L’ira della primavera e il mancato risveglio degli uomini (articolo Francesco A. P. Saggese)

I fatti di Orlando sono l’ennesima tragedia a cui abbiamo dovuto assistere. Una tragedia nella tragedia per i motivi in essa implicati

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È come se questa primavera avesse voluto dire a tutti: ecco ci sono e sono così. Variabile, un giorno diverso dall’altro, senza ordine preciso.

Cielo grigio topo fino a due secondi fa: ora caldo al sole. È come dire: sì, stabilite tutte le vostre regole ma alla fine decido io, solo io, e non me ne frega niente dei vostri lamenti. Finché ci sono decido io. Oh sì, sono tutta colorata di fiori, di profumi, di api che svolazzano, ma sono sempre io che decido quanti fiori colorare, quanti profumi far sentire e quanti api far svolazzare.

Voi potete solo peggiorare le cose, come già avete fatto, perché magari vi inventate un triste sipario tra le nuvole e colorate d’azzurro il cielo che avete inquinato con il finto vapore acqueo delle vostre fabbriche.

Fatemi riprendere un po’ di quello che mi avete tolto. Lasciatemi in santa pace. Vivete in pace. Tornate più umani anche con me. Accettatemi così come sono. Siate rispettosi.

Un tempo le persone mi guardavano in cielo e mi capivano. Adesso non vi parlate neppure più tra voi e vi mandate solo quelle stupide faccine sul telefono. Siete diventati muti. Volete tutto e subito. Avete perso il sapore della lentezza del tempo. Non sapete più scrivere una lettera con carta e penna.

Riuscite a odiarvi. Lo fate bene, fino in fondo, armandovi fino ai denti. Avete intriso le strade di sangue innocente. E avete dimenticato cosa posso fare io a un ciliegio.

Se sono ancora qui è solo perché ci sono i bambini che mi disegnano ancora con i pastelli e corrono dalle loro mamme a fargli vedere come sono.

Se sono ancora qui e solo perché vorrei che la luce diafana della mia luna potesse illuminare le vostre menti sciagurate, e che la forza del vento vi potesse scuotere così tanto da farvi dimenticare cosa siete diventati.

Lasciatemi vivere i miei ultimi giorni, devo finire di risvegliare quest’angolo di universo e – se magari ci riesco – tutti voi.

Non chiedo altro.

Francesco A. P. Saggese

 

 

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