SPRAR DI RODI GARGANICO, UN PROGETTO VINCENTE

Un convegno del Rotary club Gargano accende i riflettori sulla tutela dei migranti non accompagnati
Il Rotary Gargano, su iniziativa della sua presidente Angela Masi, sabato 19 maggio ha organizzato, presso l’Auditorium Filippo Fiorentino dell’IISS “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico, un convegno sulla tutela giuridica dei minori migranti non accompagnati.
Sono intervenute l’avv .Gerarda Carbone, che ha illustrato l’attuale legislazione, i regolamenti e le direttive in materia di immigrazione che tutelano i minori migranti, e l’avv. Daniela Tafanelli che ha descritto la funzione del “tutore” del minore non accompagnato.
Carmine d’Anelli , Sindaco di Rodi Garganico, ha portato i suoi saluti e quelli della cittadinanza.
Durante il convegno sono stati illustrati gli interventi dello Sprar Villa San Michele, una struttura ubicata in località “Piano” tra Rodi e Lido del Sole, gestita operativamente dalla LIA srl, un’agenzia bergamasca individuata quale ente attuatore, rappresentata dalla dottoressa Elisabetta Scabrosetti. La LIA garantisce assistenza sociale, sanitaria ed educativa specifica, volte alla integrazione ed inclusione sociale dei migranti minorenni, in collaborazione con il Comune di Rodi Garganico e l’IISS “Mauro del Giudice” che ha attivato un corso di prima alfabetizzazione in L2 e di potenziamento culturale in diritto.
Maria Voto, assessore ai Servizi Sociali, che sta seguendo personalmente, sin dall’inizio, l’iniziativa dello Sprar, ha affermato che si tratta di un importante progetto triennale che favorirà, attraverso percorsi seri e mirati di integrazione, il dovere di accogliere e dare una mano a questi giovani migranti minori e non accompagnati. Al contempo, sul piano sociale, la presenza dello Sprar contribuisce ogni giorno a rafforzare la cultura dell’accoglienza a Rodi Garganico, che include questi ragazzi, con altruismo e rispetto, quotidianamente.

Si è parlato ancora di integrazione, prima attraverso un video realizzato dallo Sprar e poi con una relazione della vice coordinatrice della struttura rodiana, dott.ssa Luigia Bocale, che ha illustrato le procedure per l’accoglienza dei 15 minori e le varie attività svolte nel corso di quest’anno, in collaborazione con due scuole (IISS “Mauro del Giudice” di Rodi e IPPSAR di Vieste), Associazioni come “Euro Form Lavoro”, “I bambini di Antonio”, “Il Gruppo Enigma”, Pro Loco, con partecipazione attiva in manifestazioni come “Il Carnevale rodiano” e la “Sagra delle Arance”.

Ma cos’è lo SPRAR?

E’ l’acronimo con cui viene denominato il “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati in Italia” che garantisce interventi di “accoglienza integrata” attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico. E’ costituito dalla rete degli Enti locali che, con il concorso delle realtà del terzo settore, accedono al Fondo nazionale per la realizzazione dei progetti di accoglienza. La nascita del Sistema ha segnato una svolta nella storia dell’asilo in Italia. In primo luogo perché, per la prima volta, si è iniziato a pensare e a programmare in termini di “sistema”, in secondo luogo perché l’accoglienza è uscita dalla dimensione privata per entrare in quella pubblica. Mentre, fino al 2001 gli interventi in favore di richiedenti asilo e rifugiati erano esclusivo appannaggio delle realtà del terzo settore, che gestivano l’accoglienza in totale autonomia e al di fuori di una cornice istituzionale definita e omogenea, con l’avvio del PNA si è concretizzata l’assunzione di responsabilità da parte degli Enti locali e dello Stato centrale.
Tante le figure professionali impegnate nelle attività quotidiane dei progetti: operatori di accoglienza, mediatori culturali, persone occupate in attività amministrative, operatori legali, personale ausiliario, insegnanti di italiano, coordinatori di équipe.
Durante il periodo di accoglienza si interviene perché le persone ospiti acquisiscano strumenti che possano consentire loro di agire autonomamente dopo l’uscita dai programmi di assistenza. Gli interventi si incentrano soprattutto sull’apprendimento dell’italiano (obiettivo prioritario), sulla conoscenza e sull’accesso ai servizi, sull’individuazione di reti sociali di riferimento. Il processo di autonomia socio-economica della persona prende avvio e si consolida attraverso la conoscenza del territorio e il recupero dei propri background (personali, formativi, lavorativi), associati all’acquisizione di nuove competenze. Sul fronte dell’inserimento occupazionale, nella quasi totalità dei casi, si procede a una mappatura del fabbisogno lavorativo del territorio, attivando tirocini o borse lavoro e promuovendo inserimenti lavorativi nei settori in cui è avvenuta la formazione.
Aprire un centro Sprar, che accoglie un numero limitato di minori (max 15), oltre ad essere un gesto di profonda umanità, scongiura l’apertura dei CAS  “Centri di accoglienza straordinaria”, dove vengono trasferiti tantissimi rifugiati (fino a un massimo di 150) senza distinzione di età e genere. Infatti, nei Comuni in cui è prevista l’apertura degli Sprar, il Ministero non può, per legge, disporre l’apertura di CAS, in caso di arrivi consistenti di migranti.  Tali strutture sono individuate dalle prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’ente locale nel cui territorio la struttura è situata. Ad oggi I CAS costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza e generalmente provocano una diffusa ostilità da parte delle popolazioni residenti.
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