“Marcia K” per tromba solista (B. Piemontese) alla Torre di Belloluogo per S.Maria di Kàlena, San Mauro, San Salvatore e San Pietro dei Sàmari

Iniziativa di volontariato culturale intitolata
“Alla Torre di Belloluogo per S.Maria di Kàlena, San Mauro, San Salvatore e San Pietro dei Sàmari”

Torre di Belloluogo (Lecce) – 8 settembre 2015 (ore 19)

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All’Ill.mo Dott. Michele Emiliano – PRESIDENTE REGIONE PUGLIA

e a:

Ill.mo Dott. Paolo Perrone – Sindaco di Lecce

Ill.mo Dott. Francesco Tavaglione – Sindaco di Peschici (Fg)

Ill.mo Rag. Cosimo Piccione – Sindaco di Sannicola (Le)

Ill.mo Signor Presidente della Regione Puglia Dott. Michele Emiliano,
Ill.mo Signor Sindaco di Lecce Dott. Paolo Perrone,
Ill.mo Signor Sindaco di Peschici Dott. Francesco Tavaglione,
Ill.mo Signor Sindaco di Sannicola Rag. Cosimo Piccione,

il sottoscritto Piemontese Beniamino, nato a Foggia il 20-05-1953 e residente a Lecce, è socio fondatore dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” di Lecce – Internet: www.torredibelloluogo.com – nata alla fine del 1993 e per molti anni (si potrebbe anche dire per decenni, dato che è una passione sentita e coltivata sin dalla giovinezza) lo scrivente si è battuto in difesa dei Beni Culturali della propria terra, la Puglia.

Tra i tanti Beni monumentali, in provincia di Foggia per l’Abbazia di Santa Maria di Kàlena, nella piana di Peschici, ora in possesso della famiglia Martucci, che versa purtroppo in condizioni disastrose sebbene depositaria di un fortissima devozione e sede di un antichissimo rito per la Madonna di Kàlena che si rinnova ogni anno nel giorno dell’8 settembre. Chi scrive ha raccolto l’appello lanciato strenuamente dalla esimia Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, fondatrice e presidente del Centro Studi “G. Martella”.

A Lecce innanzitutto per la tanto amata per la Torre di Belloluogo, di proprietà pubblica del Comune di Lecce, sita alle porte del capoluogo, Bene monumentale che oltre vent’anni fa versava in condizioni pietose, abbandonato e in rovina. Dalla battaglia in sua difesa è sorta l’associazione di cui ancora oggi lo scrivente fa parte, insieme a tanti eccellenti intellettuali, artisti e poeti leccesi e salentini, come la Prof.ssa Carla De Nunzio, docente; la Prof.ssa Ada Donno, docente e giornalista; il Prof. Maurizio Nocera, poeta e scrittore; il M° Costantino Piemontese, artista e scrittore.

Nel Salento, per le Abbazie bizantine di S. Mauro (di proprietà pubblica comunale) e S. Salvatore, ricadenti nel territorio del Comune di Sannicola, e della Chiesa di S. Pietro dei Sàmari, presso Gallipoli, queste ultime due in mano ai privati.

Dappertutto, dal Gargano al Salento, molto spesso -troppo spesso- il nostro Patrimonio artistico, culturale, monumentale e religioso giace quasi sempre nel degrado e rischia la distruzione. Che fare? I volontari come il sottoscritto tentano con le sole forze culturali e morali di opporsi, ma il nemico da battere è ricco di risorse… come nel caso di Sannicola dove accanto ad un gioiello millenario strappato con le unghie e con i denti alla rovina, San Mauro, appartenente finalmente al Comune di Sannicola dopo tante lotte combattute insieme ai precedenti Sindaci e Amministratori Comunali, tra cui il Dott. Sergio Bidetti, già Sindaco di Sannicola e Presidente del Consiglio Provinciale di Lecce; il Prof. Giuseppe Nocera, già Sindaco di Sannicola, e l’attuale Consigliere Provinciale Danilo Scorrano, già Assessore alla Cultura; si lascia andare a completa distruzione, rovina e sparizione un Bene enormemente carico di testiminianze archeologiche, ambientali e paesaggistiche: l’Abbazia di San Salvatore, come avviene sostanzialmente anche in Galipoli per San Pietro dei Sàmari.

Quanto dolore procura al sottoscritto questa situazione aberrante!

Sono commosso per il fatto che da fuori provincia ci siano persone che sentano l’urgenza di accorrere in soccorso ai volontari di altre province. Come la valente presidente Prof.ssa Teresa Maria Rauzino, dal promontorio del Gargano sua terra natìa, che in più occasioni ha sentito la necessità di partecipare all’indignazione e alla protesta che monta in tanti leccesi e salentini per lo stato avvilente delle cose, offrendo la sua adesione morale, mentre qui nel Salento tanti, tantissimi, anzi la maggior parte di cosiddetti “intellettuali” continuano a restare indifferenti ai travagli e alla disperazione dei loro colleghi delle altre province che si battono in difesa dei Beni Culturali del proprio territorio.

Per suggellare una osmosi e uno scambio intellettuale, culturale e morale con la Capitanata e il Gargano, propria terra natìa mai dimenticata, e per scendere ancora una volta in difesa di un Bene culturale a cui si sente tanto legato, lo scrivente alle ore 19 di domani martedì 8 settembre 2015, intonerà all’ombra della Torre di Belloluogo a Lecce con la sua tromba una musica dal titolo “Marcia K” dedicata col pensiero a Santa Maria di Kàlena di Peschici, nel giorno dello svolgimento dell’antichissimo rito sacro della processione a devozione della Madonna di Kàlena che si svolge dalla Chiesa Matrice fino all’altare della Chiesa principale presso il santuario posto nella piana ai piedi del centro abitato, e per le abbazie bizantine di San Mauro e San Salvatore di Sannicola e alla Chiesa S.Pietro dei Sàmari a Gallipoli, ed alla stessa Torre di Belloluogo, luogo incantato che farà da cornice e da scenario a questa azione di puro volontariato culturale, dato il grande amore che lo lega a questo straordinario e singolare monumento a cui è legato da circa un quarto di secolo la propria vita culturale, personale e familiare.

In fede.

Beniamino Piemontese

Lecce, 7 settembre 2015

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SI RIACCENDE LA SPERANZA PER KALENA? L’EX MINISTRO BRAY CHIESE INFORMAZIONI

L’Abbazia abbandonata di Peschici (FG).

SI RIACCENDE LA SPERANZA PER KALENA? L’EX MINISTRO BRAY CHIESE INFORMAZIONI

Rauzino, presidentessa del Centro Studi Martella: “il sindaco mantenga le promesse” 

 

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Diciassette lunghi anni per aver una risposta dalle istituzioni sul caso dell’abbazia di Kàlena. È finita l’interminabile attesa di Teresa Maria Rauzino, presidentessa del centro studi ‘Giuseppe Martella’ che si occupa dal 1997 e si preoccupa della struttura ecclesiale.

In una lettera aperta all’ex ministro dei beni culturali, Massimo Bray, la Rauzino scriveva: “Un luogo del cuore caro al Centro Studi Martella (che ho l’onore di presiedere), é Santa Maria di Kàlena, un’abbazia fra le più antiche del Gargano (872 d.C), sita in agro di Peschici. È dal lontano 1997 che ce ne occupiamo e le speranze di salvarla si sono alternate spesso alla delusione per la mancata risoluzione del caso. In tutti questi anni, come Centro Studi Martella, abbiamo indicato in tutte le sedi istituzionali possibili, oltre che in vari convegni, la valenza di questo prezioso monumento, con innumerevoli articoli sul web e su vari giornali nazionali e regionali”. Nessuno ha mai fatto nulla seriamente affinché si muovesse qualcosa intorno a Kàlena per rimetterla in sesto. “Anni di indifferenza e noncuranza, non soltanto da parte di chi detiene il possesso di questi immobili, ma anche da parte della Sovrintendenza che è tenuta a vigilare alla loro tutela. Una sorte che accomuna l’abbazia di Kàlena a tanti monumenti “sgarrupati” del Mezzogiorno. Minimali gli interventi finora messi in atto, nonostante decreti ed ingiunzioni sostanzialmente disattesi. Eppure Kàlena è un luogo-simbolo importante. Non soltanto per l’identità di Peschici e del Gargano, ma del Sud Italia”.

Dopo anni di chiacchiere e nulla più, polemiche con i proprietari dell’abbazia che la aprono solo un giorno l’anno, e promesse mai mantenute da parte di nessun ente preposto, arriva una lettera a Teresa Maria Rauzino con la quale si comunica alla presidentessa del centro studi Martella che la Sovrintendenza di Bari ha ricevuto richieste di informazioni dall’ex ministro per i beni culturali, Massimo Bray.

Ecco la relazione che l’ente barese ha inviato all’ex ministro: “Questo Ufficio, nel gennaio 2009, è stato informato dall’Associazione Italia Nostra e dagli organi di stampa che l’Amministrazione Comunale di Peschici e la famiglia Martucci, proprietaria del monumento, avevano stipulato un atto di convenzione in data con il quale il Comune si impegnava al restauro delle due Chiese interne all’Abbazia in cambio della fruizione religiosa delle stesse. Progetto che, nonostante i solleciti della scrivente, non è mai pervenuto. In data 21.03.2012 questa Sovrintendenza ha avviato un intervento di somma urgenza sulle murature d’ambito della Chiesa priva di coperture con un finanziamento di € 25.000,00 disposto dalla Direzione Regionale, con rivalsa a danno della proprietà. Durante la consegna dei suddetti lavori la proprietà manifestò la volontà, messa a verbale, di integrare l’intervento con altri € 25.000,00; ma nonostante l’autorizzazione di massima espressa da questo Ufficio al progetto pervenuto da parte di uno solo dei proprietari, tali opere non sono mai iniziate. I lavori si sono conclusi nel settembre 2012 e al recupero delle somme provvederà la Direzione Regionale della Puglia nelle forme previste dalla normativa in materia di riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato. Questa Soprintendenza, inoltre, nel 2012 ha partecipato ad alcune riunioni con funzionari del Servizio Beni Culturali della Regione Puglia per valutare le possibili iniziative da adottare per un intervento complessivo di acquisizione e restauro del Monastero di Kalena con utilizzo di fondi comunitari o regionali”.

I proprietari si erano promessi, dunque, di restaurare le due Chiese all’interno dell’abbazia di Kàlena ma a quelle parole non seguirono i fatti.

Stessa cosa ha fatto – o meglio, non ha fatto – il sindaco Franco Tavaglione, che in campagna elettorale dedicò al recupero dell’abbazia un punto del suo programma. “Cercheremo” scriveva l’attuale primo cittadino “di rilanciare lo sviluppo del territorio attraverso il recupero dell’abbazia di Kàlena. L’abbazia è un monumento di interesse nazionale, per il Gargano è la fonte della sua millenaria storia e cultura. Creeremo come risposta una fondazione in accordo con i proprietari che soddisfi nell’immediato tutte le aspettative richieste dal punto di vista pubblico-amministrativo, una risposta che speriamo metterà fine a tutto questo, senza facili promesse e illusioni, attraverso una concertazione tra Proprietari, Cittadini, Associazioni del Settore e Pubblica Amministrazione”.

Tante parole, tante promesse, nulla di fatto.

Secca la risposta della Rauzino, anche in seguito all’informativa della Sovrintendenza: “Nessuno ha fatto nulla per Kàlena” lamenta la presidentessa del centro studi Martella “Noi continueremo a chiederne l’esproprio – ci sono casi che creano il precedente – e il restauro immediato. Speriamo di risolvere qualcosa”.

Giuseppe F. Ciccomascolo

sul quotidiano “L’Attacco” del 7 marzo 2013

 

LA SCHEDA

KALENA, UN’ABBAZIA DELL’872 d.C ABBANDONATA A SE’ DA ANNI. UN SIMBOLO DEL GARGANO

Da fonti più che attendibili si fa risalire la sua fondazione all’872, ma l’abbazia di Santa Maria di Kàlena pare sia ‘figlia’ di una comunità basiliana approdata da queste parti dall’area greco-turca. Ben presto l’abbazia venne fortificata a difesa e baluardo contro le numerose invasioni, e assunse il ruolo di centro spirituale e materiale, controllando territori sempre più estesi. Nel 1023 il Vescovo di Siponto la assegnò come pertinenza alla Abbazia di San Nicola di Tremiti, dalla quale si svincolò, anche se provvisoriamente, riguadagnando la sua indipendenza. Nel tempo i suoi beni si estesero ben oltre l’area garganica: nel 1420, possedeva trenta chiese verso il nord con relativi possedimenti di estesi territori coltivati, un numero imprecisato di molini, case, oliveti ed altro, ai quali si aggiungeva il diritto sul pescato del lago di Varano oltre ai diritti feudali sulla città di Peschici. Dal momento della presa in consegna da parte dei proprietari privati, l’abbazia si è avviata verso un triste e ancora attuale declino. (G.F. C.)

 

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San Michele Arcangelo in “Feste e Riti d’Italia Sud 1”

Pubblicato dall ’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia del Ministero dei beni culturali un saggio di Teresa Maria Rauzino sulla festa micaelica di Monte Sant’Angelo (Gargano)

feste e ritiLe angeologie che si trovano in giro sono parecchie, come anche i testi sul principe delle celesti milizie, San Michele Arcangelo. Un oceano di dati, storie, e testimonianze che non è facile legare sapientemente in una sintesi comprensibile ai molti e fruibile dai tanti.

Teresa Maria Rauzino c’è riuscita. E mirabilmente, l’ottima ricercatrice che si è rivelata non solo in questo lavoro, ma anche in altri scritti, ha qui legato un vastissimo materiale in un saggio breve pubblicato in “Feste e Riti d’Italia Sud 1”, curato dal Ministero dei Beni culturali, collana sui beni immateriali dell’Umanità diretta da Stefania Massari.

Una stesura che assicura al lettore gli strumenti per accedere ad altri e più approfonditi studi in materia: il suo linguaggio fluisce con molta semplicità, come anche la storia di ciò che è stata ed è la devozione al Santo di Monte Sant’Angelo.

Sembra un atto d’amore la maniera attraverso cui la Rauzino ripercorre l’itinerario dei pellegrini verso una terra che la storica conosce benissimo, non solamente perché è là che si concentrano, per la maggiore, le sue ricerche. Nata a Peschici, insegnante di lettere in una scuola superiore, ha condotto anni di osservazioni storiche in questo territorio e lotte stremanti per la sua difesa. L’apertura delicata e poetica dell’opera, con “le cime fronzute” del Gargano, espone un “cammino verso la salvezza”, che parte da quella via sacra Langobardorum, via dei più importanti luoghi di culto della cristianità medievale, e si lega accortamente alla descrizione dell’ “Iconografia del Principe delle Milizie”: da quella tradizionale a quella più innovativa e attuale di Lidia Croce.

Interessante, la riflessione sulle origini del culto micaelico con una testimonianza di padre Ladislao Suchy, rettore del Santuario che afferma che la santa grotta è l’unico posto non consacrato da mano umana. Viene riportata nel testo, segno di questi tempi, la preghiera che era ricorrente nei borghi e nelle chiese per la pestilenza e il terremoto del 1600: “A peste, fame et bello, libera nos Domine”. Una ricostruzione meritevole d’attenzione, le forme di pellegrinaggio, mai interrotte attraverso i secoli, che vedevano il Monte Gargano, quale tappa obbligata per un atto di purificazione.

Un viaggio, questo, di cui vengono esposti e spiegati i motivi per cui si affrontava, e la necessità di avere un animo predisposto a farlo che presupponeva una sincera confessione. Se così non fosse, sarebbe stato vano e inutile compierlo. Perciò, per chi lo praticava diveniva “devozionale, penitenziale, terapeutico,votivo, giudiziale e giudiziario,vicario o sostitutivo”. Dalla lettura del testo, scopriamo che oltre a uomini e santi come San Francesco, il Santuario fu frequentato anche da donne: la prima è stata Artellaide, nipote di Narsete che sottolinea come i Longobardi fossero legati a questo luogo benedetto da Dio. A lei si aggiungono nomi come Santa Brigida, Santa Bona e Santa Cristiana.

La Rauzino non si esime dal considerare la diffusione del culto in Italia e in Europa, anche se lo studio è rivolto principalmente verso l’apparizione dell’angelo nella grotta del Gargano ripercorrendo la sua storia dall’VIII secolo, sino a tempi più recenti. Si sofferma su “le “Compagnie” dei Sammichelari che approfondiscono il tema del pellegrinaggio divenuto alla fine dell’800 un fenomeno di massa. Nella ricostruzione del percorso alla grotta attraverso i secoli vengono menzionati gli atti e riti purificatori che venivano eseguiti, come ad esempio“il trascinarsi” all’altare con la lingua per terra. Proprio in questa sezione la storica dà una spiegazione alle impronte che sono visibili sulla scalinata esterna e sui muri interni della chiesa: impronte che ricordano quella impressa dal santo sull’altare e che venivano lasciate, tracciando i contorni della mano aperta o del piede da parte del pellegrino.

Uno spazio è dedicato anche alla festa dell’8 maggio. Si descrive come veniva vissuto e sentito dalla gente questo giorno, organizzato con cibi come i torcinelli, le ciambelle di cacio, le ricottine, la vendita di statuette del santo eseguite con pietra rigorosamente garganica,e le fanoie, accese per le strade in onore Guerriero Celeste. Conclude il saggio una riflessione sul pellegrinaggio attuale del Gargano, fermando la sua evoluzione nel presente con la celebrazione del 29 settembre che vede, finalmente riutilizzato il sentiero dei Sammekalère: un incantevole ed eccitante percorso amato soprattutto dagli appassionati di trekking.

Il lavoro della studiosa considera la tematica del pellegrinaggio in tutti i suoi aspetti e nella sua storia, ma l’interesse alla fine della stesura si posa sulla Basilica. L’autrice descrive la meravigliosa struttura calata in un’atmosfera surreale, che ottiene una nota suggestiva grazie alla statua del San Michele, scolpita in marmo bianco dal Sansovino (Andrea Contucci). La Rauzino dimostra di possederne ampia conoscenza sia delle fonti storiche, che del contesto e dei toponimi della zona. Un saggio sapientemente collocato nel versante storico culturale di una terra intelligentemente raccontata, attraverso un’attenta cronologia documentata, che sottolinea come il tempo non abbia affievolito la memoria. Basta solo saperla ricostruire.

Rosanna Maria Santoro

recensione pubblicata su http://www.laici.it