Castelnuovo della Daunia nelle sensazioni di Marcello Ariano (recensione di Lucia Lopriore)

ariano

Cartoline dal preappennino”, questo il titolo della silloge recentemente data alle stampe da Marcello Ariano per i tipi delle Edizioni del Rosone “Franco Marasca” di Foggia, prefato dal prof. Daniele Ginacane dell’Università degli Studi di Bari. (pp. 39, ill. colori, prezzo € 7,00).

Ancora una volta l’Autore con il suo indiscutibile lirismo fa trasparire le proprie emozioni accompagnando il lettore in una passeggiata per le vie di Castelnuovo della Daunia, ridente cittadina del Subappennino.

Paese di collina” apre la raccolta descrivendo le sensazioni provate dall’Autore quando, recatosi nel paesino dauno, viene trasportato dalla quiete che regna e che fa emergere i profumi che si avvicendano nell’aria durante l’alternarsi delle stagioni.

In “Cartolina dal Preappennino I – II- III – IV” è descritto lo svolgersi del giorno quando al mattino si ode il vociare della gente provenire dalle dai balconi lasciati aperti durante la stagione estiva, il lavoro nei campi che fa sperare nel buon raccolto dei frutti della terra, il “tubate delle palombelle innamorate” che sostano sui tetti delle case, o quando la sera la luna fa capolino prendendo il posto del sole accrescendo l’ombra della cappellina del paese che appare ancor più isolata dal resto del paese.

Sulle strade di Pozzo Nuovo e Breccialosa o di Contrada Vettruco, si vedono i ragazzi correre in bicicletta, le donne dalle gote rosse dovute alla frizzante aria natìa vestite a festa, gli uomini dalla pelle bruciata dal sole per il duro lavoro nei campi, le zingarelle con le mani adornate da anelli di fattura scadente, dirigersi verso la piazza del paese per i festeggiamenti della Madonna della Murgia. Dagli orti e dai giardini si leva un inebriante profumo di fiori e piante, mentre il cielo terso all’orizzonte fa scorgere la presenza degli altri paesi limitrofi e giunti, infine, alla fontana del Belvedere diviene sera. Verso la metà del giorno si odono i rintocchi dell’orologio del paese che scandisce il trascorrere delle ore e, come in un paesaggio metafisico che rievoca i dipinti di Giorgio De Chirico, l’aria è magicamente ferma, solo l’ombra improvvisa di una nuvola affiora sui tetti per allontanarsi subito dopo, la luce appare nitida, senza difetti ed ombre.

Nella lirica “Madonna di Paese” l’Autore descrive i festeggiamenti della patrona S. Maria della Murgia, alla quale tutti i devoti si rivolgono per chiedere le grazie. La processione parte con l’incedere lento dei fedeli che seguono la statua, portata lungo le vie del paese, accompagnata dalle preghiere e dalle invocazioni di richieste di protezione. In quel mentre, i balconi sono adornati da coperte pregiate di raso o di seta per onorare la Madre di Gesù che passa senza essere accompagnata da strascichi di rose ma seguita dal profumo dei prati primaverili.

Queste ed altre sono le sensazioni ed i ricordi che affiorano alla mente dell’Autore, ricordi di un tempo che trascorre lento in un paese dove tutti si conoscono e dove i legami parentali sono forti e vivi, dove, per citare Cesare Pavese : “[…] Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. (C. Pavese, La luna e i falò.)

Lucia Lopriore

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