ECCO PERCHE’ KALENA NON DEVE MORIRE…

Cresce il movimento civico in difesa e protezione della ultramillenaria Abbazia DI peschici (FG) 

cassio kalena

 

“Incuria e degrado incombono sui tesori che abbiamo avuto in consegna e non riusciamo a conservare integri per i nostri figli.” 

I COMMENTI DEI FIRMATARI PETIZIONE SU CHANGE.ORG


Veronika Pelikan (da Wien, Austria): “Perché è un importante marchio di cultura europea. Perchè fa parte della identità del Gargano. Perchè è bellissima”.

Rocco Matteo Elia Vescia :”Appartiene al mio territorio”

Vanessa Piemontese: “Riprendiamoci il nostro patrimonio!

Luca Elia Costantino (Malalbergo): “Perchè rappresenta la memoria dei Peschiciani”.

Girolamo Arciuolo “Perché a Santa Maria di Pulsano è stato possibile invertire la rotta anche quando sembrava tutto perduto”-

Maria Sipontina Ferrara: “Un bene intramontabile deve rimanere tale. E bisogna sostenerlo”.

Maria Grazia Nassisi: “Perchè è parte della nostra storia e non può essere dimenticata”.

Roberto Sciamannini: “Questi monumenti, come tanti altri, non sono solo beni artistici ma rappresentano il nostro patrimonio culturale”.

Maria Maggiano: “Perché posti così belli vanno lasciati in eredità ai nostri figli, ai nostri nipoti; sono tesori che non si possono perdere!”.

Gloria Tavaglione: “Perchè vivo a Peschici e l’Abbazia di Calena si vede dal mio terrazzo e ci andavo sin da quando ero piccola. ora e’ sempre chiusa e ogni anno che passa sempre più abbandonata a se stessa. Che peccato!”.

Walter Mazzilli: “La cultura prima di tutto”.

Nicola Acerra: “Perché Calena è patrimonio artistico e culturale di immenso valore lasciato in abbandono dall’attuale proprietà. La legge dello stato tutela il patrimonio artistico e in caso di negligenza permette l’esproprio.

Cristofaro Lotito: “E’ la nostra storia!”.

Marco Del Gaudio: “Continuare a scriverla la storia e non solo raccontarla, come disse un grande personaggio italiano”.

Michele Biscotti: “Perché è la storia di Peschici e vederla cadere mi piange il cuore”.

Michele Mascolo fu Domenico (da Bari): “Perché l’Abbazia di Kàlena è uno dei luoghi più significativi della memoria cristiana, e dunque della memoria, nel Gargano e in tutta la Puglia. Ecco perché”.

Adolfo Nicola Abate (Da Foggia) “E’ un simbolo della cultura della mia terra e di un intero popolo”.

Alessandro Massaro (Da Galatina): “E’ importante, perché è veramente da stolti lasciare che dei pezzi così importanti della nostra memoria vadano in frantumi. L’uomo senza la il senso della storia è meno di un animale: perde la sua dignità. Ogni testimonianza storica è un opportunità per chiunque di riconoscersi nella storia, sia per cogliere, anche solo emotivamente, il senso della propria esistenza e sia per acquisire un’idea del proprio ruolo nella storia stessa, quindi maggior coscienza del tempo presente, che dovrebbe essere un’opportunità di tutti”.

Pinuccio Cosacco (da Putignano) aderisce con la prolocoputignano@gmail.com

Michele Falcone (da Vieste):”È un pezzo della nostra storia da tutelare!”

Ludovico Centola (da San Marco in Lamis): “Perché è uno dei pezzi di storia del Gargano più importanti”

Alessia Biscotti: “Si”.

Carmela Biscotti: “Perché è parte della nostra storia”.

Grazia Russi (da Milano):” Perché è la mia terra”.

Edmond Malaj (da Shkodër -Albania); “I Siti medievali sono molto importanti per la cultura, storia, l’ identità, ecc.”.

Giuseppe Moscaritolo: (da Iglesias): “E’ un monumento di valore inestimabile”.

Loris Castriota Skanderbegh (da Foggia): “Una testimonianza della vita spirituale del Medio Evo, sopravvissuta nel cuore del Gargano, che rappresenterebbe un formidabile attrattore turistico-culturale, non può essere lasciata deperire solo perché i privati proprietari non ne curano la manutenzione. Le istituzioni preposte devono intervenire!”.

Gianni Pellegrini (da Foggia): “Firmare questa petizione è davvero importante: è un’ottima occasione per dimostrare che l’Italia può, sa, deve investire sul proprio patrimonio storico, artistico e culturale. E’ una vicenda fortemente simbolica: un capolavoro fortemente identitario per la storia del territorio, dei privati che lo “utilizzano” in maniera certamente non consona, istituzioni che non hanno fin qui vigilato e/o non sono intervenute, lo spettro di una speculazione commerciale che nulla avrebbe a che fare, a quanto pare, con il complesso e con il suo territorio. FIRMARE E’ COSA BUONA E GIUSTA! fatelo tutti. Ora”.

Giuseppe Mastromatteo: “E’ un bene culturale della nostra terra”.

Lucia Lopriore (da Foggia): “Perché è un monumento importante per la storia del Gargano e non solo”.

Sandro Siena (da Vieste)” Presidente Nichi Vendola, oltre a finanziare aeroporti nel tarantino e ospedali nel nord barese, si ricordi anche del Gargano, territorio che trasuda storia e che è il polmone dell’economia pugliese”.

Enzo D’Amato (da Foggia): “Da 17 anni si parla di Kàlena, positivamente e negativamente di quest’abbazia che è un bene comune di tutti e di ciascuno. E’ stato detto infinite volte: faremo! Solo vaghe promesse di impegni. Talleyrand giustamente affermava: «La lingua fu data agli uomini affinché potessero meglio nascondere il loro pensiero». Su Kàlena finora soltanto tante parole, parole…. sempre parole. Ci chiediamo: «Quali pensieri nascondono?».

Luigi Martino (dalla Germania): “Per un foggiano é molto doloroso vedere come il nostro patrimonio artistico si sgretoli nell’indifferenza”.

Antonio Russo: “Salvare una testimonianza del passato per avere un occhio al futuro”.

Santa Picazio (Archeoclub Foggia): “Siamo ancora costretti alle petizioni per scongiurare un delitto, per salvare dalla morte una storica Abbazia…abbiamo avuto almeno 60 anni per organizzare la tutela dei nostri Beni Culturali…invece si continua ad annaspare fra scuse e cavilli mentre il degrado divora inesorabile quanto di meglio abbiamo!”.

Nicola Tricarico : “E’ Importante per tutto il territorio”.

Michelino Esposito: “Fa parte della nostra storia”.

Giuseppe Fabio Ciccomascolo: “L’intera abbazia di Kàlena rappresenta non solo la fede del sud del Gargano, ma è un vero e proprio simbolo di un territorio dilaniato da abusivismo edilizio e incuria della propria storia. Kàlena non deve morire e merita un occhio di riguardo da parte di tutti, soprattutto quei politici che la utilizzano solo in prossimità delle elezioni per fare promesse che poi non verranno mantenute. Salvare Kàlena significa salvare noi garganici da un tracollo non solo strutturale, ma religioso, culturale e storico. Cerchiamo di trovare tracce di redenzione in noi stessi e ridiamo dignità ad un patrimonio del Gargano!”.

Ottavio Casolaro: “Il patrimonio culturale è sempre da salvaguardare e promuovere, soprattutto quando la sua valorizzazione in una terra antica come quella del Gargano è utile a produrre anche posti di lavoro e turismo. Aiutateci a firmare questa petizione. Grazie.”

Virginia Alicia Galetti (dall’Argentina): “Perché io amo la bellezza”.

Maria Mattea Losito: “E’ la mia terra!!!”.

Daniela Cherchi:  “Perché il Gargano è un territorio unico e merita di conservare il suo meraviglioso patrimonio artistico-culturale troppo spesso dimenticato o volutamente abbandonato forse perché non facilmente raggiungibile ma forse è proprio questo il suo valore aggiunto. E’il caso di meditarci su!!!”.

Assunta Del Duca: “Per migliorare la mia terra”.

Emiliano Tarluttini : “Gargano libero !!!”

Giuseppe Possidente (da Avigliano): “Perché unire il valore storico-religioso alla bellezza del paesaggio garganico (in cui spesso trascorro le vacanze estive) può essere reale volano di sviluppo per una terra meravigliosa ma cieca verso le proprie ricchezze”.

Annamaria Gamini: “Inimmaginabile non preservare tutto il nostro patrimonio senza distinzione. E’ questo che può far risorgere l’Italia”.

Vincenzo Aniello (da Cappelle la grande): “Ci son passato migliaia di volte…ogni volta una bestemmia verso chi lascia in rovina luoghi simili che andrebbero preservati e custoditi gelosamente!!”.

Renzo Infante: “Perché si tratta di uno dei monumenti medievali più antichi della Capitanata”.

Matteo Vocale (da San Nicandro): “Un complesso di importanza storica di notevoli dimensioni e con rilevanti testimonianze della storia del Gargano intero, dal Medioevo in poi. Vastissime potenzialità della struttura in ambito culturale e turistico”.

Umberto Capurso (dalla Germania) : “La Cultura in Italia … Kalena non devono morire!”.

Maria Luigia D’Aiello (da Treviso): “Perché è storia della mia terra”.

Vincenzo Cilenti: “Mi dispiacerebbe che muoia un simbolo della nostra storia”.

Lucrezia Biscotti (dalla Germania): “Bisogna tutelare la cultura di Kalena! Non deve morire!!

Fiorenzo Rauzino (da Wels, Austria). “Origini, Cultura….futuro”.

Domenico Martino: “…Non può morire! Rappresenta le nostre origini, è il nostro patrimonio….”.

Beniamino Piemontese (da Lecce): “La Chiesa, anzi le due Chiese costituenti l’Abbazia di Santa Maria delle Grazie in Kàlena a Peschici (Fg), come la Chiesa ipogea di S. Lucia a Lecce, come la Chiesa bizantina di S. Salvatore presso Gallipoli (Le), così come tutto il vasto patrimonio architettonico e monumentale di Fede, Arte e Cultura che, dal Gargano al Salento, versa in stato di miserabile abbandono e degrado, NON DEVE MORIRE! Mi sento onorato di essere stato chiamato dall’esimia e illustre Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, Presidente del Centro Studi “G. Martella” di Peschici, a dare il mio contributo al movimento di volontariato culturale in difesa di Kàlena. KALENA NON DEVE MORIRE! Se abbiamo fede, o se siamo giunti ad un momento estremo, preghiamo se è messa in pericolo la nostra vita o quella di un nostro familiare, o di un amico. Quante volte abbiamo chiesto l’intercessione della Madonna… ora è venuto il momento di pregare perchè non venga distrutto un edificio consacrato alla Madonna di Kàlena, e di attivarci per strapparlo alla rovina. Sapremo farlo, o ci ricorderemo della Madonna solo in punto di morte?”.

Giovanni Diurno (da Vieste):”E’ importante perché rappresenta le nostre radici”.

Matteo Costantino: “Perché è un patrimonio culturale inestimabile del mio paese e vorrei fosse di tutta l’ umanità sempre con rispetto!”.

Lorena Micheli: “Fa parte del patrimonio di un paese al quale sono molto legata e quando ci passo davanti non posso non pensare che bisogna assolutamente fare qualcosa per salvaguardarla”.

Giovanni Rinaldi (Da Foggia):” Sì, perché è importante per me e tanti altri abitanti di questa terra. L’Italia si aggiusta un pezzetto alla volta, solo così ce la faremo”.

Antonio Basile (da San Giorgio in Piano): “Perché è un simbolo per il Gargano e il presidente Vendola dovrebbe intervenire per tutelare l’identità della nostra Puglia”.

Mattea Vecere:”In quell’abbazia e’ racchiusa tutta la nostra storia”.

Domenica Pupillo: “E’ la nostra storia, la nostra ricchezza!”

Maria Gaetana Maggiano (Da Senago) : E’ un patrimonio da proteggere per gli abitanti di Peschici e per tutti quelli che potranno avere la possibilità di visitarla ed apprezzarla.

Teresa Di Maria (San Menaio): “E’ un bene culturale che il popolo garganico ha vissuto con intensa fede e partecipazione”.

Marino Cassio : “E’ un bene storico comunitario. L’unico che abbiamo”.

Michele Delli Santi (Vieste): “…Non mi piace essere una pianta …senza radici!…ne sarei estirpato!…”

Domenico La Porta: “E’ con Montecassino, San Vincenzo al Volturno e Santa Maria di tremiti…il DNA della storia italiana”.

Carlo Silvano: “Non possiamo e non dobbiamo perdere nessun pezzo della nostra Storia”.

Michele Masella: ” Passo lì vicino tutti i giorni. Fa parte delle nostre origini, della storia”.

Marcello Amoroso (da San Severo): “Unico avamposto abbaziale garganico”.

Gianluigi Cofano: ” Perché l’abbazia di Kàlena è un bene storico-culturale-architettonico di primaria importanza”.

Dario Altomare: “Perché la storia… non si butta via!”.

Francesca Manfredonia (Foggia) “Perché il patrimonio artistico dell’Italia va difeso con tutti i nostri mezzi”.

Gianluca di Lella: “Salvare il territorio”.

Lamonica Giuseppe: “Un monumento storico non può andare allo sfascio!!!

Francesco Alaura: “Perché oltre ad essere un immenso patrimonio artistico e storico del Gargano è un monumento simbolo della società civile garganica che non si arrende alle speculazioni a cui spesso è soggetto il territorio tra cui l’agonia della abbazia di Kàlena”.

Pietro Lombardi: “Perché cade a pezzi un’opera”.

Celeste Santopietro (da Modena) : “Perché appartiene alla Storia”

Filippo D’Errico (da Vieste): “La nostra storia non si vende!!!”

Anna Maria Mastrodomenico : “Perché ciò’ che ci è stato tramandato non deve morire!!!”.

Domenica Pupillo (da Casorate) : “E’ anche la mia storia ed è la storia di tutti noi!”.

Giovanni Sornatale: “Patrimonio storico!!!!!”.

Debay Marie-Anne (da Bruxelles, Belgio) : “Non bisogna dimenticare il passato”.

Pasqualino Silvestri (da Roma): “Salvare l’abbazia già luogo di culto di grande interesse storico”.

Claudio Silvestri ( da Rodi garganico): “Patrimonio del Parco del Gargano”.

Carmela Pupillo: “Perchè la storia è il nostro passato”.

Francesco Granatiero (da Torino).

Rosaria Losito: “Kalena è un pezzo importante della nostra storia ed un gioiello di architettura che deve poter sopravvivere per le generazioni future”.

Maria del Giudice (da Villejuif, Germania): “Perché è un pezzo di storia …e la storia non può morire”.
Savino Campana (da Bari): “Preservare la storia per conoscere meglio il nostro passato ed affrontare coscienziosamente il futuro che lasceremo ai posteri”.
Orlando Giuffreda (da Napoli):”Perché contiene la storia e la cultura di un intero territorio, tuttavia, aggiungo, a S. Maria di Pulsano è stato possibile perché era chiaro laistinazione d’uso e la disponibilità di religiosi ad ufficiarla, il che permette, ed è importante, una continua manutenzione dopo i restauri. Altrimenti vale come se nulla fosse accaduto!”.
NICOLA Bonfitto (da San Marco in Lamis): “Perché è la storia del Gargano e noi che ne facciamo parte non possiamo far perdere un tesoro così grande e importante”.
Michele Giampaolo (da Foggia): “Perché non è più possibile assistere inerti a questo ed altri scempi”.
Flora Tealdi (da Milano): “Una qualsiasi struttura, che sia una chiesa o un palazzo d’epoca o un castello, è importante tenerlo in buono stato per i turisti per i pellegrini che passeranno sulla via Francigena del sud ed anche per gli stessi pugliesi. E’ un pezzo della nostra storia e deve essere tenuta in buono stato!”.
Giuseppe Inserra (da Foggia): “Per salvare un pezzo importante della storia e del cuore del Gargano e della Puglia”.
Lello Patruno:  “Non basta lo spazio per elencare i motivi..”
Gennaro del Viscio: “Per valorizzare un bene artistico-culturale che sta andando in rovina”.
Aldo Redavid: “Perchè è patrimonio storico del Gargano”.
Gianfranco Savino: “I beni storici si preservano e non vanno cancellati. Le speculazioni edilizie, seppure legittime, non possono essere realizzate a danno della collettività. Gli attuali proprietari vanno adeguatamente compensati, per realizzare altrove i loro progetti, oppure, nel realizzarli devono rispettare quel bene, anche nei loro interessi in quanto potrebbe rappresentare una attrattiva per ciò che, nell’area, intendono realizzare”.
Antonio Soimero (da San Severo): “Ogni monumento appartiene alla memoria, la memoria non si può distruggere, o lasciare che accada”.
Flaviano Walter Cristalli (da San Severo): “E’ parte di Noi che viene dal passato ma lascia Nostre tracce nel futuro”.
Ciro Nardella: “Dobbiamo salvaguardare il nostro patrimonio culturale perché è l’unica testimonianza della nostra cultura”.
Claudio Botta: “Perché il futuro non può prescindere dalla tutela e della conservazione delle testimonianze del nostro passato”.
Maria Pia Perelli: “E’ ovvio!”.
Walter Tauber (da Peschici): “Un patrimonio storico non deve essere lasciato morire. Appartiene a tutti”.
Carlo Silvano: “Non possiamo e non dobbiamo perdere nessun pezzo della nostra Storia”.
Michele Masella: “Passo li vicino tutti i giorni. Fa parte delle nostre origini, della storia”.

Antonietta Zangardi: “Sono legata, da molto tempo, con Teresa Rauzino per le comuni passioni culturali e proprio per questo Kàlena mi è entrata nel cuore insieme ai luoghi della mia storia personale, come San Nazario, santuario alle pendici del Gargano, e Bosco Isola che divide la laguna di Lesina dal mare. Non potrò mai dimenticare una visita che facemmo all’Abazia con un gruppo di devoti l’8 settembre 2000, festa della Madonna e mons. D’Ambrosio, attuale arcivescovo di Lecce, a cavalcioni su due volontari, per vedere nell’interno di un magazzino chiuso i resti di quelli che erano i luoghi della sua infanzia e della storia di molti fedeli del Gargano. Non voglio aggrapparmi alla nostalgia e alla retorica per invitare a salvaguardare il patrimonio artistico e culturale delle nostre radici, ma in fondo se i buoni sentimenti e i tesori artistici devono essere veicolati in questo modo, ben vengano anche nostalgia e retorica per prendere dal passato ciò che vi è di buono e riportarlo nel presente per farlo rivivere”.

Scrive Michele Mascolo in una nota dal titolo: ” L’abbazia, il rettore e la memoria” su FB :
” L’impegno civile del Rettore Petrocelli e della Prof. Teresa M. Rauzino, per il salvataggio dell’abbazia di Santa Maria di Kàlena, ha toccato quest’oggi il mio misterioso e irreperibile punto “E” (quello dell’emozione senza pudore), e ho commentato così quei ricordi riapparsi, impetuosi e sorgivi, dai meandri della memoria: “Càlena (o Kalena, in greco, o croato ?) è la mia infanzia, estate 1943. Con mia madre e i miei due fratelli più grandi, provenienti da Peschici, attraversavamo il tratturo (“chianara”) di Calena, coperto dai ciottoli (“rascilli”) portati lì dalla “piena”; e ci fermavamo, per qualche minuto, nella “corte”, ospiti di Matteo “Malanotte”, fattore dei Martucci, proprietari della chiesa-fattoria-fortezza; dopo di che proseguivamo per la “Torre” nostra (il piano – terra), sita nel centro del podere, con lo stazzo per le vacche e la cisterna di acqua piovana, già di proprietà dei miei antenati Zaffarano e Finizio; durante i pochi chilometri di percorso, mia madre portava con sé, nella borsetta, un piccolo revolver calibro 6,38, regalatole da mio padre, di cui rammento ancora il manico di madreperla. Alloggiavamo in tre famiglie, con il camino, il paiolo in rame zincato e la catena per reggerlo e per sollevarlo; sopra di noi, al primo piano, abitava la famiglia dei Della Torre. Mio padre lavorava a San Severo, nell’agenzia delle Assicurazioni Generali di Venezia, e non riceveva più stipendio, perché i flussi monetari furono bloccati, per seicento giorni, dalla linea gotica. E poi, da ragazzo, l’otto settembre di ogni anno, la Madonna di Càlena (allora si chiamava così) significava la festa in campagna, la funzione religiosa, le noci con il mallo verde, eventualmente da seppellire in un “follone” segreto. E anche i primi sguardi d’amore tra adolescenti, in un quadro collettivo di ristrettezze, di emigrazione a Torino, di dispettucci da dozzina, sino all’estate 1960, quando, con il servizio “Itinerario romantico” di “Grazia”, di qualche mese prima, giunsero i primi turisti e villeggianti dal Nord, e la storia di Peschici cambiò. Ma non è cambiata la storia di Càlena. Che appartiene a tutti i pugliesi, me compreso.”. E, ai primi segni di vita di qualche amico, ho aggiunto: “Ma c’era anche tanta povertà, dignitosa e schiva, di cui si è perduto il ricordo e l’odore di pulito, dovunque. Succede”. Non ho mai smesso di appartenermi; ieri, difendendomi senza cipiglio dal rilievo di dedicarmi, nientemeno, a “liturgie medievali”, per il fatto di aver in uggia i furbacchioni del pacifismo canzonettaro e miliardario degli anni settanta, mi sono riferito alle tracce musicali che sforano i secoli ed alla poesia che non muore (tracce medievali, appunto, come il canto gregoriano e Francesca da Rimini, condannati all’eternità del bello, dell’eterno femminino, della fede sofferta, che si fa storia), prefigurando, al contrario, per i gettonatissimi messaggi da una botta e via – sei mesi, un anno al più, un sereno avvenire “nella giusta pace delle discariche”.Oggi, parole accorate, da parte di docenti che non dimenticano il dovere del quotidiano Kulturkampf, mi hanno riportato ai giorni della guerra, all’estate della svolta sulla carta militare del mondo, alla mia scoperta, a poco più di due anni e mezzo di età, delle tracce dei miei progenitori, della mia “gente” contadina, delle loro povere cose, da esibire comunque, senza vergognarsi, “pezzenti e altezzosi”. Quando tutto va per il verso sbagliato, senza tua colpa, ti mangi pane e dignità. Tanto…Mi appartengo, naturalmente, sempre più simile all’uomo di Oswald Spengler, che riesce ad essere solo in piena metropoli, ed a trovare sempre, come scriverà Ernst Jünger nel dopoguerra, la via della libertà, la “via del bosco”.Il bosco di Kàlena, naturalmente; da settant’anni negli occhi, così come l’immagine venerata della Regina pulchrae delectationis; da settant’anni nel fondo del cuore”.cassio kalena2

Foto Abbazia di Kalena (Peschici FG) by Marino Cassio 

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