PESCHICI E LA GRANDE GUERRA (articolo di Pasquale Ercolino)

PESCHICI E LA GRANDE GUERRA

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La prima guerra mondiale fu chiamata “Grande guerra” perché fu una guerra “totale” che coinvolse oltre ai militari, la società civile di tanti paesi, tutti gli aspetti della società. Anche chi non stava in guerra fu coinvolto.

La Grande Guerra fu un evento di grande importanza per la nostra storia e per i nostri soldati partiti per la battaglia.  Questa importanza la si vede nelle lettere ritrovate e nelle medaglie al valor militare conferite  ai vari soldati che si erano battuti con grande onore e patriottismo.

Fra i documenti ritrovati e studiati, sicuramente si nota che in guerra vigeva patriottismo e desiderio di onorare la Patria.

Nei paesi ove c’erano coloro che aspettavano i soldati c’era molto rispetto, ansia e voglia di rincontrare i figli, i mariti, gli amici partiti per la grande guerra.

Ad esempio per il mio paese, Peschici, un piccolo paese del Gargano, anche se la guerra sembrava lontana non fu così perché già il primo giorno di guerra, il 24 maggio 1915, nelle acque dell’Adriatico di fronte a Vieste fu affondata un cacciatorpediniere italiano, il Turbine,  da parte degli Austriaci.

Dopo questo episodio, anche i peschiciani furono chiamati alle armi, e per assistere le famiglie dei soldati partiti, e non solo, fu istituito un Comitato di assistenza civile.

Il Comitato era così composto:

  • Il presidente: Vincenzo della Torre, che era sindaco di Peschici.
  • I componenti: Sante Vincenzo della Torre, Vincenzo Martella, Giovanni Ronghi (parroco del paese), il medico Vincenzo del Duca, il Notaio Giuseppe Giardino.
  • Cassiere: Giuseppe della Torre, tesoriere della Congregazione di carità.

Oltre ad assistere i soldati e le loro famiglie, il Comitato comunicava alla cittadinanza le sue attività, con vari manifesti affissi nel paese.

In particolare vorrei citare il manifesto redatto dal Sindaco Vincenzo della Torre prima della festa patronale di Sant’Elia profeta.

Il manifesto avvisava la popolazione peschiciana che la festa patronale di Sant’Elia profeta era sospesa per solidarietà e per restare uniti e vicini ai soldati, ma che comunque il giorno della festa sarebbe rimasto sempre un giorno di riposo e raccoglimento religioso.

Avvisa anche che, dopo la vittoria, la festa verrà ripristinata con “canti ed allegrezze” e tutti i vincitori ritorneranno protagonisti della festa patronale.

Le famiglie povere erano aiutate da questo Comitato di assistenza, che usò anche i soldi raccolti per la festa di Sant’Elia per ristorare le famiglie rimaste senza reddito, appunto perché il capo di famiglia era al Fronte, a combattere.

Vorrei parlare dei caduti peschiciani in battaglia, il numero complessivo fu quarantacinque, di cui sei erano sottoufficiali.

Importanti sono anche le medaglie ricevute dai soldati peschiciani: sono quattro d’argento e tre di bronzo. Le medaglie d’argento al valor militare furono consegnate a tre soldati di fanteria, e a un capitano d’artiglieria i quali si erano battuti con “onore e coraggio singolare”.

Invece le medaglie di bronzo furono consegnate a tre caporali di fanteria, i quali anche loro si distinsero per il loro coraggio, la loro caparbietà e il loro patriottismo.

In particolare mi ha colpito il caporal maggiore FRANTUMA RAFFAELE medaglia di bronzo al valor militare, che in battaglia fu il primo a lanciarsi contro gli avversari e fare una travolgente resistenza, in una lotta corpo a corpo dove rimase ferito gravemente.

Ho documentato con fotografie i cimeli della grande guerra che sono: una lapide murata sul pianerottolo interno del Municipio e due monumenti commemorativi, siti uno nella villa comunale, e l’altro nel cimitero di Peschici.

Pasquale Ercolino

Classe VC Cat

IISS Mauro del Giudice di Rodi Garganico

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