta, dell’Arcangelo armato, che invece è un monaco col cappuccio. Qui non ci siamo – dissi fra me Monsignore P. è veramente un Monsignore. Ma credete a me, voi potete fruttare più e meglio per Montesantangelo che tutti i vostri pellegrini che ancora fanno la croce con la lingua e dopo si devono rifocillare in conseguenza. Perché l’entusiasmo e la fede sono troppo rari, unici vorrei dire, al nostro tempo, e mi faceva bene come una doccia scozzese, l’umido della grotta e il santo calore delle vostre intenzioni. Una montagna avete smosso, da un lato, e questo ha reso possibile di scoprire l’antico accesso, l’antico piano di calpestìo della Basilica, e forse l’unica costruzione sicuramente longobarda, le uniche stranissime pitture, in questa terra bizantina, non bizantine e intorno al secolo X. Il che mi infervorava come non mai, mentre si cercava di decifrare le iscrizioni dei pellegrini remotissimi, che si chiamavano Romualdo, Agilulfo, Vidrigildo, terribilmente peccatori e longobardi, con quel nomi. 

E quando il vostro San Michele armato divenne, letta la scritta indubitabile, un monaco, il “custos ecclesiae” col suo cappuccio ritto, come il San Francesco di Subiaco ma quanto più antico; proprio provavo pena per voi, caro Monsignore, che non farete più finestre gotiche – l’avete promesso – e invece tante buone e utili cose per la vostra celeste Basilica, che è bene rimanga celeste di nome ma non di fatto. Luogo celeste, dove, sotto la mensa dell’altare vi sarebbe la forma del piede dell’angelo: « terribilis locus iste », è scritto infatti sulla porta, sulla più bella porta che il famoso inestinguibile Pantaleone amalfitano regalasse da Costantinopoli: quattro altre ne sono rimaste, ad Amalfi, ad Strani, a Salerno, a Montecassino, e questa, dell’Arcangelo temutissimo.
Ed io ti prego, Arcangelo meraviglioso, simbolo della luce, simbolo dell’amore, della fedeltà, della giustizia, che tu non ritorca mai su di me le frecce che la mia cattiveria scaglia sulla cattiveria degli uomini.

Alla fine, quasi quasi anch’io incidevo di soppiatto, come un crociato o un pellegrino, la mia pedata e la mia mano in qualche angolo disponibile di un muro del Santuario. E se non lo feci, fu perché Monsignor P. non me ne dette il tempo. Incalzava l’ora, bisognava vedere la Cattedrale e quello straordinario edifizio che è la cosiddetta Tomba di Rotari. Si sa che Rotari non c’entra per niente, e si deve ad una erronea lettura d’un’iscrizione che più nobile non potrebb’essere, stretta, lunga, come con le lettere in punta dei piedi. Ma che cosa fosse, tomba, cappella, battistero, è difficile dire. Prima d’entrarci ci accolgono due bassorilievi cosi di gusto francese, limosino, da far restare di stucco: e, una volta dentro, il primo pensiero va a Palermo, alle torri del Palazzo di Ruggero, a codesta altolocata architettura meticciata di arabo di bizantino e di normanno. Poi anche nell’interno, capitelli del gusto dei bassorilievi dell’ingresso, e quello con figurazioni laiche, di caccia – stupendo – e solo uno sicuramente sacro. 

Tutto intorno, in alto, le bifore, occupate, quasi a piena tenuta, dalle colonne tozze, corrispondevano ad una specie di matroneo: di fuori, infatti, si vede chiarissimamente l’imposto della volticciola. Insomma è uno splendido e ambiguo edifizio, a cui fu addossata Santa Maria Maggiore, con una bella facciata pisana, e ancora un’altra chiesa di cui resta solo l’abside, ma anch’essa molto antica. Si può dire che in neppure un secolo era bell’e avvenuto tutto. 

Quindi nuovi discorsi, deplorazioni per le Via Crucis inchiodate sul bizantino affresco dell’Arcangelo, nella Cattedrale, e, quando s’esce, ormai sonavano le quattro, era scesa la nebbia e ci s’aveva ancora da consumare il pasto meridiano. Fu così che la colazione diventò una cena. Faceva freddo, nella stanzina della trattoria, ma giungeva, quando aprivano la porta, un odore di cucina di campagna, di fascine cioè, di carbone che scoppietta nel fornello, di olio che frigge: odori semplici come le erbe. Pensavo a quando sarebbe maturata la nefasta e commerciale iniziativa di Monsignore, e si avrebbe, lì accanto alla grotta funerea, uno di quel tristissimi locali da pellegrini, con l’odore permanente di cucina di convento. Quel minestrone, quelle rape, quel cavoli. E bisognerebbe andarci per forza, perché sempre troverai la persona che ti invita e non puoi rifiutare, e crede di farti più onore, a portarti dove l’ambiente è più moderno. E tu protesti, recalcitri, dici che vieni di città, e di quelle stamberghe bianche ne hai la nausea, e preferisci il salottino con le oleografie del Rigoletto, e i tovaglioli di canapa, che ti coprono le ginocchia come un topponcino precauzionale per lattanti. Ti ci porteranno lo stesso, increduli di tanta modestia, e tu mangerai quei cibi risciacquati, quelle erbe senza costrutto di sapori, come fieno rinvenuto.

Qui invece, dopo l’inevitabile attesa, sedata dal vino rosa e dal pane fatto in casa, vennero tante portate minuscole che non servivano per tutti e se ne doveva prendere un assaggio, e anche certi salsicciotti di montagna, saporiti, modesti, tritati fine. Mi sembrava, in quell’umidore indefinibile che porta la nebbia, nella luce che si ritirava come una bassa marea, sempre più lontano, senza tuttavia scomparire, mi quei cibi campagnoli, di centellinare il commiato dall’antico Montesantangelo, dal luogo che è per i pellegrini poveri, e non è più di moda, perché l’Arcangelo è stato detronizzato da padre Pio. Ora diverrebbe un luogo pretenzioso, e forse i pellegrini vestiti a festa, in torpedone, non faranno più le croci con la lingua, contenuti in una fede pastorizzata ed eugenetica; né forse si partiranno più, a maggio, le biciclette ornate di penne variopinte, per portare a San Nicola, che sposa il mare, il saluto dell’Arcangelo velato dalle nubi.

©1960. Cesare Brandi

Tratto da Cesare Brandi, “Pellegrino di Puglia”, Laterza, Bari 1960, pp. 207—212. Foto Angelo Ambrosini


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...