SI RIACCENDE LA SPERANZA PER KALENA? L’EX MINISTRO BRAY CHIESE INFORMAZIONI

L’Abbazia abbandonata di Peschici (FG).

SI RIACCENDE LA SPERANZA PER KALENA? L’EX MINISTRO BRAY CHIESE INFORMAZIONI

Rauzino, presidentessa del Centro Studi Martella: “il sindaco mantenga le promesse” 

 

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Diciassette lunghi anni per aver una risposta dalle istituzioni sul caso dell’abbazia di Kàlena. È finita l’interminabile attesa di Teresa Maria Rauzino, presidentessa del centro studi ‘Giuseppe Martella’ che si occupa dal 1997 e si preoccupa della struttura ecclesiale.

In una lettera aperta all’ex ministro dei beni culturali, Massimo Bray, la Rauzino scriveva: “Un luogo del cuore caro al Centro Studi Martella (che ho l’onore di presiedere), é Santa Maria di Kàlena, un’abbazia fra le più antiche del Gargano (872 d.C), sita in agro di Peschici. È dal lontano 1997 che ce ne occupiamo e le speranze di salvarla si sono alternate spesso alla delusione per la mancata risoluzione del caso. In tutti questi anni, come Centro Studi Martella, abbiamo indicato in tutte le sedi istituzionali possibili, oltre che in vari convegni, la valenza di questo prezioso monumento, con innumerevoli articoli sul web e su vari giornali nazionali e regionali”. Nessuno ha mai fatto nulla seriamente affinché si muovesse qualcosa intorno a Kàlena per rimetterla in sesto. “Anni di indifferenza e noncuranza, non soltanto da parte di chi detiene il possesso di questi immobili, ma anche da parte della Sovrintendenza che è tenuta a vigilare alla loro tutela. Una sorte che accomuna l’abbazia di Kàlena a tanti monumenti “sgarrupati” del Mezzogiorno. Minimali gli interventi finora messi in atto, nonostante decreti ed ingiunzioni sostanzialmente disattesi. Eppure Kàlena è un luogo-simbolo importante. Non soltanto per l’identità di Peschici e del Gargano, ma del Sud Italia”.

Dopo anni di chiacchiere e nulla più, polemiche con i proprietari dell’abbazia che la aprono solo un giorno l’anno, e promesse mai mantenute da parte di nessun ente preposto, arriva una lettera a Teresa Maria Rauzino con la quale si comunica alla presidentessa del centro studi Martella che la Sovrintendenza di Bari ha ricevuto richieste di informazioni dall’ex ministro per i beni culturali, Massimo Bray.

Ecco la relazione che l’ente barese ha inviato all’ex ministro: “Questo Ufficio, nel gennaio 2009, è stato informato dall’Associazione Italia Nostra e dagli organi di stampa che l’Amministrazione Comunale di Peschici e la famiglia Martucci, proprietaria del monumento, avevano stipulato un atto di convenzione in data con il quale il Comune si impegnava al restauro delle due Chiese interne all’Abbazia in cambio della fruizione religiosa delle stesse. Progetto che, nonostante i solleciti della scrivente, non è mai pervenuto. In data 21.03.2012 questa Sovrintendenza ha avviato un intervento di somma urgenza sulle murature d’ambito della Chiesa priva di coperture con un finanziamento di € 25.000,00 disposto dalla Direzione Regionale, con rivalsa a danno della proprietà. Durante la consegna dei suddetti lavori la proprietà manifestò la volontà, messa a verbale, di integrare l’intervento con altri € 25.000,00; ma nonostante l’autorizzazione di massima espressa da questo Ufficio al progetto pervenuto da parte di uno solo dei proprietari, tali opere non sono mai iniziate. I lavori si sono conclusi nel settembre 2012 e al recupero delle somme provvederà la Direzione Regionale della Puglia nelle forme previste dalla normativa in materia di riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato. Questa Soprintendenza, inoltre, nel 2012 ha partecipato ad alcune riunioni con funzionari del Servizio Beni Culturali della Regione Puglia per valutare le possibili iniziative da adottare per un intervento complessivo di acquisizione e restauro del Monastero di Kalena con utilizzo di fondi comunitari o regionali”.

I proprietari si erano promessi, dunque, di restaurare le due Chiese all’interno dell’abbazia di Kàlena ma a quelle parole non seguirono i fatti.

Stessa cosa ha fatto – o meglio, non ha fatto – il sindaco Franco Tavaglione, che in campagna elettorale dedicò al recupero dell’abbazia un punto del suo programma. “Cercheremo” scriveva l’attuale primo cittadino “di rilanciare lo sviluppo del territorio attraverso il recupero dell’abbazia di Kàlena. L’abbazia è un monumento di interesse nazionale, per il Gargano è la fonte della sua millenaria storia e cultura. Creeremo come risposta una fondazione in accordo con i proprietari che soddisfi nell’immediato tutte le aspettative richieste dal punto di vista pubblico-amministrativo, una risposta che speriamo metterà fine a tutto questo, senza facili promesse e illusioni, attraverso una concertazione tra Proprietari, Cittadini, Associazioni del Settore e Pubblica Amministrazione”.

Tante parole, tante promesse, nulla di fatto.

Secca la risposta della Rauzino, anche in seguito all’informativa della Sovrintendenza: “Nessuno ha fatto nulla per Kàlena” lamenta la presidentessa del centro studi Martella “Noi continueremo a chiederne l’esproprio – ci sono casi che creano il precedente – e il restauro immediato. Speriamo di risolvere qualcosa”.

Giuseppe F. Ciccomascolo

sul quotidiano “L’Attacco” del 7 marzo 2013

 

LA SCHEDA

KALENA, UN’ABBAZIA DELL’872 d.C ABBANDONATA A SE’ DA ANNI. UN SIMBOLO DEL GARGANO

Da fonti più che attendibili si fa risalire la sua fondazione all’872, ma l’abbazia di Santa Maria di Kàlena pare sia ‘figlia’ di una comunità basiliana approdata da queste parti dall’area greco-turca. Ben presto l’abbazia venne fortificata a difesa e baluardo contro le numerose invasioni, e assunse il ruolo di centro spirituale e materiale, controllando territori sempre più estesi. Nel 1023 il Vescovo di Siponto la assegnò come pertinenza alla Abbazia di San Nicola di Tremiti, dalla quale si svincolò, anche se provvisoriamente, riguadagnando la sua indipendenza. Nel tempo i suoi beni si estesero ben oltre l’area garganica: nel 1420, possedeva trenta chiese verso il nord con relativi possedimenti di estesi territori coltivati, un numero imprecisato di molini, case, oliveti ed altro, ai quali si aggiungeva il diritto sul pescato del lago di Varano oltre ai diritti feudali sulla città di Peschici. Dal momento della presa in consegna da parte dei proprietari privati, l’abbazia si è avviata verso un triste e ancora attuale declino. (G.F. C.)

 

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1 Comment

  1. Sono legata, da molto tempo, con Teresa Rauzino per le comuni passioni culturali e proprio per questo Kalena mi è entrata nel cuore insieme ai luoghi della mia storia personale, come San Nazzario, Santuario alle pendici del Gargano e il Bosco Isola che divide la laguna di Lesina dal mare. Non potrò mai dimenticare una visita che facemmo all’abbazia con un gruppo di devoti il 12 settembre 2000, festa della Madonna e mons. D’ambrosio, attuale arcivescovo di Lecce, a cavalcioni su due volontari per vedere, nell’interno di un magazzino chiuso, i resti di quelli che erano i luoghi della sua infanzia e della storia di molti fedeli del Gargano. Non voglio aggrapparmi alla nostalgia e alla retorica per invitare a salvaguardare il patrimonio artistico e culturale delle nostre radici, ma in fondo se i buoni sentimenti e i tesori artistici devono essere veicolati in questo modo, ben vengano anche nostalgia e retorica per prendere dal passato ciò che vi è di buono e riportarlo nel presente per farlo rivivere.

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