L’ultimo viaggio tra i castelli medievali pugliesi con Raffaele Licinio

Oggi ci ha lasciato il prof. Raffaele Licinio, un medievista di livello internazionale, che con ironia e leggerezza ha reso accattivanti temi solitamente ostici, regalandoci bellissime pagine di storia. Non dimenticherò mai la sua lotta contro i pregiudizi e gli stereotipi che sul Medioevo e nel mondo contemporaneo regnano sovrani. Non scorderò mai i suoi frequenti interventi (purtroppo inascoltati) per salvare e per riportare alla fruizione collettiva l’abbazia di Kalena, in agro di Peschici. 

 Licinio è stato professore ordinario di Storia medievale e direttore del Centro di Studi Normanno-Svevi presso l’Università di Bari, concentrando i suoi interessi di ricerca sul Mezzogiorno medievale principalmente su due filoni tematici, sino a qualche anno in ombra o insufficientemente dibattuti dalla storiografia medievistica: la storia agraria regionale, esaminata nel contesto della storia agraria meridionale e mediterranea, e la storia delle strutture di fortificazione, all’interno del “sistema castellare” del Sud Italia. 

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Nel 2010, ebbi il grande onore di presentare, a San Nicandro Garganico e a Lucera,  il bellissimo volume di Raffaele Licinio “Castelli medievali”, una vera pietra miliare della storia del Mezzogiorno medievale,  ripubblicato in edizione aggiornata da “Caratteri Mobili”. Una storia dei “Castelli medievali” pugliesi e lucani, raccontata al di là degli stereotipi e delle leggende imperanti… Ve la ripropongo.

Dietro ogni castello medievale – esordisce Raffaele Licinio nella prefazione a “Castelli medievali”-  c’è anche l’immagine dei castelli. tante immagini di castelli, prodotte in secoli estranei al Medioevo e frutto di sintesi culturali diverse. Castelli gotici, castelli romantici, o pieni di misteri, avventure e trabocchetti. Immagini sconfinate oggi, nell’immaginario collettivo, nella dimensione fuorviante del fantastico, dello stereotipo o peggio  dell’esoterismo. Il trionfo mediatico  di una serie di film e di trasmissioni televisive (“Voyager” e “Misteri”), con i loro paradossali castelli simil-piramidali, contenitori di improbabili Graal e di stupefacenti messaggi provenienti dai  Templari o  dallo spazio,  rende indispensabile il recupero, nella cultura diffusa, della dimensione storica autentica dei castelli. Ecco il senso della riedizione di questo libro di Licinio: far capire come il castello meridionale, fulcro di un vero e proprio “sistema castellare”, sia divenuto metafora del potere. Cifra di un “sistema di governo” efficace e duraturo. Nel Mezzogiorno bassomedievale, la realizzazione del sistema castellare è attribuita a Federico II, ma secondo Licinio, questa tesi, se non errata, è parziale: furono i Normanni, e soprattutto  Ruggero II, fondatore del loro regno, a dare centralità ad un fenomeno già in atto, valorizzandolo e ponendolo al servizio della monarchia.

L’accordo di Melfi della fine del 1042 ne segna l’avvio: 12 signori normanni si assegnano città pugliesi e lucane, conquistate o da conquistare, in ogni caso da riattrezzare militarmente.  In Puglia furono ristrutturati 7 castelli e 29 furono edificati  ex novo.

Verso la metà del secolo XII , un musulmano di nome Edrisi, geografo alla corte di Ruggero II, sottolineò l’interdipendenza tra sicurezza e sviluppo economico.

Gli effetti che il processo di incastellamento di età normanna produsse nel territorio non furono quindi soltanto di ordine militare. La difesa fu solo uno degli elementi che motivò l’incastellamento, un “sistema” complesso di relazioni sociali, istituzionali, politiche e urbanistiche.

Attrezzare militarmente un territorio significava aumentarne le potenzialità agrarie e insediative.

Questa logica ispirò anche l’incastellamento svevo. Vincolato ma anche esaltato da un apparato burocratico capillare ed efficiente, il “sistema castellare” federiciano fu elemento fondante di un programma più complesso, decisivo per il  governo del territorio. Non una rottura, ma un salto di qualità, rispetto al passato. Come Ruggero II, anche Federico capì che, nel regno, la possibilità di governare e custodire la pace passava per il rigido controllo di ogni forza centrifuga, in primo luogo di quelle baronali. Castel del Monte fu magnifico esempio di «pietrificazione dell’ideologia del potere», di «manifesto della regalità», di identificazione immediata del potere svevo.

Il numero dei castelli federiciani fu rilevato, per gli anni 1241-1246, dallo “Statutum de reparatione castrorum”, un’inchiesta  sulle località tenute ad assicurare il restauro e l’ordinaria manutenzione dei castelli regi.  Lo Statuto non riporta i castelli feudali, le fortificazioni e le cinte murarie delle città e delle comunità ecclesiastiche, le torri urbane e rurali. Sui circa 250 edifici censiti 111 riguardano la Puglia e la Basilicata, suddivisi in 69 castra e 42 domus. In pratica quasi la metà delle strutture castellari del regno. E’ stato calcolato che dal 1220 sino alla morte di Manfredi (1266), siano stati ampliati o mantenuti in efficienza 34 castelli preesistenti, e altrettanti siano stati edificati ex novo. Cifre da ridimensionare, soprattutto quelle relative ai castelli di nuova costruzione. In realtà Federico  II ne fece innalzare ex novo solo a Foggia, Lucera, Trani, Castel del Monte, Gravina, forse ad Apricena e Brindisi.

Provvedere alle necessità di tutte le fortezze demaniali del regno comportava onerosi impegni finanziari non indifferenti anche per Federico II . Ecco allora gli appunti mossi al sovrano, tra il 1223 e il 1225, durante la costruzione del palazzo imperiale di Foggia, dall’anziano e saggio giustiziere di Capitanata Tommaso di Gaeta, per l’elevato numero di fortezze, mura, torri, opere di difesa, costruite su monti e colline senza badare a spese, con il risultato di appesantire i carichi fiscali sulle popolazioni. «Non è indispensabile – scrive Tommaso a Federico – costruire fortezze così in alto, fortificare i ripidi colli, sbarrare con mura i pendii dei monti e circondarle di torri: anche senza una così elevata quantità di fortezze si può ben governare. Esiste una sola fortezza veramente inespugnabile, ed è l’amore dei sudditi, pronti a precipitarsi a migliaia contro le lance avversarie».

Nella Puglia angioina furono costruiti ex novo 19 castelli (tra cui Peschici), 63 vennero ristrutturati o riparati,  6 disattivati. Carlo I d’Angiò e, in parte, suo figlio Carlo II, conservarono l’impianto normativo del sistema castellare normanno-svevo. Ne adeguarono le strutture e ne ampliarono  le funzioni, secondo le necessità del momento. Un limite angioino fu lo smembramento di parte del demanio, in passato gelosamente difeso dagli Svevi, a favore dei baroni di origine francese che li avevano sostenuti nella conquista del Sud Italia.

Alla fine del secolo XIII, il motto “Nessuna città senza castello regio!” appare rovesciato. Il decastellamento, lo smembramento di ciò che un tempo fu dimostrazione di potere del sovrano, diventa esigenza vitale di sempre più agguerrite forze periferiche (dal popolo cittadino al barone). Una fonte abruzzese, la “Cronaca aquilana rimata” di Buccio di Ranallo ci mostra come, alla fine del 1293, guidati da un capopopolo, Niccolò dall’Isola, gli Aquilani si ribellano a Carlo II, ne sconfiggono e ne espellono le truppe, ne abbattono i castelli. È il popolo cittadino che scende in campo contro il potere centrale: una forza organizzata, coesa, consapevole di sé, che si riunisce in un “parlamento”, verifica i propri interessi in “un granne radunamento”, individua obiettivi comuni, trovando il coraggio (le “coragera”), per lanciare un assalto coordinato e in massa ai simboli primi e più evidenti del potere regio: le strutture castellari, quelle “rocche de intorno” che rappresentano un «grande impedimento». E che è necessario “derrupare”, abbattere definitivamente, se si vuole conquistare e conservare l’autonomia.

Il tempo scandirà nuove egemonie…

Teresa Maria Rauzino

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“Salvaguardia del territorio: Tutela o vincolo?”. Oggi un importante convegno a Rodi Garganico

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A Rodi Garganico oggi 23 novembre (dalle ore 9.00 alle 14.00) nell’Auditorium “Filippo Fiorentino” presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Mauro del Giudice” (Via Altomare 10) si terrà la terza edizione del Convegno “Salvaguardia del territorio: Tutela o vincolo?”, organizzato dall’Ordine dei Geologi della Puglia, in collaborazione con gli Ordini degli Avvocati, degli Ingegneri, degli Architetti, dei Geometri  e dei Periti agrari (laureati e non)  pugliesi,  con il patrocinio del Comune di Rodi Garganico.

“Il Gargano è un territorio che evidenzia un’estrema vulnerabilità, non soltanto dal punto di vista idrogeologico – ha spiegato la geologa Giovanna Amedei (consigliera dell’ Ordine Geologi pugliese e coordinatrice dell’evento) – Il Convegno vedrà la qualificata presenza di vari ordini professionali, la cui sinergia “tecnica” è fondamentale per programmare efficaci interventi di salvaguardia e di prevenzione delle criticità”.

Previsti, dalle ore 9.00 alle ore 10.00, i saluti degli Ordini professionali rappresentati  da Gaetano Centra (presidente Ordine degli Architetti della provincia di Foggia), Maria Rosaria Gabriella De Santis (presidente Ordine Ingegneri della provincia di Foggia),  Giuseppe D’Angelo (presidente Ordine Architetti BAT),  Domenico Afferrante (presidente Associazione Avvocati garganici),  Salvatore Valletta (presidente Ordine Geologi della Puglia), Romolo Mollica (presidente Collegio Periti Agrari e Periti Agrari laureati di Foggia),  Nicola di Bitonto (presidente Collegio Geometri e Geometri laureati di Lucera), seguiranno quelli istituzionali di Francesco Miglio (presidente Provincia di Foggia), Leonardo Di Gioia (assessore agricoltura Regione Puglia) e  di  Giannicola De Leonardis (consigliere  regionale).

In scaletta, dalle ore 10,30 alle ore 14.00, gli interventi di Marcello Antonio Amoroso (coordinatore regionale FARE AMBIENTE) sul “ruolo delle Associazioni ambientalistiche nella tutela e salvaguardia del Territorio”; di Eligio Giovan Battista Terrenzio (presidente Consorzio Bonifica Gargano) sulle “problematiche nella gestione, tutela e valorizzazione degli ecosistemi territoriali”; di Francesco  Giovanni Merafina (responsabile P.O. Assessorato Urbanistica e Paesaggio della Regione Puglia) che  farà un “report” dal significativo titolo: “I vincoli non fermano l’abusivismo” sullo stato attuale delle opere abusive a livello regionale e sulle responsabilità tecniche dei progettisti e dei Comuni.

Seguiranno le relazioni dell’avv. Oreste Di Giuseppe  sugli aspetti e sulle conseguenze legali degli eco-reati; di Barbara Valenzano (direttrice del Dipartimento mobilità, qualità Urbana, opere Pubbliche, ecologia e paesaggio della Regione Puglia) che si soffermerà sulle caratteristiche tecniche delle progettazioni, al fine del conseguimento dei pareri e dei finanziamenti regionali, focalizzando a che punto siamo nel territorio regionale. Chiuderà il Convegno Alfonso Pisicchio (Assessore all’Urbanistica della Regione Puglia) che evidenzierà il ruolo della Regione nella definizione dei vincoli territoriali e nel rapporto tecnico con i Comuni, dalla modulistica unificata alla Rigenerazione urbana.

Sponsor ufficiale dell’evento sarà, come negli anni precedenti, la Fassa Bortolo.

Il Convegno è valido ai fini dei crediti formativi per gli Ordini Professionali.

 

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  DAY TRINH DINH: Kàlena dovrebbe essere la nostra squadra da tifare

 

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L’abbazia di Kàlena in alcuni scatti del pittore Day Thrin Din

 LETTERA APERTA AI MIEI AMICI PESCHICIANI
Veniamo da tanti anni tra di voi, abbiamo visto crescere tanti ragazzi che oggi hanno famiglia e figli. Malgrado tutto ogni volta che arrivo a Monte Pucci cerco sempre con emozione e gioia l’apparire di Peschici .
Ci sentiamo a casa nostra e questo lo dobbiamo soprattutto a voi, alla vostra naturale ospitalità. Amo questo paese, amo la sua natura, amo la sua gente. Capisco le sue qualità e i suoi difetti.
Come in tante città meridionali italiane Peschici si è sviluppata non come si poteva sperare, si è sviluppata come lo permetteva l’economia e la politica in questi ultimi decenni. Mancanza d’unione, mancanza di un sogno comune, il vivere e lasciare vivere, si può capire e comprendere che era forse difficile fare altrimenti. Oggi i muli e ciucci sono scomparsi. Tanti ragazzi sono andati nelle università di tutta Italia.
Si potrebbe, penso, sperare una maggiore forza comune per promuove il futuro di questo bellissimo paese. Sarà possibile unirsi e sognare insieme ?
Una cosa non riesco a spiegarmi completamente. È perché il più antico edificio di Peschici, l’Abbazia di Kàlena, se ne va piano piano a pezzi. Eppure rappresenta le vostre radici , la vostra storia, è come il patriarca della grande famiglia peschiciana.
Credo che bisognerebbe mettere in priorità l’assoluto necessita di fermarne il degrado, cercando di dimenticare con saggezza i contrasti ed gli errori del recente passato.
Il turismo non è solo di mare, esiste anche un turismo culturale, Kàlena salvata e ristrutturata darà al paese una completezza, una evidente storia.
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Non posso immaginare che potete desiderare di vederla completamente a terra. Il FAI, fondo ambiente italiano, organizza ogni due anni il censimento dei Luoghi del cuore, al fine di destinare dei fondi alla salvezza di monumenti storici. Li hanno già ottenuti in tanti in Italia durante gli anni passati. L’abbazia di Peschici è stata da un po’ di settimane di nuovo inserita nei luoghi di cuore da finanziare per un suo restauro. In questo stesso momento, i voti in suo favore sono solo 246… che dire …vi sembra normale ?
Peschici ha una popolazione di più di 4 000 abitanti, 246 voti sono ben poco e siamo in 29ma posizione dietro a tanti altri siti pugliesi. Hanno ottenute buonissime posizione diversi siti del Salento. I cugini concorrenti non hanno certi voti di raccomandazione.
Cosa pensare ?
Il Gargano non desidera salvare Kàlena ?
Per quale ragione?
Se votassero tutti quelli che hanno un computer a Peschici dovremmo essere nei primi 20 ed accedere a sostanziosi contributi .
Kàlena dovrebbe essere la nostra squadra da tifare. Invece passano gli anni e non cambia un granchè.
Amici di Peschici, ci vuole forse un clic d’orgoglio, fatelo per la vostra Kàlena. Non può morire di stenti così.
Votate e fate vedere al resto della Puglia la vostra unità, il vostro carattere, la vostra forza. Per votare:  Andate su questo sito http://iluoghidelcuore.it/luoghi/4248 , dovete registrarvi oppure entrare direttamente con il login di facebook. E poi potete votare per Kàlena.
Day Gilles Trinh Dinh
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Caso Kàlena. Monsignor D’Ambrosio scrive al Ministro dei beni culturali Franceschini

Prot. 23P/16

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Avv. Dr.  DARIO  FRANCESCHINI

Ministro dei beni e attività culturali e turismo

Via del Collegio Romano  27

00186   ROMA

 Lecce 12 gennaio 2016

                   Signor Ministro,

da tempo sto rimandando questa  lettera che indirizzo a lei quale Ministro dei Beni  e delle Attività Culturali e del Turismo e dunque all’Autorità competente nella questione che lei già conosce e che ora vengo ad esporre.

Devo confessarle che ciò che mi ha spinto a mettere mano a questo scritto è l’evidenza del suo impegno, della sua passione, della sua tenacia e della sua competenza nella difesa e tutela del nostro patrimonio artistico, non ultimo i bei risultati raggiunti a Pompei.

Come legge sono l’Arcivescovo della capitale del ricamo della pietra, come amo definire la mia Lecce. Ma per ora non  vengo a parlarle o a presentarle i molti problemi che mi travagliano come vescovo di questa città per tutelare le sue stupende e inimitabili Chiese e monumenti sacri, espressioni raffinate del ‘barocco leccese’.

Sarei contento e onorato di una sua visita in questa nostra città perché ne ammiri la sua bellezza e ci dia una mano nel tentare di mettere mano al degrado di molte sue Chiese.

Ma ciò che mi spinge a chiedere il suo autorevole intervento   è una ‘questione di cuore’. La mia terra natale è il Gargano, in particolare la cittadina  che pochi giorni fa dal Touring Club è stata annoverata fra i primi dieci borghi marinari d’Italia più belli: Peschici. Il Dio Creatore non è stato avaro nel distribuire i tratti della sua bellezza nelle opere create.

Accanto alle meravigliose bellezze naturali: spiagge, coste, insenature, grotte marine, pinete – devastate qualche anno fa da un terribile, rovinoso incendio -, c’è una perla artistica del X-XII secolo: l’Abbazia di Santa Maria di Calena che ha mosso i suoi primi passi nel IX-X secolo con la presenza di una comunità monastica benedettina.

Una lunga storia. I monaci benedettini per secoli sono stati maestri di fede, di arte, di cultura, di lavoro (vigneti, oliveti, pesca,….)

Una storia che conosce il suo arresto verso la fine del XVIII secolo quando passa al Demanio  l’Abbazia con tutte le sue pertinenze: due chiese, fattorie, scriptorium in forte degrado.

A questo periodo si parla di un’asta che assegna alla famiglia Martucci di Peschici l’intero complesso abbaziale trasformandolo in una azienda agricola.

Il grande storico dell’arte E. Bertaux ha analizzato  nelle sue pubblicazioni le due Chiese presenti nel complesso abbaziale che presentano rare e interessanti tipologie di architettura pugliese con evidenti influssi borgognoni. Delle due Chiese sono in piedi solo i muri perimetrali  con alcune monofore e vari elementi decorativi. Scomparsi quasi del tutto gli affreschi che erano nella Chiesa più antica trasformata in officina meccanica e rifugio per mezzi agricoli.

Circa due anni fa è crollata l’ultima parte del tetto che era rimasto in piedi dopo il crollo avvenuto negli anni ’40 dello scorso secolo, non per una incursione aerea come sostengono alcuni , ma per il suo totale degrado e abbandono.

Sarebbe troppo lungo continuare nella presentazione della situazione attuale, frutto di abbandono, incuria da parte dei proprietari e di mancata tutela da parte dell’autorità preposta: lo Sovrintendenza di Bari.

Sono intervenuto varie volte presso la  suddetta Sovrintendenza negli anni 2003-2009 quando ero arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e quindi interessato e deputato alla conservazione e al rispetto dei luoghi sacri.

I risultati:  quali? Ormai c’è l’Abbazia che assiste da sola e con la sofferenza di pochi,  alla sua ’agonia di pietre’ che rotolano nell’indifferenza e ignavia  delle proprietà, nel quasi silenzio assordante dell’autorità tutoria, leggi Sovrintendenza e nel pilatesco gesto di lavarsene le mani da parte delle altre autorità istituzionali.

Ormai siamo in pochi a non tacere. In primis il Centro Studi Martella di Peschici e il suo presidente nella persona della prof. Teresa Rauzino   – la stessa in data 16 settembre u.s le ha inviato una richiesta  sul caso in questione – alla quale va la mia più sentita gratitudine, perché continua nel suo esercizio di Cassandra: grida, denunzia, promuove compagne di sensibilizzazione, ma nessuno di quelli che dovrebbero ascoltare interviene presso  la proprietà perché tuteli e difenda un patrimonio di arte, di fede e di storia che ci è stato consegnato dalle generazioni che ci hanno preceduto nel corso di mille anni.

Signor Ministro, prenda a cuore questa situazione: siamo al Sud. Ma possibile che nel nostro Sud  dobbiamo continuare ad assistere alla latitanza di chi dovrebbe farsi presente secondo norme e leggi che regolano la tutela e difesa del patrimonio artistico, del nostro Paese?

Non vorrei rubare molto del suo impegno per la tutela del nostro patrimonio che con generosità intelligente sta portando avanti. Lei conosce bene la parabola di Lazzaro e del ricco Epulone: poveraccio! Doveva lottare con i cani per sfamarsi con qualche briciola! Lo stiamo facendo da anni. A noi di questo profondo Sud ne avanzano proprio poche di queste briciole, per latitanze, distrazioni, assenze…

Forse oso troppo: ma le andrebbe di fare una visita a questa secolare Abbazia abbandonata, dimenticata,  bistrattata, depredata della sua bellezza e della sua arte?

Io sono un vescovo che serve la Santa Chiesa di Dio e gli uomini, miei fratelli. Non sono un’ autorità e non mi rivesto di essa. Parlo da figlio di Peschici, questo pezzo di terra benedetta da Dio per le sue bellezze e maltrattata dagli uomini per tutte le ragioni di cui sopra.

Forse  le chiedo troppo: una sua  visita!  Sarebbe un bel regalo! Diversamente mi accontenterei di poterla incontrare e aggiungere a voce  molto altro e consegnarle e illustrare  un dossier abbastanza completo sull’intera vicenda.

La ringrazio per l’attenzione , ne sono certo,  che non chissà quando ma da Adesso  (dicevano i Latini: intelligenti pauca )vorrà prestare a questa mia accorata e sofferta denunzia.

Il Signore l’accompagni con la sua benedizione nel servizio che, con generosità e impegno intelligente sta donando al nostro Paese.

Con sensi di stima

+ Umberto Domenico D’Ambrosio

Arcivescovo di Lecce

 

Monsignor Domenico D'Ambrosio

 

 

 

 

 

 

 

 

CASO KALENA: LETTERA AL SINDACO DI PESCHICI

 In una intervista rilasciata il 16 dicembre a “Ondaradio” nell’ambito del programma di approfondimento “Alta Marea”, la presidente del peschiciano Centro Studi “Giuseppe Martella”, Teresa M. Rauzino, ha spiegato le motivazioni per cui si chiede l’esproprio dell’antica Abazia di Calena, in agro di Peschici. A inizio intervista si fa cenno a una lettera inviata in data 21 novembre scorso al sindaco della cittadina garganica, Francesco Tavaglione, “cui non è ancora stata data alcuna risposta” lamenta la presidente. Che aggiunge: “Vorrei renderla nota ai Peschiciani”. Puntodistella.it la pubblica rimanendo in attesa delle osservazioni della controparte.

 

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Al Sindaco del Comune di Peschici

Oggetto: Richiesta urgente di informazioni su contributo 200mila euro del Ministero dell’Economia (2005) per restauro Abbazia di Santa Maria di Kàlena in agro di Peschici (Foggia)

Gent.mo Sindaco,

PREMESSO che:

– All’inizio del 2005, il Comune di Peschici risultò destinatario di un finanziamento di € 350.000, ottenuto ai sensi della legge n. 311 del 2004, comma 28, grazie all’interessamento dell’on. Domenico Spina Diana, deputato al Parlamento della Repubblica, e volto alla realizzazione di un primo restauro dell’Abbazia di Kàlena;

– In data 26/082005 il sindaco di Peschici, Francesco Tavaglione, comunicava al Ministero dell’Economia le credenziali per l’accreditamento di una prima trance di 200mila euro del suddetto contributo;

– Nell’elenco dei contributi 2006 e 2007 di cui al comma 28 dell’art. 1 della legge n. 311 del 2004 e successive modificazioni, rimodulati con riferimento al triennio 2006-2008, il Comune di Peschici risultava beneficiario delle successive tre trance del finanziamento per il restauro dell’abbazia di Kàlena per complessivi 150mila euro, come dal prospetto seguente:

PRIORITA’: 33/b – ENTE BENEFICIARIO: Comune di Peschici (FG) – INTERVENTI: Restauro abbazia di Kàlena – EROGAZIONI: 2006, 37.000 euro – 2007, 71.000 euro – 2008, 42.000 euro – Totale: 150.000 euro

– Il Ministero dei beni culturali, pur avendone chiesto notizie agli Enti competenti, non fu mai informato dell’utilizzo effettivo del suddetto finanziamento, come si evince nel seguente passaggio della comunicazione che il Ministero dei Beni culturali inoltrò il 12 aprile 2007 (prot. N. 00003351), presso l’Ufficio Legislativo della Camera dei deputati, all’onorevole Lello Di Gioia (autore dell’interrogazione parlamentare n. 4-02727 su Kàlena) e per conoscenza all’Ufficio del Segretario generale Area Beni culturali e paesaggistici di Roma, alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le Province di Bari e Foggia e alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia: «Con nota prot. 3015 del 19.10.2005, la scrivente Direzione Generale richiedeva aggiornamenti sulla vicenda. Si richiedeva in particolare: se la proprietà avesse predisposto il progetto delle opere di risanamento, consolidamento e restauro del bene, come in precedenza concordato con la Soprintendenza; se il vincolo diretto fosse stato esteso all’intero complesso; se il finanziamento di Euro 350.000, da destinare al restauro del bene, nel frattempo concesso dal Ministero dell’Economia a favore del Comune di Peschici, nell’ambito delle misure dirette alla tutela dei beni Culturali ed usufruibile nell’esercizio finanziario 2005/2007, dopo la presentazione del relativo progetto, fosse stato effettivamente impegnato allo scopo».

– In data 14 novembre 2013 la Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Puglia, con provvedimento n. 173/PRSP/2013 (avviato ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 149 nei confronti del comune di Peschici (FG), rilevava che il contributo di € 200.000 non era MAI stato utilizzato per il restauro dell’Abbazia, ma per impieghi correnti e che andava ripristinato alla sua specifica destinazione d’uso.

La sottoscritta, prof.ssa Rauzino Teresa Maria, nella qualità di Presidente del Centro Studi Giuseppe Martella, in relazione a quanto esposto

CHIEDE

– Se il finanziamento di cui sopra di 200mila euro (effettivamente accreditato al Comune di Peschici, come da rilievo della nota della Corte dei Conti) sia stato restituito o meno all’Ente erogante.

– Nel caso in cui non sia ancora avvenuta la restituzione, se sia ancora possibile chiedere all’Ente erogante di utilizzare quella risorsa per procedere oggi ad un intervento di restauro d’urgenza, visto lo stato di inarrestabile degrado cui l’Abbazia è condannata, per il mancato interessamento dei proprietari privati e della Soprintendenza ai Beni Architettonici.

– Se codesto Comune intenda attivarsi per intercettare eventuali finanziamenti europei e/o statali per intervenire con un restauro dell’Abbazia, sopperendo all’assenza dei proprietari e della Soprintendenza.

Nella speranza di una sollecita risposta scritta e ad un riscontro concreto riguardo ad un’emergenza non più differibile, Le porgo distinti saluti.

Peschici, 21/11/2015

Il Presidente del Centro Studi Giuseppe Martella

                                    Prof. Teresa Maria Rauzino

 su Puntodistella.it

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L’Abbazia di Kalena (agro di Peschici prov. Foggia) in tre splendidi scatti del pittore Day Trinh Dinh

L’ABBAZIA DI KALENA DEVE TORNARE ALLA COLLETTIVITÀ DI PESCHICI

Oggi 27 novembre 2015, il Quotidiano “L’Attacco” dedica un articolo alla nostra Petizione per Kàlena.

Grazie mille!

 

L'ATTACCO 27 NOVEMBRE 2015 SU PETIZIONE KALENA

 

“Kalena non deve morire”, l’urlo di dolore dell’abbazia di Peschici sbarca sulla rete con una petizione online, change.org che fa registrare 1158 sottoscrizioni. Tra le quali spicca anche la firma di uno degli eredi Martucci e di sua moglie Pina Cutolo.
Otto sono i destinatari della petizione: la presidenza del Consiglio dei Ministri, quindi Matteo Renzi; la segreteria del del governatore pugliese Michele Emiliano; la soprintendenza dei Beni storici, artistici ed etno-antropologici della Puglia; l’Assessorato al bilancio regionale retto da Raffaele Piemontese; il sindaco di peschici Francesco Tavaglione; il Ministero dei Beni culturali; la direzione dei beni culturali e paesaggistici della regione Puglia e la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici.
Da anni, uno dei monumenti simbolo del Gargano -l’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici – è sotto attacco degli agenti atmosferici. Mentre intorno il silenzio è assordante. Tutela disattesa dai proprietari che usano Kalena come deposito di macchine agricole e da chi da chi è preposto istituzionalmente a vigilare sul monumento, in primis la soprintendenza regionale. L’abbazia e le due chiese, un tempo luogo di culto di grande interesse storico-culturale, testimonianze irripetibili dello “spirito dei luoghi”, oggi versano in uno stato di indicibile abbandono, I tetti, ormai inesistenti, mettono in evidenza capitelli e affreschi che l’intemperie e l’umidità stanno cancellando lentamente, parti preziose in irreversibile disfacimento. Tant’è che anche nella serie TV in onda su Rai Uno Kalena è stata utilizzata per far pascolare pecore.
L’imbarazzante quanto drammatica situazione in cui versa l’abbazia ha superato i confini nazionali: «Kalena non deve morire perché è un importante marchio di cultura europea. Perchè è bellissima» è il commento di Veronika Pelikan da Wien, Austria.
In oltre mille gridano allo scandalo.

“L’Attacco” 27 novembre 2015

FIRMATE ANCHE VOI!

su questa pagina 

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L’antica Abbazia di Santa Maria di Kalena nell’agro di Peschici (FG) nei bellissimi e suggestivi scatti del pittore Day Gilles Trinh Dinh

Ministro Bray, liberiamo Kàlena, l’abbazia prigioniera!

   

Gent.mo Ministro Bray,

un luogo del cuore caro al Centro Studi Martella, che ho l’onore di presiedere, é Santa Maria di Kàlena, un’abbazia fra le più antiche del Gargano (872 d.C), sita in agro di Peschici.

E’ dal lontano 1997 che ce ne occupiamo e le speranze di salvarla si sono alternate spesso alla delusione per la mancata risoluzione del caso. In tutti questi anni, come Centro Studi Martella, abbiamo indicato in tutte le sedi istituzionali possibili, oltre che in vari convegni, la valenza di questo prezioso monumento, con innumerevoli articoli sul web e su vari giornali nazionali e regionali.

Per salvare il complesso architettonico dal degrado e dall’indifferenza, abbiamo pubblicato, con il supporto di storici dell’arte e studiosi di livello nazionale, tre libri, il primo nel 1999 (Chiesa e religiosità popolare a Peschici), il secondo nel 2003 edito dal Parco nazionale del Gargano (Salviamo Kalena. Un’agonia di pietra) e il terzo nel 2008 (Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario san Michele Arcangelo-Gargano segreto).

Kalena è un monumento segnalato, dall’inizio del Novecento, da storici dell’arte importanti come Emile Bertaux. Un monumento regolarmente inserito dal Ministero dei Beni culturali nell’elenco dei “luoghi d’interesse” fin dal 1917, riconosciuto come monumento nazionale negli anni Cinquanta, ma, nota dolente, lasciato impunemente “franare” sotto il vento e sotto la pioggia.

Anni di indifferenza e noncuranza, non soltanto da parte di chi detiene il “possesso” di questi immobili, ma anche da parte della Sovrintendenza che è tenuta a vigilare alla loro tutela. Una sorte che accomuna l’abbazia di Kàlena, in agro di Peschici, a tanti monumenti “sgarrupati” del Mezzogiorno. Minimali gli interventi finora messi in atto, nonostante decreti ed ingiunzioni sostanzialmente disattesi.

Eppure Kàlena è un luogo-simbolo importante. Non soltanto per l’identità di Peschici e del Gargano, ma del Sud Italia. Nel momento di punta del suo splendore, Kàlena ebbe privilegi da papi ed imperatori. Ebbe potere su estesi territori che giungevano fino a Molfetta, Campomarino e Canne; numerose chiese sparse in tutto il Gargano, un monastero potente come la Santissima Trinità di Monte Sacro (a Mattinata), il Lago di Varano e i “castra” fortificati di Peschici, Imbuti e Monte Negro.

Oggi è ancora visibile il glorioso stemma dei Canonici Lateranensi sul portale murato esterno ormai quasi sepolto dai detriti alluvionali che hanno deformato il fondo della piana assolata e calcificata, interrando metà del muro di cinta dell’abbazia.

La chiesa antica è divisa in due fatiscenti garage-magazzini,quella “nuova”, costruita dagli architetti che tornavano in Francia dalla lontana Terrasanta, è scoperchiata dal lontano 1943. Ci piove dentro da 71 anni, ormai.

Eppure le leggi di tutela sono sempre esistite fin dal periodo borbonico. E lo “spirito” dell’attuale Codice del paesaggio e dei beni culturali preserva, ancora di più, il naturale diritto del monumento Kàlena ad esistere. “Nonostante” la proprietà, riconosce i diritti di una comunità, come quella di Peschici, espropriata di un suo diritto “naturale”: la fruizione del suo bene culturale e religioso più importante.

Un grido muto, quello della comunità di Peschici, rimasto per lungo tempo in gola, inascoltato da chi era tenuto a percepirlo. Ora qualcosa è cambiato. Il grido è uscito fuori con forza, è volato alto, è stato ascoltato dalle Istituzioni religiose, comunali, provinciali, regionali e nazionali, oltre che da turisti, semplici cittadini, storici dell’arte e nostalgici amanti del patrimonio vilipeso del Gargano, che hanno costantemente testimoniato la loro volontà, gridando:“Salviamo Kàlena!” con migliaia di e-mail e firme che hanno supportato varie petizioni popolari.

Oggi non siamo più soltanto noi, insieme all’arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio ed ai tanti cittadini che vogliono salvare l’abbazia, gli utopici “visionari” che sognano Kàlena restituita alla sua bellezza…Pretendiamo che il sogno diventi realtà… che finisca l’agonia di pietra che dura da troppi, lunghi anni.

Ministro Bray, dia Lei la decisiva svolta a questa storia infinita!

E’ giunta l’ora di liberare l’abbazia prigioniera!

 

Prof.ssa Teresa Maria Rauzino

Presidente Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici