Il Carnevale di una volta, tra rituali e canzoni tipiche

Le connessioni musicali del Carnevale di Peschici nel convegno del Centro Studi Martella: Carnevale com’era. La Zeza Zeza e i canti della tradizione garganica raccolti da padre Remigio de Cristofaro (Raccolta 104) 

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Il frate francescano Padre Remigio De Cristofaro – recentemente scomparso – ha coltivato nell’arco della sua esistenza una grande passione per l’etno-musicologia, che lo aveva condotto a raccogliere nel 1966 tutti i canti popolari dei vari centri urbani del Gargano, ed anche quelli collegati alle celebrazioni di una festa laica come il Carnevale. A Peschici, in particolare, De Cristofaro aveva registrato e salvata dall’oblio la “Zeza Zeza”, una canzone popolare di origine campana che era cantata nel periodo delle manifestazioni carnevalesche. Oggi questi canti sono custoditi negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la denominazione di “Raccolta 104”.

E’ quanto ha sottolineato il Presidente del Centro Studi Storici “Giuseppe Martella”, Teresa Maria Rauzino, esordendo nel convegno sul tema “Carnevale com’era …”, svoltosi nella sala consiliare del Comune di Peschici in occasione del Giovedì Grasso. “De Cristofaro – ha detto la Rauzino in quell’occasione – ha dimostrato che non è soltanto Carpino ad avere una tradizione di musica popolare alta, ma tutti i paesi del Gargano. Per Padre De Cristofaro la trascrizione dei testi dei canti popolari dei centri garganici, era come riportare alla luce le vestigia della nostra storia. Le canzoni legate al Carnevale, poi, non possono che suscitare attenzione nei confronti di questa festa, che affonda le sue radici negli antichi Saturnali, nei quali si invertivano i ruoli sociali e i poveri diventavano re per un giorno. Il Carnevale – ha aggiunto – è una festa da vivere come protagonisti, non da guardare come spettatori”. “I principi fondamentali del Carnevale – ha proseguito la Rauzino – erano la licenziosità, il ribaltamento dei ruoli – con le donne che si travestivano da uomini, fra l’altro -. e l’eccesso nel mangiare. Da questo punto di vista, nei secoli passati le autorità ecclesiastiche cercarono pertanto di controllare il Carnevale. I balli carnevaleschi, ad esempio, non erano tollerati dalle gerarchie ecclesiastiche; pensiamo solo al fatto che nel Seicento e nel Settecento erano stati emanati editti contro i balli, considerati licenziosi”. Matteo Siena (Presidente della Società di Storia Patria-Sezione Gargano) si è soffermato sulle tradizioni carnevalesche delle cittadine garganiche. “Il Carnevale – ha affermato – è certamente la manifestazione più antica tra tutte le tradizioni laiche; già nel periodo romano vi erano i rituali dei festeggiamenti carnevaleschi. Ritengo inoltre che sia necessario istituire un fondo che raccolga e promuova la conoscenza di tutte le tradizioni popolari della Puglia, come appunto quelle connesse al Carnevale”. Nel suo intervento, l’insegnante Lilla D’Errico ha parlato del Carnevale di Rodi Garganico, che da oltre quarant’anni è caratterizzato da sfilate di carri lungo le strade cittadine, ed ha intonato alcune canzoni tipiche in dialetto rodiano legate alla Raccolta 104 effettuata a Rodi Garganico da Padre Remigio, che lei stessa interpretò il 1 ottobre 1966 quando fu convocata insieme ad altri cultori di musica popolare del suo paese per le registrazioni della RAI.

Lucrezia D’Errico (docente presso il Liceo scientifico di Peschici e nipote del cantore Giulio D’Errico, interprete della Zeza Zeza nella Raccolta 104) ha illustrato i risultati delle proprie ricerche sulla canzone – intrecciata con i riti del Carnevale peschiciano – e sui personaggi che la recitano. “La tradizione della “Zeza” – ha sottolineato la D’Errico – risale al Cinquecento ed ha origini napoletane. La trascrizione di questo canto popolare si deve a Benedetto Croce. La canzone è incentrata sulla contrapposizione tra un giovane e un vecchio e si conclude con la vittoria del giovane, che rappresenta il rinnovamento e la formazione di una nuova famiglia. Sono poi convinta del fatto che occorre valorizzare le nostre tradizioni popolari, come la “Zeza Zeza” e il Carnevale, anche per rendere l’identità culturale peschiciana e degli altri centri garganici un fattore di attrazione turistica, come avviene a Mercogliano, dove la Zeza è rappresentata come evento di qualità della festa di Carnevale, superando i limiti regionali e partecipando al carnevale di Viareggio:

«Fino agli anni Trenta – ha sottolineato la D’Errico, citando Irene Russo, autrice di una tesi di laurea dal titolo “A nipote ‘e Don Nicola. La canzone di Zeza sul filo dei ricordi”  (pubblicata nel 2011 dalle “Edizioni Il Papavero”), era rappresentata da 4 personaggi fondamentali: il Granturco, Zeza Viola, Vicenzella e Don Nicola a cui si affiancavano Pulcinella, il Giardiniere e i Cacciatore che avevano funzione simbolica. Pulcinella aveva il ruolo di “capo ro’ballo”, presentatore della mascherata. Il suo costume era diverso da quello classico, aveva il cappello a punta, simbolo fallico propiziatorio e ornato da nastri colorati, simile a quello dello Zanni, e portava in mano un bastone con cui dirigeva e presentava la figurazione. Verso la fine degli anni ‘40, per sovvenzionare la rappresentazione, si introdusse l’uso della questua e la figura del Giardiniere che, con una prolunga in legno, detta scaletta, che si allungava “a mo di fisarmonica”, raccoglieva le offerte provenienti dai piani alti delle abitazioni e per ogni oblazione lasciava in dono una mimosa. Durante la seconda guerra mondiale, la rappresentazione venne interrotta per ripresentarsi al pubblico nel ’45 fortemente rinnovata. Nel ’46 si arricchì con l’aggiunta del ballo ad intrezzo, la così detta “intrezzata”  e ai personaggi classici si affiancarono le pacchiane e i cacciatori con abiti tipici irpini. Tra gli anni ’70 e ’80, la” Zeza” non fu rappresentata. Soltanto dal 2004, con l’istituzione dell’ “Associazione della Zeza di Mercogliano”, che aveva lo scopo di custodire e tramandare la tradizione mercoglianese della Canzone di Zeza e del Ballo Intreccio, la manifestazione ha cadenza annuale. Oggi l’Associazione mette insieme circa 50 persone che con il loro impegno gratuito portano avanti progetti e sogni che ruotano intorno al Carnevale”

Interessante e gradito è stato anche l’intervento del responsabile della Biblioteca comunale di Peschici, Elia Salcuni, organizzatore e animatore del “Carnual” peschiciano, il quale ha spiegato gli aspetti salienti della tradizione locale del Processo e della morte del personaggio di Carnevale.

Al convegno sono intervenuti l’Assessore Luca Esposito e il sindaco Francesco Tavaglione che hanno portato i saluti della giunta municipale, le prof.sse Loreta Soldano e Pina Brigida, in rappresentanza dell’Istituto scolastico comprensivo “Libetta” (i cui alunni sfileranno in maschera guidati da insegnanti e docenti) e Francesco D’Arenzo a nome delle associazioni “Peschici Eventi” e “Punto di Stella”. In particolare, D’Arenzo ha posto in rilievo l’importanza del Carnevale peschiciano – giunto alla sesta edizione – come momento di aggregazione sociale per l’intera cittadinanza.

Il gruppo folk “I Rascill” (Mario Fasanella, Massimo Biscotti, Rocco Quercia, diretti dal Maestro Rocco Tavaglione), ha eseguito, nel corso del Convegno: “Il Carnevale com’era” i 4 canti peschiciani della Raccolta 104 di Padre Remigio de Cristofaro, donati dall’etnomusicologo Salvatore Villani al Centro Studi Martella e trascritti  musicalmente dal Maestro Pietro Ragni e, nell’esatta dizione, dal dialettologo Francesco Granatiero. Il gruppo folk “I Rascill” (Mario Fasanella, Massimo Biscotti, Rocco Quercia, diretti dal Maestro Rocco Tavaglione), ha eseguito, nel corso del Convegno: “Il Carnevale com’era” i 4 canti peschiciani della Raccolta 104 di Padre Remigio de Cristofaro, donati dall’etnomusicologo Salvatore Villani al Centro Studi Martella e trascritti  musicalmente dal Maestro Pietro Ragni e, nell’esatta dizione, dal dialettologo Francesco Granatiero.

Gianluigi Cofano                             

                                                         

UN CANTO DELLA RACCOLTA 104

(composto e interpretato dal cantore Giulio D’Errico)

Ma pe ppescà stu cèfele

mm’hè pèrse na nuttate,

stu córe agge pezzate

pe ccundandare a ttè.

Se tu lu vedarrisse,

va cchiù de mèdze ròtele,

t’abbaste a ttè che ssòrete

pe ffàrete cundandà.

E ttu mi l’haie da cóuce

che aglie e ppetresine,

garòfele per durà.

Ma quanne u cèfele zombe,

tutte u bbróde ndèrre va.

Ma per pescare questo cefalo / ho perso una nottata / questo cuore ho spezzato / per accontentare te. // Se tu lo vedessi / pesa più di mezzo chilo, / basta per te e tua sorella / per poterti accontentare. // E tu lo devi cuocere / con aglio e prezzemolo, / garofano per spezia. / Ma quando il cefalo salta / tutto il brodo a terra va.

Pubblicato sul quotidiano  L’ATTACCO 1 marzo 2014

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