Garganici “scansafatiche”, tre secoli fa i falsi miti e pregiudizi di Giustiniani

La polemica a distanza con Michelangelo Manicone che nella “Fisica Daunica” contestò “gli errori” del Giustiniani sulla “scarsa industriosità” dei Garganici

Immagine

Lorenzo Giustiniani (Napoli, 1761-1824) fu un erudito viaggiatore, giureconsulto e biografo del Regno di Napoli. Il suo nome è legato al “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli”, opera monumentale data alle stampe a Napoli tra il 1797 e il 1816, presso gli editori Vincenzo Manfredi e Giovanni de Bonis. Giustiniani, per documentarsi, attraversò (quando gli fu possibile) le “Terre” del Regno, studiandone la geografia, la storia, e raccogliendone le “prammatiche” in 15 volumi: un eccezionale repertorio di insediamenti e di elementi naturali (fiumi, laghi, fonti, golfi, monti, promontorj, vulcani, e boschi) del Mezzogiorno continentale, riportati in ordine alfabetico.

Lo schema è standardizzato: ubicazione dei paesi e delle città, provincia di appartenenza, diocesi, breve descrizione, profilo storico, status giuridico-amministrativo, elementi tipici del territorio e dell’economia, evoluzione demografica. A seconda della quantità di informazioni reperite attraverso l’osservazione diretta dei luoghi e la consultazione delle fonti storiche e archivistiche, le schede possono occupare poche righe o intere pagine. 3668 sono le voci dei centri compilate, comprese quelle relative alle località scomparse, ma nel complesso vengono citati 4265 insediamenti, classificati come città, terre, casali, ville, villaggi, stati, paesi. Ciascuno di questi centri è stato inserito in un database dell’Università di Bari (il link purtroppo è inattivo, ma  è possibile richiedere il file in formato excel) in cui sono state sistemate le informazioni della fonte, oltre al geo-referenziamento in ambiente GIS. Il caricamento delle elaborazioni cartografiche è rimandato ad un prossimo aggiornamento.

La notizia che farà felici gli studiosi di storia patria (e non solo) è che tutti i volumi del “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli” di Giustiniani, un tempo consultabili solo nelle biblioteche nazionali,  sono oggi di dominio pubblico su Google libri, consultabili e scaricabili gratis in e-book PDF. E’ qui  che abbiamo effettuato lo spoglio delle notizie riguardanti i paesi del Gargano.

Riportiamo integralmente le pagine su Peschici, Rodi e Vico:

« PESCHICI, o Pieschici, terra in provincia di Capitanata, compresa nella diocesi di Manfredonia, distante da Lucera miglia 55. L’aria che vi si respira è buona. Il territorio è quasi tutto boscoso, avendo picciola parte del medesimo addetta alla semina, ed alla piantagione delle viti. I prodotti appena sono bastevoli per la sua popolazione, che ascende a 1500 individui. I boschi abbondano di olmi, querce, cerri, orni, pini. Vi si fa della manna, e della pece, che vendono ad estere nazioni. La caccia consiste in lupi, lepri, volpi, cinghiali, caprj, e non vi mancano varie sorte di volatili. Il territorio confina co’ boschi di Viesti, colla Real badia di Tremiti, e col mare. Nel 1595 fu la tassa di fuochi 186, nel 1648 di 153, e nel 1669 di 128. Si possiede dalla famiglia Pinto, de’ principi d’Ischitella ».

«RODI, terra in Capitanata in diocesi di Manfredonia, distante da Lucera miglia 28. E` uno de’ paesi del Montegargano bagnato dall’Adriatico, e bastantemente popolato da circa 3660 individui. La popolazione è andata sempre crescendo dal secolo XV. Nel 1532 fu tassata per fuochi 35, nel 1545 per 73, nel 1561 per 108, nel 1595 per 198, nel 1648 per 160, nel 1669 per 222. Nell’ultima situazione del 1737 la tassa fu di fuochi 231. Per errore dicesi Ruodi.  Il territorio dà frumento di ogni sorta, vino ed olio; vi si raccoglie quantità di carrubbe, e agrumi, e il mare dà puranche a quegli abitanti molta pesca. Han commercio con altri paesi della provincia, e fuori ancora, dove trasportano l’avanzo de’ loro prodotti. Nel 1446 il Re Alfonso ne investì Francesco Riccardis di Ortona. Nel 1491 il Re Ferrante ne investì Giò: Luigi Caraffa. Nel 1543 fu venduta a Pirro Antonio Crispano per ducati 5000 da Gio: Batista Caraffa,  il quale nel 1551 cedé il jus di ricomprarla a Colantonio Caracciolo marchese di Vico; e costui la cedé al suo nipote. Nel 1560 fu venduta per ducati 13.000. Nel 1562 fu altra volta venduta per duc. 6900. Nel 1570 Fabio Caraffa la comprò ad extinctum candelae per ducati 25180, che dati gli avea Fabio Sanfelice, suo cugino, a cui poi la cedé; e Marcantonio Sanfelice la vendé a Cesare Sanfelice suo zio per ducati 549000, nel 1610 la famiglia Sanfelice vi avea il titolo di duca. Nel 1621 fu venduta dal S.R.C. ad istanza de’ creditori del Sanfelice a Vincenzo Capece; e finalmente passò alla famiglia Cavaniglia de’ marchesi di Sanmarco, con titolo di ducato».

«VICO, terra in provincia di Capitanata, compresa nella diocesi di Manfredonia. Questa terra è una delle più grandi, che sono alle falde del Gargano, distante  miglia 18 dalla città di Montesantangelo, dall’Adriatico, e 54 da Lucera. E’ situata in un colle, circondata da altre amenissime colline, ove l’aria è molto sana. Il suo territorio confina con Peschici, Rodi, col bosco d’Ischitella, coll’altro di  Montesantangelo, e con quello ancora di Carpino. Ella é divisa in quattro quartieri, cioè Civita, Borgovecchio, Borgonuovo e Casale. Gli abitanti ascendono a circa 5600. La tassa del 1532 fu di fuochi 250, del 1545 di 197, del 1561 di 251, del 1595 di 621, del 1648 di 670, del 1669 di 518.

Un tempo aveva nel suo territorio un villaggio chiamato Canneto, a distanza di 2 miglia. Le produzioni consistono in poco grano, olio di buona qualità, vini eccellenti ed aranci. Si dice fare da circa 30.000 some di vino a 12.000 staia di olio. Commerciano con diversi paesi circonvicini, a’ quali somministrano il vino, che ne fanno in abbondanza. Un tempo avea molti boschi, che oggi hanno ridotto a coltura, e perciò è mancata la caccia. Vi sorgono molte acque, le quali servono per l’innaffiamento de’ loro giardini. Sono rare le vipere in quel territorio. Vi è un ospedale servito da’ frati di san Giovanni di Dio. Nel 1488 fu posseduta da Ettore Bolgariello, il quale la perdé per delitto di fellonia, e nel 1496 il Re Ferrante la vendé a Galeazzo Caracciolo.  In oggi si possiede dalla famiglia Spinelli de’ principi di Tarsia».

Giustiniani, elaborando le schede, cita le fonti archivistiche ma anche quelle bibliografiche a lui contemporanee come Vincenzo Giuliani (Vieste 1733 –1799) che nel 1768 aveva pubblicato “Memorie storiche, politiche, ecclesiastiche della città di Vieste”. Un  volume che costituiva, nel contempo, una summa della storia garganica del Settecento.

 

fisica daunica Manicone

Giustiniani cita anche Michelangelo Manicone, “autore della Fisica Appula”, di cui contesta la teoria della formazione geologica del Promontorio garganico ed altre affermazioni.

Una polemica a distanza cui non si sottrarrà il monacello vichese. A sua volta, nella “Fisica daunica”, pur riconoscendo il valore del “Dizionario”, rimarcherà gli errori del Giustiniani riguardanti “il carattere degli Arignanesi”. Errori derivanti dalla eccessiva fiducia dell’illustre erudito nelle informazioni errate (gli informi) ricevute dai corrispondenti locali.

Manicone non perdonava gli stereotipi, da qualunque parte provenissero, e specie se a farsene portatore era un erudito di grande fama come Giustiniani. Lo inviterà indirettamente a venire di persona sul Gargano, per una puntuale ricerca sul campo.

Manicone rimarca i “punti di forza” del carattere non solo dei Rignanesi, ma di tutte le popolazioni garganiche:

« Il Signor Giustinianí nel suo “Dizionario Geografico”, articolo “Arignano” dice, che gli Arignanesi non sono industriosi, egualmente che gli altri tutti de’ paesi che sono nel Monte Gargano. Ed all’articolo “Apricena” dice: “Mi disse bene un vecchio uomo di questi contorni, che tutto il Monte Gargano è povero per denaro, e per arti”. Zotichezza, e maldicenza; ecco la divisa della maggior parte de’ Confutatori (…). Politezza, e rispetto; ecco la divisa mia. Dunque al signor Giustiniani come Regnicolo devo tutta la gratitudine per l’onore, che co’ suoi dotti scritti ha fatto al nostro Regno, e come Scrittore di Geografia devo la venerazione, che l’amore del merito inspira verso le anime benefiche. Ma negli accennati tre punti io oso discostarmi da questo grand’uomo. Le mie ragioni sono le seguenti. A me pajono convincenti; ma il Leggitore giudicherà.

Adunque il Giustiniani dice primamente, che gli Arignanensi non sono industriosi. Quest’asserzione è affatto lontana dal vero. La voce industria può prendersi e nel suo più ampio significato, ed in un senso ristretto. Presa nel primo senso, essa comprende qualunque si voglia lavorìo. Presa nell’altro senso, essa comprende le arti di comodo, o di lusso. Or se egli intende delle arti di lusso, queste mancano non che in Arignano, ed in tutti i paesi del Gargano, ma eziandio in tutta la Daunia. Se poi egli intende di parlare delle arti primitive, e di quelle di pura necessità, è falso che gli Arignanesi non sono industriosi. Imperciocché essi han perfezionato i latticinj vaccini, ed han migliorato alcuni rami di agricoltura.

Altamente poi s’inganna, quando dice che tutti i popoli garganici non sono industriosi. In tutto il Gargano, dove il pigro non vedeva pochi anni (fa) solo che triboli e sassi, ora non rimira lieto biondeggiar campi ricchi di ubertose messe? Dove prima eran folti boschi, non si vede ora tutto coperto di granodindia, di canapa, di fagiuoli, e di altri legumi? Solo spiacerci, che si è recato all’eccesso il disboscamento. Finalmente, per tacere delle industrie della manna, e della pece, venga il Signor Giustiniani a visitare le ridenti campagne di Vico, di Rodi, e di Ischitella, ed osserverà, che gl’industriosi abitanti di questi tre paesi han portato la coltura degli agrumi, e delle viti pressoché alla perfezione.

Terzamente, che il vecchio uomo dissegli una fola, il dimostra il fatto. I paesi industriosi, e commercianti non sono mai poveri di denaro. Or non abbiam noi dimostrato, che tutti popoli garganici sono industriosi? Per dimostrar poi, che sieno commercianti, basta il solo esempio de’ Vichesi, e de’ Rodiani, che colle loro barche negoziano pel Mare Adriatico, facendo frequentissimi viaggi per Venezia, e per Trieste. Il vecchio uomo starà sicuramente per lungo tempo in Purgatorio per la sua bugia poiché non è permesso il dir la bugia ad un Galantuomo ».

Teresa Maria Rauzino

sul quotidiano “L’Attacco” del 28 giugno 2014

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...