Rina Stefania, emigrata da Cagnano a Londra (reportage di Jessica Coccia)

Il 17 settembre 2015 c’è stato un incontro nell’Auditorium dell’Istituto Superiore “Mauro del Giudice’ di Rodi Garganico degli studenti del triennio con lo scrittore Sergio D’Amaro e l’architetto Luigi Scuro. Avviati, con i lavori di ricerca delle classi, i laboratori sull’emigrazione (LABE) del Gal Gargano PUGLIESI NEL MONDO per il “recupero della memoria storica” dei migranti del Promontorio.

Il lavoro di ricerca “La storia di nonna Rina. Da Cagnano Varano a Londra”, realizzato da Jessica Coccia  della VB CAT, e che è stato presentato con un videoclip, ha vinto, il mese scorso, il primo premio della sezione “ragazzi” (Storie vere di una scuola fantastica) del concorso letterario nazionale “Il Rovo”, organizzato dall’associazione “Capojale” . Alla premiazione di Cagnano Varano era presente nonna Rina, con le sue figlie e la nipote Jessica che ha raccontato la sua storia “migrante”.

foto nonna jessica a Londra

Ogni giorno sentiamo in televisione che centinaia di extracomunitari vengono in Italia. Non è giusto dire che dobbiamo “raderli al suolo”, “buttarli a mare” o rimandarli nel loro paese, perché basta pensare che anche i nostri nonni emigravano per guadagnare un po’ di soldi, perché qui morivano di fame proprio come loro. Non solo i miei nonni molti anni fa, ma anche oggi numerose famiglie di Cagnano Varano vanno via, vanno all’estero sempre per lo stesso problema.
Ho raccolto la testimonianza di mia nonna Caterina (Rina) Stefania che oggi ha ottanta anni, da ragazza emigrò a Londra, mi ha raccontato la sua storia:

“Avevo già conosciuto l’amore ma, vedendo che in casa dei miei genitori non riuscivano a mangiare, anzi a vivere bene, mio fratello lavorava, pensai che anche io dovevo farlo. In Italia non trovai lavoro e fui costretta ad emigrare. Appena lo dissi al mio ragazzo, lui non voleva, perché avevo già venti anni e voleva sposarsi, ma io volevo aiutare la mia famiglia.
E così partii nel mese di maggio del 1955 con altre mie amiche. Partii con la valigia di cartone comprata a debito; la pagai dopo che lavorai per un po’ di tempo. Prendemmo il treno e, dopo varie tappe europee, ci imbarcammo sul traghetto che portava in Gran Bretagna. Dopo circa 2 ore di navigazione, approdammo in terra inglese, dovevamo raggiungere Londra in treno. Arrivati ad una città, bisognava cambiare convoglio, noi non sapevamo quale prendere, non potevamo chiedere a nessuno perché la lingua era diversa (lo facevamo in italiano ma nessuno ci capiva), allora a ogni treno che arrivava, noi chiedevamo al signore con il cappello e la divisa (il capotreno) se era quello giusto.
Arrivate a Londra, il primo giorno ci fecero conoscere la fabbrica, il posto in cui lavorai per circa dieci anni, era una ditta denominata Worcester, dove si inscatolavano i pomodori, il mais e il tonno in barattoli; era una catena di montaggio che passava in diverse macchine.

in fabbrica

Vivevamo in una casa in sei persone, quando passava la polizia non doveva trovare più di sei persone perché, se succedeva, ci rimandavano nel nostro paese.

davanti casa

Si lavorava tutti i giorni tranne il sabato e la domenica. Delle volte non uscivamo e non andavamo nemmeno nei locali, perché i soldi servivano alle nostre famiglie in Italia: eravamo andate lì per guadagnare i soldi, non per spenderli.
Festeggiavamo in casa onomastici e compleanni, facevamo gite nei dintorni, al mare, andavamo alle giostre e organizzavamo picnic.
con le amiche di casaalle giostre 3
picnic
sulle rocce al mare 29 7 1963

Altre mie amiche, che erano li già da anni, mi raccontarono che loro, per mangiare in un posto distante cinque chilometri, ci andavano a piedi. Se arrivavano con un po’ di ritardo, non mangiavano più, in quanto il pranzo si serviva tutto ad un orario ben stabilito. Quando andai io non c’era più e si mangiava nelle proprie case, mettendo dei soldi ciascun coinquilino e comprando il cibo.
Ho fatto molte amicizie con ragazze inglesi, e ci divertivamo. Quando eravamo in vacanza il fine settimana andavamo nei parchi, buttavano anche il cibo alle papere; vicino alla cascata c’era umidità e crescevano le cicorie solo che gli inglesi non le conoscevano… e noi le raccoglievamo e le cucinavamo con la carne.
al parco
a worchester 24 6 1959

All’inizio, nel piccolo paese dove vivevamo, non c’era nemmeno un negozio per comprare il cibo italiano ed andavamo in un paese poco distante, però dopo un anno aprirono un negozietto anche nel mio paese.
Con il mio ragazzo mi scrivevo sempre le lettere, infatti ogni volta che arrivava il postino, e mi dava la lettera, ero felice perché ero certa che lui era vivo; allora era arruolato nell’esercito.

il fidanzato di Rina Stefania

Avevo anche imparato un po’ la lingua inglese, però dopo dieci anni trascorsi a Londra ritornai dai miei cari. Era il mese di dicembre del 1963. Per i primi anni ci sono stati i contatti con le amiche inglesi, ma poi si sono persi. E pensare che ci facevamo anche i regali…
Finalmente l’11 gennaio del 1964 mi sposai con il ragazzo che avevo conosciuto prima di partire. Fu una bellissima festa, secondo le usanze del Gargano e di Cagnano.
matrimonio rina
matrimonio rina 2

matrimonio rina 3

matrimonio rina 4

matrimonio rina 5

Ho avuto cinque figli, però ebbi una grande sventura: a distanza di soli tredici anni dal matrimonio, mio marito morì. Ho cresciuto cinque figli da sola, ma devo ringraziare anche loro che hanno lavorato e si sono guadagnati i soldi e li mettevano in famiglia, ma questo dopo gli studi.
E ora sono qui, a raccontare la storia della mia vita “migrante” a mia nipote”.

Quando mia nonna mi raccontava la storia, le brillavano gli occhi, quasi quasi si emozionava. E’ bello ascoltare la storia di mia nonna, mi ha fatto capire i sacrifici che si fanno per l’amore della famiglia.
Io penso che non bisogna discriminare gli extracomunitari che vengono in Italia. Vengono per guadagnare un po’ di soldi, e spesso per sfuggire alla morte nei loro paesi di origine martoriati dalle guerre.

Jessica Coccia
VC CAT IISS “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico

Il quotidiano L’Attacco di oggi 19 settembre 2015 ha dedicato una bella pagina a questa microstoria

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2 Comments

  1. L’ha ribloggato su URIATINONe ha commentato:

    Il 17 settembre 2015 c’è stato un incontro nell’Auditorium dell’Istituto Superiore “Mauro del Giudice’ di Rodi Garganico degli studenti del triennio con lo scrittore Sergio D’Amaro e l’architetto Luigi Scuro. Avviati, con i lavori di ricerca delle classi, i laboratori sull’emigrazione (LABE) del Gal Gargano per il “recupero della memoria storica” dei migranti del Promontorio.

    Il lavoro di ricerca “La storia di nonna Rina. Da Cagnano Varano a Londra”, realizzato da Jessica Coccia della VB CAT, e che è stato presentato con un videoclip, ha vinto, il mese scorso, il primo premio della sezione “ragazzi” (Storie vere di una scuola fantastica) del concorso letterario nazionale “Il Rovo”, organizzato dall’associazione “Capojale” . Alla premiazione di Cagnano Varano era presente nonna Rina, con le sue figlie e la nipote Jessica che ha raccontato così la sua storia “migrante”.

  2. Buongiorno , je m’appelle Basanisi Antonio fils Basanisi Agostino et Coccia Giovanna de Cagnano Varanno !! Je confirme sur l’émigration que les années 1950 beaucoup de cagnaneses partire pour l’étranger !! Très dur de quitter son pays pour gagner quelques argent pour nourrir ça famille . Mon Père Agostino Basanisi est venu en Belgique pour travailler dans les mines charbons ” sous la terre à 1250 mètres de profondeur ” Dur dur le sacrifice pour donner à manger a toutes la famille … !! Je me rappelle gamin entendre ma mère dire au revoir comme un adieu à mon Père tout les jours que Dieu fait !!

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