Adolfo Zamboni nel 100mo anniversario del M. Mosciagh

Esattamente cento anni fa il sottotenente di complemento Adolfo Zamboni fu protagonista dell’eroica difesa del monte Mosciagh da parte del 141mo reggimento fanteria, brigata Catanzaro, che per due giorni riuscì ad arrestare di fronte ad Asiago la Strafexpedition austroungarica.
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Il 15 maggio 1916 l’Imperial Regio Esercito Austroungarico sferra una poderosa offensiva lungo l’arco di fronte tra Val Lagarina e Valsugana.
La 11a Armata ha il compito di operare lo sfondamento attraverso gli Altipiani di Folgaria, Lavarone ed Asiago, verso la linea Thiene – Bassano.
L’artiglieria austriaca batte sistematicamente con un intenso tiro di distruzione le difese italiane di prima linea, che, sconvolte, crollano il 19 maggio.
I tentativi di resistenza sulla seconda e terza linea di difesa, poco munite, si riducono ad un sacrificio nobile ma vano.
I forti di Verena e di Campomolon sono conquistati dagli Austriaci, che calano baldanzosi per le valli.
Sotto l’urto violentissimo del nemico i resti delle Brigate Alessandria, Lambro e Salerno il 25 maggio ripiegano occupando una linea discontinua tra M. Interrotto e M. Mosciagh.
I resti della Brigata Ivrea si ritirano presso Camporovere.
Asiago, bersagliata dai grossi calibri, è in fiamme.

Tale è la gravissima situazione quando giungono sull’Altipiano i fanti della brigata Catanzaro, trasferiti d’urgenza dal fronte del Carso, con l’ordine di tentare di arrestare l’impeto furioso del nemico.
Salendo a piedi la ripida strada per Crosara, i fanti incrociano gli abitanti in fuga dall’Altipiano che trascinano poche povere masserizie.
La lunga colonna sale faticosamente e si inoltra di notte per erti sentieri nella fitta boscaglia senza alcuna guida esperta dei luoghi.
I fanti procedono in fila, con la baionetta inastata, verso l’ignoto, temendo l’accerchiamento o un’imboscata, poiché non conoscono né la posizione raggiunta dal nemico né quella dove si sono ritirati i resti dei reparti italiani.

La mattina del 26 maggio il II battaglione del 141mo accorre verso il monte Mosciagh, ultima debole difesa di Asiago, dove sono già arrivati gli Austroungarici, che hanno attaccato di sorpresa prima dell’alba i pochi superstiti dell’89° reggimento Fanteria (brigata Salerno) e hanno catturato sei cannoni del 5 reggimento di Artiglieria da Campagna, che gli artiglieri hanno cercato strenuamente di difendere coi moschetti e le baionette.

Giunti nelle vicinanze dei cannoni, i fanti del 141mo si sistemano a difesa costruendo dei ripari coi sassi.
Gli Austriaci tornano all’attacco, approfittando di una violentissima grandinata.
Per tutta la notte, piovosa e tenebrosa, continua intenso il fuoco.
I fanti, messi a dura prova dalla stanchezza, dal digiuno e dal freddo, trascorrono un’altra notte all’addiaccio privi di tende, di coperte e persino di mantelline, nel bosco dove ancora persiste la neve.

La mattina del 27 maggio il nemico rinnova l’attacco con truppe fresche e prova l’aggiramento alla destra del 141mo, che è scoperta, ma la sua manovra non riesce.
Il capitano Ippolito, che comanda la 7a Compagnia, tenta un colpo di mano con pochi audaci che, muniti di corde, strisciano fino ai cannoni, ma il fuoco infernale impedisce il recupero dei pezzi.
Cadono i sottotenenti Marotta, Padula, Mastronardi e Siconolfi.
Il maggiore Corrado, comandante del II Battaglione, rimane ferito.

Appena fattosi buio i fanti del 141mo, condotti dal sottotenente Zamboni, attaccano impetuosamente alla baionetta la cima del Mosciagh per liberare i cannoni.
I tentativi sono ripetuti varie volte e per due ore la battaglia si svolge paurosa, perché le tenebre aumentano l’orrore.
Cadono un’altra decina di ufficiali ed un centinaio di soldati, ma la linea dei cannoni è raggiunta e superata.

Gli artiglieri riescono a recuperare i sei cassoni portamunizioni e un cannone, che il sottotenente Mestrallet conduce in salvo al galoppo fino ad Asiago con entrambi i cavalli feriti.
Agli altri cannoni, che malgrado gli sforzi degli artiglieri con l’aiuto dei fanti, non possono essere trascinati via a causa degli affusti danneggiati, vengono tolte le parti essenziali.

L’azione del Mosciagh, la prima vittoriosa dopo due settimane di batoste, acquista un grande valore morale in tutto il Paese trepidante e il Comando Supremo la esalta nel Bollettino n. 369 del 29 maggio 1916, pubblicato sulle prime pagine di tutti i giornali: “Un brillante contrattacco delle valorose fanterie del 141mo reggimento (brigata Catanzaro) liberò due batterie rimaste circondate sul Monte Mosciagh.”

Da questo fatto d’arme derivano il glorioso motto del 141mo Fanteria (“Su monte Mosciagh la baionetta ricuperò il cannone”) e le motivazioni con cui viene concessa alla Bandiera del 141mo la Medaglia d’Oro al V. M..

Al sottotenente Adolfo Zamboni viene assegnata la Medaglia d’Argento al Valor Militare e la Croix de Guerre avec Palme, altissima decorazione francese conferitagli in presenza del Re d’Italia dal Presidente francese Poincarè durante la sua visita al fronte italiano.
Il sottotenente Zamboni merita anche la Citation a l’Ordre de l’Armée francese firmata dal Maresciallo Petain.

Quel furibondo combattimento in cima al Mosciagh nella notte tra il 27 ed il 28 coincide con la svolta fondamentale che porta al fallimento della Strafexpedition, come scrive lo stesso generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito:
“Pure, fra tante angosce, una sensazione si faceva strada in me. Era, in principio, assai incerta e debole, e poteva apparire più illusione che speranza. Ma, dal 27 al 28 di maggio mi era parso, a un tratto, che fosse finita per gli Austriaci la fase bella del tentativo, l’avanzata irresistibile, quella che ogni giorno ci apriva una ferita di più nella carne.”

Gravemente ferito durante il combattimento sul Mosciagh, Adolfo Zamboni viene ricoverato in ospedale a Padova, dove approfitta per laurearsi in lettere col massimo dei voti e la lode
Prima dello scadere della licenza di convalescenza, con le ferite ancora sanguinanti, vuole raggiungere i suoi soldati tornati in linea sul Carso e il 6 agosto alla loro testa conquista la munitissima cima del monte San Michele, meritando la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Promosso tenente per merito eccezionale di guerra, riceve la terza Medaglia d’Argento per le azioni sull’Hermada dell’agosto 1917.
Nel dopoguerra, promosso capitano, viene nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia per benemerenze di guerra.

Il Mosciagh mi ricorda i fanti della Brigata Catanzaro e quel maggio del 1916.
Sempre, quando passo, rivolgo un pensiero ai fanti della Brigata Catanzaro.
Ci sia sempre caro il Loro ricordo.
(Mario Rigoni Stern)

 

Adolfo Zamboni j.

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2 Comments

  1. Che eroica figura! Quanto ardimento e quale coraggio aveva in petto il Capitano Zamboni! Di quanto valore si è coperto! Onore al merito anche a tutti i Fanti della Brigata Catanzaro che hanno dato la loro giovane vita per difendere l’amore per la Patria dalle mani dei nemici. Una generazione di Eroi.

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