Reportage dalla Foresta Umbra (di Giuseppe Cirelli III CAT)

 

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Il 31/05/17 abbiamo partecipato all’uscita didattica in Foresta Umbra. Siamo partiti da Rodi Garganico e, appena siamo arrivati in foresta, abbiamo iniziato a percorso che  affianca il laghetto. Grazie al nostro professore di geopedologia, Spina Salomone, abbiamo visto le varie specie di alberi e arbusti presenti nel Parco Nazionale Del Gargano. Abbiamo verificato che il faggio è una specie di albero prevalente in foresta tra gli 800 e i 1100 metri di altitudine, ma eccezionalmente presente in Foresta Umbra ( cioè a soli 300 metri) . Abbiamo visto che le varie catastrofi naturali e i vari fattori erosivi hanno modificato lo sviluppo vegetativo di alcune specie. Dopo aver terminato il percorso di 2,5 km ci siamo fermati nell’area di sosta per pranzare. È stato stupendo verificare come i diversi fattori biologici fisici e chimici hanno modificato l’habitat e l’ambiente circostante.
Durante il pranzo il prof.Spina ci ha fatto assaggiare la n’duja fatta a mano in Calabria. Successivamente abbiamo praticato diversi giochi. A fine giornata, ci siamo riposati vicino al laghetto, cercando di riconoscere le specie viventi. È stata una bella esperienza perché abbiamo toccato con mano quali sono i fattori erosivi che cambiano il territorio circostante.

Giuseppe Cirelli

 

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DANTE POP (recensione di Piero del Viscio III CAT)

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“Si è svolto nell’auditorium “Filippo Fiorentino” nell’istituto “IISS Mauro del giudice” di Rodi Garganico la presentazione del libro “Dante Pop” ideato da Annamaria Cotugno e Trifone Gargano, entrambi docenti e studiosi della letteratura italiana dantesca presso l’Università degli studi di Foggia. Venuti a Rodi i due scrittori hanno spiegato ad un pubblico molto “diciottenne” il motivo per cui la società moderna tende ad assimilarsi a quello che era il pensiero della società ai tempi di Dante, dicendo che in quell’epoca tramite la fede c’era un senso alla vita, alla morte, alla malattia, ecc…
Quando parliamo di Dante viene sempre in mente la Divina Commedia, spiegano Anna Maria e Trifone, che nelle canzoni moderne viene spesso citata.
Essa è composta da 100 canti, divisi in 33 tra Inferno, Purgatorio e Paradiso; quest’ultimo lo si riconosce nella bellissima canzone di Luca Grignani “Destinazione Paradiso”, citando proprio gli ultimi 33 canti inerenti al Paradiso di Dante; un’altra canzone analizzata da Trifone Gargano è quella di Luciano Ligabue, che si intitola “Siamo chi Siamo” (canzone stupenda a parer mio): gran parte del testo della canzone cita parti della divina commedia.
Trifone Gargano ha raccontato di quando venne chiamato a partecipare a un convegno internazionale su Dante, svoltosi in Toscana. Invitato a dire la sua, si presentò con un video di bella storia d’amore tra Dante e Beatrice secondo la fabula della “Vita Nova” con una canzone dello Zecchino d’oro molto buffa, pur sapendo che al convegno erano presenti insegnanti da università di tutto il mondo. Nel 2005 nella “Notte della Taranta” a Melpignano (LE), De Gregori apri quel concerto con un brano che usava “nel mezzo del cammino di nostra vita” con una base di una bella pizzica che fece ballare tutta la piazza. Questa canzone è stata fatta sentire a noi ragazzi dell’istituto “Mauro del Giudice” dal professore Gargano.
Auguriamo di cuore ai due autori che il libro “Dante Pop” abbia un grande successo.

Piero del Viscio

III CAT

GARUV, UN GRUPPO FB CHE RACCONTA I MITICI ANNI SETTANTA DEI LICEALI DI VICO DEL GARGANO

AMARCORD /Vico del Gargano in quegli anni diventò la sede più amata dai liceali garganici.

1970 Liceo Giinnasio Vico del Gargano ai Giardinetti per la festa degli alberi

Come ricorda Sergio Baldassarre, l’8 agosto 1968 la popolazione di Vico del Gargano e dei paesi limitrofi venne informata dal Sindaco di Vico del Gargano Antonio Mastropaolo dell’istituzione del Liceo ginnasio a Vico del Gargano. Il 1 ottobre 1968, la scuola vichese iniziò la sua attività, come sezione staccata del liceo ginnasio “Matteo Tondi” di San Severo, con l’apertura di due sezioni della quarta ginnasiale, ubicate in un’ala della scuola media. Dall’Annuario del Liceo Ginnasio Statale “M. Tondi” di S. Severo, vol. II, risulta che nell’a.s. 1968-69 gli alunni frequentanti erano 50: 29 maschi e 21 femmine.  Cinque anni dopo si diplomarono solo 23.

“Chi erano?… E gli insegnanti?” si chiede Gerardo Alifano che il 2 maggio ha creato GARUV, un gruppo FB che vuole raccontare la “Storia di un gruppo di ragazzi che guardavano lontano”, cui si sono iscritti una settantina di ex allievi del liceo vichese.

Gerardo ha postato numerose foto e immagini dei mitici anni sessanta-settanta vissuti dai giovani liceali,  lanciando a tutti gli iscritti il seguente appello: ” Raccontiamo gli anni del nostro liceo. Lungi da voler raccontare la storia delle nostre vite, almeno raccontiamo la stazione dove è cominciato il nostro viaggio. Gli spettacoli teatrali, dalle cui esperienze nacque il Garuv

(Gruppo Artistico Rinascita Umoristica Vichese) , le gite scolastiche, i veglioni, le feste e chi più ne ha più ne metta. Forza ragazzi, postiamo foto e tutto ciò che riusciamo a trovare. Facciamo passaparola!”.

Il gruppo si è improvvisamente animato, tutti hanno cominciato a postare le piccole foto in B/N ingiallite in loro possesso, riconoscendo volti di compagni di scuola e prof.,  quasi rimossi dalla memoria in questi cinquant’anni.

L’ho fatto anch’io, ricordando i quattro anni anni in cui  ho frequentato, insieme a tanti studenti provenienti dal Gargano Nord,  la scuola vichese.

Approdai dal “Lanza” di Foggia al liceo ginnasio di Vico il 1 ottobre 1970, in quinto ginnasio. Con me da Peschici si iscrissero Nicoletta Molinaro, Michel’antonio Piemontese, che avevano frequentato la quarta ginnasio a Volterra e a Milano. L’anno dopo si aggiunsero anche Nicolino Apruzzese, Giuseppe Tavaglione provenienti, se non erro, dal seminario di Manfredonia, Antonio di Mauro, Matteo Saccia e per ultima Giovanna Basanisi. I nostri insegnanti furono Michele e Domenico Afferrante, Bruno Cappuccilli, Don Nicola Martelli, la Galullo, Maria Pia Martelli, Pietro Zezza, Giuseppe d’Avolio ( che in seguito partì militare) e la moglie del prof. Nello Biscotti, per storia dell’arte. L’approccio fu decisamente positivo. Classe “garganica” ed estremamente eterogenea, oltre a Peschici e Vico, erano presenti ragazzi di Ischitella, Carpino e Rodi.

Mi colpì, il primo giorno di scuola il forte accento vichese del prof. Michele Afferrante ( italiano- latino – greco – storia e geografia) che monopolizzava, con il fratello Domenico (matematica e fisica) il monte ore sia al ginnasio che al liceo… Il prof. Cappuccilli era stato mio docente alle scuole medie di Peschici. Il mio livello di francese era buono riguardo alla lettura e alla traduzione, a livello di comunicazione orale si limitava al massimo a un “bonjour”, anche se in quarto ginnasio a Foggia mi aveva permesso di ottenere voti soddisfacenti. Un gap comunicativo che purtroppo i docenti di francese laureati in giurisprudenza non riuscirono a superare e trasmisero a una generazione come la mia, che sa leggere e scrivere in francese, ma non sa assolutamente parlare…

Il prof. Michele Afferrante dedicò tantissimo tempo al lancio della piccola scuola vichese, creando un clima familiare, e decisamente sereno. Curava, nel tempo libero dalle lezioni, le pratiche di segreteria e i rapporti con la casa madre, il liceo Tondi di San Severo.

Allora il preside era il prof. Michele Arcangelo Zuppa, che si faceva vedere puntualmente a Vico del Gargano alla consegna delle pagelle. Un vero e proprio rito. Leggeva, classe per classe, i voti di ogni alunno. Si creava un clima di attesa molto forte. Prendere brutti voti significava essere strigliati severamente dai genitori, che avevano, come noi ragazzi, un grande rispetto del corpo docente. E la pagella era davvero importantissima! Temuta e amata!
I quattro anni trascorsi al liceo di Vico furono anni sereni e ricchi di opportunità, grazie all’entusiasmo dei docenti.
Quando arrivò il prof. Giuseppe d’Avolio portò una ventata di novità. Il sessantotto e la cultura europea entrarono vorticosamente nelle aule scolastiche. Fummo mobilitati in attività di doposcuola per i ragazzini in difficoltà, organizzavamo manifestazioni studentesche sulle problematiche nazionali e internazionali. Cominciammo a credere che tutto era possibile, anche migliorare il mondo! La casa del prof. D’Avolio, con un enorme stanzone-biblioteca era zeppa di libri degli autori contemporanei. I volumi a disposizione di tutti noi, e specie nell’ultimo anno di liceo, conobbi Sartre e gli esistenzialisti, oltre a Vittorini di “Uomini e no” (che devo ancora restituirgli, visto che il libro rimase a casa mia, gelosamente custodito in un cassetto del mio comodino…). Comprai “La storia” di Elsa Morante” e volumi appena usciti sul mercato editoriale nella libreria Piemontese, che allora aveva aperto a Peschici ed era fornitissima di titoli nuovi, che la cartoleria Cusano si sognava …
Ogni tanto ci ritrovavamo tutti insieme a Vico o a Peschici, la nostra era una classe che si spostava di paese in paese, accogliendo gli inviti dei componenti i vari gruppi. Le loro case divennero le nostre. La mia amica di banco era Lucia Ciociola, che mi è rimasta sempre nel cuore per la squisita ospitalità che spesso mi offrì insieme alla madre, la signora Nunzia. Ricordo anche l’ospitalità di Flavia Vitale. Quando c’erano i viaggi d’istruzione e le visite guidate, le amiche ci ospitavano tranquillamente, visto che i pullman partivano a tarda notte per guadagnare tempo e farci trascorrere tutto il tempo nei luoghi prescelti. Ricordo una tre-giorni a Firenze, un giorno a Roccaraso. Viaggi indimenticabili, specie il primo a Firenze, che segnò, oltre allo sbocciare dei primi amori, anche la scelta della sede universitaria di parecchi di noi. Piazzale Michelangelo, Palazzo Signoria, Santa Croce, Santa Maria Novella, Gli Uffizi, Ponte vecchio ci erano rimasti nel cuore.
Altri scelsero Bologna. Altri Bari. Furono le sedi più gettonate.
Vico del Gargano in quegli anni diventò la sede più amata dai liceali garganici. A Vieste era già attivo il Liceo Scientifico, frequentato anche dagli studenti di Peschici. Le altre scuole dei dintorni vennero aperte successivamente. A Rodi aprì l’ITCG, che divenne una fucina dei geometri del territorio e dei primi ragionieri “garganici”.
La classe dirigente di oggi è nata, in parte, in queste scuole.

Teresa Maria Rauzino

QUARANTANNI E PIU’. ANNALI DEL LICEO “VIRGILIO” DI VICO DEL GARGANO

Gli Annali del liceo classico e scientifico di Vico del Gargano in questa pubblicazione, che potete leggere on line  o scaricare cliccando su questo link:

QUARANT’ANNI E PIU’ ANNALI LICEO VIRGILIO VICO DEL GARGANO

Ringrazio il preside Michele Afferrante, l’attuale D.S. Maria Carmela Taronna e l’editore Michele Lauriola per aver gentilmente concesso di pubblicare on line il volume degli Annali “QUARANT’ANNI E PIU” del Liceo “Virgilio” di Vico del Gargano. Buona Lettura a tutti!

copertina annali

 

Pietro Giannone e il primato della Scuola giuridica italiana in un volume di Mauro Del Giudice

Dopo il recente convegno del 17 marzo, Ischitella ha tenuto ancora vivo il ricordo di Pietro Giannone, il grande storico e giurista illuminista cui diede i natali nel 1676, celebrando il 341° anniversario della sua nascita con un evento che si è tenuto il 7 maggio 2017 nella Sala Convegni dell’ex Cinema. Sono intervenuti, in rappresentanza della Società di Storia Patria della Puglia sez. Gargano, Mario Giuseppe d’Errico e Teresa Rauzino. L’organizzatore della serata Giuseppe Laganella ha analizzato alcuni stralci di una pubblicazione settecentesca su Pietro Giannone. Don Francesco Agricola ha sollecitato il dibattito, invitando il pubblico presente in sala a proporre delle iniziative da intraprendere per ricordare e rivalutare la figura e le opere di Giannone. Pubblichiamo l’intervento di  Teresa Rauzino che ha recensito un volume di  Mauro del Giudice su Giannone considerato, dal grande magistrato rodiano, il più importante fondatore della Scuola storica italiana del diritto.

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Nel 1918, il grande magistrato rodiano Mauro Del Giudice pubblicò con la casa editrice Colitti un libro dal titolo “La Scuola Storica Italiana del Diritto e i suoi fondatori”, che fu accolto favorevolmente da autorevoli quotidiani e riviste. L’autore traccia un quadro storico delle condizioni politiche e sociali del Mezzogiorno d’Italia fra Seicento e Settecento. Il clero numeroso, ricchissimo, carico di privilegi e immunità, di pingui feudi e dì rendite intangibili, aveva esteso la sua potenza e la sua autorità nella Corte, nelle magistrature, nei consigli pubblici e persino all’interno delle famiglie; i diritti del potere laico o civile erano stremati; le regalie usurpate dalla Chiesa crescevano a dismisura. Una sequenza nefasta che trovò negli illuministi napoletani dei polemisti radicali e irriducibili.

Nella prefazione, il noto giurista Donato Faggella evidenzia come le argomentazioni di Mauro Del Giudice siano tutta una rivendicazione dell’ingegno italiano in campo storico- giuridico: «Il lettore vi troverà tracciato un quadro completo della scuola meridionale dei giureconsulti-filosofi e dei giureconsulti-politici, che trasse le sue origini luminose dal Vico, dal Gravina, dal Giannone. Congiungendo gli ardimenti del pensiero al metodo scientifico, questa scuola sorse e prosperò in tempi assai difficili, ma mantenne sempre vivi nel Mezzogiorno d’Italia gli ideali di libertà e di giustizia. Fu merito di questa scuola, che ha ora nell’Autore il suo ultimo e lontano rappresentante, l’avere non solo migliorato il metodo degli studi, ma elevato la concezione stessa del diritto».

Del Giudice rivendica per questi tre intellettuali il ruolo di precursori: nessuno potrà oggi negare l’impulso dato allo sviluppo della storiografia, della filosofia del diritto e delle scienze politiche. Purtroppo i loro scritti, ad eccezione di quelli di Giambattista Vico, sono quasi negletti «essendo brutto e antico costume degli Italiani sottovalutare le glorie della patria per correre dietro alle novità forestiere, anche quando non meritano di essere accolte e seguite ». E ancora: i giureconsulti testimoniano, con le tristi vicende della loro vita, una dolorosa verità: «Ove nella storia apparisce un genio, si eleva accanto a lui immantinenti un Golgota. Ma il genio – e qui Del Giudice cita Chateaubriand – è un Cristo: sconosciuto, perseguitato, battuto con le verghe, coronato di spine, posto in croce dagli uomini e per gli uomini, muore lasciando in eredità ad essi la luce, e risuscita adorato».

Il magistrato si sofferma sulle origini di Pietro Giannone, descrivendo nei particolari Ischitella «piccola terra del Monte Gargano in Capitanata poco lungi dalle coste dell’Adriatico rimpetto alle isole di Tremiti e specchiantesi nelle azzurre acque del bel lago di Varano, che dal Montedelio si estende fin quasi ai piedi della deliziosa collina, su cui a guisa di castello medioevale si erge il paese, tutto contornato di vigneti, uliveti e aranceti».

Del Giudice ci restituisce particolari inediti della biografia di Giannone, soffermandosi su un percorso di vita simile a quello di tanti studenti d’ingegno, privi di cospicui mezzi finanziari, che dai vari paesi del Sud confluivano a Napoli, capitale del Regno. Qui si impegnavano con notevoli sacrifici nelle materie giuridiche e, dopo aver conseguito la laurea, nell’affermazione professionale: «Giannone restò sul Gargano fino all’età di 18 anni. Suo padre Scipione nel marzo 1694 lo mandò a Napoli a completare gli studi. Studiò legge sotto la disciplina del celebre giureconsulto D. Domenico Aulisio, il quale, scorto l’ingegno vivace del giovanotto, prese a ben volergli e gli inculcò lo studio della storia romana. Postosi con ardore a studiare, il Giannone non avendo mezzi per comperarsi i cinque libri de Feudis del Cujacio, si pose a copiarli e durò in questa improba fatica mesi e mesi. E nel mentre attendeva allo studio della giuresprudenza positiva, dava assidua opera ad approfondirsi negli studj filosofici, e così divorò i libri del Cartesio, del Gassendi e di altri filosofi in quel tempo in voga. Nel 1701, essendosi addottorato in utroque jure, intraprese il duro tirocinio dell’avvocheria civile, nelle strettezze in cui gli scarsi guadagni della professione lo costringevano a vivere».

La vita e l’opera di Giannone furono una continua battaglia contro gli abusi e le invadenze della Chiesa sul potere dello Stato. Del Giudice sottolinea come, per le idee espresse nella Storia civile del regno di Napoli, Giannone fu arrestato, imprigionato e finì la sua vita travagliata nella cittadella di Torino: «Agli occhi del Papato, Giannone aveva commesso un delitto inespiabile: aveva cioè, con franca parola e senza veli, narrata la storia lunga e dolorosa degli abusi del clero nel Napoletano, e ciò facendo, aveva gravemente offeso e danneggiato gli interessi materiali degli eredi del santuario, interessi materiali e mondani che si è poi cercato ad arte confondere con gli interessi spirituali della Chiesa. Come Arnaldo, come Dante, come Savonarola, come Sarpi, Giannone amava la religione dei suoi avi; ed è per questo appunto che, contemplandone il decadimento ai tempi suoi, vagheggiava il ritorno della Chiesa alla semplicità e alla santa purezza di costumi dei primi secoli, quando i sacerdoti erano per i fedeli specchio di moralità e di carità e, per usare la frase di S. Clemente d’Alessandria, bevevano nei calici di legno, perché i loro cuori erano d’oro».

Perché – si chiede Del Giudice, parafrasando Luigi Settembrini – il Re di Sardegna fece arrestare il Giannone? Non si dice, ma si intuisce. I Gesuiti, sempre potenti in quella Corte, dovettero far intendere al Re che Giannone a Ginevra avrebbe prodotto gran danno alla Chiesa pubblicando altre opere scandalose; e che per impedirlo bisognava arre starlo. Il Re diede l’ordine: i Gesuiti trovarono l’uomo e il modo. «Per dodici lunghi anni – osserva Del Giudice – l’infelice languì in carcere. Invano replicatamente supplicò per riavere la libertà, non avendo offeso in alcuna guisa le leggi punitive, né avendo mai fatto male a chicchessia: le sue supplicazioni rimasero inascoltate». Fu durante questa lunga prigionia che egli scrisse le Memorie autobiografiche, Delle dottrine morali, teologiche e sociali dei Padri della Chiesa, I Discorsi su Tito Livio e La Chiesa durante il Pontificato di Gregorio il Grande.

La figura di Giannone, attraverso le sue opere e la sua biografia, è così posta in piena luce: è questo uno dei pregi notevoli del libro di Mauro Del Giudice, che dimostra come lo storico di Ischitella fu il primo a concepire e a trattare la storia come scienza sociale, storia della civiltà. Nella Storia civile del Regno di Napoli, la narrazione degli avvenimenti esteriori serve di base e si congiunge allo studio della politica, dell’economia e soprattutto della legislazione.

Secondo Del Giudice è priva di fondamento l’accusa di plagio, che pregiudizialmente critici illustri rivolsero a Giannone, ignorando la summa della sua storiografia:

« Come confutazione al decreto che poneva all’Indice la sua Storia Civile, (Giannone) compose la famosa Apologia, che venne alla luce tra il 1725 e il 1726. In questo scritto, confutando tutti gli addebiti che gli venivano mossi, dà prova di quanta copiosa erudizione e dottrina sia fornito in materia di Diritto Canonico, di Storia della Chiesa, di Diritto Pubblico e anche di teologia morale e dommatica. Coloro, che ancora oggi accusano Giannone di plagio, dovrebbero leggere e meditare quest’opera pregevolissima per conoscere chi è l’uomo, al quale si fa rimprovero di avere nella propria Storia trascritti dei brani narrativi di storici oscuri, quali il Summonte, il Parvino, il Nani».

Dal Vico e dal Giannone derivò una schiera di illustri pensatori e scrittori nel campo della scienza giuridica, nell’economia e nella storia. Questi intellettuali prepararono lo spirito di riforma che ispirò l’opera politica del ministro Bernardo Tanucci nelle province del Regno di Napoli, inaugurando in Italia una rivoluzione intellettuale che sorse indipendentemente dalle masse popolari.

Il volume di Mauro Del Giudice – secondo il giurista Donato Faggella – si chiude con un monito agli studiosi italiani, che è anche un augurio: «Invece di andar raccattando formule e distinzioni dalle opere dei giuristi stranieri, per offrir l’apparenza d’una profondità d’idee, o di seguirne servilmente i metodi, occorre ritornare allo studio dei nostri grandi pensatori e riprendere un posto degno nella cultura e nella scienza! ».

Teresa Rauzino

su L’ATTACCO del 10 maggio 2017

Relazione tenuta al Convegno di Ischitella del 7 maggio 2017, per ricordare il 341° anniversario della nascita di Pietro Giannone

A Ischitella domenica 7 maggio un convegno su Pietro Giannone

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Dopo il recente convegno del 17 marzo,  Ischitella terrà ancora vivo il ricordo di  Pietro Giannone, il grande storico e giurista illuminista cui diede i natali nel 1676, celebrando il 341° anniversario della sua nascita con un evento che si terrà domenica  7 maggio  dalle ore 19.00 alle ore 21.00 nei locali dell’ex Cinema Giannone

Previste le relazioni di  Giuseppe Laganella, giornalista e scrittore, che analizzerà una pubblicazione inedita su Pietro Giannone; di Mario Giuseppe d’Errico, socio di storia patria della Puglia sezione Gargano, che parlerà degli anni trascorsi  da Pietro Giannone a Ischitella; del sacerdote Francesco Agricola che proporrà delle iniziative da intraprendere per ricordare e rivalutare Pietro Giannone.

Interverranno nel corso della serata  Giuseppe Vivola,  Commissario Prefettizio del comune di Ischitella e Rocco Ruo, presidente facente funzioni del Parco Nazionale del Gargano.

Siete tutti invitati!

CONFINDUSTRIA SI PRESENTA AGLI STUDENTI DELL’IISS “MAURO DEL GIUDICE” (reportage studenti III CAT)

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Venerdì 28 Aprile 2017 le classi terze e quarte, frequentanti i corsi di alternanza scuola-lavoro dell’ITCG “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico e dell’I.P.S.I.A. di Ischitella, hanno partecipato all’evento organizzato dalla Confindustria di Foggia, che ci ha dato l’opportunità di confrontarci sul tema “Impresa” con quattro giovani imprenditori e una dottoressa dell’Università di Foggia.

Gli imprenditori hanno deciso di interpretare l’argomento ai ragazzi nella maniera più semplice e suggestiva che esista, cioè raccontando le proprie storie, questo è un modo molto creativo per catturare l’attenzione di un pubblico “giovane”.

Raccontandoci le loro esperienze, hanno cercato di farci capire che nella vita non tutto proviene dallo studio universitario e che si può trovare una posizione, ma soprattutto un lavoro, facendo ciò che ci piace. Perché se facciamo un lavoro che ci piace, lo svolgeremo con passione.

A ribadire fortemente questo concetto è stato il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Foggia, Nicola Altobelli, classe 1979, direttore commerciale di Eceplast, azienda innovativa nella produzione di imballaggi industriali operante a Troia, ma fortemente internazionalizzata.

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Un altro intervento che ci ha colpito molto è stato quello del mastro fornaio Pascal Barbato, amministratore unico della Fulgaro Panificatori 1890, che ha saputo resistere alla tentazione del suicidio nonostante avesse €700000 di debiti. Ciò che ci ha colpito è stata la semplicità con cui ci ha raccontato la propria esperienza. Adesso lui è un mastro fornaio importante, cioè è a capo di un forno che gestisce, con successo, con altri fornai.

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Un altro intervento che ci è piaciuto molto è stato quello del giovanissimo imprenditore di san Severo che si è cimentato nel campo dei vini e che è riuscito, dopo aver perso del tempo all’università, a creare un’azienda vinicola, nonostante suo padre avesse già una solida azienda di trasporti.

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Ciò che in particolare ci hanno spiegato questi imprenditori è che il mondo del lavoro corre rispetto alle nostre aspettative e che noi giovani dobbiamo essere competitivi, cercando di farci valere per la nostra intelligenza.

Si è parlato di nazioni come la Cina che sfornano tantissimi ingegneri ogni anno e quindi non tutti potranno avere un posto assicurato, ma solo i più vogliosi e coloro che hanno le idee ben chiare e già immaginano quello di voler fare, già proiettati sul mondo del lavoro. Quindi ognuno di noi deve concentrarsi al meglio su quello che gli piace e sfruttare tutta la propria intelligenza per raggiungere degli obiettivi concreti. Per poterci far valere bisogna studiare molto, oltre le proprie potenzialità per poter essere posti al gradino più alto nel settore di ingegneria e di qualsiasi altro settore.

Bisogna sviluppare nel migliore dei modi ciò che ci piace e praticarlo, avendo un guadagno che ci permetta di vivere. Inoltre bisogna ricordare che non dobbiamo mai avere dei limiti, ma cercare di migliorare. aggiornandoci anno per anno, così da sviluppare il nostro intelletto e la nostra intelligenza che ci permetterà di immetterci nel mondo del lavoro, cercando di dare il meglio di noi stessi. Infine hanno sottolineato che noi giovani siamo ricchi di opportunità che possono rendere il nostro futuro migliore senza chiedere l’aiuto di nessuno”.

“La maggior parte di quello che state studiando vi servirà a ben poco nella vita” la provocazione lanciata da Altobelli, che ovviamente ha spiegato le motivazioni e il perché di questa frase, ribadendo che comunque studiare resta una cosa importante, però i giovani devono abituarsi ad un mondo che cambia in continuazione. L’Italia sta vivendo una periodo di crisi economica, la percentuale dei laureati in Italia è meno del 7%, ed è stato dunque necessario riparare i danni, e il punto di forza della nostra nazione sono i giovani italiani, quindi è giusto che si cominci da subito a far capire che il lavoro è un diritto, questo è il messaggio che gli imprenditori della Confindustria di Foggia, focalizzando quindi , che il futuro è dei giovani e che il nostro territorio ha bisogno di noi… “Noi siamo il futuro, Non il passato”.

Il discorso che ci è piaciuto è stato quello dell’imprenditore che ha parlato di “consapevolezza” , una parola che ci ha fatto capire che ognuno di noi non deve intraprendere un percorso perché ci è stato consigliato o imposto, ma deve essere consapevole delle sue scelte e di quello a cui sta andando incontro. Ha parlato anche di continuità, in quanto non bisogna studiare solo la lezione scolastica che ci viene assegnata se si vuole diventare qualcuno, ma studiare costantemente senza imporsi dei limiti.

Tutte le parole che più ci hanno rappresentato e che ci serviranno sono infine state scritte su una lavagna con degli “hashtag”, ovvero dei riferimenti. La parola deriva dall’inglese hash (cancelletto) e tag (etichetta), la sua popolarità è legata all’introduzione su Twitter come caratteristica per contrassegnare parole chiave, che richiamano così l’attenzione degli utenti su temi particolari.

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Cos’è il successo? Cosa significa avere successo? domanda fatta ai ragazzi, ove alcuni hanno dato la scontata risposta “fare i soldi” oppure “la bella vita”.

Pascal Barbato dice di no, è sbagliata questa mentalità del fare successo, in fondo il successo non è nient’altro che quello che noi vorremmo che succeda, il successo è la realizzazione di un sogno.

Sognare, immaginare, questo può trasformarsi in CREARE, perché qualsiasi oggetto abbiamo tra le mani, ad esempio uno smartphone, è stato creato due volte, la prima volta nell’immaginazione di qualcuno.

Nella vita per raggiungere il successo bisogna sognare, e credere nei propri sogni: come ha detto un imprenditore “sognare è gratuito ed infinito”.

Speriamo che questo incontro si ripeta con altre persone che hanno avuto delle esperienze simili e che possano darci utili informazioni su come muoverci nel mondo del lavoro, cercando così di migliorare il nostro territorio.

Non vogliamo più essere ragazzi che scappano dal Sud per cercare lavoro al Nord o addirittura in altri paesi esteri. Basta con la fuga dei cervelli!

 Reportage di Giuseppe Cirelli, Piero del Viscio, Antonio Fabbiano, Aldo Pupillo, studenti della Classe III C CAT dell’IISS “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico