Le pitture del Prayer nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Foggia (saggio di Lucia Lopriore)

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Le notizie storiche sull’Opera S. Michele e sui dipinti di Mario Prayer emergono dalla documentazione custodita presso l’Archivio Storico dell’Opera S. Michele. Va purtroppo considerato il fatto che tale Archivio negli ultimi anni ha subito un notevole depauperamento con il conseguente smarrimento della documentazione relativa al periodo in cui furono realizzate le opere pittoriche dall’autore. Tutto ciò ha consentito solo in parte di poter visionare direttamente i documenti relativi a quel periodo, ed anche le carte custodite nell’Archivio Storico della Diocesi di Foggia non riportano nulla di tutto ciò, se non qualche frammentaria notizia che emerge dall’elenco degli arredi sacri della chiesa. Nel presente studio, sono riportate solo le notizie storiche di maggiore rilievo rinvenute durante l’esame dei documenti archivistici dell’Opera S. Michele. Si ringraziano per la disponibilità prestata durante la presente ricerca: il Rettore dell’Opera S. Michele, don Cesare Cotemme; don Franco Conte, responsabile dell’Archivio Storico della Diocesi di Foggia-Bovino ed il parroco della chiesa di S. Tommaso Apostolo, don Luigi Lallo.

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La chiesa sotto il titolo di S. Michele Arcangelo fu fondata per opera del Vescovo di Foggia Mons. Fortunato Maria Farina, con voto favorevole del Capitolo della Cattedrale deliberato il 3 novembre 1929. Essa fu edificata dopo la demolizione dell’antica chiesa di S. Angelo, già elevata a parrocchia ed affidata nel 1930 ai PP. Giuseppini del Murialdo già presenti a Foggia. Ai padri fu affidata anche la cura della chiesa di S. Chiara ed in seguito quella di S. Agostino. 1 I Padri Giuseppini avevano concepito la realizzazione della chiesa con una struttura annessa che potesse soddisfare le esigenze dei numerosi fedeli. Il terreno su cui dovevano sorgere la chiesa e l’Opera omonima fu acquistato da Mons. Salvatore Bella, predecessore di Mons. Farina, con atto rogato dal notaio De Angelis il 15 giugno 1915. Per la realizzazione dell’Opera fu stipulata una convenzione fra Mons. Farina e la Pia Società Torinese di S. Giuseppe; il terreno, acquistato con l’obolo dei fedeli, aveva un’estensione complessiva di circa 13000 mq. ed era situato in Via Capozzi. Oltre alla chiesa, i padri Giuseppini prevedevano anche la realizzazione della casa e degli uffici parrocchiali, l’oratorio il ricreatorio catechistico ed altre opere assistenziali per “[…] i figli del popolo e la gioventù in genere […]”2 Nella convenzione il Vescovo si impegnava a versare un contributo per concorrere alle spese per la realizzazione dell’Opera alla Pia Società Torinese di S. Giuseppe per l’importo di L. 600.000, detratti gli anticipi già versati per i progetti ed altre spese inerenti a tale realizzazione. Il contributo sarebbe stato versato alle seguenti condizioni:

– L. 150.000 ad ultimazione delle opere in cemento armato;

– L. 150.000 ad ultimazione delle mura di riempimento;

– L. 100.000 dedotti gli anticipi al completamento delle opere di capitolato.

La rimanente somma sarebbe stata versata in rate da L. 50.000 nei quattro anni successivi alla consegna del lavoro. Mons. Farina concesse alla Pia Società tutto il materiale utilizzabile per la costruzione depositato sul terreno e ricavato dalla demolizione della chiesa di S. Lazzaro e locali annessi.3

Il vescovo, infine, accordò alla Pia Società che fossero raccolte le offerte per l’erezione dell’Opera sotto forma di lotterie, collette ecc., nonché l’enfiteusi del terreno della Parrocchia per la costruzione di altre opere giovanili secondo il programma della Pia Società ed indipendenti dalla Parrocchia stessa.4 Fu contattato l’Arch. Concezio Petrucci5 per la realizzazione del progetto che doveva essere modesto, secondo quanto stabilito dalla casa generale dei padri. I primi contatti con il progettista furono intrapresi dal Rettore dell’Opera padre Pietro Fipaldini.

Nell’archivio storico dell’Opera S. Michele tra la corrispondenza è custodita la minuta della lettera inviata da padre Fipladini che chiedeva al Petrucci, di progettare l’Opera con una spesa minima in quanto le disponibilità finanziarie della parrocchia erano esigue e tutta la realizzazione del progetto sarebbe stata effettuata con l’obolo dei fedeli. La chiesa avrebbe dovuto avere dimensioni modeste al massimo le proporzioni sarebbero state di m. 15 x 36, né avrebbe dovuto avere carattere monumentale, anzi nella sua semplicità avrebbe avuto i “[…] caratteri intonati agli stili locali (romanico) […]”.

Nella lettera il Rettore si raccomandava di realizzare il progetto al più presto in quanto la comunità era priva di una parrocchia propria.6 Il 30 maggio 1932 l’Arch. Petrucci rispose al Rettore dell’Opera ringraziandolo dell’invito rivoltogli e che avrebbe accettato volentieri di progettare l’opera soprattutto perché era legato a Mons. Farina da grande stima perché questi era strato il suo Padre Spirituale; per tale ragione assunse l’incarico promettendo che sarebbe giunto a Foggia il 10 giugno di quell’anno, e non prima dell’approvazione del Piano Regolatore della città di Catania, poiché era membro della commissione giudicatrice.

L’arch. Petrucci aveva accettato di progettare gratuitamente l’opera. Dopo la sua venuta a Foggia, l’arch. Petrucci scrisse a Padre Fipaldini pregandolo di inviargli lo stralcio del Piano Regolatore della zona in cui sarebbe sorto l’Istituto affinché esaminatolo potesse cominciare il progetto al più presto.

Nella lettera assicurava che il complesso “[…] oltre a rispondere perfettamente alle necessità fissate durante la ns/ conversazione, risponde contemporaneamente ai requisiti di economia e di bellezza quale nobile tema richiede […]”.7 La chiesa ad una sola navata a croce latina prevedeva l’abside e due altari minori. Il progetto fu esposto a Bruxelles alla Mostra Internazionale di architettura ed urbanistica organizzata dalla Triennale di Milano in accordo con l’arch. Piacentini.

Ultimato il progetto, la costruzione dell’opera fu affidata alla ditta PROVERA CARRASSI & C. di Roma, mentre per la fornitura dei marmi di rivestimento e per la pavimentazione si tenne conto dell’offerta della Soc. Generale Marmi e Pietre d’Italia. In quello stesso anno la casa generale di Roma dell’Opera S. Giuseppe, sollecitava il Rettore affinché i fedeli donassero altro danaro per completare al più presto i lavori.

Nel 1936 erano state spese per la realizzazione dell’opera lire 451.460,50 restava un saldo da versare per l’importo di lire 148.539,50. La cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 29 settembre 1934 ed infine la chiesa e l’annessa Opera furono inaugurate il 30 giugno 1936. In seguito nel campanile, dedicato ai caduti in guerra, fu installato il piancampanario concerto di 22 campane, donato dall’avv. Guido Lo Re ed inaugurato il 16 maggio 1943 nel corso della ricorrenza del 70° della fondazione della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo.

Per la realizzazione dei dipinti della chiesa tra il 1939 ed il 1940 fu contattato il pittore Mario Prayer, al quale fu affidato l’incarico; le pitture furono eseguite dall’autore tra il 1940 ed il 1942.8

Il pittore, attivo a Foggia in tale periodo realizzò contemporaneamente anche altri lavori come i dipinti per la chiesa di S. Tommaso Apostolo raffiguranti S. Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco. Il lavoro gli fu commissionato dal parroco don Mario Aquilino nel 1942.9 La prima opera eseguita nella chiesa di S. Michele Arcangelo è collocata al centro dell’altare maggiore nell’abside.

E’ una pala raffigurante S. Michele Arcangelo nell’atto di sconfiggere Lucifero. Fu eseguita dall’autore nel 1940 con l’obolo del benefattore sig. Sebastiano Di Giorgio; l’icona è circondata da una fascia in legno di abete.10

Sulle pareti dello stesso abside sono raffigurati i Cori Angelici come segue: rivolti verso l’abside, in basso a sinistra: Troni e Dominazioni; in alto: Serafini, Cherubini e S. Raffaele; in basso a destra: Angeli e Principati; in alto: S. Gabriele Arcangelo, Virtù, Potestà. La sacra effigie riporta la seguente iscrizione:

Sancte Micael Arch. Et omnes Sancti Angeli orate pro nobis

Nella relazione progettuale e nell’allegato preventivo di spesa, indirizzato al parroco della chiesa dall’autore si legge:

“[…] – 1° – Nel fondo: L’immagine dell’Arcangelo S. Michele eseguita all’encausto (A) sul fondo […] dorato, su tutta la superficie libera da figurazioni, con fogli d’oro zecchino 24 K., la prefazione della superficie totale di questa grande icona sarà fatta con sottostrato in minio puro […] in modo da renderla insensibile a qualunque manifestazione umida – (superficie totale mq. 42). Il preventivo di spesa per detto lavoro è di L. 5.500.

2° – Il catino dell’abside […] è previsto eseguito ad encausto, per le figurazioni rappresentanti le altre otto gerarchie di Angeli, […] mentre la superficie piana sarà trattata con gelatinite ruvida in tono avorio, […] il prezzo per questa parte di lavoro è di L. 8.000 in ragione di L. 2.000 per ogni gruppo, fondo compreso (superficie totale mq. 90).[…]”

Oltre al Coro degli Angeli l’autore dipinse anche il quadro della Madonna di Pompei, il Sacro Cuore, la Madonna del Santo Carmelo e delle Anime Sante del Purgatorio, le 14 tele della Via Crucis, S. Giuseppe, gli affreschi nelle cappelle laterali e quello nell’ingresso della chiesa sulla cantoria dedicato a Cristo Re degli Apostoli. 11 L’autore compilò anche i bozzetti per la realizzazione dei banchi con inginocchiatoi e dei candelieri in ottone dorato per l’altare maggiore e per quello dedicato a S. Lucia.12 I quadri della Via Crucis, collocati nella navata unica, fino al 1957 erano racchiusi nelle cornici di marmo.13

LUCIA LOPRIORE

 

 

L’articolo integrale “Le pitture del Prayer nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Foggia” di Lucia Lopriore), comprensivo delle note,  è leggibile in PDF e scaricabile qui:

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