UNA GIORNATA DIVERSA, ALLA SCOPERTA DEL BAROCCO LECCESE (racconto di ANTONIO MANICONE )  

 

Il giorno 11 Dicembre 2014 è stato tra i più speciali e distinti dell’anno scolastico 2014/2015 per l’istituto “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico. 48 alunni del corso GEOMETRI e ITER, accompagnati dai prof. Maria Grazia Bocale, Teresa Maria Rauzino, Raffaella Specchiulli e Antonio Scopece, hanno partecipato a una visita guidata “ALLA SCOPERTA DI LECCE”. Ecco il racconto elaborato dallo studente  Antonio Manicone della classe III CAT. 

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La partenza prefissata per le cinque del mattino fu per Antonio un immenso incubo. Antonio – alunno del corso geometri, frequentante la terza sezione C.A.T. – era un ragazzo sportivo e simpatico con tutti, alto quasi come un giocatore di basket, con capelli castani e orecchie piccole simili a un cioccolatino francese; amava stare in compagnia e aveva la passione per le armi, la pallavolo e i motori.

La sera precedente la partenza era andato a letto molto presto e, prima di dormire, aveva impostato la sveglia alle ore quattro del mattino. Come un orologio svizzero, a quell’ora era sveglio, pronto psicologicamente per affrontare quella giornata tanto attesa da tempo. Si era vestito con abiti casual, perfetti per una giornata movimentata: tennis marroncino chiaro, jeans blu come il mare, t-shirt color verde come l’erba di collina, cardigan marrone e un cappotto verde. Come era solito fare, anche quel giorno fece ritardo all’appuntamento preso il giorno precedente con i suoi amici. Dopo venti minuti di attesa da parte dei suoi amici, erano tutti pronti per presentarsi a Rodi Garganico dove era prefissata la partenza. Entrato in macchina, Antonio salutò Manuel – amico d’infanzia e di giochi, aveva da poco compiuto 16 anni, anche lui molto alto, con una passione per la buona tavola e le armi, con un fisico robusto da lottatore di sumo- Gabriele – anche lui amico d’infanzia, coetaneo di entrambi e con una passione per i giochi; al contrario di Manuel, aveva un fisico snello, da nerd, come se fosse anoressico –  e Andrea – padre di Manuel, sulla quarantina ma dal fisico da ragazzo, amante dei motori e grande lavoratore- che lo accolsero con una valanga di insulti per il mostruoso ritardo. Andrea guidava come se avesse avuto una chiamata che gli annunciava che sua moglie stava per partorire, con il pedale a tavoletta e la musica rock a tutto volume, mentre rimproverava Antonio:

–          La sveglia non si usa in casa Manicone? –

–          La sveglia è suonata ma ho avuto qualche problemino. – rispose Antonio sorridendo.

–          La prossima volta imposta la sveglia due ore prima, per evitare “problemini”!- ribatté Manuel con tono ironico.

Erano ormai le cinque e venti e nell’autobus erano tutti pronti per partire; mentre la professoressa Teresa Maria Rauzino – insegnante di italiano e storia, sulla cinquantina, grande cultrice della storia del Gargano, con una forte passione per l’insegnamento e gli alunni, con capelli neri, occhi scuri e un grande sorriso, molto gentile e affettuosa – faceva per la seconda volta l’appello.

Manuel, Gabriele e Antonio entrarono nell’enorme autobus bianco e rosso, con cerchi enormi cromati, scusandosi per il ritardo; erano gli unici che mancavano per la partenza e tutti i presenti nell’autobus cominciarono a prenderli ironicamente in giro, mentre andavano a prendere posto in fondo all’autobus.

Durante tutto il viaggio, Antonio dormì per ben cinque ore, nonostante tutto il chiasso che regnava sovrano in un autobus pieno di “ragazzi vivaci”.

Erano le 11 del piovoso mattino quando l’autobus arrivo alla città di LECCE.

LECCE è un comune italiano di 94.040 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia in Puglia. Situata in una posizione pressoché centrale della penisola salentina, è comune capofila di un’area vasta di circa 425.000 abitanti, comprendenti 31 comuni della parte settentrionale della provincia. Sorge a undici chilometri dalla costa adriatica e a ventitrè da quella ionica ed è il capoluogo di provincia più orientale d’ITALIA.

Città d’arte del Meridione italiano, è nota come la “FIRENZE DEL SUD” o la “Firenze del BAROCCO”: le antichissime origini messapiche e i resti archeologici della dominazione romana si mescolano, infatti, alla ricchezza e all’esuberanza del BAROCCO, tipicamente seicentesco, delle chiese e dei palazzi del centro, costruiti in “PIETRA LECCESE” – un calcare tenero e compatto, dai colori caldi e dorati che si presta molto bene alla lavorazione con lo scappellino – ammirato in tutto il mondo. Lo sviluppo architettonico decorativo delle facciate è stato particolarmente fecondo durante il Regno di Napoli e ha caratterizzato la città in modo talmente originale da dar luogo alla definizione di “BAROCCO LECCESE”.-

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Subito dopo essere sceso dall’autobus, Antonio, da persona sonnolenta qual era si domandò:

– Dove sono?! –  posando le grandi mani sul viso.

– Antonio, benvenuto a Lecce! –  rispose Manuel con tono simile a quello di una hostess quando dà il “benvenuto” ad un passeggero di un aereo. In quell’istante si accorse della immensa bellezza della città di Lecce, anche solo guardando (da discosto) l’ARCO DI TRIONFO (anche titolato come PORTA NAPOLI) – costruito nel 1548 in onore dell’imperatore CARLO V, in segno di gratitudine per le opere di fortificazione realizzate in difesa della città. Fu eretto nel luogo dell’antica “PORTA SAN GIUSTO”, al di sotto della quale, secondo la tradizione, riposavano le spoglie del Santo. La porta era costituita da un solo fornice affiancato da due colonne corinzie binate, che sorreggevano un frontone triangolare sul quale erano scolpite le insegne imperiali con trofei e panoplie. Sul fregio centrale appariva in latino l’epigrafe dedicatoria.

Erano tutti, alunni e professori, di lato all’autobus parcheggiato sul margine destro della strada, quando una signora si avvicinò al grande gruppo e disse:

– Buongiorno! Fatto buon viaggio? Io sono Simona e per oggi sarò la vostra guida! –

Era una signora sulla quarantina, alta poco più di un metro e sessanta, con capelli grigio cenere e neri, come Crudelia de Mon de “La carica dei 101”; aveva sul naso lungo e aquilino un paio di occhiali rettangolari di color rosso sangue. Era vestita tutta di nero: pelliccia, gonna e stivali; l’unica cosa che utilizzava di colore chiaro era un piccolo ombrello rosa tascabile.

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Era lei che ha spiegato in maniera chiara e dettagliata la storia di numerosi monumenti ed edifici appartenenti all’architettura “BAROCCA LECCESE”.

Dopo aver visitato PORTA NAPOLI, i giovani alunni dell’istituto “Mauro del Giudice”, in compagnia dei professori e della guida, si diressero presso la cattedrale dove risiedeva il vescovo DOMENICO D’AMBROSIO.

– Stupendo! –  esclamò Antonio alla vista del Duomo di MARIA SANTISSIMA ASSUNTA – edificato nel 1144 dal vescovo Formoso e ricostruito nelle forme barocche nel 1659 dall’architetto GIUSEPPE ZIMBALO, per volere del vescovo LUIGI PAPPACODA – al centro dell’immensa piazza chiusa antistante.

Prima di visitare la Cattedrale, il gruppo visitò la residenza vescovile, dove si confrontarono con il vescovo DOMENICO D’AMBROSIO. Il metropolita, sulla sessantina, era alto quasi quanto Manuel, poco robusto e con capelli color argento. Sul piccolo naso erano posati un paio di occhiali con lenti rettangolari grandi come il tappo di una bottiglia di champagne; indossava un clergymen nero e nel colletto della camicia aveva un collare bianco inamidato, dal quale pendeva un lungo crocifisso d’argento.

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– Buongiorno ragazzi, benvenuti a Lecce, splendida “città d’arte”. Qui non è molto diverso dal mio paese natale, sapete?! Lecce è un po’ come Peschici, solo un po’ più grande e con qualche monumento in più; ma si respira la stessa aria! –

In questo modo si presentò, a primo impatto, molto spontaneo e diretto, socievole e simpatico.

– Questa fantastica città è piena di opere d’arte uniche nel genere “BAROCCO”, anche se, per mantenerle vive ci vuole molto denaro; spero che riusciate a visitare il più possibile questa città, perché ne vale davvero la pena! Buona giornata! –

Dopo l’incontro con il vescovo, il gruppo fece una foto-ricordo con lui sulle scale davanti l’entrata principale della sede vescovile.

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Professori e studenti si accinsero a visitare il DUOMO DI MARIA SANTISSIMA ASSUNTA.

 

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Entrarono dall’entrata laterale della chiesa e subito rimasero stupiti dalla sua bellezza interna. L’interno, a croce latina, era a tre navate divise da pilastri e semicolonne. La navata centrale e il transetto erano ricoperti da un soffitto ligneo a lacunari intagliati, risalente al 1685, dentro al quale erano incastonate le tele di Giuseppe da Brindisi, raffiguranti la predicazione di Sant’Oronzo e l’ultima cena. Il Duomo accoglieva al suo interno 12 altari più quello maggiore, ed era ricco di opere pittoriche realizzate da valenti artisti, tra i quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, Domenico Catalano e G.A. Coppola.
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Antonio visitò scrupolosamente ogni singolo altare e uscì dal Duomo contento, perché non si sarebbe mai aspettato una bellezza e una cura simile.

Dopo il Duomo, il gruppo visitò il monumento simbolo del BAROCCO LECCESE: la BASILICA DI SANTA CROCE, edificata in più fasi a partire dal 1549, nel luogo in cui sorgeva un monastero trecentesco e sui terreni contigui un tempo appartenenti alla comunità ebraica. Alla costruzione, terminata nel 1695, presero parte Gabriele Riccardi e successivamente Cesare Penna, Francesco Antonio Zimbalo e suo nipote Giuseppe–  oggi è in fase di restauro nella parte superiore al rosone.

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La facciata, tripartita orizzontalmente e caratterizzata dal grande rosone, si connotava per la ricchezza di decorazioni e statue raffiguranti animali e figure umane a carattere allegorico. Sfortunatamente riuscirono a visitare solo l’esterno della Basilica in quanto non era possibile entrare all’interno. Dopo la Basilica di Santa Croce, visitarono, solo dall’esterno, la chiesa di Sant’Irene dei Teatini – un luogo di culto cattolico del centro storico di Lecce.

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Era intitolata a Sant’Irene da Lecce, protettrice della città fino al 1656, anno in cui papa Alessandro VII proclamò il patrocinio leccese di un santo vescovo: SANT’ORONZO. La facciata si componeva di un impianto a doppio ordine, scandito da paraste sovrapposte collegate da festoni. Le colonne risultarono intervallate nell’ordine inferiore da nicchie vuote e da cartigli e nell’ordine superiore da una grande finestra. Lo spazio centrale dell’ordine inferiore accoglieva il portale, sormontato dalla statua lapidea di Santa Irene, opera di Mauro Manieri, del 1717. Al di sopra della cornice marcapiano campeggiava lo stemma civico della città di LECCE. La facciata era coronata da un timpano triangolare recante al centro le insegne dell’ordine dei teatini. Sulla trabeazione era incisa la dedica latina alla santa patrona: “IRENE VIRGIN ET MARTIRI”.

– Non è male per essere incompleta!- esclamò Antonio fissando la incisione in latino.

Infine il gruppo si precipitò in PIAZZA SANT’ORONZO –  dove fu  riportato alla luce all’inizio del NOVECENTO un terzo del grande Anfiteatro romano. Nella piazza s’innalzava una colonna, donata dalla città di Brindisi per adornare la spoglia piazza con la statua di SANT’ORONZO, protettore della città.

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Di fronte alla statua si trovava l’armonioso palazzetto del “SEDILE”, antica sede del MUNICIPIO, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio sorgeva la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell’esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. Un’altra testimonianza artistica che si affacciava sulla piazza davanti l’antico anfiteatro era la Chiesa di Santa Maria delle Grazie – dove Antonio notò principalmente la colonna di Sant’Oronzo; si avvicinò alla guida che disse:

–  “Alta circa 29 metri, fu innalzata alla fine del XVII secolo dal leccese GIUSEPPE ZIMBALO, utilizzando i rocchi in marmo cipollino africano di una delle due colonne romane che concludevano la VIA APPIA a BRINDISI”-

–Stupenda! – esclamò Manuel mentre stava per addentare un grande panino al prosciutto.

Erano ormai le 14.30 del pomeriggio e i professori decisero di lasciare liberi i ragazzi per pranzare dove meglio preferivano.

– Ciao, signora Simona, arrivederci e grazie per le magnifiche descrizioni di molti luoghi di questa magnifica città! –. Salutata la guida, Antonio si diresse spedito al McDonald in Piazza Sant’Oronzo, a pranzare e scambiare qualche risata in compagnia di molti amici.

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Passeggiò per il centro storico di Lecce fino alle 16.30 del pomeriggio e arrivata l’ora in cui doveva ripartire per Rodi Garganico si riunì al gruppo davanti l’arco di Trionfo.

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– Arrivederci Lecce! – disse prima di salire sull’autobus, voltandosi verso quel monumento che vide per primo quando arrivò a Lecce.

Come per l’andata anche al ritorno dormì per tutto il viaggio.

Una volta a casa, Antonio si mise il pigiama celeste come il cielo in Agosto, con gli orsacchiotti marroncini, si infilò nel grande letto con le coperte rosse e guardando il soffitto cominciò a pensare alla grande città di Lecce visitata durante la giornata.

Mentre si addormentò, esclamò chiudendo lentamente le palpebre: “BELLISSIMA LECCE!”.

ANTONIO MANICONE

classe III CAT

IL REPORT FOTOGRAFICO

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