“Raccontar … scrivendo” 2016: vincono due studenti del “Mauro del Giudice” di Rodi

Nel Concorso Letterario Nazionale di Narrativa “Raccontar…. Scrivendo” 2016 sesta edizione, nella Sezione C rivolta agli studenti della scuola secondaria di 2° grado, si piazzano al Primo e Quarto Posto gli studenti Nicola Canestrale e Marlene di Bari dell’Istituto  superiore statale “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico (FG)  

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Nicola Canestrale e Marlène Di Bari, alunni della classe IV CAT dell’Istituto Superiore “Mauro Del Giudice” di Rodi Garganico (FG) , si sono piazzati rispettivamente al primo e al quarto posto della sezione C (riservata alle scuole superiori, del Concorso letterario nazionale “Raccontar … scrivendo”, sesta edizione.

” Raccontar. . . Scrivendo ” promosso dall’associazione culturale “La Casetta degli Artisti – Recanati” con il patrocinio della Regione Marche, Provincia di Macerata e Comune di Recanati, è un’iniziativa nata dalla volontà di aprire un dialogo tra Giacomo Leopardi e i ragazzi di oggi, per dimostrare che la cultura non è oscurata dalla frenesia e dalle nuove tecnologie anzi, ha ancora un grande valore, gli scrittori esistono e hanno molto da trasmettere sia su carta che attraverso i nuovi media. Quest’anno sono state proposte alcune tematiche tratte dallo “Zibaldone”. Partendo da un pensiero del Poeta recanatese, si rivolgeva l’invito a tutti i ragazzi a scrivere riflessioni in merito.

Per i premiati presenti alla manifestazione finale, che si è tenuta a Recanati il 21 maggio 2016, era prevista anche la visita guidata gratuita a Casa Leopardi ed ai luoghi storici leopardiani.

La location dove è avvenuta la premiazione, alla quale hanno partecipato Nicola Canestrale e Marlène Di Bari  insieme agli studenti di tutta Italia, è stato il Teatro Persiani di Recanati, a 50 m da Piazza Leopardi.

Complimenti ai due vincitori!

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Il tema svolto dai nostri studenti per la sezione C riservata alle scuole superiori era il seguente:

“…derrate che ci vengono da lontanissime parti, mediante le stesse o simili miserie, schiavitù come il zucchero, caffé e si hanno per necessarie alla perfezione della società”. (Zibaldone \ 16 Giugno 1821).

Leopardi notava che alcuni alimenti considerati indispensabili sulle tavole erano prodotti da popolazioni che vivevano in miseria. Anche oggi fame, povertà e sfruttamento offendono le coscienze. La Carta di Milano ha formalizzato l’impegno collettivo per la risoluzione di questi problemi. Quali proposte avresti formulato, modificato o aggiunto a questo documento?”.

 

PUBBLICHIAMO GLI ELABORATI DI NICOLA CANESTRALE (I° PREMIO) E MARLENE DI BARI (IV PREMIO)

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“BASTA EGOISMI, ABBIAMO UN MONDO DA SALVAGUARDARE!”

In un caldo fine luglio sono andato con la mia famiglia a Milano, per visitare l’Expo. Il tema di questa Esposizione Universale  era “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, pertanto i padiglioni dedicati alle varie nazioni espositrici proponevano il meglio delle rispettive tecnologie per fornire una risposta concreta  ad un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano e sufficiente per l’intera umanità, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Molti padiglioni erano provvisti di punti di ristoro dove ho avuto l’opportunità di assaggiare alcuni piatti tipici.

Il simbolo dell’Expo era “ l’Albero della vita” alto almeno 40 metri dove la sera, ad orari prestabiliti, si svolgevano spettacoli di luci,musica e giochi d’acqua. Tutti i padiglioni presentavano le loro piante tipiche attraverso suggestivi filmati e foto che mi fecero render conto di come avvenivano le coltivazioni  e come, dopo vari processi, si arrivava al prodotto finito. Tra i vari padiglioni che ho visitato, due mi sono piaciuti in modo particolare: il padiglione  Zero e quello della Svizzera. Il primo faceva entrare nello spirito dell’evento: all’interno si presentava come un’enorme biblioteca in legno dove numerosi cassetti simboleggiavano le memorie dell’umanità sull’alimentazione. Vi era poi una parete con tutti i principali semi del mondo. Nel secondo, i visitatori potevano prendere gratuitamente da quattro torri  prodotti in quantità illimitata: mele a rondelle, sale, caffè e acqua ma, se ne avessero prelevato troppo, non sarebbe restato più nulla per chi fosse venuto dopo. Questo è stato il messaggio più diretto ed educativo che ho potuto percepire all’Expo.

Tra gli altri, ho visitato anche il padiglione della Santa Sede, dove tante immagini e brevi film presentavano i volti e i luoghi dove si soffre per  la fame, la sete o a causa di conflitti. All’uscita ho acquistato un libretto noto come l’Enciclica “Laudato si” scritto da Papa Francesco, che tratta della preservazione dell’ambiente e dei vari segnali che esso ci dà affinché  in noi tutti avvenga un doveroso cambiamento di rotta

In occasione dell’Expo c’è stato un confronto sulla sfida alimentare globale. Per mesi, molto prima che si aprissero i cancelli di questa Esposizione Universale, si sono riuniti numerosi  esperti che hanno posto le basi per la stesura della “Carta di Milano”. Questo documento  raccoglie responsabilità ed impegni rivolgendosi a cittadini, governi, istituzioni, associazioni ed imprese. Tale  carta, visionabile e firmabile all’interno del Padiglione Italia, poteva altresì essere letta e firmata on line da casa.

Io condivido tutto ciò che è stato scritto nella Carta e non sono certo all’altezza di fare proposte innovative. Visitando l’Expo, ci si rende conto di quante “cose” offra il nostro Pianeta e a prima vista sembrerebbe che ce ne sia per tutti. Questa Carta presenta tanti buoni propositi che sono però rivolti a noi considerati “fortunati” perché abbiamo già tutto, anche il superfluo. Nonostante il progresso delle scienze e delle tecnologie, la Fame colpisce ancora milioni di persone in Africa, Asia e in Sud America e moltissimi sono i bambini denutriti. Da noi c’è il problema contrario. I nostri bambini sono in sovrappeso o obesi e ciò è dovuto a tanto cibo e bevande “spazzatura”  tanto gradevoli al palato quanto dannosissimi per la salute. Ma si sa che tali prodotti  sono l’emblema di potenti multinazionali che, forse, dovrebbero apportare consistenti cambiamenti alle rispettive politiche, ma non lo fanno perché andrebbe a intaccare i loro profitti.

Nelle nostre case si spreca molto cibo e non  si ha l’educazione di saperlo conservare per farne un uso successivo e spesso lo si butta nel cestino della spazzatura.

Noi, abitanti dei paesi occidentali,  viviamo lussuosamente in pace ma ancora in troppe nazioni ci sono guerre tribali, governi corrotti e corse agli armamenti che indeboliscono strutture sociali già deboli. In questi Paesi, dove si coltivano prodotti che poi arrivano sulle nostre tavole, l’agricoltura è ancora a livello medievale e quindi il reddito della popolazione è bassissimo. Spesso le potenti multinazionali acquistano a prezzi stracciatissimi  le loro materie prime. Il tema della crescita demografica porta inevitabilmente alla questione delle risorse ambientali che prima o poi si esauriranno a causa dello sfruttamento sconsiderato dell’ambiente, ma anche per eventi climatici sempre più disastrosi e frequenti, con conseguenti danni al paesaggio. I mutamenti climatici sono sempre esistiti in natura, ma in questi ultimi anni l’umanità, con la sua sete di continuo benessere, ha cercato di modellare il Pianeta a proprio uso e consumo. Come affermava già il Leopardi: “ L’uomo è sciocco e superbo ed è destinato a soffrire perché non capisce la grandezza della Natura.” Le deforestazioni selvagge e la maggior produzione di gas inquinanti hanno causato un aumento globale della temperatura che, tra le varie conseguenze, porterà alla desertificazione di zone oggi coltivabili. Far maggior uso delle “energie rinnovabili”, fonti pulite e quasi illimitate, regalerebbe un mondo migliore e più produttivo alle generazioni future.

Il nostro è un mondo pieno di contraddizioni: da una parte il cibo si spreca e dall’altra non ce n’è o si fa molta fatica per procurarselo.

Per promuovere lo sviluppo nei Paesi dove ancora non c’è, bisognerebbe incrementare l’agricoltura, migliorare le infrastrutture, diffondendo l’istruzione, l’uguaglianza sociale e facendo rispettare i diritti civili.

Con maggiore consapevolezza, queste  popolazioni potrebbero difendersi meglio da governi prepotenti e dalla speculazione di grandi industrie, stabilizzando così i prezzi delle loro materie prime.

Anche qui in Italia avvengono ancora oggi speculazioni vergognose. A volte grandi quantità di prodotti, essendo in esubero, vengono distrutte per far incrementare il costo sul mercato, mentre potrebbero essere donati alle varie associazioni caritatevoli che saprebbero farne buon uso.

Mio padre, piccolo agricoltore, si è sempre lamentato per l’esiguo prezzo dell’olio che viene prodotto qui nel Gargano che, nonostante sia di ottima qualità, non ha commercio e procura ricavati  minimi che non coprono le spese di produzione. Si preferisce invece importare olio da Paesi lontani, di qualità e costo inferiore, dove quest’ultimo è prevalentemente imputabile allo sfruttamento della mano d’opera. Stesso discorso vale anche per la vendita degli agrumi locali che vengono scavalcati da prodotti provenienti dal sud America a costi molto concorrenziali.

A causa di questo contorto meccanismo, per poter commercializzare i nostri prodotti, ci si avvale, anche se molto scorrettamente, della mano d’opera di extracomunitari mal retribuiti, per poter rimanere nei costi del mercato. Affinché le campagne non vengano abbandonate, perché non più redditizie, spero che la politica nazionale ed europea ponga fine a questo ingranaggio vessatorio che per il momento sembra quasi irreversibile.

Questo sfruttamento esisteva anche nel passato. Già nel lontano 1821, Giaocomo Leopardi rifletteva sulla contraddizione della vita dell’uomo e su come fosse difficile mantenere l’uguaglianza nel mondo. Nello “Zibaldone”, il grande poeta di Recanati (e non solo) parla di particolari derrate alimentari provenienti da Paesi lontanissimi della Terra, che rendevano più gustosi i cibi di una società già agiata; questi alimenti: caffè, zucchero ecc.,  erano frutto del lavoro degli schiavi delle piantagioni dell’America centro-meridionale.  Leopardi si chiedeva se la schiavitù tutto ciò fosse un gioco cinico predisposto dalla Natura che non vuole mai l’uomo felice o fosse una contraddizione prettamente umana, ingiustificabile:

“Ditemi quindi 1. se è credibile che la natura abbia posta da principio la perfezione e felicità degli uomini a questo prezzo, cioè al prezzo dell’infelicità regolare di una metà degli uomini. (e dico una metà, considerando non solo questo, ma anche gli altri rami della pretesa perfezione sociale, che costano il medesimo prezzo.) Ditemi 2. se queste miserie de’ nostri simili sono consentanee a quella medesima civiltà, alla quale servono. È noto come la schiavitù sia [1173] difesa da molti e molti politici ec. e conservata poi nel fatto anche contro le teorie, come necessaria al comodo, alla perfezione, al bene, alla civiltà della società”.

Giacomo Leopardi insiste sul principio di eguaglianza, e su come il progresso sia assolutamente inumano quando si fonda, anche ai fini dell’incivilimento, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Voglio citare un altro significativo passo dello Zibaldone sulla moneta; sembra profetico, nella sua lucida visione:

“Osservate poi, nella stessa moderna perfezione delle arti, le immense fatiche e miserie che son necessarie per proccurar la moneta alla società. Cominciate dal lavoro delle miniere, ed estrazion dei metalli, e discendete fino all’ultima opera del conio. Osservate quanti uomini sono necessitati ad una regolare e stabile infelicità, a malattie, a morti, a schiavitù (o gratuita e violenta, o mercenaria) a disastri, a miserie, a pene, a travagli d’ogni sorta, per proccurare agli altri uomini questo mezzo di civiltà, e preteso mezzo di felicità”.

Anche il Papa esorta sempre i governi affinché si faccia il possibile per liberare l’umanità dalle secolari catene della discriminazione e della disuguaglianza. Nel recente viaggio in Messico, rivolgendosi agli indigeni Chiapas  ha chiesto loro “perdono” per le spoliazioni subite da parte degli europei:  “Molte volte, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Gli indios sono stati considerati inferiori nei loro valori, nella loro cultura e nelle loro tradizioni – ha continuato Papa Francesco –  Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, li hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono!”. Invece questo popolo ha molto da insegnare, in tema di sviluppo sostenibile e di corretto uso delle risorse alimentari: “Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”.

Chissà se le parole di Papa Francesco e quelle scritte nella Carta di Milano potranno un giorno invertire la rotta. Chissà se sapremo adattarci ai vari cambiamenti, vivendo in armonia con la Natura.

Il mondo di Leopardi ed il nostro non sono molto diversi; il rapporto tra uomo e Natura è attualissimo. Per il poeta di Recanati la Natura è la personificazione delle forze e dei fenomeni in eterna contrapposizione all’uomo. Essa mette sempre in difficoltà quest’ultimo causandogli sofferenza ma, essendo in un primo momento benevola, dona al genere umano l’immaginazione che lo fa evadere dall’infelicità.  Quando la Natura diventerà matrigna sarà una forza suprema incurante dell’uomo…

Per me, la Natura all’inizio è stata una madre benevola e generosa che tutto ci ha dato, ma la nostra continua ricerca del piacere ha portato non solo alla nostra infelicità e a tante ingiustizie sociali, ma anche alla distruzione di tanti doni naturali.

Anche Leopardi, più che mai moderno, sentenziava che la società attuale era diventata egoista ed è ciò che purtroppo ora accade. Come affermava il poeta, l’umanità deve far prevalere la propria  dignità che è, insieme alla solidarietà, una forza immensa dell’uomo. Ognuno di noi, quindi,  dovrà prima di tutto liberarsi dai propri egoismi; dopodiché, sussiste l’imperativo categorico di capire che abbiamo un mondo da salvaguardare. Altrimenti saremo perduti … Tutti!

Nicola Canestrale 

                   

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GLOBALIZZAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE? NO, GRAZIE!

Nel lungo corso della vita, l’uomo ha imparato a conoscere i luoghi in cui viviamo, ha fatto scoperte straordinarie, è arrivato fin sopra la luna, ha scoperto cure contro malattie che non ci permettevano di vivere a lungo, ha corretto la sua grammatica, si è incivilito, ha dato  un input all’integrazione con altri popoli, ma ancora oggi non ha imparato a rispettare l’ambiente, ancora oggi ci sono disuguaglianze tra le varie etnie, ancora oggi la fame e la povertà abbondano fra i popoli meno fortunati di noi, ancora oggi molti bambini vengono costretti a stringere in mano delle armi, molto spesso più grandi di loro, e a combattere guerre.

Riflettiamo gente, dove abbiamo sbagliato?

Il nostro pianeta, abitato da essere umani, ci offre dei meravigliosi paesaggi dove vivere, una varietà di piante e animali da dove è possibile ricavare cibo sano che arriva direttamente sulle nostre tavole, una quantità immensa d’acqua, insomma, tutto l’occorrente per vivere una vita privilegiata. Ma l’uomo con il tempo ha abusato di queste ricchezze, lo sfruttamento della gente nei campi, lo spreco dell’acqua, l’inquinamento che cresce giorno dopo giorno, sviluppando malattie come tumori, alterando il riscaldamento globale, il ciclo delle stagioni, che ormai non esistono più…

Ma l’uomo è consapevole di tutto questo? Sa a cosa va incontro? Bisogna far arrivare questo messaggio forte e chiaro a tutti.

Lo sfruttamento dell’uomo nei campi è ormai una storia che si ripete da secoli, molto spesso arrivano alimenti sulle nostre tavole, essenziali, ma ci siamo mai chiesti da dove provengano? Abbiamo mai pensato al lungo cammino che hanno fatto per arrivare fino a noi? A questo pensò Leopardi che il 16 giugno del 1821, nello “Zibaldone”, scrisse le proprie riflessioni a proposito delle ingiustizie sociali ai danni delle popolazioni povere che arricchivano, con i loro prodotti pregiati, pagati lacrime e sangue, la dieta dei ricchi.

Certamente Leopardi aveva letto attentamente Parini e fece sua la polemica espressa ne “Il giorno”  contro il vezzo della nobiltà milanese di assaporare bevande esotiche e cibi deliziosi provenienti dal nuovo mondo, costati molto cari in termini di sacrificio di risorse umane. Il precettore-poeta condanna l’economia imprenditoriale che, per offrire nuovi generi di lusso,  crea gravissime ingiustizie sociali (le mille navi del colonialismo, v. 142), provocando violenze contro la libertà e la vita dei popoli (le atrocità commesse dai conquistadores Pizarro e Cortés, vv. 150-155). Il “giovin signore” quando si sveglia nella tarda mattinata (con la massima attenzione i servi scostano le tende per non fare entrare troppa luce, e lui sbadiglia deliziosamente) viene  sollecitato da un “damigello” a scegliere per colazione il caffè o la cioccolata: e certo “fu dritto” – commenta ironicamente Parini – che i conquistadores massacrassero gli indigeni dell’America Latina con le armi da fuoco “poiché nuove così venner delizie, / o gemma degli eroi, al tuo palato”.

Leopardi, il poeta del pessimismo, recentemente è stato riscoperto come un raffinato gourmet, amante della natura. Probabilmente Giacomo si consolava con il cibo, forse l’unico amico consolatore; era un buongustaio di pesce, pasta e soprattutto dolci; amava i profumi e i sapori del cibo, che preferiva mangiare in solitudine. Giacomo odiava solo la minestra che gli preparava la mamma Adelaide, infatti a soli 11 anni dichiarò tutto il suo odio verso questo cibo, anche se poi in futuro la  riassaggerà a Napoli quando, prima di morire, gli verrà servita da Paolina Ranieri.

Leopardi gustava il cibo, lo esaminava, lo consigliava e lo usava come metafora di denuncia sociale e politica dei suoi tempi. Innamorandosi delle specialità tipiche di Napoli, si fece dettare 49  specialità di cibo dal cuoco Monsù Ingarra, raccontandoci un suo vivo desiderio: gustare specialità preparate da mani esperte. Ma Giacomo era anche un esperto conoscitore di vini, soprattutto di quello marchigiano, infatti nello Zibaldone gli dedica alcuni versi, citandolo come il più sicuro consolatore della sua tristezza.

Il pensiero di Parini, come quello di Leopardi, dovrebbe farci riflettere, perché su una buona tavola di certo non possono mancare lo zucchero, il caffè, il vino, la cioccolata e tanti altri cibi indispensabili … Ma attorno a una buona tavola, dovrebbero esserci tutti i vari popoli, per assaporare le specialità di ogni località, e dimenticarsi della guerra, della fame nel mondo e delle ingiustizie della vita.

Purtroppo la realtà è ben diversa, molti abitanti della Terra non possono sedersi al tavolo con il resto delle popolazioni, e questo perché? Le loro terre, così ricche di cibo, sono povere economicamente. E così, mentre noi assaporiamo un buon caffè, loro sacrificano la vita nei campi, quegli stessi campi di loro proprietà, da dove probabilmente verranno sfrattati dalle multinazionali per costruire opere che inquineranno sempre più la nostra Terra, dagli stessi che sono cresciuti nel benessere e che non conoscono i valori, quei valori che ogni giorno ci vengono insegnati da coloro che vivono in queste aree…  ma noi non riusciamo a percepirli.

Vedere una bambina che, nonostante non abbia niente, sorride, ci fa capire l’importanza delle piccole cose, l’importanza di questa piccola gente che poi in fondo piccola non è, l’importanza della natura che forse noi non conosciamo più, ma soprattutto l’importanza della vita. Tutta questa gente che continua a dire la vita fa schifo, magari poi non le è mai mancato niente, magari poi non ha mai fatto dei sacrifici per ottenere qualcosa, magari non ha visto persone combattere la fame, o magari non è mai stato svegliata da una bomba… Vergogniamoci di tutto questo, perché se questo deve essere attribuito all’espressione “Il mondo è bello perché è vario”  allora io non ci sto, perché il mondo deve essere variegato di colori, profumi, e non di altro …

Se vogliamo superare il problema della fame, povertà e sfruttamento allora dobbiamo partire dalle basi. Biodiversità, quanti di noi conoscono il significato di questo termine? Appare come una parola complessa, di cui nessuno si interessa, ma indirettamente  ci riguarda tutti, perché senza di essa non c’è vita, la terra sta affrontando la sesta estinzione di massa, dopo quella dei dinosauri, ma questa volta ad aggravare il problema è l’uomo, riducendo l’ossigeno, cementificando gli spazi, emarginando i pochi contadini, allevatori, pescatori rimasti.

Oggi a causa della globalizzazione, il sistema tende a farci tutti uguali, in modo da dimenticare i sapori, prendiamo in esempio il McDonald’s, un panino che mangi in un Mc di Roma ha lo stesso identico sapore di un panino del Mc di Barcellona. Dov’è la qualità del prodotto?  L’obiettivo non è salvare la foca monaca, l’orso o il panda, ma salvare anche elementi essenziali, perché il cibo, gli animali, sono anche colori, profumi, poesie, tradizioni che espandendosi si mischiano con altri colori profumi, poesie, tradizioni, per una crescita culturale sempre più avanzata. Assaporare siffatto cibo è cogliere l’occasione di rallentare, di riflettere, di affacciarsi sul mondo e accettare la diversità. Tutti possiamo fare qualcosa, sfruttando il nostro territorio, in modo facoltativo ovviamente, allo scopo di salvare quel che resta, perché il pianeta vive se vive la biodiversità. In Expo troviamo il parco della biodiversità, dove si estendono cinque aree dei paesaggi italiani. Camminando possiamo spostarci dal nord fino al sud, dove l’uomo ha messo in pratica le tecniche agricole fondamentali non solo per il cibo, ma anche per disegnare i paesaggi e a conservarne la biodiversità. Se credi in un futuro migliore, allora dai una mano alla natura e sarà lei stessa a ricompensarti.

L’appello per un mondo migliore è rivolto ai cittadini che devono fare la differenza con le proprie azioni quotidiane, alle associazioni che raccolgono le esigenze e le necessità della società, alle imprese che si occupano della produzione, e ai governi e alle istituzioni che devono indirizzare i cittadini e le singole persone, in sintesi è questo il senso della “Carta di Milano”, che ha lo scopo di combattere la denutrizione e la malnutrizione, favorendo l’accesso a cibo sano, sufficiente e nutriente, acqua pulita ed energia. Ma soprattutto vuole correggere ingiustizie come la disuguaglianza tra i vari popoli. Il principio della pace ha inizio dentro di noi; basta giudizi, il mondo deve essere un posto migliore, un argomento che va affrontato e approfondito a tutti,  tutti abbiamo bisogno di tutti, sfruttando ognuno le proprie capacità, solo insieme possiamo essere migliori!

Per costruire un mondo sostenibile, ognuno di noi deve impegnarsi a curare il cibo, consumare il giusto, evitare lo spreco dell’acqua, e riciclare quando è possibile. Per la prima volta nella storia delle Esposizioni universali, viene creato un documento, per far sì che ogni cittadino, nel suo piccolo, possa fare la differenza.

Non potevano mancare azioni per sollecitare la curiosità dei bambini, per educarli fin da piccoli attraverso azioni giornaliere molto semplici; anche per loro è stata elaborata una vera e propria Carta di Milano: è dovere di ogni adulto far conoscere ai più piccoli la situazione che stiamo vivendo per educarli a rispettare il mondo in cui abitiamo, e a migliorarlo per avere una visione più rosea, e non satura di inquinamento.

Expo è nata come idea per mostrare le tecnologie avanzate, ma soprattutto il cibo, quel cibo che non i tutti i padiglioni era presente. Una fiera per combattere la malnutrizione nel mondo. Una giornata a Expo aveva l’obiettivo di conoscere e assaporare i vari cibi, ma non a tutti è stato possibile fare questo, per ogni piatto venivi a spendere una quantità di danaro elevata, e chi non poteva permetterselo è rimasto a casa, probabilmente a guardare l’evento in televisione.

Se vogliamo parlare di uguaglianza, allora dovemmo dire che è un diritto di tutti conoscere le problematiche del mondo, ma forse la problematica più grande è proprio questa dell’uguaglianza, non soltanto tra persone di colore diverso. Esiste oggi anche una marcata differenza tra persone benestanti e gente comune, forse era questo il tema che andava approfondito di più perché, prima di tutto il resto, dovrebbe esserci la semplicità e la generosità dell’uomo.

Dopo Expo bisognava visitare i luoghi dove ogni sera i nostri barboni affrontano la vita, dove la gente non arriva a fine mese, e così tanti altri luoghi, mentre i nostri cari politici che rappresentano il nostro paese continuano a guadagnare sulle spalle di noi cittadini comuni. Diciamo che con Expo ci siamo andati quasi vicino, ma la risoluzione di tutti questi problemi non dipende solo dalle tecniche innovative, ma soprattutto dalla rivoluzione che ognuno di noi dovrebbe fare prima di tutto dentro se stesso. E poi magari possiamo parlare di come cambiare il mondo.  L’uomo è egoista, pensa a crescere solo singolarmente, la crescita globale sarà sempre un obiettivo irraggiungibile. Leopardi ci ricorda che il male storico dipende dall’egoismo dell’uomo, mentre amore, amicizia, solidarietà sono le uniche basi per una società migliore. L’uomo non accetta, volendo sempre prevalere sull’altro. Sarà troppo tardi quando ci accorgeremo che siamo circondati solo da odio, guerre, disprezzo. La disgrazia più grande sarà non avere più un posto dove abitare, in una Terra distrutta da noi stessi per soddisfare il nostro individualismo.

Marlene Di Bari

 

 

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