Filippo Fiorentino, cuore pulsante del Gargano

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Il professor Filippo Fiorentino non c’è più da dodici anni.  

Il suo cuore generoso si è fermato il 20 febbraio 2005, “smarrito” di fronte a una fulminante malattia che l’ha strappato alla sua Terra d’origine, il Gargano. 

Fu un grande uomo di scuola, oltre che critico letterario  e organizzatore culturale di alto profilo. Stimato e amato da tutti coloro che ricercavano le radici dell’identità pugliese. Sempre entusiasta delle innovazioni, attento a tutto ciò che lo circondava, disponibile a comprendere e a far comprendere, con la sua pacata carica di ironia, le dinamiche degli eventi.

Un rigoroso maestro di ricerca, compagno di strada su vie incerte e scoscese: una presenza incoraggiante per tutti gli studiosi e per le Associazioni culturali del Gargano, che hanno avvertito in questi anni  l’enorme vuoto causato dalla sua precoce perdita.

Fiorentino sostenne l’idea dell’istituzione del Parco del Gargano sulle colonne del più antico “foglio” del Promontorio: Il Gargano nuovo, ma soprattutto introducendo nei “curricula” della scuola le nuove tematiche di educazione ambientale, non soltanto a livello teorico ma nella prassi della formazione dei tecnici del territorio.

Per la sua intensa attività di innovazione didattica, quando era preside dell’Itcg “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico, ricevette dal Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1989, il Diploma di Benemerenza di prima classe con Medaglia d’Oro per la scuola, la cultura e l’arte e, nel 1990, il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In seguito Dirigente scolastico del Liceo Scientifico “Nitti” di Napoli, anche in Campania si distinse con iniziative di cui è stato intelligente pioniere.

Ispettore onorario del Ministero dei Beni culturali ed ambientali, socio della Società di storia patria della Puglia ed autorevole e attivissimo presidente della sezione garganica, pubblicò numerose opere a carattere storico-demologico (L’altro Gargano nel 1981, Le impronte del tempo, nel 1993; Gargano itinerari tematici, nel 1986; Gargano antico e nuovo. Voci e volti nel tempo, nel 1989; Paesaggio nel Gargano, nel 1993; Vico città d’arte, nel 1996; La memoria abitata, nel 1998, Nel Gargano dei grandi viaggiatori, 2003; L’accademia degli eccitati viciensi, nel 2003).

Attraverso le pagine di Fiorentino, ci appare un Gargano nuovo, dove i «paesi della memoria che si vorrebbero rimanessero paesi dell’anima» diventano una sorta di luoghi interiori che non hanno ancora smesso di testimoniare immediatezza e raccolto fascino.

Nell’ultima opera, L’Accademia degli eccitati viciensi, l’Autore analizza e trascrive alcuni preziosi manoscritti rinvenuti nell’Archivio Privato della famiglia Della Bella di Vico del Gargano. L’Accademia, fondata nel 1759 nella città garganica, costituì il fulcro rigenerativo che partendo dalla tradizione letteraria dell’Arcadia, affrontò i mutamenti non solo politici ma anche filosofici che caratterizzarono la transizione della società meridionale alla fine del secolo XVIII. Fu la cappella dell’Addolorata della Chiesa del Purgatorio ad ospitare, negli scranni di legno del coro, questi illuministi ante litteram. Erano sacerdoti, padri cappuccini, dottori, fisici. Si incontravano a cadenza settimanale, per dissertare contro i ritmi «dimezzati della vita quotidiana», in questa chiesa fuoriporta alla piccola città vichese racchiusa nelle mura, singolare miscuglio di trappeti sotterranei e di dimore palaziate.

Gli Eccitati pensavano di poter introdurre una proiezione sulla ricerca della felicità degli uomini del Gargano del Settecento. In che modo? Eccitandoli. Svegliandoli dal sonno dell’incultura. Simbolo dell’Accademia è infatti Pallade che sveglia gli uomini, presentando loro un libro. Gli Eccitati si pongono sotto la custodia della “Madonna dei Sette Dolori”, ma l’intendimento è laico; un’approfondita ricerca della ragione. Discutono, con grande competenza, di questioni sociali ed economiche. Credono fermamente che la rinascita degli studi sia l’unico elemento di incivilimento umano per contrastare i nuovi barbari. Il dinamismo dell’impegno intellettuale è testimoniato dalla varietà dei temi dibattuti: la moneta, la legislazione, ma anche i culti di altri popoli, come il confucianesimo. Lo trattò un socio dal singolare nome di “Serpillo amante”. Ma  il tema esotico non nasceva dalla “stravaganza eccitata” di Serpillo. Era in atto, nel mondo cattolico, un acceso dibattito sul modo più opportuno in cui i missionari dovevano rapportarsi con le popolazioni orientali da convertire.

Il fatto singolare  è che questo fermento sia stato prontamente recepito dagli utopisti Eccitati del Gargano, protesi verso il futuro… che volevano “convincere ed avvincere” un’umanità avvolta nell’oscurità.

L’impegno era rivolto ai giovani per affinarli alla ricerca ed alla crescita civile.

È stato l’ultimo messaggio di Filippo Fiorentino, grande e forse ultimo “Eccitato” viciense.

  Teresa Maria Rauzino

 

 

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