ANGELA PICCA FA RINASCERE GIANNONE NEL CUORE DEL GARGANO

 

Il 7 maggio all’Istituto di Istruzione Superiore  “Mauro del Giudice di Rodi” è stato presentato, a cura degli allievi della IV CAT,  il  dramma di Angela Picca su Pietro Giannone

 

 

 

Come onorare degnamente la memoria di Pietro Giannone, storico del diritto di fama internazionale nato a Ischitella, e misconosciuto, purtroppo, alla maggioranza dei garganici? Proponendo agli studenti, come ha fatto la scrittrice Angela Picca, la lettura  del dramma a lui dedicato [Pietro Giannone, storico, avvocato e giureconsulto (1676-1748),  Edizioni L’Esagramma, Roma]. Non in un giorno qualsiasi, ma nel 338° anniversario della sua nascita (7 maggio 1676). Gli allievi della classe IV C CAT dell’Istituto “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico, dopo i saluti di Concetta Bisceglie (assessore alla cultura del Comune di Rodi Garganico), di chi scrive (che ha coordinato l’evento) e  dell’autrice Angela Picca, hanno letto e interpretato con grande partecipazione alcuni stralci dell’opera teatrale, restituendo voce e cuore a Pietro Giannone, colto nella parabola più drammatica della sua vita. L’incipit del dramma ha come location il carcere sabaudo della Cittadella  a Torino. Con rapidi flasback, Giannone fa un bilancio della propria esistenza. Rivela il suo intenso legame con il Gargano nel mondo delle amicizie e degli affetti familiari, ma anche rievocando, nella scena sotto le mura di Manfredonia, la saga ghibellina gli Svevi. In un grande affresco del Settecento, con sullo sfondo le varie guerre di successione, il protagonista si erge, titanico, sugli altri personaggi (Argento, Conti, Muratori, Turrettini, Vernet …), scolpiti da Angela Picca in dialoghi serrati di grande forza evocativa, con echi shakespeariani e brechtiani. Giannone si dibatte in una doppia disperazione: l’abiura e la prospettiva di una prigione senza uscita. Reagisce con la scrittura. Sono queste le pagine del dramma dove emerge l’eccezionale forza morale di Giannone, il bisogno di affermare le proprie ragioni contro la forza inquisitoria che voleva condannarlo all’afasia.

Giannone ricostruisce il passato, dalla partenza da Ischitella ai primi successi nel Foro napoletano, fino ai dolorosi giorni dell’esilio e, in crescente pathos, rievoca quei lunghi, terribili anni trascorsi nei vari luoghi dove fu tenuto prigioniero dai Savoia per 12 anni, richiamando alla mente tutti i particolari che determinarono le svolte della sua esistenza.

A Napoli si era mosso in un ambiente difficile, ma in trent’anni si era costruito una solida identità professionale, confrontandosi in luoghi culturali importanti della città. Nel XVII e XVIII secolo, Napoli, seconda città d’Europa dopo Parigi, era la capitale politica e spirituale di tutto il Mezzogiorno d’Italia. C’era una forte apertura alla cultura europea, si studiava il francese, ma anche l’inglese e il tedesco. Lezioni di storia, diritto, scienze, poesia e letteratura furono tenute a Napoli, al Palazzo reale, tra il 1698 e il 1701 nell’Accademia promossa da Luis de la Cerda, duca di Medinaceli (penultimo viceré di Spagna nel Regno di Napoli), sul modello delle grandi accademie culturali di Luigi XIV.

Nelle sale del Palazzo in cui si svolsero le riunioni, si delinearono i futuri protocolli di ricerca degli intellettuali del Sud Italia. Alcuni dei partecipanti (Doria, Giannone, Vico, fra gli altri), precursori del cosiddetto Illuminismo napoletano,  li avrebbero diffusi in altre sedi e sotto altre forme. Era viva soprattutto l’esigenza di emancipare il Regno di Napoli dalla soffocante e nefasta egemonia clericale. La riscossa degli anticurialisti partì dal ceto forense. Il colpo più duro alla Chiesa fu dato nel 1723 proprio dalla pubblicazione dell’Istoria civile del Regno di Napoli di Pietro Giannone. Non era la storia delle battaglie o dei sovrani, ma la storia di due grandi istituzioni complesse e conflittuali come Stato e Chiesa. Una “Istoria tutta civile” che rivelava i reali rapporti tra lo Stato e Chiesa, in cui gli interessi temporali della Chiesa avevano sempre prevaricato quelli spirituali, oltre che le prerogative dello Stato laico.

Purtroppo Napoli, luogo delle relazioni, degli interessi politici, delle attese, si trasformò per Giannone in un luogo di  cocenti delusioni. I suoi amici giuristi, pur ammirando il suo coraggio,  non lo sostennero come aveva sperato. Come affermò il suo maestro Gaetano Argento (che non seppe difenderlo), egli aveva avuto sì la corona, ma era una corona di spine. Nel 1723, immediatamente dopo la pubblicazione dell’Istoria, la reazione dell’Inquisizione fu durissima: Giannone fu immediatamente colpito dalla scomunica, i Gesuiti e la Curia Arcivescovile di Napoli gli aizzarono contro la plebaglia.  Fu costretto a lasciare Napoli. L’esilio a Vienna, in varie città italiane e poi a Ginevra significò, alle soglie dell’età matura, una rottura irreparabile: perdita degli affetti, degli amici, dei luoghi del lavoro e dello studio, fra cui la villa Due Porte, acquistata dopo i primi successi forensi.

Giannone fu catapultato in un mondo diverso, lontano dalla solarità di Napoli. A Vienna l’imperatore Carlo VI d’Asburgo, cui era dedicata l’Istoria, gli assegnò una pensione annua di circa mille fiorini. Qui, oltre a  intrattenere relazioni di alto livello culturale, Giannone frequentò la Biblioteca Palatina, proseguendo le sue ricerche. A poco a poco, prese corpo un nuovo progetto: il Triregno, una storia universale del potere religioso, che aveva trasformato la fede e carità evangeliche in una gigantesca istituzione che aveva assorbito l’eredità dell’impero e paganizzato il messaggio di Cristo. Un potere, quello della Chiesa, fondato sul dominio delle anime  attraverso l’utilizzo di luoghi immaginari come Inferno, Limbo e Purgatorio.

Altre drammatiche rotture segnarono il percorso di Giannone. La guerra di successione polacca, facendo perdere agli Asburgo il Regno di Napoli, cancellò le ragioni che lo trattenevano a Vienna. Partì per Venezia sperando, invano, che il nuovo re di Napoli, Carlo III di Borbone, gli consentisse di rientrare in patria. Il bando dalla città di Venezia, dopo una passeggiata notturna con Antonio Conti, l’imbarco improvviso, la minaccia di arresto da parte delle Inquisizioni locali allertate per la sua presenza, resero il suo viaggio difficile. Unica consolazione una fedele  filiére di amici: a Modena, Lodovico Antonio Muratori; a Milano, la famiglia di Alessandro Teodoro Trivulzio, che lo aiutò a spostarsi a Torino, dove Giannone sperava di diventare lo storico ufficiale dei Savoia. Una risposta che non arrivò mai.

Gli si aprì un’altra possibilità. In Svizzera stavano preparando la traduzione francese della sua Istoria civile. Gli suggerirono di curarne direttamente la versione. Dopo un viaggio rocambolesco, Ginevra gli sembrò un rifugio sicuro. Era l’ambiente della “Bibliothèque italique” e del dialogo fra mondo calvinista e cristianesimo illuminato. Qui Giannone incontrò Jean Alphonse Turrettini e Jacob Vernet, che l’onorarono della loro amicizia. Da questo contesto rassicurante ed amichevole lo strappò il tranello del ministro sabaudo Carlo Vincenzo Ferrero d’Ormea, che aveva deciso di giocare “la carta Giannone” per rinnovare il Concordato, in una spregiudicata partita con Roma. Il tradimento di un certo Guastaldi fece sconfinare in Savoia Pietro Giannone e suo figlio Giovanni, consentendone l’arresto. Iniziò l’odissea nelle carceri di Chambery, di Miolans. Il gesuita Giambattista Prever gli fece pronunciare l’abiura:  Giannone fu costretto (come Galilei)  a ritrattare  le sue idee davanti al tribunale del santo Uffizio di Torino, ma la libertà non gli sarà mai concessa. Tradotto a Ceva, tornò nel 1745 a Torino, nel carcere sabaudo della Cittadella, dove morì di polmonite il 17 marzo 1748.

Nei confronti di Giannone fu messa in moto subito una pesante “damnatio memoriae”. La Chiesa agì in due modi: facendone un pentito, con la diffusione pubblica della sua abiura,  e cancellando ogni traccia della sua opera più pericolosa (il Triregno). I  manoscritti giannoniani, nell’archivio dell’Inquisizione, furono “occultati” sotto il nome di Emanuel Swedenborg.

Giannone cominciò ad essere riabilitato dai Borbone: nel 1769 re Ferdinando IV, tramite il primo ministro Bernardo Tanucci, assegnò una pensione a Giovanni Giannone.  Fu il riconoscimento fattivo “al figlio dell’uomo più grande, più utile allo Stato, più ingiustamente perseguitato che il reame di Napoli abbia prodotto in questo secolo”.

Nell’Ottocento la cultura romantica e neo-guelfa, a partire da Alessandro Manzoni, cercò di demolire Giannone come “plagiario”: una forma sottile di “damnatio memoriae” che fu ripresa come “ipse dixit” da vari detrattori  dell’opera giannoniana.

Il  mutamento nella memoria collettiva si realizzò solo nel primo Novecento.  Piero Gobetti fece di Giannone un eroe del suo “Risorgimento senza eroi”. Nel 1926 Benedetto Croce pensò a una edizione critica del Triregno nella collana “Gli scrittori d’Italia” di Laterza. Sarà pubblicata nel 1940 da Alfredo Parente e recensita da Alfonso Omodeo.

Nel secondo Novecento molte opere inedite di Pietro Giannone sono state studiate e pubblicate dagli storici  Sergio Bertelli e  Giuseppe Ricuperati.

Oggi, nel 2014, è doveroso rilanciare l’immagine dello storico di Ischitella,  studiare le opere che non circolarono o furono pubblicate parzialmente “perché una parte feroce del suo tempo – come scrive Ricuperati – volle cancellarne la memoria”. Ricordare oggi Giannone significa fortificare le radici della nostra libertà di coscienza. Significa salvare dalla “rimozione” un pilastro irrinunciabile della nostra storia.

Il 7 maggio, all’Istituto di Istruzione Superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico,  nell’auditorium “Filippo Fiorentino” (titolati a due nomi-simbolo della rinascita garganica), la scrittrice Angela Picca, con il suo bel dramma, affidato alle belle voci dei nostri ragazzi,  ha fatto rinascere Pietro Giannone nel cuore “giovane” del Gargano.

I frutti arriveranno presto, ne siamo certi!

 Teresa Maria  Rauzino     

 

SCHEDA SU ANGELA PICCA                   

Angela Picca, nata a Bologna, opera a Roma. Laureata in Lettere e Storia dell’Arte dell’Estremo Oriente, ha insegnato nei Licei Scientifici ‘Labriola’ di Ostia e ‘Cavour’ di Roma dove ha diretto il Laboratorio Teatrale (1988-1997).  Giunta al teatro da lunga tradizione familiare, fra le sue regie si ricordano l’adattamento dei romanzi “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” di Dino Buzzati (1988), “Farhenheit 451” di Ray Bradbury (1991), e della commedia “Le tre monete da Plauto (1996), cui ha fatto seguire le pièces originali “Viaggio dunque sono…”(Ed. Il Ventaglio, 1993), “Tutti a casa Gozzi” (1994). e, rappresentato al ‘Metateatro’ di Roma, “Disobbedire al Padre” (1994). Dal 2000 collabora con i periodici culturali “Il Gargano Nuovo” e “Apollinea”. Angela Picca, dopo il grande successo di “Syfridina Contessa di Caserta (1200?-1279)”, dramma sulla caduta della casa sveva, raggiunge con “Pietro Giannone, storico avvocato e giureconsulto (1676-1748)” la piena maturità artistica. Ma si diletta anche nella saggistica. L’ultima pubblicazione  è “Pugliesi per l’Italia unita” (Edizioni L’Esagramma, Roma 2012).  In preparazione il secondo volume.

                                                               

 

 Servizio sul quotidiano “L’Attacco” del 14-05-2014

                   

ALCUNI MOMENTI DELL’EVENTO NELLE FOTO DI MICHELA COLAFRANCESCO E GIUSEPPE TROCCOLO

Un momento dell'evento (Foto Michela Colafrancesco)

Il pubblico in sala (foto Giuseppe Troccolo)

(foto Giuseppe Troccolo)
(foto Giuseppe Troccolo)
(foto Giuseppe Troccolo)
(foto Giuseppe Troccolo)
(foto Giuseppe Troccolo)

(foto Giuseppe Troccolo)

(Foto Michela Colafrancesco)

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(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

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(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

(Foto Michela Colafrancesco)

Gli studenti della IV C CAT con Teresa M. Rauzino ed Angela Picca (foto Giuseppe Troccolo)

 

PRESENTAZIONE Volume di ANGELA PICCA, “Pietro Giannone, storico avvocato e giureconsulto (1676-1748)” Edizioni L’Esagramma, Roma.

I VIDEO DELL’EVENTO SONO SU YOU TUBE

http://www.youtube.com/watch?v=O3KHc3PEXb4

 

https://www.youtube.com/watch?v=yYE-eKhx4bk

 

https://www.youtube.com/watch?v=flXXnSGNKtc

 

https://www.youtube.com/watch?v=_DO8bGJx5DA

 

https://www.youtube.com/watch?v=YP-hMGF0qNE

 

Istituto “Mauro  Del Giudice”, Auditorium Filippo Fiorentino Rodi Garganico (Foggia) Via G. Altomare, 10- tel. 0884 966585

Mercoledì 7 maggio 2014 – ore 11.00

Presentazione del volume

 Pietro Giannone

Storico Avvocato e Giureconsulto

(1676-1748)

 dramma di Angela Picca

 Lettura di brani da parte degli allievi della classe IVC CAT curati dalla Prof. Teresa M. Rauzino

 Personaggi ed interpreti:

 Narratore… Giuseppe Carisdeo

Pietro Giannone …. Francesco Antonio Afferrante

Caramelli, maggiore della Cittadella …. Mario Iacovone

Scipione Giannone, padre di Pietro … Nicola Gallo

Lucrezia Micaglia, madre di Pietro …  Jessica Coccia

Don Carlo Sabbatello, sacerdote, prozio …. Francesco Russo

Avvocato e Padre Franchis, predicatore gesuita … Matteo Inglese

Ludovico Muratori, storico………… Loris Albertone

E. Angela Castelli, compagna di Giannone …. Aurora Troccolo

Ernestine Leichsenhoffen, baronessina austriaca ... Elvira La Malva

Pio Nicolò Garelli, medico di Carlo VI ….Pasquale Ercolino

Antonio Conti, letterato padovano ……. Loris Albertone

Margherita Pertusati, moglie del principe Trivulzio … Jessica Coccia

Marchese d’Ormea, ministro di Carlo Emanuele III di Savoia….. Leonardo Vescera

Alessandro Albani, cardinale e nunzio apostolico …… Davide D’Avolio

Giovanni Giannone, figlio di Pietro ……….. Michele Cannarozzi

Padre Prever, frate confortatore ……………Matteo Inglese

 

Armonie barocche: Intermezzo musicale

 

Saluti:

Concetta Bisceglie, Assessore alla cultura Comune Rodi Garganico

Interventi:

Teresa M. Rauzino, Coordinatrice

Angela Picca, Autrice

 Allievi tecnici collaboratori:

Francesco Afferrante, Matteo Augelli, Gaetano Mastromatteo

 

 

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