Chi e perché ha ucciso Aldo Moro?

L’incontro con Gero Grassi raccontato da uno studente del Mauro del Giudice di Rodi Garganico

 

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Sabato 14 maggio, presso il nostro auditorium di Rodi Garganico, l’onorevole Gero Grassi, membro della commissione di inchiesta Aldo Moro, ha tenuto un convegno sul tema : “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro?”, alla presenza del sindaco Nicola Pinto, del nostro dirigente scolastico prof. Valentino Di Stolfo, del prof. Giuseppe D’ Avolio,  del colonnello Francesco De Marco (presidente dell’associazione “Uomini e Donne di Pace”) e degli studenti del triennio.

Avendo io solo 17 anni, con tutta sincerità, non avevo mai sentito parlare di questo atroce evento; solo la parola “brigatista” ho udito qualche volta, ma non ho mai saputo fino in fondo cosa volesse dire.

Ora, dopo l’incontro con l’on. Grassi, mi è tutto più chiaro.

L’omicidio dell’onorevole Moro fu veramente un evento straordinario e unico nella storia della Repubblica Italiana. Per risolvere il caso Moro si svolsero 5 lunghissimi processi, furono istituite 4 commissioni terrorismo e stragi, una commissione P2, una commissione Moro, tutto raccolto in due milioni di pagine. Una quantità immensa di documenti dai quali, purtroppo, nonostante gli anni intercorsi, non emerge ancora la verità sull’intera vicenda.

Aldo Moro (1916- 9/5/1978) fu un grande uomo politico, due volte presidente del Consiglio, e tra i fondatori della Democrazia Cristiana che, dal 1942, fu attiva fino al 1994. Questo partito ebbe un ruolo molto importante nella crescita democratica Italiana e nel processo di integrazione Europea: Dopo il periodo fascista, fu sempre il primo partito alle elezioni politiche nazionali.

Moro era un cattolico osservante e praticante, la sua fede in Dio si rispecchiava nella sua vita politica in effetti provò a combattere l’analfabetismo, soprattutto al sud. Grazie a lui alla Rai si trasmise il programma “Non è mai troppo tardi” condotto dal maestro Manzi, e che portò alla scolarizzazione di tre milioni e mezzo di persone. Moro fece prolungare la scuola dell’obbligo fino alla terza media perché tutti, anche i più poveri, dovevano avere le stesse opportunità di istruirsi.

La scuola pubblica diventava così di merito e non di reddito.

L’onorevole Aldo Moro fu un ottimo mediatore e negli anni 60 formò un governo di centro sinistra con il partito socialista Italiano. Queste sue idee non piacquero ai sui stessi compagni di partiti, ma lui pensava a un sistema politico dell’alternanza. Proprio in quel periodo fu sventato un colpo di Stato da parte dei Carabinieri, chiamato “Piano Solo”, fermato dall’esercito inviato dal presidente della Repubblica Saragat, ma il popolo italiano non si accorse di nulla.

Dal 1969 al 1984, tra organizzazioni di estrema destra e di estrema sinistra, quel lungo periodo fu denominato “Gli anni di piombo”.

Si iniziò con la strage di Piazza Fontana a Milano (1969) dove morirono 20 persone e ne rimasero ferite 88, l’attentato fu firmato dal terrorismo fascista. Vi furono altri numerosi attentati, in uno sarebbe stato coinvolto anche Aldo Moro, se non l’avessero fatto scendere dal treno, Italicus , che poi esplose in una galleria, dopo alcune ore. Al’estrema destra furono attribuiti vari attentati, i più eccellenti furono quelli di Piazza Della Loggia a Brescia (maggio 1974) durante un comizio anti-fascista dove morirono 8 persone e vi furono 84 feriti (1 kg di tritolo) e alla stazione di Bologna (2/08/ 1980) con 85 morti e 200 feriti. Le Brigate Rosse, con l’emblema della stella rossa a cinque punte, iniziarono la loro attività terroristica intorno al 1971. Sembravano quasi invincibili : non passava settimana che non sequestrassero, ferissero, gambizzassero e uccidessero magistrati, giornalisti, sindacalisti, e politici. In quegli anni Moro continuò il suo operato e in un viaggio di Stato a Washington fu minacciato, dall’ora segretario di Stato Kissnger, di cambiare politica e di lasciare fuori dal governo i partiti di sinistra. Nonostante tutte queste avversità, Moro cercò di portare al Governo anche il partito comunista Italiano, per formare una solidarietà Nazionale.

Questa strategia fu detta “Compromesso Storico” e fu siglata con la stretta di mano tra il segretario del Partito Comunista Berlinguer e Moro il 28/06/1977.

In seguito Moro fu attaccato più volte dal giornale OP (Osservatore Politico) diretto dalla P2, società eversiva segreta, e in uno degli ultimi titoli del 1978 si scriveva esplicitamente “Chi sarà il Bruto che ucciderà Cesare nelle idi di marzo?”.

Il compromesso storico non piaceva a nessuno: né agli alleati USA, né all’ URSS, che vedeva un distacco del P.C.I. dal suo diretto controllo ed a un avvicinamento agli USA; alle correnti di destra della DC e agli estremisti di sinistra. Le B.R. vedevano in Moro il simbolo di un accordo che avrebbe portato il P.C.I. ad un assoggettamento allo Stato Democratico da loro tanto disprezzato.

Fu così che nella mattina del 16 marzo 1978 Aldo Moro, che si stava recando in Parlamento dove doveva essere varato il primo governo Italiano guidato da Andreotti, con il sostegno del P.C.I. e alla cui costruzione Moro aveva lavorato accuratamente, veniva rapito dalle B.R.

L’attentato avvenne in Via Fani dove, in tre minuti scoppiò l’inferno. In soli 53 secondi furono sparati 93 colpi che colpirono a morte i 5 componenti della scorta, ma lasciarono illeso Moro che fu portato nella prigione del popolo in Via Montalcini. L’Operazione Frizz (ciuffo bianco) avvenne con successo. Anche se i servizi segreti erano a conoscenza che in Italia si stava preparando “qualcosa di grosso” nessuno seppe individuare dove e quando. Sulla scena del crimine ci furono alcuni testimoni che però non venivano mai ascoltati dagli inquirenti. Seguirono giorni di tensione emotiva per l’intera nazione. Nonostante il grande dispiegamento di mezzi e di uomini, non si riuscì a localizzare la prigione dove Moro era trattenuto, eppure era un condomino popolare di Roma. La cella era un’angusta camera con affissa ad una parete la bandiera delle B.R. e da lì provenne la prima foto del prigioniero.

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Moro scrisse molte lettere dalla sua prigione ai dirigenti del suo partito, lettere critiche verso tutti che preferivano alla vita dell’uomo le ragioni dello Stato.

Nulla di concreto accadde in quei giorni passati tristemente alla storia. Aldo Moro fu abbandonato al suo destino, grazie ad indagini superficiali e a magistrati distratti. Fu abbandonato da una parte della Chiesa, critiche furono le lettere inviate alla Santa Sede; in un intervista “l’inumano” Cardinal Siri di Milano, giustificò il terribile fatto con:” Se l’è cercata!”

Paolo VI invece, si prodigò in più appelli alle B.R. affinché Moro fosse liberato senza condizioni.

Furono fedeli a Moro solo sua figlia e pochi amici intimi. Il Parlamento e il Governo sembravano, all’opinione pubblica confusi, e incapaci. Intanto, il dramma di una persona, considerata da tutti mite, si consumava lentamente. Le B.R. dopo vari comunicati ne inviarono uno, l’ultimo, dove davano indicazioni per trovare il corpo senza vita dell’onorevole Aldo Moro, in Via Caetani, nel bagagliaio di una Ranaut 4 rossa, risultata rubata. Incominciarono le ricerche dei brigatisti che poi a scaglioni vennero tutti catturati; la polemica si fece subito sentire, la famiglia di Moro si sentì abbandonata e tradita si celebrarono i funerali di Stato, ufficiati dal Papa ma senza la bara e i famigliari. Ci furono tanti processi e riaperture del caso Moro: sui giornali si scriveva che Moro era stato ucciso dalle B.R. ma per volere di Andreotti, Cossiga, e i servizi segreti della CIA e del KGB. Certamente lo Stato non fece tutto il suo dovere: si disse che il Generale Dalla Chiesa, che con i suoi uomini monitorava da settimane il covo di Via Montalcini, sarebbe voluto intervenire per liberare Moro, ma due giorni prima dell’uccisione ricevette l’ordine di ritirarsi.

Io penso che in quei lungi 55 giorni di prigionia Moro, oltre che ad aver subito il processo dal “tribunale del popolo” con sentenza ovvia, abbia anche parlato normalmente con lo spietato capo delle B.R. , Mario Moretti, colui che poi lo avrebbe ucciso. Sono certo che Moro abbia fatto di tutto per capire meglio il modo di interpretare la politica da parte delle B.R. , ma il “Memoriale Moro” non fu mai ritrovato .

L’assassinio di Aldo Moro rappresentò il culmine della potenza brigatista, ma anche l’inizio della loro fine. Con le nuove leggi sul “Pentitismo” e l’operato del generale Dalla Chiesa, si arrivò a una rapida disfatta di questo partito armato. Proprio il generale Dalla Chiesa fu poi ucciso dalla Mafia; da un intercettazione al capo Totò Riina, si evince che cercarono di rubare dalla cassaforte di casa sua i documenti sul caso Moro. Colpendo Aldo Moro si volle attaccare la democrazia italiana nell’uomo più rappresentativo, perché capace di raggiungere gli obbiettivi necessari per la stabilità e il progresso. Dopo di lui nessuno del suo partito riuscì a mantenere questo ruolo.

Quando il socialista Sandro Pertini, a due mesi dalla morte di Moro, fu eletto Presidente della Repubblica, il 9/7/1978 ricordò nel suo discorso Moro dicendo :”Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi”.

Mi piace citare una frase di Aldo Moro quanto mai attuale:” Questo paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”:

Purtroppo noi viviamo in una società sempre più egoistica dove tutti reclamano solo i propri diritti. Senza doveri, però, non esistono diritti. Se tutti noi pensassimo allo Stato come nostra famiglia verso la quale abbiamo dei doveri, esso ci restituirebbe altrettanti diritti. Se ognuno facesse il proprio dovere, la Società sarebbe migliore e di conseguenza ognuno di noi, facente parte di questa società, otterrebbe maggiori diritti da salvaguardare anche per le generazioni future.

Gli adulti dovrebbero insegnare a noi giovani come non rendere vani gli sforzi che si sono compiuti nel passato e creare in noi, motore della società, tanta fiducia e speranza nel futuro. Noi giovani non possiamo pensare di diventare buoni cittadini italiani, inseriti in un mondo moderno e globalizzato, senza prima conoscere tutta la nostra storia.

Come diceva l’onorevole Moro:”La verità è più grande di ogni tornaconto, essa è sempre illuminante e ci aiuta a essere coraggiosi”. Dopo l’incontro con l’onorevole Grassi, sono molto indignato verso i politici della Prima Repubblica che hanno pensato solo al loro “tornaconto” sacrificando l’uomo, ma ancora di più verso gli attuali che, dagli errori del passato, nulla hanno imparato. Essi perseverano a conseguire i propri scopi e, con riluttante sfacciataggine, sono pronti a cambiare fede politica pur di governare.

Mi chiedo, allora, a cosa sia servito il grande sacrificio dell’onorevole Aldo Moro… forse solo a organizzare ipocriti pellegrinaggi, da parte di alcune autorità dello Stato, nel deporre corone di alloro, ad ogni anniversario, nel luogo del ritrovamento del cadavere.

Nicola Canestrale

IV CAT Istituto Mauro del Giudice di Rodi garganico

 

 

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