“VEZZI” RODIANI DI TITTI ED ENZA SGHERZI

L’ARTIGIANATO CHE VALE

vezzi1

A Rodi Garganico, il brand “Vezzi”, da 29 anni, precisamente dal 1985, è sinonimo di artigianato pugliese di qualità. Nei tre punti vendita, dislocati nel Centro storico (Piazza Rovelli n. 30) e nel centralissimo Corso Madonna della Libera (al n. 24 e al n. 45), è possibile ammirare (ed acquistare) prodotti in ceramica delle linee “Vezzi” che esaltano le tipicità di Rodi Garganico e della Puglia intera (dai fischietti di Rutigliano alle bellissime lampade e oggettistica varia in pietra leccese. Non mancano piccole, stilizzate, sculture in gesso.
Il termine “Vezzi” richiama alla mente uno stile che crea e presenta oggetti da regalo inusuali, basati sulla vezzosità, sulla leggiadria. Oggetti sfiziosi che esercitano un’attrattiva sul cliente, per convincerlo con la forza del gusto estetico e della qualità delle ceramiche all’acquisto del marchio made in Puglia, specie in un momento di crisi in cui i prodotti della tradizione artigianale della nostra regione sembrano messi fuori gioco dalla spietata concorrenza di anonime cineserie. Gli oggetti artigianali che i negozi Vezzi propongono sono realizzati in pietra leccese, ceramica o terracotta creati da artigiani diversi, ognuno con le proprie tecniche.
La signora Anna Lisi, oggi in pensione dopo 29 anni di attività, tratteggiala “case history Vezzi “. Una storia che nasce in tempi lontani. Suo padre, originario di Bitonto (Ba) era un commerciante e visto che Rodi Garganico offriva buone opportunità economiche, si trasferì qui con tutta la famiglia, aprendo un negozio di abbigliamento che proponeva i primi abiti confezionati con taglio rigorosamente sartoriale.
Anna lasciò l’attività di famiglia quando si sposò con il rodiano Domenico Sgherzi. Nel 1985, cresciute le due bimbe nate dal suo matrimonio, non volle starsene con le mani in mano, ebbe voglia riprendere a lavorare, cambiando genere rispetto al negozio gestito dal fratello, voleva far qualcosa di suo che la gratificasse. Con l’aiuto del marito, aprì un locale in piazza Rovelli al n. 30; era un fabbricato un po’ fatiscente, lo ristrutturò e lo rese accogliente, impegnando tutte le risorse in questa nuova attività commerciale che a Rodi era molto richiesto dal turismo di massa crescente. Piazza Rovelli era un punto obbligato della passeggiata nel borgo antico. Vezzi divenne un negozio segnalato come punto di interesse dai numerosi vacanzieri in cerca di souvenir originali che rappresentassero l’anima pugliese.
Oggi la signora Lisi, dopo la perdita del marito, ha riorganizzato l’attività con le figlie Titti ed Enza, ampliandola con un terzo punto vendita che propone oggettistica di qualità come le bomboniere targate Vezzi.
Titti ed Enza Sgherzi hanno studiato all’università dell’Aquila. La prima frequentava la facoltà di Biologia, la seconda quella di Economia, quando alle ore 3.32 del 6 aprile 2009 il sisma colpì la città abruzzese. Il ricordo di Enza è ancora vivo: «La notte del terremoto è stata terribile. Non esagero, ma sembrava che la città avesse subito un bombardamento. Dove c’erano palazzi trovavi macerie, si sentiva un coro di allarmi suonare ed un forte odore di gas. I telefoni non funzionavano, abbiamo cercato alcune amiche, anche loro lontane dalla famiglia,( a L’Aquila avevano distribuito dei volantini su cosa fare in caso di terremoto e il punto di ritrovo per ogni quartiere) e abbiamo passato la notte in una campagna di amici del posto, dove avevano acceso un falò e gentilmente ci hanno dato calzini e coperte. Il giorno successivo siamo tornate a Rodi. Un mesetto dopo, con una perizia dei pompieri, abbiamo scoperto che, fortunatamente, il palazzo dov’era la nostra casa aveva subito poche lesioni, i muri divisori erano crollati, ma la struttura in cemento armato non aveva subito danni. L’appartamento, ovviamente, era sottosopra e i cocci erano sparsi per terra. La cosa più importante è che io e Titti eravamo insieme, saremmo impazzite a non sapere dove e come stava l’altra. Eravamo vicine, allora come oggi, e cerchiamo di affrontare la vita insieme come ci hanno insegnato i nostri genitori. Mamma e papà Mimì ci hanno cresciuto come ogni bravo genitore dovrebbe fare, non ci hanno fatto mancare nulla, ma ci hanno insegnato che non è tutto dovuto e che le cose, anche le più piccole, vanno guadagnate. Ci hanno dato sempre fiducia, coinvolgendoci sempre nelle decisioni di famiglia, e ascoltando sempre il nostro punto di vista, anche quando divergeva dal loro. Io e Titti siamo totalmente diverse, per questo ci completiamo. Dove non arrivo io c’è lei e viceversa, inoltre a colmare tutti i buchi c’è sempre mamma, una donna forte, intelligente e coraggiosa, e per fortuna … contagiosa, che ci ha insegnato molto ed ha ancora molto da darci. E’ sempre al nostro fianco, piena di iniziativa e di soluzioni … è il nostro perno».
Dopo la morte del padre nel 2011, Titti ed Enza dovettero rimboccarsi le maniche, lasciando l’Università (Titti era vicinissima al traguardo della laurea); aiutarono la madre a rivitalizzare l’attività, stringendo non solo nuovi contatti con gli artigiani pugliesi, ma progettando e disegnando nuovi soggetti, da lavorare con l’argilla e trasformare nelle inconfondibili ceramiche della linea Vezzi. «Collaboriamo spesso con gli artigiani nella scelta dei colori – ci tiene a precisare Enza – presentiamo dei prototipi che vengono man mano perfezionati per le linee Vezzi dell’anno successivo. Ricerche e prove, ricerche su cosa chiede il mercato e prove per rispondere al meglio alle richieste, sempre con prodotti di qualità».
« Lo stile dei tre punti “Vezzi” è basato sull’artigianato regionale pugliese; cerchiamo di limitare al massimo il made in Cina, nonostante sia predominante sul mercato, riservando solo un piccolo angolo, per gli amanti del genere. Lo facciamo anche per far notare la differenza di qualità, facendo toccare con mano quanto sia più bello il made in Italy. Ogni qual volta il cliente entra nei nostri negozi, viene accompagnato in un percorso tipicamente pugliese, realizzato per presentare gli oggetti, spiegando loro il perché delle scelte degli oggetti simbolo della rodianità che esaltano i nostri paesaggi e i prodotti della nostra terra. Noi stiamo sempre attente a spiegare i simboli; spieghiamo perché ci sono i limoni sulle ceramiche, perché c’è il galletto, qual è la tradizione che c’è dietro a un semplice fischietto, perché chi viene a Rodi Garganico possa vedere che non c’è solo il mare, ma c’è una storia di uomini che hanno lavorato, di uomini d’Italia che lavorano affinché queste tradizioni non vengano perdute. Rutigliano è il posto tradizionale dei fischietti, ma all’interno della regione, e anche vicino a noi, ci sono vari artigiani che li lavorano, li colorano, e propongono la tipicità del fischietto, nella loro versione e nella tradizione del luogo. I turisti accolgono benissimo i nostri prodotti soprattutto quando vengono accompagnati nella scoperta di un made in Italy che è sempre più difficile da trovare. Vogliono capire se è un prodotto fatto qui, vogliono conoscere la storia di questo oggetto. Quando comprendono che a un prezzo ragionevole si può comprare un prodotto italiano di qualità, lo apprezzano e lo scelgono rispetto a un made in Cina ».
C’è una criticità nel reperire artigiani che lavorano la terracotta e la ceramica, quelli che operavano sul Gargano a Vieste e a Monte Sant’Angelo, ormai anziani, hanno chiuso i loro laboratori; è andato in pensione anche un cartapestaio che firmava originali sagome. Titti ce le mostra, dicendo che sono le ultime. «Diventa sempre più difficile trovare artigiani – lamenta Enza – Noi siamo alla continua ricerca dell’artigiano che possa realizzare i nostri prodotti esclusivi».
Progetti per il futuro? Il sogno di Titti ed Enza è di aprire a Rodi un laboratorio di ceramica con relativo forno di cottura, che possa creare professionalità oggi mancanti, dando lavoro ai giovani desiderosi di apprendere questo mestiere.
Il nostro augurio è che le due giovani imprenditrici rodiane possano creare, con giovani maestranze locali, dei “Vezzi” sempre più originali e legati allo spirito dei luoghi del Gargano.

Teresa Maria Rauzino

sul quotidiano “L’Attacco” del 19 luglio 2014

vezzi5

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...