MAI PIU’

27 GENNAIO. PER NON DIMENTICARE

015

Il 27 gennaio 1945, agli occhi dei soldati sovietici, che liberarono il campo di Auschwitz, si offrì lo spettacolo “indicibile” della logica del dominio e della sopraffazione: uomini, donne e bambini indeboliti, annientati nello spirito e nella carne. Questo è accaduto non in un angolo periferico del mondo, ma nel cuore dell’Europa del Ventesimo secolo. Qui è nata la catena di morte della Shoah,
il prodotto più maturo della modernità europea del XX secolo. L’efficienza e la tecnica rappresentarono lo strumento dello sterminio di massa. Il campo di concentramento era strettamente funzionale all’attuazione sistematica del processo scientifico del degrado e annientamento della dignità umana». In questo logica rientrava persino il tentativo di cooptare le vittime e di renderle carnefici dei loro simili.
Difendere la memoria è un compito sempre più difficile ma necessario, affinché la storia non si ripeta. La macchia dell’orrore del Novecento ha segnato in profondità la storia europea. L’annientamento del popolo ebraico è stato eseguito scientificamente, con la partecipazione attiva di milioni di persone che collaboravano alla catena di montaggio del terrore. Occorre sviluppare gli anticorpi contro ogni forma di discriminazione, razzismo e sopraffazione.
Ricordo una visita ai campi di Auschwitz-Birkenau effettuata il 10, 11 e 12 novembre 2006 nell’ambito del progetto “Mai più” (patrocinio Regione Puglia). con 170 studenti pugliesi (fra cui 33 ragazzi e ragazze dell’Istituto Superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico e del Liceo “Virgilio” di Vico).
Di grande impatto visivo, i padiglioni con montagne di ciuffi di capelli sottratti alle vittime per alimentare l’industria tessile tedesca. Migliaia di scarpe, di valigie e di piccoli oggetti dei deportati. E poi, le foto segnaletiche sui muri, i volti della disperazione e della morte.
Ancora più struggenti le immagini belle e gioiose della vita delle comunità ebraiche nelle città europee, prima della Shoah… Come le storie raccontate ai ragazzi dai testimoni…

2.Camp_of_Auschwitz

LA STORIA DI PIERO TERRACINA

Salve ragazzi, oggi vi racconterò una storia vera, più terrorizzante di un film dell’orrore. Siete pronti?
Bene, cominciamo: Piero Terracina era un ragazzino felice, ultimo di una famiglia romana di otto persone, ma la sua vita cambiò improvvisamente.
Un giorno, uno come tutti gli altri, entrò in classe, ma si accorse che nell’aria c’era qualcosa di strano. La maestra durante l’appello non lo chiamò; Piero si sentì disorientato perchè fu costretto a uscire ed ad abbandonare la scuola perchè era ebreo.
Da quel giorno per lui tutto cambiò. Sapete cosa stava accadendo? Era cominciato l’allontanamento di tutti i docenti e di tutti gli studenti ebrei dalle scuole di ogni ordine e grado. Cos Piero entrò in una scuola ebraica organizzata in tutta fretta, priva di spazi adeguati, ma colma di molti disagi. Quella scuola funzionò solo per pochi anni.
Con l’occupazione nazista ci fu il precipitare degli eventi: la fuga dalle loro case degli ebrei braccati dai fascisti, la cattura, la consegna. Piero e i suoi familiari, insieme a altre migliaia di persone, furono presi per essere portati a morire nei lager, dati alle fiamme nei forni
crematori.
Prima furono portati a Fossoli, e poi ad Auschwitz: quest’ultimo il simbolo di tutti i campi di sterminio.
Immaginate il viaggio di Piero per arrivare al campo di morte? Così lo descrive David Rousset nel suo Univers Concentrationnaire: “Gli uomini accecati dalle bastonate delle SS si urtano, si lanciano, si spingono, cadono, affondano i piedi nella neve sporca, pieni di
paura, ossessionati dalla sete”.
Nelle stazioni nessuno che li degnasse di un solo sguardo, anche distratto. Tutto nell’indifferenza. Nessuno fece nulla.
Quando Piero fu liberato pesava solo 38 chili!!!
Il suo ritorno in Italia fu colmo di solitudine.
E i componenti della famiglia di Piero? Tutti morti ad Auschwitz, come del resto altri sei milioni di innocenti!
Ad Auschwitz il prigioniero non aveva nome, gli internati non erano contati come persone, ma come pezzi.
Ai prigionieri veniva tolta ogni dignità.
Di quelli usciti vivi dal campo, pochissimi sono riusciti a sopravvivere e a tornare ad essere persone degne di essere chiamate tali.
La guerra contro gli ebrei non era soltanto finalizzata al loro sterminio, ma anche alla loro tortura, alla loro umiliazione, alla loro disumanizzazione, prima di essere gettati nelle fiamme.
Ho avuto la grande opportunità di conoscere Piero, sapete? Con molta tranquillità ci ha raccontato la sua incredibile storia, con qualche giustificata lacrima.
Ora, dopo questa testimonianza agghiacciante, cari ragazzi, vi chiedo: ˙Perchè quest’odio nei confronti di una minoranza sociale e religiosa che attraverso i secoli ha tanto contribuito alla civiltà e al progresso? Che cosa rese possibili questi eventi?¨.
L’interrogativo del “perchè” non può avere risposta e noi dobbiamo interrogarci sul “come”:
Come si potuto uccidere uomini, donne e bambini senza colpa? Come è stato possibile disseminare l’Europa di lager dove venne ucciso un numero incredibile di esseri umani? Come si è potuto derubare gli ebrei della loro casa, dei loro beni, della loro famiglia, e soprattutto dell’unica cosa che era rimasta: la Vita?
E allora ragazzi, che cosa ci ha fatto capire Piero? Qual è il nostro compito!
La nostra responsabilità! L’unica cosa che possiamo fare perchè questa tragedia non possa accadere mai più: ˙Non dimenticare!!!¨.
Piero è ormai diventato vecchio, quindi ora tocca a noi offrire il nostro contributo affinchè il morbo di Auschwitz, sia pure sotto altra forma, venga definitivamente neutralizzato.
E arrivato il momento di diventare noi i nuovi testimoni, perchè il ricordo di quella terribile tragedia non vada perduto. Questa ferita rimanga per sempre scavata nella nostra mente! Nel presente e nel futuro.

Antonietta Vecera
(studentessa VB IGEA Istituto Superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico )

RIFLESSIONI DOPO IL VIAGGIO DELLA MEMORIA AD AUSCHWITZ-BIRKENAU

Dopo aver visitato Auschwitz e Birkenau la storia che leggiamo sui libri si stacca, prende vita e ti rendi conto che le parole non descriveranno mai bene quella realtà. Le sensazioni provate nel camminare su quelle stesse strade dove sono morti milioni di persone e respirare la stessa
aria che loro hanno esalato ci ha reso testimoni degli orrori che si sono consumati nei Lager nazisti.
Come tali non possiamo dimenticare anzi dobbiamo imprimere questa esperienza nella nostra memoria e testimoniarla affinché non accada più. Mai più.
Auschwitz e Birkenau sono la prova tangibile della follia umana che nella realizzazione di un progetto di sterminio di massa ha raggiunto il suo apice. Entrare in Auschwitz passando attraverso quel cancello sovrastato dalla scritta “ARBEIT MACHT FREI (Il lavoro rende liberi)” ci ha
fatto pensare ai deportati che leggendo quella frase ignoravano che avrebbero avuto la libertà solo dopo la morte. Ebrei, polacchi, zingari, prigionieri politici, omosessuali e tanti altri innocenti morivano nei modi più crudeli e atroci. La morte nei KL veniva progettata in modo pitagorico da menti folli.
Forse è sbagliato parlare di pura follia in quanto lo sterminio di massa fu frutto della ricerca scientifica, che sosteneva l’inferiorità della razza ebrea rispetto a quella ariana, e di una macchina perfetta, infallibile, organizzata per cancellare l’identità umana, per violare ogni diritto, annullare la persona per poi farne un numero, uno schiavo, cenere.
Tutto nei campi di concentramento è ancora vivo e sembra chiedere di non essere dimenticato. Toccando le mura, salendo le scale dei blocchi, osservando ciò che rimane, si ha la percezione del dolore ancora recente che solo nel ricordo, che noi dobbiamo portare, trova ricordo.
L’idea che possa esistere una “razza inferiore” non deve più esistere soprattutto nella società odierna, che deve imparare dalla storia dei suoi padri.

Filomena Sciarra
(studentessa VA IGEA Istituto Superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico )

IL VIAGGIO DELLA MEMORIA AD AUSCHWITZ-BIRKENAU- CRACOVIA

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