RODI GARGANICO DURANTE LA GRANDE GUERRA, IN UNA RICERCA DI MATTEO INGLESE

GLI ECHI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE NELLE FONTI DELL’ARCHIVIO COMUNALE DI RODI GARGANICO

Il senso del concorso “Il Gargano e la Grande Guerra 1915-1918”, bandito dalla Società di Storia Patria per la Puglia Sezione Gargano, è quello di tenere viva la memoria dei “caduti per la Patria”, di ricordare i costi materiali e morali richiesti dalla guerra, di favorire la riflessione sull’importanza del dialogo preventivo volto a favorire la pace. Significato che è stato compreso appieno dallo studente Matteo Inglese della classe 5° CAT, Istituto Superiore “Mauro Del Giudice” di Rodi Garganico, che il 3 giugno 2015 nell’Auditorium “Filippo Fiorentino” è stato premiato “per avere ricostruito un’immagine non edulcorata della guerra, e portato alla luce i risvolti economici negativi vissuti dalla comunità rodiana durante gli anni del conflitto e consegnato alla memoria pagine di storia inedite, utilizzando in modo singolare fonti d’archivio e conoscenze”.

Pubblichiamo qui il saggio di Matteo Inglese:

Senza nome-scandito-01saluti da Rodi edizioni Moretti

PREMESSA

Fin dall’inizio della storia dell’uomo si è trovato sempre un qualunque motivo per versare sangue; in nome della Giustizia, della Libertà, di Cristo, dell’amore… ma nella guerra non c’è amore. Solo lande desolate tinte di rosso e costellate di morti. Il più delle volte è solo l’odio e l’avidità a cominciare stragi senza fine combattute da uomini ormai tanto deviati da credere che quello che fanno sia davvero giusto.

In una occasione, in particolare, questa “malattia” sembrò colpire il mondo intero. Era il 1914 e in Europa da troppo tempo ormai covava nel cuore dei grandi sovrani e governanti il mostro della guerra. Dopo varie riluttanze e intrighi politici alla fine si sorpassò quella linea e il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Quando poi anche l’Italia entrò in guerra, la vita degli Italiani e dei garganici subì un netto mutamento. Dalle ricerche effettuate, emerge dalla pubblicistica nazionalista che giovani “entusiasti” partivano per il fronte fieri e orgogliosi di difendere la propria patria, di riconquistare quello che era della loro Italia e di distruggere quel nemico che minacciava la loro pacifica esistenza. E quelli che restavano sentivano in cuor loro di non poter assolutamente restare con le mani in mano; qualcuno, infatti, doveva pur mandare avanti quell’economia così fragile, mandare i rifornimenti all’esercito e badare ai poveri, agli ammalati e a tutti coloro che già prima della guerra non erano in grado di provvedere a se stessi. Bisognava inoltre sostenere quelle coraggiose famiglie che avevano dato i loro figli, i loro padri, i loro punti di riferimento alla causa. Così, dichiarata la guerra, cominciarono a sorgere in tutti i paesi e le città dei comitati di assistenza che si assunsero questi “onorevoli” impegni. Ognuno di questi comitati proponeva soluzioni diverse: a Monte Sant’Angelo per esempio, per ogni classe sociale furono aperte delle sottoscrizioni e ciascuno donò, secondo le proprie possibilità; a Vico del Gargano vennero distribuiti buoni pasto gratuiti, o comunque a basso costo, per far mangiare tutti, assicurando una razione giornaliera di 300g di pane e 200g di pasta e fagioli. A Peschici fu addirittura abolita la festa patronale, utilizzando i fondi raccolti per la festa civile per le famiglie dei militari rimaste senza sostentamento.

Dopo la guerra a Rodi Garganico fu ristabilita la festa della Madonna Libera celebrata in sordina, solo religiosamente, durante gli anni bellici. Stanziando delle somme per restaurare il Sacro Quadro, ridotto in cattive condizioni.

D’altra parte molti furono i danni arrecati nel nostro promontorio soprattutto all’economia locale. A Rodi, per esempio, l’interruzione delle vie marittime di comunicazione con l’estero provocò un brusco arresto delle esportazioni di agrumi e l’inizio di una vera crisi che avrebbe potuto distruggere l’economia dell’intero  paese. Insomma non si può certo dire che gli abitanti del Gargano non si siano adoperati, non abbiano dato il massimo, come tutto il popolo italiano, per combattere e infine vincere questa lotta così patriottica. Tuttavia, il prezzo di questa scelta fu molto più alto di quello che molti di quelli che vissero allora sarebbero stati disposti a pagare. Perché otto milioni e mezzo di morti non è un prezzo, né un sacrificio, né tanto meno un atto di fede. Che siano stati russi, tedeschi, francesi, italiani, rodiani o vichesi non importa; questo fu solo l’ennesimo genocidio; un genocidio che mai come prima di allora aveva mietuto tante vittime e che meno di tutti gli altri aveva un senso. La propaganda nazionale aveva spinto milioni di giovani a combattere una guerra non loro che li avrebbe strappati all’amore delle loro madri e delle loro mogli per sempre, li aveva spinti ad odiare gente con cui fino a quel momento avevano commerciato, scambiato idee, si erano confrontati. Niente più di questo fu la “Grande” Guerra. Grande solo perché qualcuno, quando tutto finì, non ebbe il coraggio di ammettere che era stata un’inutile follia. Soltanto  papa Benedetto XV nella “ Lettera ai Capi dei Popoli belligeranti”, il 1 agosto 1917 ebbe il coraggio di dire che quella guerra era “un’inutile strage”. Ma non fu ascoltato.

MICHELANTONIO FINI INAUGURA LA LAPIDE IN ONORE DEI CADUTI

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Nel Novecento,  il Gargano vide tra i suoi maggiori esponenti culturali ed esperti di storia patria un parroco del comune di Rodi Garganico che, negli anni della guerra in particolare, dapprima spronò i suoi concittadini a combattere nella Grande Guerra e poi ne ricordò i morti nel suo celebre discorso durante l’inaugurazione del monumento ai caduti. Ma chi era precisamente Michelantonio Fini? Da alcune pubblicazioni,  si è riusciti a estrapolare notizie sulla sua biografia, sul suo pensiero e sul suo stile di vita. La sua indole ingegnosa e attiva, infatti, lo aveva portato a decidere di farsi sacerdote proprio per poter stare più a contatto con il popolo e poter partecipare in prima persona alle vicende del paese e della sua amata terra. L’amore per la storia di Fini, poi, lo aveva portato ad indagare molto a fondo nel passato garganico tanto che, estasiato dalla storia patria e incoraggiato dai suoi successi letterari (ricordiamo in particolare “Folclore rodiano” e “Appunti letterari”, e le novelle “La Pazza” e “Fratelli”), si dedicò persino all’archeologia e alla ricerca storica, rintracciando documenti che si pensavano ormai perduti. Questa grande passione la si può notare ad esempio nel “Bollettino del Santuario dell’Arcangelo S. Michele sul Monte del Gargano”, che raccoglie molti dei suoi articoli  migliori, che ci consentono oggi di saperne molto di più sulla storia del Promontorio. La pubblicazione ebbe inoltre un secondo scopo: la pubblicità per il lancio turistico dello Sperone d’Italia. A quei tempi, infatti, il Gargano era praticamente sconosciuto persino agli stessi pugliesi, ma da quando Fini e altri appassionati del remoto come lui cominciarono a scavare sempre più in profondità nella storia di quegli aspri monti e di quelle spiagge calde, altri si unirono al loro lavoro e quella regione conobbe uno sviluppo non indifferente. In quegli stessi anni, infatti, fu costruita la ferrovia che consentiva ai turisti di poter scoprire le bellezze della terra garganica che nulla aveva da invidiare alle mete più rinomate.

Michelantonio Fini è ricordato così da Alfredo Petrucci nella lapide posta sul muro della sua casa di Rodi Garganico: “Da questa casa/ dove nacque il 21 gennaio 1882/ e morì il 4 luglio 1941/ mosse con animo d’apostolo/ MICHELANTONIO FINI/ ad interrogare ed illustrare Rodi/ perla del Gargano/ e i luoghi che le fanno corona/ sacerdote studioso uomo d’azione/ unì in un solo culto/ Dio la terra natale gli umili/”cuor dei cuori”/lo dissero i contemporanei/ai posteri/i suoi atti generosi/ eternati nella memoria del popolo/ saranno d’insegnamento/ come i suoi scritti/”.

Ritornando al 4 Novembre 1921, Fini tenne un magniloquente discorso per l’inaugurazione della lapide in memoria dei rodiani morti durante la Prima Guerra Mondiale. La data dell’evento non è casuale; tre anni prima, infatti, l’esercito italiano vinceva contro l’armata austriaca a Vittorio Veneto, aprendo la strada verso la vittoria della Triplice Intesa e la fine della guerra. Contemporaneamente a Rodi, anche a Roma si stava tenendo una simile celebrazione che però era dedicata ad un milite ignoto (probabilmente coincidente con l’inaugurazione del Vittoriano, cioè l’Altare della Patria). Fini fece riferimento proprio a questo avvenimento, esaltando le gesta del morto senza nome che doveva rappresentare un po’ tutti i caduti, ricordando che, dato il suo anonimato, sarebbe potuto essere stato anche un figlio di Rodi Garganico. Ricordò poi come il paese non fosse nuovo al dolore della perdita a causa della guerra (fu distrutto e ricostruito ben due volte a seguito delle guerre puniche e greco-gotiche e attaccato da numerosi altri popoli) e che in quel momento, commemorare i morti era più che una cosa giusta da fare, era un dovere nei confronti dei combattenti.

Nella seconda parte del suo discorso, poi, Michelantonio Fini rese omaggio proprio ai caduti rodiani citando D’Annunzio e Dante e facendo notare come quei soldati, amici, fratelli e parte del popolo, di qualunque classe sociale fossero stati e qualunque fosse stato il loro passato, avevano combattuto insieme per uno stesso scopo, un ideale. Partiti con entusiasmo e voglia di combattere, di loro ormai non rimaneva che un eco, un’ ombra di gesta “eroiche” che venivano racchiuse in quella lapide. Per Fini ognuno di essi era “uno Spartano delle Termopili, un Fabio romano”; se l’ Italia aveva vinto la Grande Guerra era proprio grazie al sacrificio di ogni singolo soldato che aveva dato la vita in nome del proprio Paese. Infine, il parroco si sofferma su quello che doveva essere il vero significato della lapide: un “ammonimento ad accogliere come in un ciborio la voce dei Caduti”. Si, perché quegli uomini e il loro sacrificio avrebbero dovuto insegnare al popolo italiano in che maniera e misura bisognava amare la Patria. Le loro gesta sarebbero dovute servire da monito, da esempio, se non altro per dimostrare che non erano morti invano.

Del resto, da un certo punto di vista, questo patriottismo e questi caduti qualcosa ispirarono; di lì a poco il nazionalismo senza freni e l’odio più puro che si era venuto a creare nei confronti dei più deboli avrebbero favorito l’ascesa al potere di autentici mostri totalitari e l’inizio di un nuovo, sanguinoso capitolo della storia dell’uomo che avrebbe portato all’annientamento di popoli non solo fisicamente, ma nella loro dignità di essere uomini. Forse quello che milioni di morti in un conflitto senza senso dovrebbero insegnare è che al di là di tutto, di ogni motivazione morale o speculativa che sia, la guerra fa sempre vittime. La guerra non cambia mai.

GLI ECHI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE NELLE FONTI D’ARCHIVIO 

A guerra finita molti comuni italiani si sentirono in dovere di ricordare i propri caduti. Rodi Garganico non fece eccezione. Precisamente il 08/02/1919 si tenne un consiglio comunale nel quale vennero lette alcune lettere in cui alcuni cittadini, tra cui uno scultore e degli studenti, chiedevano al Comune di raccogliere delle offerte per poter sostenere i costi di un monumento marmoreo. Dalla delibera si evince che il Consiglio, dopo aver discusso, decise di accettare questa proposta e iniziare subito la raccolta fondi. L’idea  era  di erigere una vera e propria statua in onore dei morti rodiani, ma in realtà questa grande opera non fu mai scolpita. Al suo posto venne eretto un monumento decisamente più modesto, una  lapide marmorea inaugurata il 4 novembre 1921 dal sacerdote Michelantonio Fini, che  tenne il patriottico discorso in memoria dei rodiani morti durante la Prima Guerra Mondiale. La lapide inaugurata da Fini ricordava, e continua comunque a ricordare a tutti coloro che la leggono ancora oggi, che dei giovani del posto hanno combattuto e sono  morti per il loro Paese. La lapide, attualmente, è murata sulla parete della Chiesa di san Nicola di Mira, in Piazza Rovelli.

VOTO AL GOVERNO PERCHE’ AGEVOLI L’ESPORTAZIONE AGRUMARIA E REQUISISCA I LIMONI COME STAVA FACENDO IN SICILIA

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Come durante ogni guerra, anche nel corso della Prima Guerra Mondiale le comunicazioni e i trasporti tra gli Stati coinvolti furono molto difficili e complessi e in alcuni casi addirittura interrotti. Questa situazione gravò principalmente sui Comuni costieri dell’Adriatico e della Sicilia ove le esportazioni erano (e sono) la principale fonte di reddito (come oggi è il turismo). In effetti paesi come Rodi Garganico dovettero affrontare una vera e propria crisi dovuta al fatto che i prodotti, in questo caso agrumari, non trovavano spazio nel solo mercato interno e, con le vie commerciali interrotte, il raccolto era destinato a marcire gravando sul popolo rodiano. Per fronteggiare il problema, in data 13/12/1914 fu indetto un Consiglio comunale per discutere della grave situazione. Con voto unanime, alla fine del dibattito vennero fuori quattro richieste che il Comune presentò al Sottoprefetto di San Severo il 18/01/1915. Queste erano molto chiare. Si chiedeva in primo luogo una sorta di mediazione dello Stato italiano presso gli altri Paesi in guerra affinché le rotte commerciali fossero ristabilite e poi delle agevolazioni riguardo ai trasporti ferroviari interni ed esterni. Successivamente venne fatta richiesta di alcune facilitazioni presso le banche estere e il permesso di poter tornare ad acquistare dall’Austria il legno di faggio, necessario per l’imballaggio degli agrumi. Infine il Comune pregò lo Stato perché i provvedimenti che questi avrebbe preso nei confronti della Sicilia fossero estesi all’area garganica.  Il  Governo però non rispose mai a queste richieste e Rodi si trovò da sola ad affrontare questa crisi economica.

Non avendo ricevuta alcuna risposta dallo Stato italiano, il Comune di Rodi Garganico tenne il 26 Giugno 1917, un nuovo Consiglio comunale con nuove richieste; il commercio via mare, infatti, era rimasto interrotto dall’inizio della guerra e, come era previsto, Rodi doveva affrontare una crisi che, se non risolta per tempo, poteva provocare seri danni all’economia locale. I limoni nelle campagne erano ormai maturi e pronti per essere venduti ma, non avendo adeguati partner commerciali, erano destinati ad essere buttati. Così venne deliberato un nuovo voto in cui si ricordava nuovamente al  Governo che i prodotti  un tempo venduti a Germania e Austria, gravavano ora sulla popolazione rodiana che, non avendo alcun profitto, non poteva neanche pagare le tasse e provvedere a coltivare nuovamente la terra; pertanto veniva fatta nuovamente richiesta dell’acquisto dei limoni da parte dello Stato, chiedendo di essere trattati al pari dei siciliani e in nome del grande tributo di sangue che il paese aveva già pagato in nome della causa italiana. Anche in questo però il Governo non accennò risposte; per fortuna la guerra sarebbe finita dopo un anno e l’economia poté lentamente riprendersi.

 UNA BANDIERA ITALIANA OFFERTA DAI PAESI GARGANICI ALLA STAZIONE IDROVOLANTI DI SAN NICOLA DI VARANO

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 Nel 1918 il Comune di Carpino, nel Gargano, si mise a capo di un’impresa patriottica: dotare la stazione idrovolanti di San Nicola di Varano, dalla quale erano partiti molti veicoli nel corso della guerra, di una bandiera tricolore. Il Sottoprefetto di San Severo invitò così anche Rodi a partecipare all’iniziativa contribuendo alle spese con £. 100. In una seconda delibera, poi, il Comune accettò di buon grado la proposta riconoscendone la natura altamente patriottica; purtroppo ad oggi non si hanno reperti riguardanti tale bandiera anche se i documenti suggeriscono che questa sia stata effettivamente posta presso la stazione.

VOTO AL GOVERNO PERCHÉ  ACCELERI I LAVORI DELLA FERROVIA GARGANICA

Con la ripresa dei commerci del primo dopoguerra, il Comune di Rodi decise di indire alcuni consigli comunali affinché il paese fosse toccato dalle vie di comunicazione interne principali. Dopo un lungo dibattito riguardo la questione del capolinea della stazione ferroviaria di San Severo (stabilito ad Apricena) nella delibera del 13 Marzo 1919, ad esempio, si fece richiesta diretta al Re e al Ministero della Marina perché i lavori di costruzione di questa ferrovia fossero accelerati in modo da avere una ripresa più rapida. Nello stesso Consiglio, poi, venne richiesta anche l’ultimazione dell’allungamento del porto a 300m con annesso scalo ferroviario. Un anno dopo venne fatta formulata un’altra domanda al Governo in cui, dopo aver fatto notare che il Comune era praticamente l’unico vero scalo marittimo attraverso il quale le merci di tutti i paesi garganici venivano esportate, si richiedeva la “toccata” (la fermata)  anche a Rodi dei piroscafi adibiti al trasporto commerciale nell’Adriatico; in questo modo, l’economia dell’interno Gargano avrebbe risentito di flussi positivi dello scalo portuale.

UNA TASSA DI SOGGIORNO PER MIGLIORARE I SERVIZI DELLA “STAZIONE BALNEARE” DI RODI 

Con la fine delle ostilità belliche, le città e i paesi italiani dovettero cominciare a pensare a come  risanare i bilanci, dopo aver speso praticamente ogni centesimo nel sostentamento dei militari al fronte o per aiutare le famiglie dei reduci. Per questo motivo, durante il Consiglio comunale del 29/09/1918 a Rodi Garganico, si discusse molto sull’istituzione di una “tassa di soggiorno” per i turisti. Questa tassa sarebbe servita al Comune per sovvenzionare alcuni lavori pubblici atti a rivalutare e migliorare le condizioni generali del paese, rendendolo così una meta più appetibile del turismo balneare. Alla fine del dibattito, si decise di fare richiesta per poterla istituire, precisando vari dettagli quali le condizioni e le somme in denaro da richiedere ai villeggianti: avrebbe dovuto pagare la tassa ogni persona che alloggiava in case in affitto, alberghi ecc. e sarebbero dovuti essere proprio gli albergatori e i proprietari delle case a riscuotere tale imposta di £10 a persona e £5 per ogni individuo al di sotto dei dodici anni o domestico. Gli esenti sarebbero stati solo i poveri, la gente che si recava in paese per delle cure mediche e, ovviamente, i residenti. Questo anche per evitare un turismo “spiacevole”, d’accatto, proveniente dai paesi vicini, la cui popolazione era affetta da malaria, che rischiava di minare l’immagine di Rodi come meta turistica. La risposta della Giunta Provinciale arrivò, dopo vari solleciti da parte del Sindaco, soltanto un anno dopo. Non fu positiva: la tassa  era troppo salata e si consigliava di ridimensionarla. Il Comune di Rodi non rinunciò all’idea, e in una successiva delibera, abbassò le quote della tassa di soggiorno, che divenne operativa a tutti gli effetti.  La quota della tassa fu stabilita in lire 8 per ogni persona adulta ed in lire 4 per i domestici e per i fanciulli al di sotto dei dodici anni.

DOPO LA GUERRA, GRANDE FESTA PATRONALE PER LA MADONNA DELLA LIBERA

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 Durante gli anni dolorosi della guerra anche a Rodi Garganico, come in altri paesi della zona, la festa patronale era stata, almeno come funzione di festa civica, sospesa per permettere di utilizzare i fondi risparmiati per aiutare le famiglie bisognose. Quando tutto finì, però, il Comune e i cittadini tutti si sentirono in dovere di ristabilire le festività del 1, 2 e 3 Luglio. Venne dibattuta la questione del restauro del dipinto della Madonna della Libera, simbolo della religiosità rodiana. Purtroppo, date le condizioni economiche del Comune, l’Amministrazione poté contribuire solo in parte con la somma di £100. Ma un bel contributo fu elargito dalla Congregazione di Carità, amministratrice dell’Opera Pia S. Maria della Libera, “particolarmente interessata al risarcimento della pregevole pittura”. La Soprintendenza procedette quindi al restauro della preziosa icona.

MATTEO INGLESE

L’E-BOOK DELLA RICERCA  DI MATTEO INGLESE, IN EDIZIONE INTEGRALE,  E’ SCARICABILE QUI:

RODI GARGANICO DURANTE LA GRANDE GUERRA

BIBLIOGRAFIA

FONTI INEDITE

Archivio comunale di Rodi Garganico: Deliberazioni Registro consiliare dal 20-12 -1907 al 31-1-1915;

Registro delle Deliberazioni originali del Consiglio dal 23-1-1918 al 2-12-1919.

Amministrazione comunale. Registro delle Deliberazioni originali della giunta municipale  anni 1915-1916-1917-1918.

TESTI  EDITI

Albo d’oro dei decorati e dei caduti di Terra di Capitanata, Società editrice “Daunia” di Lucera nella tipografia di Luigi Cappetta, Lucera 1925.

Il Gargano e la guerra, maggio 1915-maggio 1916, numero unico a beneficio della  Croce rossa italiana a cura di G. TANCREDI, tipografia Tommaso Pesce, Lucera, 1916.

FINI, Italia immortale, Discorso tenuto sulla piazza di Rodi Garganico il 4 Novembre 1921 per l’inaugurazione della lapide ai caduti rodiani nella Grande Guerra, Tipografia Ernesto Narducci, Foggia 1921.

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