UNA RINNOVATA VISIONE PER IL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO

 Il testo di questo documento, promosso da Legambiente Puglia e WWF Puglia, è stato condiviso e sottoscritto dalle principali associazioni ambientaliste: Accademia Kronos – ACLI ambiente – CAI Club Alpino Italiano – Centro Studi “Giuseppe Martella” – FAI Fondo Ambiente Italiano Delegazione di Foggia – FIAB Federazione Italiana Amici della Bicicletta – Italia Nostra – Mountain Wilderness Italia – Pro Natura – Touring Club Italiano – VAS Verdi Ambiente e Società – WWF Italia. Nasce da una lunga iniziativa e riflessione in seno alle associazioni, cominciata a settembre 2015 nell’incontro di Carpino, un confronto continuo con Marco Lion rappresentante delle associazioni ambientaliste in seno al consiglio direttivo dell’Ente Parco. Lion ha inviato questo documento al Consiglio Direttivo e ai Sindaci della Comunità del Parco e, nel ringraziare tutti per l’importante lavoro svolto assieme, ci auguriamo che le nostre riflessioni e proposte – sicuamente utili al dibattito aperto dal basso in seno alla comunità del parco – possano trovare sempre più corrispondenza nella governance e nell’attività del Parco del Gargano. (…)
Parco Nazionale del Gargano: la situazione a 25 anni dalla legge 394 per le aree protette, a 21 anni dal decreto di istituzione del Parco Nazionale del Gargano, dopo 4 Presidenti, 2 commissariamenti e dal 2008 senza un vero Direttore ma solo con facenti funzione.
Il Parco Nazionale del Gargano, con un organico di 24/25 dipendenti, è tuttora senza Piano del Parco e Piano di sviluppo socio-economico, “sopravvive” senza una visione e una mission per il territorio.
L’attuale presidenza, che governa il Parco dal 2010, avendo avuto per circa cinque anni carattere di commissariamento (il Consiglio direttivo si è aggiunto solamente nella primavera del 2015), scadrà a marzo 2017. In questi anni sono emerse, insieme ai precari aspetti gestionali dell’Ente, molte fragilità fisiche di questo Parco, ad iniziare dalle condizioni di rischio idrogeologico, cui si aggiunge il tema dell’erosione costiera, non dimenticando lo stato di salute del mare (rifiuti marini, depurazione etc..), dell’Area Marina Protetta e degli ambienti lagunari.
Con il presente documento le associazioni ambientaliste fanno un bilancio dello stato di salute del Parco Nazionale del Gargano e propongono una rinnovata visione per l’area protetta.

PIANO DEL PARCO

Il Piano del Parco è sicuramente il documento vitale di regolazione dell’area protetta: uno strumento per la Comunità e i portatori di interesse, per orientare le proprie attività ed iniziative di valorizzazione e di sviluppo nel rispetto dei valori ambientali tutelati.
L’importanza del Piano è anche di supportare gli altri strumenti di regolazione e programmazione (per esempio PSR Puglia e altri di area vasta come quelli della vecchia provincia). Lo stesso Regolamento e soprattutto il Piano Pluriennale economico e sociale concorrono ad uno sviluppo che sappia valorizzare fino in fondo la ricchezza ambientale, storica, paesaggistica e culturale del Parco. Non si tratta quindi di meri adempimenti formali, sono l’essenza stessa di un’area protetta e il PNG, dopo oltre ventuno anni dalla sua istituzione, non ha ancora questi strumenti.
L’iter per il Piano, iniziato dal presidente Fusilli nel 2000 con l’indizione della gara per la sua redazione, ha un primo stop nel 2005 quando, completati gli elaborati da parte del gruppo di progettazione, viene consegnato al nuovo presidente Gatta. La procedura resta bloccata fino al 2010 quando il neocommissario Pecorella, a pochi giorni dal suo insediamento, lo approva con Delibera 25/05/2010 n. 22. Dopo sei anni da quel provvedimento, nel 2016 e solo da pochi mesi è stato riavviato l’iter con la fase di Valutazione Ambientale Strategica. Nello stesso periodo di tempo il Parco dell’Alta Murgia, affrontando le stesse problematiche, ha completato la VAS, ha aggiornato il Piano adeguandolo al PPTR (piano paesaggistico regionale) e lo ha definitivamente approvato.
Le associazioni ambientaliste chiedono un preciso impegno affinché l’iter di approvazione non subisca altri assurdi e ingiustificati ritardi e incidenti di percorso. Non ultimo quello della giunta esecutiva del Parco che ha deliberato il sostegno alla proposta di completamento della Strada a scorrimento veloce del Gargano, scavalcando il consiglio direttivo, opera non prevista sia nel piano del parco sia nel piano pluriennale economico e sociale, entrambi approvati dall’Ente parco e dalla Comunità del Parco sotto la presidenza Pecorella. Nel contempo si ignora il tema vitale della viabilità minore, della mobilità e dei collegamenti tra i vari comuni nel territorio del Gargano. Penalizzati sono soprattutto i paesi tagliati fuori dalle artiere principali, dove i problemi della viabilità sono un limite allo sviluppo economico e sociale delle comunità più periferiche del parco, rendendo difficoltoso l’accesso a quegli istituti scolastici situati in paesi scarsamente serviti. Il tema delle infrastrutture accende gli interessi e l’attenzione solo quando si parla di grandi opere come la superstrada a scorrimento veloce, mai sui collegamenti interni (e la viabilità ciclabile).
Frattanto le associazioni ambientaliste chiedono l’immediata ricostituzione del Comitato Tecnico del Parco, organismo deputato all’espressione dei pareri sui progetti per i quali è necessaria l’autorizzazione dell’Ente, ormai scaduto da due anni e inspiegabilmente non più rinnovato.

CENTRI VISITA

I centri visita sono, a tutt’oggi, l’unica espressione tangibile di una presenza del PNG nel territorio. Essi nascono grazie allo sforzo iniziale di volontà comune dell’ente e dei volontari del mondo associativo e sono stati pensati e ideati sin dal primo momento come “porte del parco” per dare forma e sostanza all’istituzione dell’area protetta, dopo un periodo di forti contrasti. Solo i più distratti possono ignorare tale identità. Tra mille difficoltà alcuni di questi centri visita/infosportelli sopravvivono, contando sulle sole forze di chi vi ha creduto, investendo tempo, idee, soldi e impegno, mentre altri sono chiusi. Lesina, Torre Mileto, Rodi G.co, Oasi Lago Salso, Monte S.Angelo, Foresta Umbra, Borgo Celano, Rignano G.co, tutti questi centri, successivamente ai vari affidamenti, con varie forme di convenzione, ora sono abbandonati al loro destino, senza un coordinamento né una visione da parte dell’Ente. In questi anni, nonostante le cospicue risorse investite dall’Ente parco per la pubblicità, le attività dell’Ente sono state addirittura condotte in aperta “concorrenza” con gli stessi volontari ancora presenti nei centri visita. Ne sono fulgidi esempi il servizio civile, i cui volontari svolgono attività presso la sede dell’Ente invece di essere più utilmente destinati a supporto degli stessi centri visita. Ancor più grave è la scelta di realizzare le attività di educazione ambientale, affidandole annualmente a società esterne escludendo totalmente i centri visita: solo per il progetto del 2016 sono stati stanziati circa € 90.000 coinvolgendo soltanto 1100 bambini, con un costo unitario di € 80, a cui si aggiunge il contributo economico di € 5 richiesto agli stessi bambini.
Ultima verifica di tale stato di disinteresse si è avuta con l’approvazione del Bilancio di previsione 2017 (con il voto contrario dei consiglieri Lion (Associazioni Ambientaliste) e Monteleone (Ministero dell’Ambiente): in bilancio non sono allocate risorse sui Centri Visita. Riproponiamo la domanda: quale strategia l’ente vuole perseguire a partire dalle situazioni più critiche per ciascun centro visite, ognuno con tematismi importanti e significativi dei valori ambientali e culturali del Parco? Come intende dialogare e coinvolgere le Associazioni Ambientaliste, considerate nel Piano della Performance dell’Ente partner influenti? Le nostre associazioni sono attori indispensabili, nella “governace” delle politiche ambientali e nei servizi offerti attraverso queste strutture, dimostrando capacità di dialogo (anche criticamente) con altri partner e soggetti economici del territorio, interessati al turismo e allo sviluppo sostenibile. Le associazioni sono il naturale megafono di una corretta politica ambientale in un’area protetta.

TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Il 2016 è stato accompagnato da una serie di annunci sensazionalistici e segnalazioni della presenza del lupo sul territorio del Parco, mancando peraltro un serio programma di interventi sul contrasto al randagismo.
Le sporadiche azioni di conservazione intraprese in questi anni dall’Ente non rispondono ad una logica di pianificazione a largo raggio; costituiscono piuttosto un insieme di eventi più o meno casuali, a partire da azioni di monitoraggio imposte dal Ministero dell’Ambiente, che comunque non si inquadrano in una logica tesa alla continuità. Le azioni di monitoraggio risultano concentrate su poche specie e prive di quella continuità temporale, fondamentale per ottenere serie di dati utili a pianificare interventi o a portare eventuali modifiche per renderli ecocompatibili.
D’altro canto anche i dati naturalistici raccolti, in passato frutto di attività di monitoraggio, non sono mai stati utilizzati ad esempio nell’ambito delle procedure di Valutazione d’Incidenza Ambientale, nè elaborati dall’Ente Parco per valutare la compatibilità dei propri interventi o la compatibilità dei progetti sottoposti al parere. Tutto questo si spiega poiché l’Ente Parco non ha mai dato continuità all’Osservatorio Naturalistico, vissuto unicamente in funzione di finanziamenti ottenuti grazie all’azione propositiva delle associazioni. Eppure tale struttura è di fondamentale importanza per pianificare le attività sul territorio in un’ottica di compatibilità, rendendo meno sporadiche le azioni di conservazione intraprese in questi anni dal Parco Nazionale del Gargano. Non sono mai state attivate azioni tese a tutelare e proteggere gli habitat più minacciati come per esempio le zone umide minori. Una seria politica sulla biodiversità dovrebbe contemplare la realizzazione di concreti progetti di conservazione, a partire dall’utilizzo di una norma della legge quadro sui parchi che stabilisce il diritto di prelazione per l’acquisto di terreni da parte dell’ente gestore, norma finora mai utilizzata neanche nel caso di una compravendita di 500 ettari di terreno in pieno bosco Isola di Lesina, avvenuta qualche anno fa.
Tale negligenza dell’Ente si evidenzia anche nelle scelte relative alla propria dotazione di personale poiché si predilige aggiungere l’ennesima figura di geometra, quando nell’attuale pianta organica non figura nemmeno un naturalista.
Va detto, nonostante tutto, come in questi anni siano emerse tutte le straordinarie potenzialità della biodiversità del Parco; molto è stato realizzato grazie alla capacità progettuale delle associazioni ambientaliste con i vari LIFE (TartaLife, Oasi Lago Salso, cammini e itinerari escursionistici…), ed è sempre più in crescita e frequente la presenza degli escursionisti.

SENTIERISTICA E MOBILITÀ DOLCE

Il territorio del Parco deve poter essere percorso dagli escursionisti in sicurezza, correttamente segnato, in modo che ognuno possa viverlo in estrema tranquillità. Sviluppando i servizi di ospitalità e accoglienza per il trekking e il cicloturismo, la sentieristica è fondamentale per favorire il turismo sostenibile e la sua destagionalizzazione, per invertire l’abbandono che alcuni territori e paesini interni stanno vivendo. È inestimabile il valore dei sentieri del Gargano, della Foresta Umbra e lungo le coste, attraverso i paesi dell’interno; con essi è stato possibile favorire la tutela, la valorizzazione e presentare l’unicità della biodiversità del Gargano. Nonostante le ingenti risorse spese negli scorsi anni dall’Ente Parco per attrezzare una rete sentieristica, oggi i sentieri sono completamente abbandonati e privi di qualsiasi manutenzione. Manca una cartografia tecnica – ora di moda le app – da distribuire agli escursionisti e la segnaletica è del tutto approssimativa. La sezione “itinerari” del sito internet del Parco è a dir poco imbarazzate, come pure ad esempio il paragrafo “Centri storici, feste e sagre” che si limita ad elencare i comuni del parco. Non esistono itinerari georeferenziati scaricabili da parte degli utenti.
Il camminare – è inutile dirlo – presuppone non solo un modo diverso di guardare il mondo, ma anche una concezione di viverlo diversamente, in ogni stagione dell’anno, nella ricerca di emozioni nuove, di una cultura che affonda le sue radici nelle tradizioni. I camminatori che penetrano i territori interni, sono al contempo portatori di socialità e di controllo indiretto del territorio; anche in questo il rapporto tra Ente Parco e associazioni ambientaliste sarebbe vitale.
Eclatante è l’assenza del Parco nella valorizzazione della Via Francigena del Sud e degli Itinerari micaelici, che dovrebbero costituire un’arteria vitale per la mobilità dolce dell’area protetta.

LOTTA ALL’ABUSIVISMO EDILIZIO E AGLI ALTRI REATI AMBIENTALI

L’assalto del cemento e il consumo di suolo sul Gargano continua pressoché indisturbato. Secondo l’ultimo rapporto Ecomafia 2015 di Legambiente, la provincia di Foggia, entro cui ricade il parco del Gargano, si classifica al sesto posto nazionale con 802 infrazioni (la Puglia è al primo posto nella classifica generale dell’illegalità ambientale con 4.499 infrazioni accertate e resta sul podio per il ciclo illegale del cemento e per i reati contro la fauna). Sono dati che dimostrano come il fenomeno dell’abusivismo sul Gargano non si sia mai fermato. Gli abbattimenti che, su impulso della Procura della Repubblica di Foggia, l’Ente Parco sta conducendo da un anno a questa parte, attingendo da un fondo di 500 mila euro che giaceva colpevolmente inutilizzato da oltre un decennio nelle casse dell’Ente, riguardano dunque manufatti costruiti abusivamente molti anni fa e oggetto di vecchie ordinanze di demolizione divenute irrevocabili. Ma per giungere agli abbattimenti occorre emanare le ordinanze di demolizione. Se però l’Ente parco non emette nuove ordinanze di abbattimento, tutte le opere abusive realizzate in questi ultimi anni quando verranno mai abbattute? Per fermare l’aggressione al Gargano, tuttora galoppante, come dimostrano gli ultimi dati di Legambiente, è quindi fondamentale agire tempestivamente sui nuovi abusi, oltre che abbattere quelli più datati.
I danni dovuti al consumo scellerato di suolo si sono potuti toccare con mano dopo le ripetute alluvioni, dal 2009 ad oggi susseguite con drammaticità degli eventi. Con il dissesto idrogeologico (ignorato) è emerso un vuoto strategico di governo del territorio, in termini di sicurezza, contrasto al consumo di suolo e di buone pratiche per la cura del patrimonio naturale e rurale, di manutenzione dell’idrografia superficiale. Emblematica è la vicenda della tentata lottizzazione della Piana di Calenella, proprio mentre questa veniva materialmente allagata dall’alluvione del 2014 (e proprio nei giorni in cui doveva tenersi la controversa kermess “pro caccia” organizzata da Ekoclub e patrocinata dall’Ente Parco). La vicenda della Piana di Calenella è sfociata all’inizio della scorsa estate con il sequestro preventivo di un lido e prefabbricati abusivi. Anche qui è emblematica l’inadeguatezza dell’azione di controllo e repressione svolta (o, meglio, che dovrebbe svolgere) il Parco del Gargano. Alle denunce inviate nel 2015 all’Ente parco dalle associazioni ambientaliste non risulta abbia fatto seguito alcun provvedimento. Fra le principali funzioni di un Parco vi è, infatti, quella della difesa e della conservazione del territorio, intervenendo proprio quando i singoli comuni, per inerzia o convenienze elettorali, “ignorano” la distruzione del territorio. Non si ha notizia di nuove ordinanze di abbattimento emanate dall’Ente parco. L’attuale presidente ha sostenuto in più occasioni come, in mancanza “complice” degli strumenti di pianificazione, l’Ente parco è impossibilitato ad emanare le ordinanze di demolizione di manufatti costruiti in violazione delle misure di salvaguardia del Parco. Disattende così l’articolo 6 comma 6 della legge quadro 394/91, in osservanza delle misure di salvaguardia (tuttora vigenti nel Parco del Gargano fino all’approvazione del Piano del Parco), che dispone: la riduzione in pristino dei luoghi e la eventuale ricostituzione delle specie vegetali ed animali danneggiate a spese dell’inadempiente, ponendo in capo all’autorità di gestione dell’area protetta (cioè in questo caso proprio all’Ente parco) la potestà di ingiungere al trasgressore l’ordine di riduzione in pristino e, ove questi non provveda entro il termine assegnato, di disporre l’esecuzione in danno degli inadempienti. L’ordine di ripristino è uno strumento che il legislatore aveva previsto quale potere sostitutivo per gli Enti parco, per far fronte alle inerzie ed inadempienze degli enti locali, molte volte paralizzati da interessi elettorali e localistici.
Oltre che per l’abusivismo edilizio, il Parco soffre anche per altri reati ambientali ugualmente gravi e diffusi come il bracconaggio e il taglio abusivo di legna. Sono molti, ogni anno, gli interventi delle forze dell’ordine per la repressione di questo genere di reati. In questi casi, purtroppo, è impossibile ripristinare lo stato dell’ambiente, in quanto non è possibile sostituire dall’oggi al domani un bosco tagliato o far rivivere un capriolo ucciso. Per questo l’azione deterrente deve essere molto più incisiva. In tal senso l’Ente parco dovrebbe costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari instaurati nei confronti dei responsabili di qualsiasi reato ambientale (abusivismo edilizio, bracconaggio, taglio abusivo di legna, ecc.) per far sentire concretamente la propria presenza sul territorio. Le associazioni dichiarano sin d’ora la loro disponibilità ad affiancare l’Ente in questa azione.

BILANCIO DELL’ENTE PARCO

L’approvazione del bilancio è certamente l’atto più qualificante di un ente e racconta, per chi sa e vuole leggerlo, la visione della mission che hanno i suoi amministratori.
Dall’analisi dell’ultimo consuntivo, come già denunciato negli scorsi mesi dalle associazioni ambientaliste, emerge un sostanziale immobilismo nelle attività del Parco del Gargano ed una preoccupante non considerazione degli strumenti di pianificazione e programmazione che lo stesso ente ha già fatto propri.
Le floride casse dell’Ente, che ha chiuso il bilancio 2015 con un avanzo di amministrazione nell’anno di quasi 800 mila euro ed un avanzo cumulato di circa 6 milioni di euro – di cui il 90% senza vincolo di destinazione e con un fondo di cassa di quasi 15 milioni di euro – non può essere un segno di buona salute per il Parco. Tali cifre rivelano una sostanziale incapacità di utilizzare le risorse disponibili per affrontare i numerosi problemi che ha l’area protetta. Ne sono testimonianza gli oltre 10 milioni di euro di residui passivi, cioè di somme impegnate negli anni ma non spese, che vengono inseriti a bilancio a fine 2015.
Questa situazione, lungi dall’essere in via di risoluzione, è confermata sia dal bilancio preventivo del 2016 che, cosa ancora più grave, da quello del 2017, appena approvato dal Consiglio direttivo dell’Ente con il voto contrario dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste e del Ministero dell’Ambiente.
Sul fronte delle spese correnti, per il 2017 (come già detto) non ci sarà neppure un euro per i centri visita del Parco, per la manutenzione della cartellonistica, per la promozione del turismo scolastico, per la difesa dagli incendi, per iniziative a favore dei diversamente abili. Sono stanziati appena 15 mila euro per la conservazione di flora e fauna, a fronte di oltre 440 mila euro disponibili per attività divulgative, informative e promozionali. Stanziati 105 mila per la prossima campagna di educazione ambientale (ancora una volta in concorrenza con i centri visita), oltre 100 mila per fiere, prodotti tipici, artigianato e tradizioni popolari, attività sportive (iniziative tipiche di una pro-loco), 34 mila euro per una misteriosa cabina di regia e 35 mila per un altrettanto misteriosa struttura Unesco. Per la gestione della riserva marina delle Tremiti ci sono ancora 630 mila euro di somme non spese negli anni scorsi.
Le nuove spese per investimenti nel 2017 ammontano ad appena 10 mila euro; nessuna somma, infatti, è stata prevista e sarà disponibile per la tutela dei beni culturali, per la biodiversità, per il turismo rurale, per l’imprenditorialità giovanile, per la manutenzione dei sentieri e del territorio, per il potenziamento del bike sharing.
Per gli interventi di demolizione delle opere abusive, (anche questo è chiaro) nessuna nuova somma è stata stanziata per il 2017, forse perché ci sono ancora 110 mila euro non spesi negli anni precedenti.
Non è stata prevista una voce di bilancio per il cofinanziamento dei fondi strutturali dell’attuale periodo di programmazione.
La questione dei residui passivi, che continuano a trascinarsi da un anno all’altro senza che vi sia una seria pulizia del bilancio per capire quali somme sono effettivamente ancora impegnate e realmente disponibili, resterà irrisolta anche per il 2017. Restano ancora a bilancio oltre 800 mila euro di somme non spese negli anni passati per interventi di recupero, miglioramento e salvaguardia ambientale, 800 mila euro derivanti dal Piano triennale per le aree protette degli anni 1991/1996, quasi 500 mila per interventi sulla riserva marina ed oltre 300 mila per interventi prioritari sulle Isole Tremiti che, evidentemente, così prioritari non sembrano essere. Vi è poi un capitolo intitolato “interventi e cofinanziamento azioni di interesse ambientali, vegetazionali, storico-culturali ed archeologiche nonché tradizioni popolari ed enogastronomiche” (praticamente l’intera attività del parco racchiusa in un solo capitolo, in modo da poter avere mano libera su dove spendere nel corso dell’anno) con l’enorme cifra di oltre 3 milioni di euro che si trascina dagli anni precedenti.

I NUOVI PROGETTI DELL’ENTE PARCO

L’elenco del piano triennale delle opere pubbliche del Parco per il 2017/2019, anch’esso approvato dal Consiglio direttivo dell’Ente con il voto contrario dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste e del Ministero dell’Ambiente, conferma la non consapevolezza della mission che dovrebbe avere l’Ente parco per il Gargano.
Dei 4 milioni di euro che ci si propone di spendere nel triennio, 1,15 milioni sono destinati alla realizzazione di un “parco avventura” ai margini della Foresta Umbra, oltre 600 mila euro per la sistemazione di una strada a Monte Sant’Angelo e quasi 750 mila euro per l’ampliamento della sede del Parco.
Un bel programma se approvato da una comunità montana o da un singolo comune, un pessimo programma se è partorito da un ente parco.
I parchi avventura, già ampiamente finanziati negli ultimi anni con i fondi comunitari 2007-2013 e realizzati in gran numero in provincia di Foggia e sul Gargano, sono quasi tutti chiusi per mancanza di gestione e di clientela. Pensare di realizzare un altro parco avventura che faccia concorrenza a quelli già esistenti, per giunta in un’area del Gargano che andrebbe decongestionata dal turismo stagionale per favorirne la fruizione del vero naturale parco avventura che son i nostri boschi, a partire dalla Foresta Umbra, significa fare del male al territorio.
La somma stanziata per la strada a Monte Sant’Angelo, 600 mila euro, è meno utile di un vero programma per sostenere la rigenerazione urbana in cui la Città Unesco è volontariamente impegnata, oltre che per tutti gli altri meravigliosi centri storici del Parco. Mentre così appare una evidente ingiustizia nei confronti di tutti gli altri comuni del Parco, soprattutto quelli che hanno meno visibilità e che avrebbero tutto il diritto di reclamare analoghi trattamenti.
L’ampliamento della sede del Parco, dopo le ingenti somme già spese per la sua ristrutturazione, si commenta da solo, senza peraltro considerare che in Foresta Umbra son stati ristrutturati i locali dell’ex Caserma Forestale Sansone, anch’essi destinati a sede del Parco. Con le stesse somme si potrebbero realizzare tante altre cose, più utili al Parco, partendo dagli strumenti di programmazione di cui lo stesso Parco si è dotato in questi anni.
Per questi motivi le sottoscritte associazioni ambientaliste chiedono all’Ente parco che si impegni, finché l’iter di approvazione del Piano non giunga a conclusione, a tener conto sin d’ora, nella sua attività di programmazione, di questo strumento.
Il Piano del Parco ed il Piano Pluriennale socioeconomico, infatti, prevedono otto progetti strategici: Biodiversità, Mobilità, Fruizione, Masserie, Cultura e turismo, Ambiente lagunare e fascia costiera, Tremiti, Paesaggio delle tradizioni e dell’innovazione. Questi progetti, dettagliatamente illustrati negli strumenti di pianificazione, mirano a costruire una ‘progettualità’ territoriale assai più vasta di quella direttamente attivabile e controllabile dall’Ente Parco. In questo senso l’azione del Parco e la qualità dei progetti da attivare dovrebbero costituire il lievito con cui far crescere nel territorio una cultura della tutela e della valorizzazione, piuttosto che restare quella di un mero ente di spesa senza una visione complessiva e di ampio respiro. Senza questi strumenti di pianificazione il rapporto del Parco con la ‘progettualità territoriale’ perde valore. In questi anni sono mutati gli approcci alla pianificazione dello sviluppo locale, dal basso, e le strategie bottom-up sono sempre più diffuse negli strumenti di Pianificazione e negli Organismi di gestione (GAL e GAC): PSR Puglia 2014/2020, FESR, FEAM. Quasi tutti temi cruciali per lo svolgimento delle attività in campo agricolo, zootecnico, pesca e acquacultura, a forte intensità ambientali, vitali per l’economia di un Parco, cui necessitano gli strumenti di pianificazione approvati.
Viceversa la mancanza del Piano rende il Parco un attore meno utile allo sviluppo locale: l’Ente viene interpretato il più delle volte come competitor politico, se non come esclusivo ruolo di vincolo; difficilmente viene visto dinamico nel rendere realizzabili e sostenibili i finanziamenti europei e i progetti proprio in favore delle reali economie della Comunità del Parco. Questo approccio è egregiamente dimostrato l’estemporanea iniziativa della Cabina di Regia, un inutile duplicato degli altri strumenti istituzionali e di programmazione e degli organismi intermedi (GAL) già esistenti.

CONCLUSIONI

I problemi da noi vissuti come associazioni maggiormente rappresentative nel territorio del Parco Nazionale del Gargano sono insopportabili, mancando un metodo e un luogo dove costruire scelte condivise. Su tanti temi è necessario trovare una condivisione forte sul piano strategico delle opere, che non attiene solo alle scelte dei sindaci e degli amministratori: viabilità minore, viabilità ciclabile, sentieristica, mobilità lenta, trasporti sostenibili, gestione dei rifiuti e marine litter, servizi in area parco, difesa idrogeologica e difesa coste, volontariato, protezione civile e prevenzione dei rischi incendio boschivi, individuazione di corridoi ecologici per la gestione degli habitat e il controllo della fauna selvatica, sono tutti temi che il mondo delle associazioni condividono quotidianamente con le amministrazioni e con i sindaci. Per questo riteniamo che la gestione dell’Ente debba cambiare decisamente passo dopo anni in cui è stata senza alcuna vera anima, nè memoria delle entusiasmanti, seppur conflittuali, vicende che hanno definito l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano, a partire da quei valori ambientali e culturali che la legge 394/91 riconosce.
Un confronto sistematico sul bilancio e sugli obiettivi dell’Ente, su temi centrali per la vita delle aree protette e a cui le associazioni dedicano importanti campagne nazionali e iniziative locali, cui molti sindaci e amministratori guardano con interesse, sarebbe indispensabile per migliorare l’efficacia della spesa e i successi degli interventi previsti dal bilancio. Se l’Ente Parco interpretasse correttamente il ruolo affidatogli dalla legge, dovrebbe essere semplice comprendere l’importanza di tale coinvolgimento per la vita del Parco.
Gennaio 2017
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