PURA EMOZIONE (recensione di Lucia de Maio)

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La musica nasce dal silenzio

Ogni singola nota pareva sospesa nell’aria, trepidante nell’attesa che il tocco della mano di Andrea o il soffio della bocca di Giampi dessero il via alla successiva.

Poi, non solo note, ma accordi e la presenza serena e rassicurante delle maestre di piano e di sax che, al fianco dei due concertisti scandivano, sempre nel silenzio, il ritmo dei loro tanti incontri.

La musica è il canto dell’anima.

La si vedeva nascere dal sorriso di Carla Maria Bonomi e di Federica Petrosino, da un lieve gesto della mano, da un quasi impercettibile segno del capo. Una di fianco all’altro: la maestra e l’allievo, all’unisono. Le loro anime strette in un circuito d’amore che faceva battere i loro cuori insieme, al ritmo delle note. Indimenticabile esperienza.

Così straordinaria da sublimare la parola, anch’essa fatta musica.

Mattia, mamma di Giampi ha letto le parole che, non una mamma qualsiasi, ma la mamma di un figlio autistico, legge a suo figlio. E Francesca, sorellina di Andrea, ha letto le risposte, mai date, del figlio alla madre.

Cosa passa nell’animo di una donna che genera un figlio e, come tutte le mamme, vuole renderlo protagonista di una bella favola, la vita, di cui lui sia il principe azzurro?

L’amore con cui lo ha accolto lo riavvolge ogni giorno in un bozzolo nuovo, nell’attesa che diventi farfalla, che spuntino le ali, che nascano le parole.

Ma l’attesa si allunga troppo, inizia ad inciampare in tanti dubbi, a sospettare comportamenti “strani”. Finchè…la finestra si spalanca su una risposta conosciuta da sempre: Autismo. La diagnosi è ancora più colorita: “Disturbi pervasivi dello sviluppo”. Tanti bambini, altrettanti comportamenti “diversi”.

Grazia D’Altilia ha scritto in modo magistrale le emozioni di una madre e ha ideato questo spettacolo dal titolo “Autismo, tra prosa e musica”, mai pensato prima, ospitato al centro della manifestazione di fine anno del Liceo di Vico, di cui Andrea e Giampi sono magnifici alunni.

Mattia, Francesca e Grazia di lato a destra, sul palco, a bilanciare gli accordi delle note, con gli accordi della vita. Le fibre del cuore: “corde” che si intrecciano e fanno sgorgare, come musica, parole mai dette: “ero solo, figlio di un pianeta sconosciuto….”

“E svolazzavo in questo mondo a me misterioso, senza posarmi. Senza cercare nulla. In punta di piedi e agitando le braccia”…

(mamma) “Per calmarti, dovevo lasciarti annidare la faccia tra il mio collo e la spalla. E lì, in quel piccolo angolo di corpo, mi battevi le labbra contro, come a regalarmi un’infinità di baci”…

(figlio) “Mettevo in fila tutte le mie macchinine. Quando avevo finito, prendevo l’ultima e la facevo diventare prima e così via, avanti e indietro. In silenzio e nel silenzio rotto dalla voce dei miei genitori. I miei genitori che mi cercavano e io non mi trovavo per rispondere loro …”

(mamma)”Guarirà?” “Mi fissò dritto negli occhi e con la voce più dolce che potè articolare, senza fronzoli e raggiri, mi rispose: “Signora… è possibile dotarlo di un equipaggiamento affinchè il pianeta Terra non sia ostile e sconosciuto”…

(figlio) “E so tornare a casa. Come gli uccellini al proprio nido. I miei voli sono ancora brevi però. Da scuola a casa. E solo due volte a settimana, perché gli altri giorni mia madre viene a prendermi in macchina. Ho imparato il tragitto e ad attraversare la strada. Devo fermarmi. Guardare a destra e a sinistra. Se non arrivano macchine, posso passare io. Farò voli diversi e imparerò altri tragitti. Sono grande e i grandi sanno fare da soli”…

Autismo? Tutti siamo un po’ autistici. Se ripensiamo alcune fasi della nostra vita, ci vengono alla mente i nostri comportamenti “diversi”, i tic ad esempio, o alcune “manie”, o abitudini assolutamente irrinunciabili, la sicurezza di avere tutto in perfetto ordine o in perfetto caos. Chi non si sente a proprio agio con la diversità, la teme, perché non si accetta, finge di vivere in un mondo di “normali”, dove invece siamo tutti “diversi”.

Lucia de Maio

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