San Menaio, ciao. Com’è triste questa Valazzo (by Lucrezia Afferrante)

L’ultima muraglia, a difesa della falesia di Valazzo in San Menaio, provocò l’immediata reazione di cittadini, ambientalisti, turisti per aver cambiato i connotati ad uno dei luoghi più sensibili e caratteristici della costa. Da qualche giorno una nuova ruspa sta operando intorno al muro per lavori di “ attenuazione paesaggistica “ e nuovamente l’attenzione per le bellezze del luogo è risalita alle stelle. Una nostra concittadina, insegnante, trapiantata a Perugia, Lucrezia Afferrante è intervenuta con una lettera all’ATTACCO.

Lucrezia Afferrante è figlia di Vincenzo, a cui da qualche anno è dedicato un premio giornalistico celebrato a Vico del Gargano. E’ sorella di Michele Afferrante, giornalista professionista, autore televisivo e radiofonico. e editore televisivo.

 

 

Ero una bambina quando il mare era il mare, la spiaggia era la spiaggia e la macchia mediterranea era una meravigliosa e unica macchia mediterranea fuori dai circuiti mondani pieni di gente e macchine che arrivavano a San Menaio in estate, un posto chiamato spiaggia della Murgia della Madonna. Quando si arriva lì qualcuno bacia quegli scogli per devozione perché su uno di questi, l’unico in mezzo al mare, la Madonna sarebbe apparsa ai pescatori locali. Questo luogo ameno era la mia casa ogni volta che tornavo dall’Università, quando ero con il mio fidanzato, con mio marito, con i miei figli e poi da sola… uno spazio tutto mio, un salotto rinascimentale, un archetipo.

 

Poi le reti a strascico sono riuscite a frantumare addirittura i gusci di conchiglia da non trovarne quasi più, i ladri del mare sempre più voraci rendono la spiaggia asettica; il mare respira ancora ma a fatica vomitando plastica che rimane sulla sabbia. Non c’era bisogno l’anno scorso  di imprigionare la bellezza di quel territorio costruendo un lungo corridoio, che inizia dalla spiaggia dei “Cento scalini”, con ossessivi massi bianchi che ripetono il loro schema all’infinito; perché sigillare il mare con un mostro di blocchi contro natura che ingoia metri di spiaggia? Penso alle ruspe che hanno collocato quelle ‘pietre di ferro’ ferendo ogni cosa.  All’apparenza sembra tutto a posto, i macigni squadrati sistemati a difesa di una natura che ci vuole giustamente crollare addosso perché violentata dalle sollecitazioni di un anacronistico treno che potrebbe finire tranquillamente alla stazione di San Menaio e dare finalmente alla cittadina un meraviglioso lungomare per poter passeggiare con tranquillità. Sicurezza? Quelle  pietre incastrate  dall’uomo si spostano, lo sappiamo dalla testimonianza di alcuni villeggianti, sono pericolose e allora chi ci salverà dai candidi massi? San Menaio è “na’ carta sporca e nisciuno se ne importa” parafrasando una canzone di Pino Daniele; è la Cenerentola del Gargano e la sua zona più bella è ormai chiusa tra ridicole mura ciclopiche. Ero bambina quando il mare era il mare e la spiaggia pullulava di tutte le sue creature: cavallucci e stelle marine, granchi, pesci.

 

Fuori da ogni retorica ma il mio è un lamento isterico? Sono una irrimediabile nostalgica come tutti i vecchi? Sono forse ingrata verso chi ci sta proteggendo da frane pericolose? Una mattina, proprio di fronte a un grande scoglio antico non frantumato dalle ruspe, vedo tra gli inopportuni pietroni una lieve vegetazione che si fa spazio. Spero quanto prima che la natura, quella natura matrigna della quale Leopardi ci ricorda i meccanismi crudeli,  questa volta si riprenda i suoi spazi contro il cattivo gusto della ignobile stupidaggine umana.

Lucrezia Afferrante

 

Perugia, 3 gennaio 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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