I “tesori del Gargano” nella Raccolta 104 di Padre Remigio

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PADRE REMIGIO DE CRISTOFARO E LA RACCOLTA 104, L’ARCHIVIO DEL POPOLO E DELLA MUSICA POPOLARE DEL GARGANO

E’ passato un anno. Il 22 gennaio 2014, all’età di 93 anni, Padre Remigio ci ha lasciato. Frate francescano, raffinato compositore di musica sacra (musicò messe, cantate, laudi, salmi), etnomusicologo, fu autore nel 1966 della Raccolta 104 degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, un’incredibile testimonianza storica della cultura e della musica popolare agro-pastorale del Gargano. De Cristofaro ha inoltre pubblicato alcuni testi con l’editore Cantagalli: “Siena. I canti del popolo”( 1988); “Ischitella: i canti del popolo. Album di paese” (1997). I libri seguono le indicazioni di altre pubblicazioni del genere, contengono note storiche del luogo e sui caratteri del canto popolare della tradizione. Sono suddivisi in sei capitoli: i canti delle mamme, i canti infantili, gli stornelli e i rispetti, i canti sociali, i canti religiosi e i lamenti funebri.
“Ischitella. Le leggende, le fiabe i personaggi”, in cui raccolse le tradizioni popolari del suo paese d’origine, è un altro libro che gli era molto caro: «Le favole sono venute fuori in un momento di struggente nostalgia per i racconti dei nonni, degli avi e nel tentativo di trasmettere ai giovanissimi, se possibile, le radici su cui poggiare la loro formazione». Un libro che è entrato subito nella stima dei lettori; “bilingue” (dialetto e italiano), è corredato dai disegni dei bambini delle scuole elementari di Ischitella.
La passione di padre Remigio per l’etnomusicologia nacque dalle serate trascorse con gli amici intorno al “glorioso” magnetofono Geloso utilizzato per le rilevazioni: « Al mio paese – raccontò– la sera ci si adunava in casa mia e si faceva dell’allegria intorno al registratore, per poi risentire le voci. Davvero una bella cosa. C’era una donna dalle qualità veramente artistiche, Colomba Coccia, era un vulcano, cantava con una veemenza, un entusiasmo, che ti metteva l’entusiasmo addosso».
Padre Remigio, originario di Ischitella, negli anni sessanta frequentava l’Istituto Pontificio di Musica Sacra di Roma, e nel 1966 ricevette l’incarico di effettuare una campagna di rilevazione nella sua terra d’origine dal Centro Nazionale di Musica Popolare di Roma, allora animato dal maestro Giorgio Nataletti e da intellettuali del calibro di Ernesto De Martino, Alberto Maria Cirese, Tullio Seppilli, Antonio Uccello, Antonio Pasqualino, Diego Carpitella, oltre all’etnomusicologo americano Alan Lomax.
Per il Gargano c’erano già delle raccolte pregevoli: la 24 B effettuata nel 1954 da Diego Carpitella ed Alan Lomax, e la 43 raccolta nel 1958 dallo stesso Carpitella e da Ernesto de Martino. Tra questi nomi eccelsi – ricordava padre Remigio – si inserì il mio, grazie alla raccolta numero 104».
Le registrazioni restituiscono una delle più ampie (forse la maggiore in assoluto per estensione geografica, contenuti e generi) raccolte di canti popolari del Gargano. Storicamente l’indagine si colloca in uno degli ultimi momenti di relativo preservamento e illibatezza della cultura locale e della musica popolare agro-pastorale dall’incontro con la cultura totalizzante di massa.
La raccolta è un’incredibile testimonianza storica che ha rilevato e conservato conoscenze ed espressioni di questi luoghi oggi profondamente mutati. L’indagine di De Cristofaro partecipa alla formazione e comprensione culturale del Gargano, e della Puglia in generale, restituendo un elevato contributo storico, paragonabile ad un documentario girato in un paesaggio (sonoro) oramai quasi del tutto perduto. Molte forme musicali e di canto contenute nella raccolta sono uniche, mai registrate prima né dopo, rarità che permettono agli studiosi di ampliare le conoscenze e la cognizione della vastità dei repertori popolari dell’area. Gli oltre cento brani presenti si dividono in canti d’amore e di sdegno, canti di lavoro, religiosi, narrativi, ninne nanne, richiami, serenate, tarantelle e quadriglie. I luoghi indagati sono: Ischitella, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico, Vieste e Vico del Gargano, inoltre, si trovano canti e richiami raccolti dalle voci di alcuni vaccari nella Foresta Umbra. Mancano Apricena, Cagnano Varano, Carpino, Lesina, Poggio Imperiale e San Marco in Lamis, già indagati da Lomax e Carpitella nel 1954 e da Carpitella ed Ernesto de Martino nel 1958 con centinaia di documenti sonori, corredati da un archivio fotografico.
Dal 26 settembre 1966 al 5 ottobre Padre Remigio de Cristofaro e i tecnici incaricati dalla RAI registrarono le voci e le musiche di tanti informatori (quasi tutti scomparsi), portatori diretti di una tradizione popolare che oggi rischia di sparire nei meandri della dimenticanza e nella caoticità della riproposta. Tra gli altri, furono immortalati nella “Raccolta 104″: Antonietta Del Duca (Vieste), Giulio D’Errico (Peschici), Michele Stuppiello e Alberto Cavallini (Monte Sant’Angelo), Rosa Civitavecchia e Francesco Turzo (Sannicandro Garganico), Francesco Della Malva e Pietro Lombardi (Vico del Gargano), Lilla D’Errico (Rodi Garganico), Maria Moritti, Lucrezia Rinaldi, Giuseppe Pepe e Colomba Coccia (Ischitella), Rocco Bettua, Rosa Tancredi e Michele Saracino (Rignano Garganico), Salvatore Ricciardi, Luigi Longo, Antonietta De Padova, Arcangela Marchesani e Domenico Rinaldi (San Giovanni Rotondo), Donato Del Vecchio e Elisabetta Rignanese (Manfredonia), Matteo Di Mauro, Raffaele Silvestri e Michele Ciccone (Mattinata). Nella raccolta rientravano anche due “vaccari anonimi” della Foresta Umbra, incontrati per caso in una radura. L’intera “impresa” durò 10 giorni.
Raccontava Padre Remigio: “Mi recai nel Gargano, accompagnato da tecnici di Radio Bari (muniti del famoso registratore “Nagra’). Raggiungemmo la maggior parte dei paesi garganici. Fu un’esperienza indimenticabile! Ricordo con nostalgia quei luoghi, quelle facce, quegli strumenti a volte improvvisati, quell’entusiasmo, quella gioia! Gente che d’un balzo si sentiva importante e si metteva in posa per cantare “a solo” o “in coro”! Quella musica con inflessioni particolari e timbri vocali fra il gutturale e lo sguaiato, non poteva essere eseguita altro che da loro. Di questa raccolta ricevetti, all’epoca, le congratulazioni, oltre che degli amici, dei competenti in materia etnomusicologia”.
Le registrazioni originali non furono mai trasmesse per radio, ma conservate, gelosamente, negli archivi del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare e dal 2005 in quelli del Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata (Rignano Garganico).
La raccolta, depositata dal 1966 negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, è rimasta lì per tutti questi anni, nell’attesa che qualche studioso la valorizzasse. Toccò proprio a padre de Cristofaro iniziare l’opera. Incoraggiato dal successo dei canti popolari di Siena, decise di estrapolare dalla raccolta garganica, la 104 appunto, “ I canti di Ischitella”, per darli alle stampe nel 1997. Frequenti furono i contatti con il noto etnomusicologo Roberto Leydi, che nella prefazione al volume scrisse: «Per anni ho desiderato d’incontrare Padre Remigio de Cristofaro il cui nome conoscevo soltanto per un esteso gruppo di registrazioni di eccezionale importanza conservate negli archivi del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare (ora Archivi di etnomusicologia), presso l’accademia Nazionale di Santa Cecilia, a Roma. (…) Un nome, dunque e un nome poi perduto e non più ritrovato. Ma negli ultimi anni Remigio de Cristofaro, frate etnomusicologo, è improvvisamente riapparso, vivo e attivo, nel corso delle ricerche che sulla musica del Gargano va conducendo Salvatore Villani che s’era giustamente impegnato a ripercorrere il cammino che fra’ Remigio aveva seguito nel Gargano, ritrovandolo a Siena. Ed è stato per me, quest’incontro, l’occasione felice di ritrovare un protagonista prezioso della ricerca italiana sulla musica popolare».
Padre Remigio riteneva di aver concluso il compito che si era prefisso per la raccolta dei canti di Ischitella: «Il mio lavoro è stato semplice, umile, ma ha richiesto impegno e tanto amore per la mia terra. Il testimone passa a quanti vorranno continuare un lavoro immane, ma stimolante: pubblicare i testi e le partiture dei canti degli altri dieci paesi del Gargano inseriti nella raccolta, corredati dai CD con le vive voci dei testimoni.
A padre Remigio de Cristofaro va la riconoscenza di tutti gli amanti della storia, delle tradizioni etnografiche e della musica popolare del Gargano… e non solo.
Mi piace qui rievocare un illuminante pensiero di Padre Remigio riguardante la tutela dei beni culturali abbandonati del nostro territorio: «Ogni comunità (nazione, regione, comune) con veri intenti di sane promozioni umane deve recuperare in fretta ogni elemento del passato che abbia un senso elevante (pietre, tele, archi, capitelli) affinchè non si verifichi lo scollamento da un passato culturale. Risorgano, dunque, Càlena, Montesacro, Pulsano, san Pietro in Cuppis e risusciti anche la fede degli avi per ricuperare i valori spirituali e morali perduti nel corso dei secoli».
L’ultima fatica storico-letteraria di Padre Remigio è rimasta inedita. Parlava di un tema che ci è molto caro: dell’abbazia di san Pietro in Cuppis, fondata dai monaci dell’abbazia di santa Maria di Càlena nel 1058.
Intendeva sensibilizzare gli Enti preposti e la popolazione a restaurare e a valorizzare quella badia, la più antica di Ischitella che, come la sua Casa madre, attualmente vive un’agonia di pietra …
Un sogno, quello di vedere restaurata quest’antica abbazia, rimasto interrotto… Ci auguriamo che qualcuno, a Ischitella, lo realizzi.

Teresa Maria Rauzino

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