NEVE E NEVIERE IN CAPITANATA

Lucia Lopriore, con una meticolosa ricerca, basata sui fondi documentari dell’Archivio di Stato di Foggia, proietta un fascio di luce su una vitale realtà produttiva pugliese 

volume di LUCIA LOPRIORE, "Le neviere in Capitanata. Affitti, appalti, legislazione", Edizioni del Rosone, Foggia 2003, euro 18.

In Sicilia, dall’Etna agli Iblei, da epoche antichissime fino ai primi del ‘900, era intensa l’attività della conservazione della neve che dava da vivere ai contadini e ricchezza ai nobili che ne avevano la «privativa». I principi Alliata, che avevano la «privativa» per Buccheri, erano attrezzati con le barche della neve (barche ra nive) per il trasporto della neve a Napoli e Malta.

Ma le neviere non esistevano soltanto in Sicilia. Anche qui da noi, in tutti i centri della Puglia, vennero creati dei depositi, le neviere appunto, da dove il prodotto veniva regolarmente distribuito al dettaglio dai nevaroli, che avevano avuto l’appalto del prodotto per i vari paesi.

Lucia Lopriore, con la sua minuziosa ricerca “Le neviere in Capitanata. Affitti, appalti, legislazione ” proietta un fascio di luce su questa vitale tradizione, sottraendola al silenzio e alla preziosa “muffa” dei documenti dell’Archivio di Stato di Foggia. I contratti d’appalto, documentati paese per paese, aprono uno spaccato su un mondo forse perduto. Il linguaggio “notarile”, burocratico, ostico per i non addetti ai lavori, acquista un senso.

Già dall’inizio dell’Ottocento, l’illuminista vichese Michelangelo Manicone, ne “La Fisica Appula”, attestò la presenza di neviere: “A San Marco (in Lamis) è ben vero, che nella state havvi molta neve conservata ne’ boschi”. “Quanto è caldo di està il clima Sammarchese, altrettanto è rigido nella invernale stagione. Cinta essendo questa popolazione all’Est, al Nord, ed all’Ovest da eccelse aspre montagne, vi cade spesso molta neve, che vi resta molti giorni; e di qui l’algente freddo di San Marco”. Rignano Garganico aveva un clima ancor più rigido: “Giace Arignano su di una grossa e nuda rupe, ed è dappertutto circondato da un suol pietroso. Più freddo di quello di San Marco è poi nel verno il suo clima”. E Manicone raccomandava caldamente allo sprovveduto “forestiere”: “Stattene qua solo nella stagione de’ fiori!”.

A quel tempo, in Capitanata, luoghi come San Marco in Lamis e Rignano, tradizionalmente vocati alla caduta degli “algidi cristalli”, alimentarono quindi una vera e propria catena del freddo. Dalle neviere, la neve veniva smistata nel Gargano Nord, dove i bianchi fiocchi non cadevano quasi mai, ma anche nei paesi in cui il prodotto locale non era sufficiente al bisogno. Come nel Palazzo Ducale di Urbino, le neviere erano spesso presenti negli ambienti ipogei dei palazzi. I Loffredo, signori di Sant’Agata, Bovino e Guevara ne possedevano due. La famiglia che ebbe la “privativa” della neve su Foggia fu quella dei Marchesi Cavaniglia, nobili “illuminati”, provenienti da San Marco dei Cavoti. In Capitanata detenevano i feudi di San Giovanni Rotondo e di Rodi Garganico. Già dal Settecento, mandavano i loro trabaccoli carichi di agrumi, non sappiamo se stipati anche di neve compressa, fino a Trieste. A Foggia i due prodotti vennero sicuramente smistati assieme. Anche nel caso della nobile famiglia rodiana, come per i siciliani principi Alliata, duchi di Buccheri, il cerchio si chiudeva, probabilmente, sul nesso: Neviere/agrumi/commercio. Un’ipotesi ancora tutta da sondare.

Anche in molte masserie fortificate nobiliari sparse nel Salento, vi erano delle neviere. Una “…neviera atta a conservar la neve…” è riscontrabile presso la masseria Favarella, di Acaya, di proprietà nel 1674 del pizzimicolo di Lecce Andrea Favarella, dal quale, poi, prese il nome attuale. Una delle neviere più grandi che si conosca è quella che si trova sotto il castello Carlo V, costruito dall’architetto militare Gian Giacomo dell’Acaya di Lecce. Anche Caprarica ebbe le sue neviere; una era posta, lo testimonia il Catasto Onciario del 1744, presso una casa-torre, di proprietà di Diego Brunetti, patrizio di Lecce (p. 244 del catasto). Il documento recita: “…Possiede il Palazzo con più e diverse camere superiori ed inferiori, stalle, rimesse e nivera con piccolo giardino di delizia, sito fuori l’abitato per uso proprio e del suo agente”.

Neviera

Neviera

UN TREKKING FRA LE ANTICHE NEVIERE DEL GARGANO

Le neviere sono dei monumenti non di arte ma della tecnica umana, degne di restauro e recupero, nelle loro tre tipologie a groppa, a dammuso e a cupola. Sarebbe auspicabile che, a livello di singolo comune, gli Uffici tecnici effettuassero un censimento delle neviere tuttora esistenti in Capitanata, per poi procedere al “restauro”, nell’ambito di una proposta di “archeologia industriale”. Il libro della Lopriore può far loro da guida, per individuare e localizzare i siti ormai interrati. Forse nel Subappennino, a Faeto, qualche presenza c’è ancora. Come ci sarà sicuramente in qualche luogo d’altura del Promontorio del Gargano o della Foresta Umbra. Affascina l’idea, già realizzata in certe realtà turistiche dei monti Iblei, di un “Trekking fra le antiche neviere”. Qui da noi si potrebbe creare un itinerario nell’ambito dei “percorsi” del Parco Nazionale del Gargano. Partire dalle neviere di Monte Sant’Angelo, di San Marco in Lamis, o della Foresta Umbra, di Cagnano Varano o di Vico del Gargano, per arrivare all’oasi agrumaria di Rodi, Ischitella e Vico del Gargano. Un percorso, completamente da inventare, quello del Trekking nelle neviere di Capitanata. Archeologia industriale, e percorso del gusto. Insieme. Da proporre ai numerosi turisti alla ricerca di tour diversi da quelli incentrati su sole e mare. Nulla di nuovo sotto il sole: è stato già “testato” in Sicilia. Nel 2001 Italia Nostra, sezione di Siracusa, per illustrarlo, ha pubblicato un libro dal titolo emblematico: “La neve degli Iblei. Piaceri della mensa e rimedio dei malanni”. Vi hanno contribuito autori vari, che hanno giostrato a tutto campo su questo tema monografico, mettendo in risalto anche il collegamento neve/ medicina omeopatica, oltre che neve/arte del sorbetto.
La ricerca di Lucia Lopriore potrebbe essere da noi tutti “rilanciata” con lo spoglio dei Catasti Onciari pugliesi. Potrebbero sicuramente riservare inedite sorprese.

TERESA MARIA RAUZINO

recensione al volume di LUCIA LOPRIORE, “Le neviere in Capitanata. Affitti, appalti, legislazione”, Edizioni del Rosone, Foggia 2003, euro 18.

Neviera

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