Antonio, cuore del Gargano (articolo di Rocco Sgherzi)

A Giacomo Facenna.
Con sommo rispetto e dal profondo del cuore.

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antonio facenna

Sei andato via, Antoni. Il vuoto che hai lasciato nella tua famiglia, tra i tuoi amici e tra i tuoi conoscenti é incommensurabile! Non solo perché eri il ragazzo che eri, con la tua dedizione al lavoro, con la tua gioia di vivere, con il tuo essere compagno, con la tua capatosta e la tua generositá! Ma per quello che eri dentro: un Massaro Garganico! Fiero e contento di esserlo! Non so quanti possono capire… ma io sono (e rimango) figlio di Massaro! Io conosco quella “febbre” che ti scorre nelle vene, quella “maffia” del tuo portamento, quello sguardo profondo e fermo, ma allo stesso tempo imperscrutabile! Quel sorriso dolce venato da una sottile amarezza proprio di chi sa che ha scelto una missione nella propria vita! La tua giovinezza nascondeva quell’antica sapienza podolica trasmissibile solo da “sagnë a sagnë” dove gesti, sguardi e suoni erano “regole” incise in profondità!
Si, lo so che si dirá che non dovevi andare, che sei stato impulsivo, che non sei stato saggio! Ma chi é saggio a 24 anni! Ma soprattutto, chi può capire quell “artetëca” che non ti avrebbe abbandonato se non andavi, di persona, ad assicurarti che alla masseria e alle vacche era “tutto a posto”? La mia infanzia e la mia fanciullezza è stata la Masseria a Paglizzi, il sole, il vento, l’acqua e il freddo sono incisi indelebilmente nella mia carne, i profumi, gli odori, i colori, il sudore, i gemiti, i suoni, i muggiti e lo stormire del bosco sono incesellati nel mio cuore! Per gli altri o per la maggior parte delle persone era solo crescere vacche per campare, un mestiere come un altro! Ma dare un nome ad ogni vacca, fargli un collare di legno a sua misura, scegliere la campana giusta per ognuna di esse come scelgono gli orecchini per la fidanzata, condividere il latte con il vitello, stagliarsi dritto e fiero (tascapane a tracolla e ‘ncino alla mano) alla testa della propria mandria nella transumanza, prendere il “giusto” frutto – non di più – da quella vacca che è motivo, ragione e lustro di ogni Massaro podolico, curare maniacalmente la quagliata e fare meticolosamente i propri “cašcavaddë” non é un mestiere come un altro! É un modo d’essere! É quell’essere “podolico” che tu dici! È qualcosa che si sente nella pancia, che si riconosce dal “sentimento”, che si sente sulla pelle! Alla notizia del tuo non ritorno, nella mia mente, nel mio cuore, sono riscoppiati i paurosi ricordi delle paure vissute di quando mio padre non rientrava all’orario solito, gli occhi “šcantati” di mia madre, il suo sforzarsi di sorridere per tranquillizzarmi mentre la guardavo, perso e incredulo, nel vedere quella donna, forte, solida e immensamente dolce, tremare come una foglia al vento! Il suo frenetico affacciarsi ad ogni rumore, nella speranza che papà arrivasse! Io conosco quella profonda ingovernabile paura che hanno vissuto in questi pochi interminabili giorni, tuo padre e tua madre! La paura di chi sa! La paura antica di chi conosce il perché c’é quel ritardo! Che non può essere una leggerezza, può essere solo che non è andata come sarebbe normale che fosse! Non so perché proprio tu, Antonio! Questa nostra amara terra, i nostri giovani, i nostri figli hanno più bisogno di persone come te che come me, della tua profonda passione, del tuo fattivo orgoglio, del tuo semplicemente “fare” al posto del tanto parlare! Non ho perso un figlio (seppur nel mio forte dolore, esso é nulla in confronto a quello che stanno vivendo i tuoi genitori ai quali mi sognerei di mancare di rispetto), non ho perso un fratello, non ho perso un amico (mi cruccio enormemente di non poterlo essere stato)… ho perso un pezzo della mia storia, della mia giovinezza, della mia speranza, della mia intima tradizione, della possibilità che la mia tradizione familiare potesse essere mostrata ai miei figli! Caro Antonio, con la morte nel cuore, io ho perso di nuovo mio padre!

Rocco Sgherzi

Foto: Giuseppe de Grandis

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1 Comment

  1. L’ha ribloggato su URIATINONe ha commentato:

    Rocco Hrokr Sgherzi
    11 ore fa ·
    Ciao Antonio! I parchi dove pascoli adesso le vacche sono ricchi, cocevoli e sempre parati! Le puscine sono sempre colme d’acqua chiara e la masseria fresca e luminosa! Che stracciate gli farai mangiare lassù, eh! Mannaggia alla raggia che tenevi in corpo e all’arteteca che ti pigliava quando le cose non giravano come dicevi tu! Razzaccia garganica❤️

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