PAPA FRANCESCO RICEVE L’SOS PER KALENA

L’appello del pellegrino peschiciano trapiantato a Torino è arrivato sulla scrivania del Santo Padre. Vincenzo Roncone scrisse a Papa Francesco

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Scrisse a Papa Francesco, si mise in cammino verso Santiago e sulla via Francigena, e finalmente, dopo alcuni mesi, dal Vaticano arrivano risposte. È la storia di Vincenzo Roncone, pellegrino peschiciano che vive però da anni a Torino, che ha percorso i due lunghi cammini per pregare per l’abbazia di Santa Maria di Kàlena di Peschici. 
La storia della struttura ecclesiale è ormai nota ai più: sorta nel 800 d.C., dopo anni di splendore, ha visto un lento deperimento culminato con l’abbandono totale da parte dei proprietari – sì, appartiene ad una proprietà privata – e, nonostante le incessanti richieste di esproprio arrivate dai cittadini, dai religiosi e soprattutto dal centro studi ‘Giuseppe Martella’ con la presidentessa Teresa Maria Rauzino, l’abbazia rimane lì a perire a causa dell’incuria per via dell’abbandono. Roncone si era messo in cammino per pregare, per chiedere che venisse data una mano a un simbolo di Peschici e dei peschiciani, per il quale in tanti ne chiedono ancora oggi e a gran voce l’apertura almeno domenicale. “Deve sapere, Santità, che verso la fine del Settecento, tutti beni dei monasteri del Regno borbonico passarono al regio Demanio che li vendette ai privati. Molti furono usurpati. In quel periodo, era molto facile ottenere con la forza e prepotenza proprietà non tue. Bastava occuparle. Kàlena, con le sue terre intorno al Monastero, fu acquisita dai Martucci. Diventarono i nuovi proprietari o possessori. Non si sa esattamente in che modo: dicono di averla acquistata all’asta, ora di averla avuta in eredità con un dotalizio” scriveva Vincenzo Roncone a Papa Francesco, e ancora “La famiglia Martucci non cambiò le tradizioni ultrasecolari della fede. Anche se mancava il presidio apostolico, i peschiciani, durante il giorno, potevano andare in chiesa e pregare la Madonna. E dal pozzo del cortile abbeverare asini, muli, cavalli, pecore e capre. La porta era sempre aperta a tutti. Oggi, Santità, tutto questo non è più possibile. Nel 1943 cadde una parte del tetto, il resto è cosa recente. Verso la fine degli anni ’80 del Novecento, gli ultimi eredi chiusero il monastero e si stabilirono a Foggia. Va tutto in abbandono. I peschiciani non possono andare a pregare nella Chiesa di Kàlena la loro Madonna, come avevano fatto i nostri avi per tanti secoli. Lo so, Santità, si può pregare in altre Chiese. Ma quella Chiesa noi l’abbiamo dentro il nostro Dna. Ci manca una parte di noi!I nostri avi pregavano in quella Chiesa, con i lori figli, perché non possiamo più farlo?”.
Il lamento del pellegrino peschiciano trapiantato a Torino è arrivato fin sulla scrivania del Santo Padre, che, nonostante la risposta piuttosto esigua, ha fatto sapere di pregare per l’abbazia di Kàlena di Peschici. “La Segreteria di Stato, nel comunicare che quanto è stato inviato al Sommo Pontefice è regolarmente pervenuto a destinazione, esprime a Suo nome viva riconoscenza per il premuroso pensiero e ne partecipa la Benedizione, pegno di abbondanti grazie celesti”. 
Certo, una risposta che non corrisponde ad un impegno importante del Vaticano in favore dell’abbazia di Kàlena, ma per i fedeli peschiciani, che ormai da anni si erano rassegnati a vedere chiusa quella struttura tanto cara chiusa per un capriccio della famiglia proprietaria, è comunque qualcosa. Il Clero, inoltre, si era già movimentato affinché si facesse di tutto per l’apertura dell’abbazia. Testimoniato, ciò, dall’impegno dell’ex Vescovo di Manfredonia, Domenico D’Ambrosio, ora titolare della Diocesi di Lecce, che disse: “C’è stato un momento in cui mi sono impegnato io direttamente come vescovo, concordando una convenzione tra la Diocesi, che mi sembrava più logico, e la famiglia Martucci. Mi stava aiutando nella stesura Michele Di Bari ed eravamo arrivati a un punto buono. Sembrava che tutto potesse andare avanti”. Poi, la cosa non andò in porto. Oggi, forse, a riaccendere la flebile speranza per Kàlena ci pensa la lettera di Papa Francesco.

Giuseppe F. Ciccomascolo 
sul quotidiano l’ATTACCO 8 marzo 2014

 

foto di Il Gargano Nuovo.

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