“Lettera a Giacomo Leopardi” dello studente Antonio Manicone (5° posto Concorso Nazionale “Raccontar … scrivendo”)

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Lo studente Antonio Manicone della classe III C CAT dell’Istituto di Istruzione Statale Superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico si è classificato al quinto posto del concorso Nazionale di narrativa : “Raccontar… scrivendo” organizzato dalla “Casetta degli artisti” di Recanati per avvicinare gli studenti a Giacomo Leopardi, in un ideale colloquio con il grande Poeta. Un concorso che nasce dalla volontà di aprire “un dialogo” tra i giovani e Leopardi, considerandolo un ragazzo dei nostri tempi con il quale condividere e/o dibattere pensieri, desideri, aspirazioni.
Il tema della Sezione C del Concorso per gli studenti della scuola secondaria di 2° grado era infatti il seguente:
“… e intanto vola. Il caro tempo giovanil; più caro Che la fama e l’allor, più che la pura Luce del giorno, e lo spirar…. (Giacomo Leopardi./ Le ricordanze).
Leopardi considera la giovinezza il periodo più felice della vita. Sei consapevole di avere ora, nelle tue mani questo bene così prezioso? Come pensi di vivere la tua gioventù affinché col passare degli anni, diventi il ricordo più bello della tua vita e non un amaro rimpianto? “.
La cerimonia di premiazione si è svolta a Recanati sabato 16 maggio.
Ecco la “lettera” di Antonio Manicone a Giacomo Leopardi, che la Giuria ha ritenuto meritevole di encomio e di pubblicazione in un volume con tutti gli elaborati vincitori del concorso.

Quante volte, carissimo e stimatissimo Signor Leopardi, ho supplicato il cielo che mi facesse corrispondere con un uomo di cuore, d’ingegno e di dottrina straordinario, il quale trovato potessi pregare che si degnasse di concedermi la sua amicizia.
Ma, con il cuore lacerato dalla sua muta e trasparente presenza fisica e con il rimpianto di non poter esser nato durante il suo meraviglioso periodo per conoscerla, mi deprimo e prego Iddio che un giorno, in qualche modo, io possa incontrarLa.
Non le nascondo l’immenso dispiacere che provo nei Suoi confronti quando leggo più volte le sue maestose e a volte malinconiche opere, dove parla della sua mancata giovinezza; si, proprio la GIOVINEZZA!
Chi meglio di Lei sa cos’è quel periodo, relativo allo sviluppo della vita umana, compreso tra l’adolescenza e la vita da adulto?! Io no di certo, in quanto sono dentro a questo meraviglioso periodo che ognuno su questa terra dovrà trascorrere.
Per tutti la GIOVINEZZA è la più bella parte della vita, proprio per la spensieratezza e la gioia che la contraddistinguono. Essa è un’età speciale: gli adolescenti non sono ancora entrati totalmente nel mondo degli adulti e possono vivere questi anni privi di preoccupazioni e di pensieri, pur essendo capaci di “intendere e di volere”.
Molta gente si pente di non aver trascorso la giovinezza nel modo migliore e tra questa io vedo Lei, Signor Leopardi, preso dal “frenetico e maledettissimo studio”, come proprio Lei lo definiva, che si è preso tutti gli anni della sua giovinezza.
Invece, io sono qui, tra questi vecchi suoi infiniti libri e questa scrivania che, dopo numerosi anni, sa molto di me, ed oggi, finalmente, sono intento a scriverLe questa lettera che tanto avevo a cuore.
Mi trovo a rispondere a domande riguardanti, appunto, la GIOVINEZZA, in particolare la mia; le domande sono le seguenti: “Sono consapevole di avere, ora, nelle mie mani, questo bene così prezioso? Come penso di vivere la gioventù affinché, col passare degli anni, diventi il ricordo più bello della mia vita e non un amaro rimpianto?”.
Potrò sembrarLe molto risoluto, ma sono pienamente a conoscenza del fatto che sto attraversando la mia giovinezza e farò tutto il possibile affinché un giorno molto lontano non abbia rimpianti di questo meraviglioso periodo. Sono sicuro quando dico che la giovinezza la si trascorre principalmente con gli amici, perché è con questi ultimi che si cresce, si litiga, si gioca, ci si diverte e soprattutto si matura.
Durante questo periodo, l’adolescente tende a essere spensierato, dilettevole ed è appunto per questo che questa età viene considerata la più bella della vita.
In questo periodo, però, l’adolescente è anche costretto a fare delle scelte molto importanti per il suo futuro. E decidere le proprie scelte è molto complicato in quel periodo tanto spensierato e anche un po’ “infantile”, perché è lo stesso “scegliere” a essere difficile a quell’età. C’è chi è CORAGGIOSO, scegliendo di scegliere di fare delle scelte utili alla propria vita, scelte significative, e invece c’è chi è DEBOLE, o meglio non sceglie affatto, cerca la strada più semplice, ingenuamente perché “sceglie di non scegliere” cosa è meglio per la sua vita. Nella vita non esistono mezze misure, mezze risposte, mezze verità. Bisogna scegliere da che parte stare, e scegliere equivale a vivere.
“Scegliere di non scegliere è di per sé una scelta e chi sceglie di non scegliere, sceglie di non vivere”. Ce lo ha ribadito, proprio un mese fa, Ismaele la Vardera, un giornalista siciliano ventiduenne impegnato nella lotta al sistema mafioso, invitandoci ad agire con consapevolezza a partire da quel che è possibile fare, anche nel proprio piccolo. “Le piccole cose fanno la differenza. Il silenzio è dolo”: su questo concetto Ismaele ha scritto addirittura un libro.
Ed ecco, Signor Leopardi, io, nonostante sia una persona maledettamente timida, titubante, realista e a volte ingenua, mi considero tra gli adolescenti CORAGGIOSI, perché sono sicuro che sceglierò di scegliere di farla quella scelta tanto significativa per la mia vita.
So che lei pensa di essere tra le persone DEBOLI perché crede di non aver fruito della propria giovinezza nella maniera più opportuna, ma mi creda se le dico che, invece, Lei è tra i CORAGGIOSI, perché ha avuto il coraggio di scegliere, ha deciso di trascorrere la vita nel modo che più le veniva meglio, PRIVILEGIANDO il vero e unico suo amico, lo Studio, che nonostante il dolore che Le ha portato, non l’ha mai abbandonata ed è stato sempre fonte di arricchimento interiore e perché no, di grande curiosità intellettuale.
Lei non è molto diverso da me, in quanto è una persona eccessivamente dubbiosa e Lei meglio di chiunque altro può capirmi quando Le dico che chi dubita sà, e sà più che si possa! Lei, come me, è sempre alla ricerca del vero, che per trovarlo dubita e lo fa anche tanto; pochi, come noi, sanno che il vero consiste nel dubbio.
Eccellente Signor Leopardi, si è giovani una sola volta in questo gioco, e non si torna indietro, eh sì, non si può tornare indietro!
Il giovane non pensa. Agisce, segue solo l’istinto, è forte, folle, sicuro di sé, non sopravvive, vive!
E’ per questo che quando si è giovani si commettono numerosi sbagli, e sbagliando si impara, si matura e, inconsciamente, si cresce.
Ormai è calato il sole qui e con sé anche la sua luce, che lascia il posto a questa meravigliosa, maestosa e trasparente luna che s’innalza sempre più nel cielo stellato.
Di quante altre discussioni vorrei parlarLe, quante altre cose vorrei scriverLe …
Carissimo Leopardi, potrà mai il Suo “cenere muto” visionare questo misero foglio?
Adoro pensare al fatto che in qualche modo Lei riesca a farlo, perché alla fine è sempre stato “UN SEPOLTO VIVO”, come sempre si considerava; Lei è sempre qui, anche oggi, tra le sue opere, i libri, nelle scuole, tra i giovani, ed ecco, questa è la prova che Lei “ha scelto di scegliere” ed è proprio la sua scelta che l’ha portata qui tra di noi ancora oggi; dopo due secoli Lei è ancora vivo!
Le giuro che continuerò sempre a leggere e studiare le sue opere, la sua vita e, di volta in volta, mi impegnerò a intendere il suo messaggio, che con tanto studio e amore ci ha voluto lasciare.
E oggi, l’addio finale non è “un funebre rintoccar di campana”, come scriveva in una lettera a suo padre Monaldo, non lo è affatto, bensì è un dolce suono di clacson, che indica che è sabato sera, e questo giorno, se non dovesse saperlo, per noi giovani rappresenta lo svago, lo stare in compagnia e il trascorrere il fine giornata, in modo che un domani si possa avere soltanto nostalgia e nessun rimpianto della GIOVINEZZA TRASCORSA.
Alla prossima.

P.S. Signor Leopardi, dopo la visione del “Giovane Favoloso”, non posso non notare la somiglianza fisica nonché morale, gestuale e psicologica, tra Lei e mio fratello maggiore Giuseppe. Ogni volta che lo guardo è come se ci fosse Lei qui dinnanzi a me. Persino a tavola è come Lei … non usa mai quel maledettissimo coltello!
Ancora, cordiali saluti.

Antonio Manicone

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