I NOSTRI “LUOGHI DEL CUORE” (articoli degli studenti della 3^CAT “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico)

Cos’è che trasforma un semplice spazio in un luogo? Per il filosofo Martin Heidegger era l’abitare. L’abitare dell’uomo che crea storie e lascia tracce. Se poi “questo spazio è stato abitato con passione – afferma Giulia Maria Crespi, ex presidente del Fai (Fondo Ambiente Italiano) – allora diventa un luogo del cuore. Potrebbe essere un’isola, un’abbazia o una spiaggia, ma anche un albero perché è importante amare e difendere anche le piccole cose.
Qual è il vostro luogo del cuore?

NOI STUDENTI DELLA 3^CAT DELL’IISS”MAURO DEL GIUDICE” DI RODI ABBIAMO RISPOSTO COSI’:

III CAT A SANTA BARBARA

SANTA BARBARA, UNA PICCOLA GRANDE CHIESA DEI CAVALIERI DI MALTA, SIMBOLO DEL DEGRADO DI RODI GARGANICO

Ci si aspetta che ognuno di noi sia in grado di rispondere a questa domanda apparentemente scontata ma, che nasconde una storia personale e importante nell’esistenza di un individuo. Secondo il filosofo Martin Heidegger, la risposta a questa domanda è l’ “ABITARE”; l’abitare e quindi l’insediarsi dell’uomo che vive, che rende suo quel luogo, che crea storie e lascia tracce. Se poi “questo spazio è stato vissuto con passione”, allora diventa un ” LUOGO DEL CUORE “, afferma l’ex presidente del FAI Giulia Maria Crespi.
Leggendo i pensieri del filosofo Martin Heidegger e dell’ex presidente del FAI Giulia Maria Crespi, un semplice alunno dell’ “I.I.S.S MAURO DEL GIUDICE” di Rodi Garganico, afferma, invece, che: «Uno spazio diventa un luogo del cuore quando l’ individuo che vi abita non è in grado di esistere senza esso; quindi è l’individuo stesso quel luogo e quest’ultimo è l’individuo. Lo spazio diventa “LUOGO DEL CUORE” quando l’individuo e lo spazio diventano una sola cosa!».
Il luogo del cuore di questo studente è una piccola chiesetta situata fuori le mura del paese di Rodi Garganico: LA CHIESA DI SANTA BARBARA.
Prima del centro abitato di Rodi Garganico si estende una piccola baia, stupenda per la sua posizione ad arco, in mezzo ai profumi delle zagare. La baia prende il nome da un’ antichissima chiesetta dedicata a SANTA BARBARA, che un tempo sorgeva solitaria a guardia di questa piccola insenatura. La sua esistenza è attestata già in un documento del 1091, come dipendenza dell’ ABBAZIA DI BENEVENTO. Più tardi, fu custodita dai CAVALIERI DI MALTA, un ordine ospedaliero benedettino intorno alla prima metà dell’ XI secolo a GERUSALEMME, e divenuto, in seguito alla prima crociata, un ordine religioso cavalleresco cristiano, dotato di un proprio statuto a cui fu affidata la cura e la difesa dei pellegrini diretti in TERRA SANTA.
I Cavalieri di Malta ricoprirono un’importante ruolo nel piccolo centro garganico, scacciando la pirateria che minacciava le attività commerciali di Rodi nel XVI secolo. Nel 1645 la Chiesa fu restaurata ed arricchita di un prezioso quadro su tela raffigurante Santa Barbara.
Da tempo ormai cadente, lascia intravedere ancora resti di affreschi raffiguranti Santi e MIRACOLI. Purtroppo della Chiesa di Santa Barbara, oggi restano ormai solo parti diroccate dei muri maestri, ove un tempo svettava un decoroso campanile a vela. Il tetto è ormai caduto da tempo e la facciata è stata selvaggiamente deturpata dal furto dello stemma raffigurante un leone (ordine dei Cavalieri di Malta) e del portale della Chiesa.
Questa chiesetta millenaria nei pressi di Rodi è oggi simbolo di degrado, incuria e abusivismo.
Questa è la descrizione del luogo del cuore di questo studente che, davanti all’indifferenza del paese, non può fare nulla per far splendere questa chiesetta come lo è stata un tempo; non può fare altro che visitare in compagnia della sua scuola e della sua professoressa che come lui è molto interessata al benessere dei beni monumentali del proprio paese. Si può solo ammirare ciò che la natura si riprende lentamente.
Antonio Manicone

149381_793898617344798_2483945926792798065_n

154575_793898667344793_8424433981361124760_n

1010148_793896180678375_62256328649203910_n

1969129_793898204011506_9206044789843031338_n

10344262_793897217344938_1047044144364902728_o

10358863_793898050678188_6403274177059059545_n

10425082_793896754011651_383628282482138895_n

10430916_793897874011539_7162980883833067036_n

10511509_793897174011609_4662322776869603832_o

10603596_793898327344827_2703863100163192935_n

“Cos’è che trasforma un semplice spazio in un luogo? L’abitare dell’uomo, che crea storie e lascia tracce, se poi questo luogo è stato abitato con passione diventa un luogo del cuore”.
Queste erano le parole del grande filosofo Martin Heidegger e dell’ ex presidente del FAI Giulia Maria Crespi. Luogo del cuore è un qualsiasi spazio che ci ha fatto vivere particolari emozioni o che è stato abitato da persone che lo tenevano a cuore, soprattutto nel passato, quindi è anche ricco di storia. Nel mio caso ho scelto di presentare la Chiesa di Santa Barbara, situata poco fuori dalle mura di Rodi Garganico. La sua esistenza è documentata già in uno scritto del 1091 come dipendenza dell’ abbazia di Benevento. Un secolo dopo venne data in commenda ai cavalieri di Malta, che realizzarono un ottimo sistema di irrigazione, ma purtroppo in seguito a un sisma che colpì il paese, la collina sovrastante alla chiesa ha ceduto, portando con sé parte di essa e rendendo la zona pericolante. Nonostante il restauro da parte del reverendo Vincentius Grossus, la struttura ai giorni nostri mostra uno stato di decadenza; è stata pure deturpata di due stemmi in pietra, uno all’ entrata e l’altro all’uscita. Ciò, a parer mio, è un vero e proprio spreco, perché la struttura è ricca di storia. La popolazione era legata a questa struttura e la ristrutturazione di quest’ edificio potrebbe essere più che utile non solo a Rodi, ma a tutto il Gargano, in quanto si potrebbe farlo tornare funzionale non solo come chiesa. Potrebbe diventare benissimo un piccolo museo, visitabile da parte dei turisti, ciò porterebbe un aumento delle visite turistiche alla città di Rodi. Io e la mia classe la visitammo circa due settimane fa; vista dall’esterno sembrava una vecchia chiesa abbandonata come tutte le altre, ma poi, approfondendo la sua storia, mi sono venute in mente quante popolazioni di epoche ed etnie diverse sono passate per di là, tra cui la nostra. Internamente non posso dire che ci siano elementi significativi, perché è stata rovinata con graffiti e atti di vandalismo, sulla parete un tempo era dipinto un affresco della Santa Barbara, che oggi non c’è più. Insomma, sarebbe proprio un peccato lasciare questa piccola ma grande chiesa al suo stato attuale.
Confido nella mia e nelle prossime generazioni, sperando di rivederla, prima o poi, ritornare nel suo massimo splendore.
Gabriele Iervolino

1047986_793897467344913_3454325524038042722_o1277963_793896820678311_1092474112697522167_o1374348_793898470678146_2776507969510496818_n

1441291_793898130678180_2364525090139668457_n

La chiesa di Santa Barbara ha una sua leggenda che vuole che la giovane Barbara,costretta dal padre, rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti. Barbara si era avvicinata al cristianesimo, quando sua madre a sua volta le aveva segretamente svelato di aver abbracciato il credo cristiano, chiamando all’interno del proprio cuore Gesù. Così anche Barbara divenne cristiana. Quando si scoprì la sua fede, venne torturata con il fuoco, subì il taglio del seno ed infine venne decapitata proprio da suo padre.
Santa Barbara, che prende il suo nome, è la chiesa più antica di Rodi Garganico, e si trova sulla costa garganica, fuori le antiche mura della città.Accumulò nel tempo un discreto patrimonio terriero, fatto di uliveti e aranceti.
Lo storico Carmine De Leo ipotizza che Santa Barbara fosse munita di una torre di avvistamento normanna, utilizzata per prepararsi in tempi agli assalti dei pirati barbareschi. Probabile – dice De Leo – che in precedenza fosse stata di proprietà dei Templari. Nel 1645, come riportava una lapide murata sulla facciata, fu distrutta a causa di un terribile terremoto, e venne fatta ristrutturare dall’abate Vincenzo Grosso. Santa Barbara è passata poi in possesso di una famiglia locale. Da allora venne abbandonata, ma negli anni passati, se vediamo la foto di Santa Barbara negli anni 80 del Novecento, pur trascurata e spoglia internamente, era integrata nella sua struttura. Con il nuovo secolo, la situazione è precipitata notevolmente. Prima venne trafugato il portale, e alcune pietre senza valore artistico che, una volta asportate, causarono il crollo di gran parte della facciata e del tetto. Nel 2011 sparì anche lo stemma di uno degli abati commendatari, incastonato nel muro anteriore e raffigurante un leone dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Restano inascoltati dalla gente gli appelli più volte lanciati,anche tramite un network di Rodi Garganico, alla campagna dei “luoghi del cuore” del Fondo Ambiente Italiano. Viene chiesto ai cittadini di indicare i luoghi particolarmente cari e molto importanti anche per una nostra cultura e che vorremmo fossero ricordati,conservati e ristrutturati, se possibile, per le generazioni future. La torre retrostante di Santa Barbara, con mura più robuste, resiste ancora agli assalti causati nel tempo e degli uomini, ma i segni di degrado cominciano a farsi evidenti,annunciando un declino inarrestabile,che ben presto metterà fine ad una gloriosa esistenza. È giusto ribadire con voce forte e chiara che le chiese e gli edifici antichi vanno restaurati, per non cancellare questi luoghi vivi nella nostra memoria. Vorrei aggiungere infine che come cittadina garganica sarei molto dispiaciuta se le tracce della chiesa di Santa Barbara, che noi studenti del terzo geometra abbiamo visitato con la professoressa Teresa Maria Rauzino, venissero cancellate, o meglio crollassero, mentre riportando queste e altre celle antiche monastiche alla loro bellezza, e inserendole in un percorso turistico culturale-religioso, si potrebbe concorrere alla crescita ed economica del Gargano.
Santa Barbara è un “luogo del cuore”, per la sua storia, ma anche per ciò che narra la leggenda, che mi ha colpito molto.
Questa è stata una bella esperienza e io credo che dovremmo visitare altri posti ormai a rischio, per conoscere le storie di questi posti, per conoscere il nostro Gargano, le meraviglie che contiene,anche se ormai trascurate e senza nessuno che pensi a ristrutturare questi antichi presidi, importanti per la nostra cultura e conoscenza.
Maritea di Sciuva

1491326_793896560678337_2125165076949967798_o

1497931_793896494011677_9206959428510463742_o

1513750_793898170678176_9118846576998442954_n

KALENA, UNA DELLE ABBAZIE PIU’ ANTICHE D’EUROPA

kalena

L’ abbazia di Santa Maria di Càlena è situata in agro a Peschici, non molto distante dal mare, é sicuramente una delle abbazie più antiche di Italia e probabilmente di tutta Europa, addirittura eretta nell’ 872.
Anticamente l’abbazia di Càlena è stata un convento benedettino e per molti anni fu un centro ricco ed indipendente.
A confermare tutto ciò ci sono i documenti che attestano l’esistenza di questo monastero già in data antecedente all’ undicesimo secolo. In un documento in particolare si parla della donazione di questa chiesa al monastero si santa Maria di Tremiti.
L’abbazia di Càlena fu comunque anche ambita da altra grande abbazia italiana: l’abbazia di Montecassino.
Càlena mantenne nonostante tutto la sua autorevolezza e il suo prestigio rimanendo attiva fino al 1782. Da ricordare è la sua famosa leggenda narrante di un tesoro sotterrato da qualche parte insieme al corpo di una delle figlie di Barbarossa; pare inoltre che questo cenobio fosse un tempo collegato al mare attraverso un passaggio segreto, infestato oggi da presenze oscure.
Questo passaggio, secondo qualcuno, potrebbe essere realmente esistito e avrebbe permesso ai frati , in caso di pericolo, di fuggire alla volta del mare e raggiungere di lì l’abbazia di Tremiti.
Purtroppo oggi l’abbazia di santa Maria di Càlena è abbandonata e malandata. Sarebbe necessario infatti una radicale ristrutturazione, prima che venga distrutto anche ciò che il tempo fino ad ora ha risparmiato.
Importantissimo è cercare di salvare quest’abbazia, non soltanto perché monumento di Peschici e quindi del mio territorio, ma perché è una delle abbazie europee più antiche.
Però nonostante le continue insistenze da parte di alcune associazioni come il Centro Studi Martella, non è stato fatto nulla in così tanti anni, a parte il restauro della statuetta in legno che un tempo era posta all’interno dell’abbazia e il vincolo integrale non solo sull’abbazia, ma anche nella cosiddetta “zona di rispetto”.
Spero davvero che con il tempo, possibilmente al più presto, le sia restituito l’antico splendore.
Da alcuni anni, il Fai (Fondazione Ambiente Italiana) ha avviato un progetto per promuovere in concreto la cultura di rispetto della natura, della storia, dell’arte e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità. Il Fai dal 1975 ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio artistico italiano.
Attualmente sul web è stata avviata una campagna chiamata “i luoghi del cuore” dove vengono raccolte firme per salvaguardare tutti i monumenti italiani abbandonati e lasciati al degrado.
Vi invito a votarli! Avete tempo fino al 30 novembre.
Leonardo Fabbiano

SAN NICOLA IMBUTI, NELL’EX IDROSCALO DEL VARANO, ERA UNA CELLA DI KALENA

imbuti02imbuti04

Il viaggiatore non distratto che costeggia la riva occidentale della laguna di Varano rimane impressionato dalla presenza di manufatti centenari di San Nicola Imbuti, oggi San Nicola Varano. Il luogo dista da Cagnano Varano circa 10 km, si trova nel punto in cui una lingua di terra ai piedi del bosco San Nicola si getta nelle acque del Varano delineando appunto la forma dell’imbuto. San Nicola Imbuti era un tempo pertinenza del complesso monastico benedettino di Kàlena, che in passato svolse importanti funzioni politico-culturali e religiose in tutto il Gargano. Dal punto di vista morfologico, si presenta come una collina piena di piante e arbusti tipici della macchia mediterranea, piantagioni di fave e di ortaggi, ma sopratutto emerge la cultura specializzata dell’olivo. All’interno della penisoletta, ai piedi del lago, si nota la presenza di due sorgenti. Lo scenario dell’Imbuti è oggi occupato dall’ex idroscalo intestato a Ivo Monti e costituito da una trentina di edifici stile coloniale, che versano in uno stato di degrado. Edifici bellissimi, ben allineati, dimostrano la grandiosità del progetto realizzato nel secondo decennio del XX secolo, per difendersi dagli attacchi austriaci provenienti dalla sponda opposta dell’Adriatico, e poi riutilizzata nella seconda guerra mondiale. Nella parte più elevata troviamo i resti della chiesa di Santa Barbara, costituita bel 1918-20 per favorire il culto agli ufficiali e tutto il personale che dimorava nell’idroscalo. Una leggenda del luogo vuole che i monaci fossero amici di Noè, quindi amici del vino, di cui avevano botti enormi grandi quanto la montagna retrostante al convento. Una di queste botti aveva la cannella che giungeva al refettorio. Da essa i monaci ricavavano generosamente il buon vino per sé e per gli ospiti e siccome il vino non finiva mai, pensavano che si trattasse non di una botte, ma di una sorgente. I monaci cassinesi colonizzarono estese aree del Gargano. Esercitavano il controllo dei laghi di Lesina e Varano, tale da disporre di abbondanti pesci e dei loro derivanti: anguille e uova di cefalo seccate, molto richieste dai consumatori. Furono l’interesse religioso e la devozione della gente del luogo a spingere i benedettini a colonizzare il Gargano. In un tempo in cui era molto forte il flusso dei pellegrini diretti alla montagna dell’Angelo, si aveva il bisogno di ospitalità: ecco perché lungo le direttrici per Monte Sant’Angelo venne costituita una fitta rete di monasteri. Ricordiamo Santa Maria di Ripalta (Lesina) e Santo Stefano. La forte presenza dei monaci fu legittimata dal bisogno di controllare il massiccio flusso di immigrazioni delle popolazioni slave. Bisogna ricordare che la colonia slava di Devia era a pochi km da San Nicola Imbuti in direzione ovest e che Peschici, dove c’è la abbazia di Kàlena, era popolata da genti provenienti dal Balcani. San Nicola Imbuti era una delle dipendenze di Kàlena che, insieme a Peschici ed altri monasteri situati lungo la costa, erano patrimonio di Santa Maria di Tremiti. Ancora oggi nei pressi di San Nicola si pratica la cerealicoltura, la viticoltura e l ‘olivicoltura, inoltre sul lago su continuano ad esercitare i diritti di pesca. Nel secoli XV i diritti di pesca sul Varano e sui beni di Kàlena cominciarono ad essere contesi dai padroni-baroni di Vico e d’Ischitella che volevano appropriarsene; con le leggi eversive della feudalità ai pescatori vennero restituiti i loro diritti.
Quale futuro per questo luogo bellissimo e pieno di storia? ai primi anni del XXI secolo risale il progetto della STU, società di trasformazione urbana, creata per realizzare un viaggio turistico. È importante dire che gli edifici dell’ex idroscalo intestato a Ivo Monti vanno restaurati per non cancellare questo Luogo che è nella memoria dei Cagnanesi e degli Italiani. Bisogna iniziare a fare veramente qualcosa di serio e funzionale. Io penso che l’ex idroscalo debba essere restaurato e inserito in un percorso turistico culturale-religioso per concorrere alla crescita culturale ed economica del Gargano. Non dobbiamo far morire questo luogo così bello e pieno di storia, ma difenderlo e far sì che le nuove generazioni conoscano la storia della nostra terra. Questo luogo per me è importante da quando sono piccola, i miei genitori mi portavano a San Nicola Imbuti e ne raccontavano la storia. Mi è entrato nel cuore … va difeso perché è un pezzo del mio paese.
Marlène Di Bari

Bibliografia: San Nicola Imbuti, Leonarda Crisetti www. mondi medievali. net

Questa pagina è in elaborazione: inseriremo a breve altri “luoghi del cuore” garganici
A presto. La III CAT

III CAT CLASSE

prof

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...