Le nostre Osservazioni contro Ombrina Mare inviate al Ministero dell’Ambiente

Osservazioni del Centro Studi Martella contro Ombrina Mare inviate al Ministero dell’Ambiente

obrina ombrina2

Dott. Mariano Grillo – Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali

Ing. Antonio Venditti – Divisione II: Sistemi di Valutazione Ambientale

Dott. Giuseppe Lo Presti – Divisione IV: Rischio Rilevante e Autorizzazione Integrata Ambientale

Dott. Gianluca Galletti –  Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare

Via Cristoforo Colombo 44 – 00147 Roma

OGGETTO: Contrarietà ad Ombrina Mare (Mediterranean Oil and Gas d30 BC MD)

Gent.mi  rappresentanti del Ministero dell’Ambiente,

Questa comunicazione è per ribadire tutto il dissenso della mia Associazione, il Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici (FG), al progetto “Ombrina Mare” d30 BC MD proposto dalla Mediterranean Oil and Gas di Londra che ha presentato ai vostri uffici richiesta per ricevere l’Autorizzazione Integrata Ambientale.

Il progetto “ Ombrina Mare” prevede il trivellamento di almeno 4-6 pozzi di petrolio, l’installazione di una piattaforma petrolifera, di una nave desolforante FPSO, di vari oleodotti a soli sei-nove chilometri dalla costa nonché un viavai continuo di  petroliere e di navi dedite al trasporto di materiale da scarto da e verso la riva. L’infrastruttura resterà, nei mari d’Abruzzo, per almeno un quarto di secolo a deturpare uno dei punti più belli del costituendo Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi. In nessuna parte del mondo è stata mai ancorata una nave desolforante cosi vicino alla costa.

La Medoilgas cerca di trivellare i mari d’Abruzzo da ben sei anni e in questo arco di tempo ci sono state numerosissime prese di posizione di contrarietà perché, da ogni angolatura la si voglia guardare, questo un progetto sarà deleterio per l’intero Abruzzo.  Anche la Commissione Tecnica VIA-VAS, con parere n. 541 del 07.10.20, espresse parere negativo contro Ombrina ed in favore della salvaguardia del mare e delle varie riserve naturali presenti lungo la costa teatina.

La prima importante valutazione è che, secondo quanto reso pubblico dai siti per la partecipazione del pubblico, la Medoilgas non ha aggiunto alcun documento nuovo relativo alla sua richiesta di AIA rispetto ai documenti presentati nel 2009-2010 e nel 2012-2013. Il pronunciamento del TAR del Lazio espresso il giorno 16 Aprile del 2014 impone invece alla Medoilgas di sottoporre il proprio progetto all’AIA, un procedimento più complesso e che necessita di maggiori valutazioni di quanto presentato in precedenza dalla Medoilgas.  Non essendo stati prodotti nuovi documenti, non esistono basi per una valutazione del progetto Ombrina Mare che possa portare a conclusioni diverse di quelle già espresse quattro o due anni fa.

In quanto espressione della cittadinanza attiva e infornata, ribadiamo l’opposizione del Centro Studi Martella a Ombrina Mare e per i seguenti motivi:

  1. Ombrina Mare causerà il rilascio di sostanze tossiche nel mare, come è  prassi in tutte le installazioni offshore del mondo e come riporta la letteratura scientifica e l’esperienza comune mondiale. Ombrina Mare racchiude nel suo interno ben DUE riserve di pesca che saranno sicuramente interessate da fenomeni di bioaccumulo di inquinanti gravi – fra cui mercurio e cadmio. Queste riserve di pesca sono finanziate da fondi pubblici e comunitari. Il mare Adriatico è caratterizzato da fondali bassi, per cui gli inquinanti resteranno tutti localizzati presso la costa e ben difficilmente defluiranno verso il mare aperto. Nel luglio del 2008, durante le prove di produzione, la piattaforma esplorativa installata dalla stessa ditta proponente MOG causò l’intorbidimento dei mari attorno alla piattaforma. L’ARTA regionale mostrò che mentre le acque lontane da Ombrina Mare erano classificabili “buone”, quelle vicino a Ombrina erano passate a “inquinamento medio”.  Il tutto dopo soli tre mesi di permanenza della piattaforma esplorativa. Se questo è il frutto di tre mesi di presenza di una piattaforma esplorativa, siamo convinti che la presenza permanente di Ombrina Mare nello stesso sito avrà forti impatti sulla salute del mare, del pescato e alla fine, degli uomini che di quei pesci si nutrono.
  1. Secondo documenti forniti dalla stessa Medoilgas ai suoi investitori, il petrolio di Ombrina Mare non è semplice da estrarre, e si prevede l’uso di forti ed aggressive tecniche, fra cui quelle della acidizzazione del pozzo, dell’uso aggressivo di fanghi di perforazione e di violente tecniche di stimolazione fra cui la fratturazione. Alcune di queste tecniche sono state già usate dalla Medoilgas che parla di “acidized production tests” eseguiti durante le prove del 2008, e dell’uso di “diesel based drilling muds”. Questi sono fra i più aggressivi che esistono, tanto che sono vietati nei mari del Nord dall’anno 2000 secondo la convenzione Ospar, per garantirne il più possibile la salvaguardia. E’ assolutamente inaccettabile che la Medoilgas continui a ripetere che i suoi fanghi e i fluidi di perforazione siano biodegradabili ed a base di acqua quando invece ai propri investitori si spiega la vera natura – tossica e nociva – di questi composti.
  1. Il petrolio che esiste in Abruzzo, e che Ombrina Mare andrà a estrarre è di bassissima qualità, carico di inquinanti a base di zolfo e difficile da raffinare. L’indice API si assesta attorno ai 15-17 gradi, su una scala di qualità che parte da 8 (il peggior petrolio in assoluto) e che arriva a 50. E’ evidente che il petrolio abruzzese di Ombrina si colloca fra i peggiori. Il desolforatore che sarà usato è un mini-impianto Claus con incorporato un inceneritore a fiammella costante che emetterà sostanze tossiche 24 ore su 24. Fra queste, l’idrogeno solforato, un veleno ad ampio spettro e che a dosi alte causa la morte istantanea. Crediamo che la riviera abruzzese possa fare a meno di tali infrastrutture, fonte di rischio per gli abitanti e di nessun reale sviluppo.
  1. Ombrina Mare sarà installata nel cuore della riviera teatina, in questo momento interessata da una rinascita turistica, con il proliferare di attività ricettive – hotel, bed and breakfast, gite in canoa, vela e surf, ristorazione sui trabocchi – che attraggono turisti dal resto d’Italia e d’Europa. Il nostro è un turismo di qualità visceralmente legato ad una immagine sana del territorio. Ombrina Mare – e tutta l’infrastruttura che  porterà con sé – andrà a ledere l’immagine della costa teatina e certamente svilirà l’impulso turistico del Chietino. E’ impossibile conciliare attività di ricezione con la presenza di piattaforme a mare e delle inevitabili infrastrutture petrolifere che la piattaforma porterà con se. Per di più tutta la riviera abruzzese meridionale è coperta dal Parco Nazionale della Costa Teatina, istituito nel 2001. Anche se mai ufficialmente perimetrato, Ortona e San Vito ne sono parte integrante, perché posti proprio al centro di qualsiasi delineazione possibile. Le infrastrutture petrolifere non possono coesistere con un Parco Nazionale.
  1. Il rischio di scoppi di piattaforme è sempre presente. Sebbene questi siano eventi rari, sono pur sempre possibili e basta un solo incidente, UNO SOLO per distruggere tutta la costa, vanificare decenni di lavoro per la promozione turistica e distruggere l’industria della pesca. Incidenti recenti riguardano la Spagna, la Corea, il Messico, la Norvegia, l’Australia e, ovviamente il pozzo Macondo nel golfo del Messico degli USA, dove il petrolio fuoriuscì per due mesi e mezzo e dove solo adesso stanno iniziando a capire la vera entità del disastro ambientale le cui conseguenze affliggeranno il Golfo del Messico per decenni a venire. Un episodio simile, anche molto minore, in Abruzzo sarebbe devastante.
  1. Il litorale abruzzese è già interessato a forti problemi di erosione e di perdita della spiaggia. Siamo fortemente preoccupati che la presenza di piattaforme e le estrazioni di petrolio possano portare ad ulteriori danni fra cui la subsidenza. Questo è già accaduto nell’Alto Adriatico, dove le estrazioni di gas – del tutto simili a quelle petrolifere – sono state responsabili dell’abbassamento di vari metri del Ravennate e del Polesine e delle alluvioni del Polesine degli anni 50 e 60. Similmente, il rischio sismico è preoccupante, in una regione già sismica di per sé, considerata l’evidenza scientifica di questi ultimi anni che mette in correlazione le attività petrolifere ad eventi di sismicità indotta o scatenante.
  1. Negli altri paesi i limiti per le installazioni di piattaforme a mare sono molto più stringenti in Italia – almeno 50km dalla costa in Norvegia e 160km lungo le coste atlantiche e pacifiche degli USA. Tutto questo per minimizzare rischi e danni a popolazioni, pesca e turismo. Riteniamo che la precauzione adottata da questi altri paesi sia applicabile anche per l’Abruzzo e pensiamo che una distanza di soli sei chilometri dalla riva sia assolutamente insufficiente a proteggerci da scoppi, inquinamento e deturpamento paesaggistico.
  1. La quantità di petrolio che sarà estratta da Ombrina Mare è assolutamente irrilevante per quanto riguarda il fabbisogno italiano di energia. Le stime iniziali di petrolio estratto erano di 20-40 milioni di barili, che successivamente la Medoilgas ha ridimensionato in soli 20 milioni di barili. Considerato che l’uso nazionale di petrolio è di circa 1.5 milioni di barili al giorno, il calcolo è semplice: il petrolio di Ombrina basterà al massimo per due settimane di fabbisogno nazionale. Per di più la Medoilgas è una ditta inglese e non è detto che il petrolio estratto vada a beneficiare l’Italia, anzi, verrà con molta probabilità venduto sul mercato, a prezzi di mercato. In secondo luogo, di tutto il fabbisogno italiano di petrolio, solo il 7% proviene da fonti interne. Il 6% proviene dalla Basilicata e solo l’1% deriva da altre fonti sparse nel resto d’Italia. Ombrina Mare e tutte le altre opere petrolifere previste per l’Abruzzo daranno un contributo minuscolo al bisogno di energia italiano, ma distruggeranno tutta l’economia locale fatta di pesca, turismo ed agricoltura. Sarebbe molto meglio favorire la produzione di energia da fonti alternative al petrolio.
  1. I dati presentati dalla Medoilgas sono insufficienti e in alcuni punti ingannevoli. Ad esempio, si mostrano simulazioni di inquinanti che non coinvolgeranno mai il litorale, ma in tutte queste simulazioni le direzioni dei venti paiono essere scelte in direzione opposta a quella dei venti prevalenti. La Medoilgas pare implicare che gli inquinanti saranno tutti dispersi verso il largo della costa teatina, oppure parallelamente alla costa. In realtà nella maggior parte dei mesi all’anno, i venti spirano verso l’entroterra. Similmente, alcune tabelle sono incongruenti e cifre di concentrazioni di 30.015 grammi al secondo di sostanze sulfuree diventano magicamente 0.015 grammi al secondo, lasciando forti dubbi al lettore della validità di tali stime: qual’è il dato giusto? Notare che si parla di un fattore seimila!
  1. Le direttive comunitarie del trattato di Aarhus, recepite anche dall’Italia, affermano che la popolazione ha il diritto di esprimere la propria opinione e che la volontà popolare deve essere vincolante. L’articolo 2 della legge 24 del 7 Agosto del 1990 stabilisce che esiste anche la possibilità di revoca dei progetti ove sussistano gravi motivi attinenti al pregiudizio di particolare valore ambientale e anche su istanza di associazioni di cittadini. Con questa lettera intendiamo partecipare al processo democratico e far sentire la nostra voce di dissenso, secondo le norme citate della legge 24 e secondo il trattato di Aarhus.
  1. La contrarietà espressa in questa sede va ad aggiungersi a tutte le altre giunte ai ministeri romani nel corso degli anni, alle varie interrogazioni parlamentari eseguite da tutti i partiti, e soprattutto a quella delle 40.000 persone che si sono riversate in piazza il giorno 13 aprile 2013 contro Ombrina Mare. Non era mai successo nella storia d’Abruzzo ed è stata la più grande manifestazione, delle molte, contro il petrolio in tutta Italia. La democrazia impone che la voce di così ampia fascia della popolazione vada ascoltata. A chiedere che a Ombrina sia negata l’AIA ci sono la Conferenza Episcopale d’Abruzzo e di Molise, la Confcommercio, varie associazioni di pescatori, operatori turistici e balneari, studenti, commercianti, agricoltori, produttori di vino, associazioni religiose ed ambientali, nonché la stragrande maggioranza dei sindaci della zona, le autorità provinciali ed il neo-governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso.
  1. La Medoilgas ha appena dichiarato ai propri investitori di avere solo dieci milioni di sterline di capitale a sua disposizione, tanto che sta avviando una fase di compravendita con ditte terze. E’ evidente che una ditta con così poche risorse finanziarie non potrà mai e poi mai affrontare eventuali problemi di perdite o incidenti di qualsiasi natura. A questo proposito ricordiamo che già nell’Aprile del 2014, le due concessioni D71-FR NP e D72-FR-NP della Northern Petroleum al largo di Lecce/Otranto sono state archiviate per incongruità dei costi di perforazione. Qualsiasi valutazione sul futuro di Ombrina non potrà che includere valutazioni finanziarie e risorse a disposizione della Medoilgas o chiunque sia il nuovo acquirente.
  1. Il parere negativo espresso dalla Commissione Tecnica VIA-VAS con parere n. 541 del 07.10.2010 elencava varie motivazioni a supporto del diniego, fra cui molte di quelle elencate in questo documento. La stragrande maggioranza delle preoccupazioni e dei motivi del diniego originale vale ancora. Visto che la Medoilgas non ha presentato dati nuovi, sufficienti a dissipare dubbi ed a provare l’innocuità del suo progetto, riteniamo che esistano ancora tutti i motivi per ribadire il diniego già espresso nel 2010.

Ombrina Mare è solo il punto di partenza per una vera e propria invasione della costa abruzzese da parte di ditte petrolifere straniere. La petrolizzazione della nostra Regione inizia con Ombrina Mare ma riguarda tutto il litorale abruzzese. Nel loro complesso, ditte straniere come la Medoilgas,  ma anche la Petroceltic, la Vega Oil, la Cygam Gas ed altre proponenti intendono trivellare tutto il litorale, da Vasto a Teramo, in cambio di royalties bassissime e in cambio di petrolio scadente in quantità ed in qualità. Esortiamo dunque il Ministero a bocciare non solo Ombrina Mare ma anche tutte le altre proposte petrolifere a venire. Queste motivazioni si applicano a molte altre concessioni petrolifere sparse per l’Italia, dalla Sardegna, alla Puglia, alla Calabria, alla Sicilia. La regione Abruzzo e l’Italia intera hanno ben poco da guadagnarci e ancora di meno i suoi abitanti.

Il mare dell’Italia non è della MOG, della Petroceltic, della Shell, della Transunion, della Audax o dell’ENI. Il mare dell’Italia è degli italiani. Ricordatelo tutti!

Con osservanza.

Peschici  23 luglio 2014

Il Presidente del Centro Studi Martella di Peschici (FG)

prof.ssa   Teresa Maria Rauzino

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